Visco è contento: “Bene che i salari non aumentino con l’inflazione”

Gli stipendi sono fermi. Ma Bankitalia non lo vede. È ormai la terza volta in poco più di un mese e quindi si può dedurre che quella per la “spirale salari-inflazione” sia davvero un’ossessione per Ignazio Visco. Ieri il governatore della Banca d’Italia è tornato […]

(DI CARLO DI FOGGIA – Il Fatto Quotidiano) – È ormai la terza volta in poco più di un mese e quindi si può dedurre che quella per la “spirale salari-inflazione” sia davvero un’ossessione per Ignazio Visco. Ieri il governatore della Banca d’Italia è tornato sull’argomento nel suo intervento all’Abi, la Confindustria delle banche. Indicazioni “confortanti”, ha spiegato, arrivano sul fronte dell’inflazione di medio-lungo periodo e “dalla dinamica delle retribuzioni, che non sembra al momento indicare l’avvio di una pericolosa rincorsa tra prezzi e salari”. Il fatto che Visco continui con questo invito nell’unico Paese Ocse in cui i salari reali sono calati nel trentennio 1990-2020, oltre che spiacevole, cozza con i dati italiani. Ieri l’Istat ha ricordato che la forte accelerazione dell’inflazione negli ultimi mesi “rischia di aumentare le disuguaglianze poiché la riduzione del potere d’acquisto è particolarmente marcata proprio tra le famiglie con forti vincoli di bilancio”. Per questo gruppo di famiglie a marzo 2022il peso dell’inflazione è stato del 9,4%, “2,6 punti percentuali più elevata dell’inflazione misurata nello stesso mese per la popolazione nel suo complesso”. La perdita di potere d’acquisto per le famiglie italiane sarà superiore al 5% (i salari registrano un misero +0,7%) e se in autunno la Russia chiuderà le forniture di gas come rappresaglia l’esplosione dei prezzi energetici farà schizzare queste stime e porterà l’Italia in recessione per un biennio, come ha ammesso ieri lo stesso Visco. Già a maggio, nelle sue considerazioni finali, il governatore aveva lanciato l’appello a “evitare una vna rincorsa prezzi-salari”, che però vede solo Bankitalia. Poco importa che la metà dell’occupazione recuperata dopo il tonfo registrato con il Covid è a termine e i precari sono a livello record.

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