C’è anche il nome di Matteo Renzi tra gli “Uber files”!

(Paolo Biondani e Leo Sisti – espresso.repubblica.it/) – Lavoratori sfruttati, sottopagati, spiati, licenziati senza preavviso né giustificazione. Programmi segreti per bloccare i computer aziendali durante le perquisizioni di polizia. Soldi spostati nei paradisi fiscali per non pagare le tasse, mentre nei bilanci ufficiali vengono esposte perdite miliardarie.

Accordi da centinaia di milioni con gli oligarchi e i banchieri russi più vicini a Putin. E una massiccia attività di lobby per reclutare politici, comprare consensi, condizionare e orientare leggi e regolamenti in tutto il mondo.

Sono i segreti di Uber, la multinazionale che ha rivoluzionato il sistema dei trasporti privati con le nuove tecnologie di Internet. E che in Italia proprio in questi giorni è al centro delle proteste e degli scioperi dei sindacati dei taxi, che accusano il governo Draghi di aver varato una riforma su misura, ora all’esame finale del Parlamento, per favorire il colosso californiano.

Uber Files è il nome di questa inchiesta giornalistica che ha unito più di 180 cronisti di 44 testate internazionali, tra cui L’Espresso in esclusiva per l’Italia.

[…] «Italy – Operation Renzi» è il nome in codice di una campagna di pressione organizzata dalla multinazionale, dal 2014 e il 2016, con l’obiettivo di agganciare e condizionare l’allora presidente del consiglio e alcuni ministri e parlamentari del Pd.

Nelle mail dei manager americani, Matteo Renzi viene definito «un entusiastico sostenitore di Uber». Per avvicinare l’allora capo del governo italiano la multinazionale ha utilizzato, oltre ai propri lobbisti, personalità istituzionali come John Phillips, in quegli anni ambasciatore degli Stati Uniti a Roma.

Il leader di Italia Viva ha risposto alle domande de L’Espresso spiegando di non aver «mai seguito personalmente» le questioni dei taxi e dei trasporti, che venivano gestite «a livello ministeriale, non dal primo ministro».

Renzi conferma di aver incontrato più volte l’ambasciatore Phillips, ma non ricorda di aver mai parlato di Uber con lui o con altri lobbisti americani. E comunque il governo Renzi non ha approvato alcun provvedimento a favore del colosso californiano.

Tutti i particolari sulla «Operation Renzi» e sulle altre manovre di Uber per condizionare la politica italiana, cambiare le leggi e sfuggire ai processi verranno pubblicati sul prossimo numero de L’Espresso, in edicola da domenica 17 luglio con numerosi articoli accessibili da venerdì 15 per gli abbonati all’edizione digitale. […]

ARTICOLO INTEGRALE:

https://espresso.repubblica.it/inchieste/2022/07/10/news/uber_files_lobby_soldi_manovre-357252879/

4 replies

  1. Lui se ne strafrega: è superblindato dagli US. Sempre in piedi e potentissimo per delega qualsivoglia cosa accada.

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