I “piccoli uomini” che si oppongono al disegno del “grande uomo” possono pure crepare

(Andrea Zhok) – Due giorni fa lo scrittore e docente allo IULM Antonio Scurati ha prodotto sul Corriere un articolo dal titolo:

«CARO PRESIDENTE, ECCO PERCHÉ NON DEVE MOLLARE»

Seguono alcuni estratti dal testo:

“Esimio Presidente Draghi, mi scuso in anticipo di queste mie parole. Le sto, infatti, scrivendo per chiederle di umiliarsi.

(…) Scendere a patti con la misera morale che spesso, troppo spesso, accompagna la condizione umana dei politicanti è mortificante per chiunque. Eppure, sicuro di interpretare il sentire di moltissimi italiani, è proprio questo che le chiedo di fare.

Qualunque cosa si voglia pensare di lei, non si può negare che la sua sia la storia di un uomo di straordinario successo. Durante tutta la sua vita, lei ha bruciato le tappe di una carriera formidabile. Prima da Governatore della Banca d’Italia e poi da Presidente della Banca centrale europea, lei ha retto le sorti di una nazione e di un continente; le ha tenute in pugno con il piglio del dominatore, sorretto da una potente competenza, baciato dal successo, guadagnando una levatura internazionale, un prestigio globale, un posto di tutto rispetto nei libri di storia. Ha conosciuto il potere, quello vero, ha conosciuto la fama degli uomini illustri, la vertiginosa responsabilità di chi, da vette inarrivabili, decide quasi da solo della vita dei molti.

(…) [L’articolo di Scurati si chiude infine con un apologo:]

Si racconta che un giorno un funzionario disonesto sia stato trascinato al cospetto di Talleyrand. Pare che il piccolo uomo, per giustificare le sue malefatte, abbia detto: «Eccellenza, si deve pur campare». Si racconta che il grande uomo, pari di Francia, lo abbia fulminato con queste parole: «Non ne vedo la necessità».

Ebbene, è la sola giustificazione che molti dei parlamentari italiani responsabili della attuale crisi potrebbero addurre.

È la sola risposta che noi dovremmo opporre.”

——

Ora, è difficile, davvero difficile commentare un testo del genere.

Ad una prima lettura pensavo fosse un testo sarcastico, sul filo dell’ironia. Ma poi non ho potuto evitare l’agghiacciante consapevolezza che quel testo è stato inteso con mortale serietà, fino all’epilogo in cui Scurati utilizza Talleyrand (“pari di Francia” – mica cazzi), per dire che i “piccoli uomini” che di volta in volta si oppongono al disegno del “grande uomo” possono pure crepare.

L’ultima volta che avevo letto un testo con accenti simili era nell’antologia letteraria delle superiori, dove stava ad esemplificare la prosa untuosa dei giornali durante il regime fascista, volta a glorificare LVI “che ci guarda e giudica con il suo occhio infallibile.”

Qui LVI si abbassa a “scendere” in politica, e gli viene chiesto di “umiliarsi” a fare ancora il presidente del consiglio, come nella sua infinita benevolenza aveva inizialmente accettato, nonostante la sua natura superiore dove si staglia il “piglio del dominatore”, la “potente competenza”, “baciata dal successo” che ha già prenotato un capitolo de luxe nei libri di storia.

Naturalmente davanti a una cosa del genere chiunque sappia leggere l’italiano e non sia un perfetto imbecille non può che scoppiare a ridere. E’ roba che avrebbe messo in imbarazzo Diocleziano, e che francamente credo metta in imbarazzo persino Draghi.

Ma per una volta il problema qui non è Draghi.

No, il problema è che qualcuno che viene gabellato dal mainstream per un intellettuale non abbia remore a prodursi in uno spettacolare slancio di servilismo cortigiano carpiato nei confronti di un uomo di potere, e che un grande giornale nazionale pensi sia normale pubblicarlo.

Questo fatto da solo spegne ogni sorriso.

Già perché questo standard di asservimento perinde ac cadaver da parte di persone che non hanno bisogno “per campare” di fare nulla del genere è l’espressione di un collasso epocale: il collasso di quel ceto intellettuale la cui unica sensata funzione nello spazio pubblico dovrebbe essere la difesa e promozione di un diffuso senso critico, e che invece è oramai solo un megafono coronato d’alloro.

Non illudiamoci che questo fatto rimanga racchiuso nella sfera delle piccole impudicizie dell’intellighentsia.

No, questi fatti sono un segno dei tempi, il segno che lo spazio di ciò che fu l’informazione e l’elaborazione critica è oramai uno spazio mercenario di addestramento pubblico, uno spazio dove le masse devono essere addestrate all’obbedienza giacché anche solo immaginare che vi possa essere un’alternativa è blasfemo.

Sono testi del genere che spiegano, con mirabile dono di sintesi, l’oceano debordante di menzogne che ci ha investito negli ultimi due anni, dalle strategie pandemiche made in Pfizer agli Uruk-hai russi.

Perché una tale infinita batteria di palle incatenate regga il fuoco, come in ogni fronte di guerra ci vuole una solida retrovia di carristi e artiglieri, distribuiti nei posti strategici. E il fatto che intellettuali sedicenti indipendenti si trovino con assoluta naturalezza in quelle retrovie mostra la compromissione terminale di un intero ceto, compromissione i cui danni continueremo a subire per anni.

