Draghi va al Colle e fa la mossa: 13 miliardi sulla questione sociale

Soldi per cuneo fiscale e salario minimo per placare l’avvocato e i suoi in vista di giovedì. Parlano per un’ora Mario Draghi e Sergio Mattarella. Il primo è sempre più stanco e irritato per la situazione in cui si trova, tra le richieste dei Cinque Stelle e il centrodestra pronto a presentare il conto. […]

(DI WANDA MARRA – Il Fatto Quotidiano) – Parlano per un’ora Mario Draghi e Sergio Mattarella. Il primo è sempre più stanco e irritato per la situazione in cui si trova, tra le richieste dei Cinque Stelle e il centrodestra pronto a presentare il conto. Il secondo per l’ennesima volta sta cercando di capire se ci sono dei margini per salvare la legislatura, pur se consapevole che la questione è tutta politica. Perché se i M5S non votano la fiducia al decreto Aiuti in Senato domani, ma i numeri ci sono, saranno le scelte del premier e poi quelle delle forze politiche a fare la differenza.

Draghi ha appena finito di parlare con il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, quando esce da Palazzo Chigi e sale al Colle. Dopo lo strappetto dei Cinque Stelle che non votano alla Camera il decreto Aiuti, in vista dell’annunciato non voto in Senato di giovedì, il premier gioca d’anticipo. In parte costretto anche dalla richiesta di una verifica di maggioranza da parte di Silvio Berlusconi, applaudita da Matteo Salvini. La situazione si fa sempre più complessa, con il centrodestra che non vuole trovarsi nella condizione di sostenere un esecutivo in cui i Cinque Stelle stanno un po’ dentro e un po’ fuori, con una “logica ricattatoria”.

“Non si è ragionato di scenari oltre al governo Draghi” è la frase chiave del breve commento rilasciato dal Colle subito dopo l’incontro. Da Palazzi Chigi, viceversa, ci tengono a raccontare che si è parlato dei recenti incontri in Africa del capo dello Stato, in Mozambico e Zambia. Ma anche che è stata passata in rassegna la situazione politica internazionale, nazionale ed economica. Un indizio che fa capire come Draghi sia favorevole – come dicono al Colle – ad andare incontro a parte delle richieste dei Cinque Stelle. Si parla di una cifra che va dai 13 miliardi in su per le politiche sociali. Oggi, infatti, il premier incontrerà i sindacati. Sul tavolo ci sono salario minimo, cuneo fiscale e rinnovo dei contratti. Temi di cui Draghi ha parlato con Orlando. L’ex Bce proporrà come salario minimo legale quello individuato, settore per settore, dal contratto di lavoro nazionale firmato dalle associazioni sindacali più rappresentative. Ci sono già vari disegni di legge in Parlamento, di cui uno a firma Nunzia Catalfo, da cui si potrebbe partire (anche se la proposta di M5S è in parte diversa). Altrimenti, si potrebbe lavorare su un’iniziativa dello stesso Orlando. Più complicata la questione cuneo fiscale: ieri a Palazzo Chigi è stato ricevuto anche Daniele Franco, ministro dell’Economia. Difficile che si riesca ad individuare un modo per intervenire prima dell’autunno.

L’apertura basterà? È tutto da vedere. Infatti, al Quirinale parlano di troppe variabili in atto. L’incontro di ieri, dunque, è stato interlocutorio. Ce ne sarà quasi certamente anche uno dopo il voto di giovedì.

Tanto è vero che anche a Palazzo Chigi passano in rassegna i possibili scenari. Il premier in conferenza stampa non più di 10 giorni fa ha detto che senza M5S il governo non c’è. Una posizione definitiva? Anche questo è da vedere. Perché cosa farà Giuseppe Conte non è indifferente. Anche se non vota la fiducia giovedì, bisogna vedere se effettivamente ritira i ministri. E se è disponibile a un rimpasto. Draghi – in quel caso – potrebbe trovare il modo di adeguare le rappresentanze al governo. Anche ridimensionando il peso di quella di Luigi Di Maio, che potrebbe perdere qualche ministro. E poi, potrebbe anche riequilibrare le altre componenti. Non sarà indifferente neanche vedere quanti parlamentari resteranno con Conte. Tutto ancora molto ipotetico, perché altra storia sarebbe se davvero l’ex premier scegliesse l’appoggio esterno. Al Quirinale temono l’effetto domino, con le altre forze politiche pronte a uscire, o lo stesso premier pronto a rimettere il suo mandato. Con la consapevolezza che le “soluzioni creative” per andare avanti sono state sperimentate quasi tutte. Ma nessuno si vuole spingere a commentare scenari del genere. Per ora, c’è una trattativa in corso.

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6 replies

  1. Oh, povero draghetto Grisù, ha il sederino irritato?

    Un pò di borotalco oppure una cream per le emorroidi, potrebbe aiutarlo. Che dite?

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  2. Gli avevano promesso : resisti qualche mese, giusto per “mettere a posto” le cose ( nel senso di finire di distruggere Lega e 5stelle e apparecchiare la tavola del PNRR per i soliti noti) e poi ti blindiano alla Presidenza della Repubblica per 7 anni, così tiri le fila, intoccato, da lassù.
    E invece gli è toccato lavorare. E libertà di manovra ( nel senso di interessi del Paese) zero: chi lo ha messo lì pretende servitù assoluta.
    Penso che a questo punto vorrebbe andarsene, non oso immaginare cosa ci aspetterà in autunno. Per chiunque lo sostituisse sarebbero cavoli amarissimi: soprattutto se con tutti i media a remare contro.

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  3. C’è da chiedersi quale fosse in realtà il ruolo di Draghi, le vere finalità di chi ha deciso , in sede extranazionale, la sua nomina a pdc….veramente solo emergenza Covid, vaccini e PNRR? Vista la tempistica con cui è scoppiata la guerra, con le sue conseguenze economiche, sociali e geopolitiche , pare che l’ arrivo di Draghi fosse legato soprattutto a questo e coinvolge il ruolo dell’ Italia in Europa, il ruolo dell’ Europa come Nato, i suoi rapporti con gli Usa e loro interessi! Che la guerra sarebbe scoppiata era previsto e prevedibile, non credo che solo Orsini lo avesse intuito nel 2018…..ora c’è da chiedersi quale sarà il destino di Draghi e quindi del governo in questa prospettiva e non solo per questioni politiche interne, dove la crisi economica e sociale prossima futura è consequenziale al quadro generale! Se Draghi si dimette è ovviamente un pretesto, perché il suo governo ha comunque la maggioranza anche senza il M5S, quindi le sue eventuali dimissioni ,senza un eventuale reincarico, avrebbero lo scopo di altro ruolo/incarico per Draghi già preventivato e deciso da quello stesso potere che lo ha voluto come pdc. ….le diatribe attuali mi sembrano un effetto distrazione di massa, dopo più di un anno che il governo di ” unità nazionale” umilia la forza di maggioranza relativa tanto da ridurla a tappezzeria di un governo di unità Draghi, contrario all’ interesse nazionale ed antitetico al programma politico del M5S, rimanere ancora dentro il governo Draghi o in qualsiasi altro governo di falsa unità nazionale, sarebbe deleterio per il M5S, perché anche se fossero accolte le attuali richieste, rimarrebbe da contrastare un progetto politico iniziato con la nascita del Conte 2, continuato con la fondazione di IV, il ruolo di Renzi, Letta e Di Maio, l’ insediamento di Draghi, la scissione già prevista allora ed attuata solo adesso, funzionale alla costituzione di un centro moderato, benedetto da interessi extranazionali nell’ ambito di un perimetro generale di cui sopra. …..La necessità di contrastare tale progetto esige il passaggio del M5S all’ opposizione, non solo per le diatribe attuali, ma per l’ intero percorso di cui vediamo gli esiti, e per presentare una proposta politica alternativa in vista delle future elezioni, dove pare banale che il M5S non possa allearsi od andare in coalizione con chi è stato ed è artefice/protagonista del progetto stesso! Ci vuole una visione più ampia, riannodare i punti della storia e decidere per il M5S un ruolo politico alternativo non solo a Draghi, che è la punta dell’ iceberg o meglio della piramide, ma anche ai poteri nazionali ed extranazionali che rappresenta!

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  4. Bene firmiamo un bel contrattino che tutti gli italiani devono leggere e poi vediamo chi fa il furbo.

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