19 replies

    • Grazie a Dio ! Non mai letto un libro di questo lacche ! Sperando che nessuno lo cerhi ! Ib altro modo avrà il suo momento di notorietà! L editore gli ha consigliato di dire cazzate ad minchia cosi vendevano gli alberi tagliati oer pubblicare le sue minchiate ! Un uomo senza speranza

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  1. Sono rimasto anch’io stupito dall’enfasi di Scurati nello scrivere il curriculum di Draghi. Sembra Fantozzi al cospetto del mega direttore.
    Cosa c’entri però tutto ciò con “le strategie pandemiche made in Pfizer” e con “gli Uruk-hai russi”, lo sa solo Zhok.

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  2. Più si va avanti e meno si capiscono le motivazioni di tanta sudditanza dei media al leader maximo che a loro volta immagino ne inducano altrettanta a tutto il popolo bue. Sembrano quasi le prove tecniche per abituare il popolo bue alla fine della democrazia e all’avvento di un nuovo e prossimo potere assoluto, di cui queste potrebbero essere le avvisaglie. Chissà perchè per prima cosa mi viene in mente la Cina…

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    • Nom se il solo ! Ho avuto la stessa idea! Asservimento totale al maximo leader ! Sti cazzi ! Siamo messi a 90 e nemmeno lo comunicano …

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  3. Mi meraviglio della meraviglia.
    Dell’uomo e del luogo.
    Quando il mostro di Rignano si rese a plenipotenziario, tra un tappeto di lingue salivose, gli studi TV e le testate erano smodatamente pieni di illustrissimi intellettuali, psichiatri, ex di qualsiasi cosa, tutti anche produttori di libri e quindi con necessità di venderli, che tessevano lodi sperticate al signor ” andrò al potere solo tramite elezioni”.
    Siamo un popolo di bacia- pantofole e i pantofolai lo sanno.

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  4. Sconfortante leggere una “roba”del genere, perché quello di Scurati,non è un articolo giornalistico ma una bavosa assicurazione di protezione e sopravvivenza al padrone di turno.
    Schifo in ogni senso

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  5. Si chiama marchetta,
    Secondo me per lo stesso prezzo ne scrive una anche a me.

    Il marchio draghi ha un calo di apprezzamento, va rilanciato.
    Se non funziona più si butta, e avanti il prossimo.
    però marchette e pubblicità costano, ci vuole un ritorno economico alto, sennò finiscono dissanguati a forza di imbiancare sepolcri.

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  6. Indro Montanelli:

    “Tutta l’intellighenzia italiana ha una vecchia tradizione di servilità, com’è logico, perché si è sviluppata in un Paese analfabeta, per secoli e secoli analfabeta. Non avendo il lettore doveva per forza procurarsi il protettore. Scriveva per il protettore.”

    “In Italia a fare la dittatura non è tanto il dittatore, quanto la paura degli italiani e una certa smania di avere un padrone da servire.
    Lo diceva Mussolini: “Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?”

    “La disponibilità degl’Italiani alla dittatura non è che la loro vocazione al servilismo

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  7. Mai avrei pensato che Scurati potesse scendere a questo livello. Se non altro perché da scrittore non mi risulta “dipendente” come i giornalisti lacchè. Poi però penso al sistema editoriale italiano, le case editrici che pubblicano….e capisco che c’è una piovra in tutti i poteri. Nei tentacoli sono avviluppati tutti, per convenienza, non per agguato. Scelgono di essere servi, scelgono il tentacolo, e si ritagliano lo spazio del loro squallido successo. Per questo articolo ovviamente, per me, Scurati è morto. Ingloriosamente.

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  8. Lo ripeto allo sfinimento: siamo 69esimi per libertà di stampa nel mondo. Che giornalisti vi aspettate che abbiamo? I vincitori di un premio Pulitzer? È vomitevole leggere i giornali e vedere la TV in questi giorni.

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  9. E talmente vomitevole l asservimento di tutti questi scrittori e sindaci , politici ! Lo sappiamo che volete i soldi del pnnr portato a casa da un altro ! Però perdio ! Un po meno smodatezza ! Vi state sputtanando ignobilmente! Dove pensate di nascondervi dopo la debacle ? In Ucraina a ricostruire insieme a quello che festeggiava il terremoto in Abruzzo?

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  10. Nom se il solo ! Ho avuto la stessa idea! Asservimento totale al maximo leader ! Sti cazzi ! Siamo messi a 90 e nemmeno lo comunicano …

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  11. fra l’altro scurati (il maiuscolo se lo può scordare), chiude l’apologo con la frase “è la sola risposta che noi ….”.
    Praticamente draghi quando parla o dovesse mai parlare, automaticamente parla per noi, con noi e noi per bocca lui.
    Neanche Dio.
    scurati francamente non so come offenderti

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  12. Forse Scurati non si è reso conto che il suo apologo può essere letto anche alla rovescia, cioè con Talleyrand trascinato davanti a un tribunale del popolo (cosa tra l’altro che gli è pure capitata) con stessa domanda e stessa risposta.

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