La storia riscritta da Putin con sovrano disprezzo della verità

Nel corso degli anni si è profuso in decine di discorsi circa i suoi sfrenati progetti nazional-imperialistici senza che però nessuno di noi (o quasi) gli prestasse troppa attenzione. Forse perché molti di quegli interventi riguardavano il passato

(Ernesto Galli della Loggia – corriere.it) – Con Putin è un po’ come con Hitler. Come in mille occasioni, a partire dal Mein Kampf (1925), il Führer non si stancò di dire ai quattro venti e di far capire chi era e quello che intendeva combinare — senza che però in Occidente molti lo prendessero sul serio — allo stesso modo in questi anni Putin si è profuso in decine di discorsi circa i suoi sfrenati progetti nazional-imperialistici senza che però nessuno di noi (o quasi) gli prestasse troppa attenzione. Forse perché molti di quei discorsi riguardavano il passato, erano discorsi storici. Avevamo dimenticato che nel nostro tempo la storia (la sua manipolazione) è lo strumento preferito dai dittatori per affermare la propria visione del mondo e avvalorare le proprie malefatte. Soprattutto per giustificare i propri propositi aggressivi.

E infatti, leggendo oggi i numerosi brani di tali discorsi contenuti in un breve saggio appena pubblicato da un eminente storico slavista francese, Nicolas Werth, (Poutine historien en chef, Gallimard) ci accorgiamo che tutti i conti tornano.

Convinto fin dall’inizio della sua carriera politica che «la principale risorsa della potenza e dell’avvenire della Russia risiede nella nostra memoria storica» e che «per far rinascere la nostra identità nazionale, la nostra coscienza nazionale, dobbiamo ristabilire i legami tra le diverse epoche di una sola storia , ininterrotta, millenaria», Putin si è dedicato appassionatamente a rimodellare tale storia con sovrano disprezzo della verità.

Il suo principale obiettivo è stato innanzitutto quello di «decomunistizzare» per così dire l’esperienza sovietica, riducendo l’Ottobre a un incidente della storia, opera a suo dire di un pugno di criminali privi di veri legami con il Paese e per giunta responsabili soprattutto di aver firmato nel ’18 la pace di Brest-Litovsk con la Germania guglielmina. Cosicché «il nostro Paese si è dichiarato sconfitto nei confronti di un Paese che lui stesso aveva perduto la guerra! — afferma indignato Putin —: un fatto unico nella storia dell’umanità! È stato il risultato del tradimento di coloro che allora governavano il Paese (…); immensi territori, interessi vitali del nostro Paese sono stati svenduti per soddisfare gli interessi di un gruppo che voleva solo rafforzare la propria posizione di potere».

Ripulita dal leninismo l’esperienza sovietica è così pronta per essere collegata direttamente al passato zarista, ridipinto con i colori della più fulgida grandezza. È vero che nell’esperienza sovietica campeggia l’ingombrante figura di Stalin a causa del quale «milioni di nostri concittadini hanno sofferto». Putin lo ammette, ma per aggiungere subito che «non bisogna dimenticare che la demonizzazione di Stalin è una delle direttrici d’attacco dell’Occidente contro la Russia e l’Unione sovietica». È chiaro comunque il motivo per cui l’esperienza sovietica deve essere a tutti i costi salvaguardata: perché è al suo interno che si colloca la vittoria sul nazismo e tale vittoria è chiamata a costituire il fondamento storico irrinunciabile sia della spinta neoimperialistica della leadership putiniana sia dell’ orgoglio nazional-patriottico russo che Putin stesso intende alimentare in ogni modo per sostenere tale spinta.

Credo che non esista al mondo un evento storico protetto da una blindatura penale come quella che in Russia, auspice il despota, protegge la «Grande Guerra patriottica 1941-1945». Una guerra, c’informa tra l’altro Werth, che nell’attuale manuale di storia dell’ultimo ciclo delle scuole russe, è presentata come del tutto avulsa dalla Seconda guerra mondiale nel suo complesso, e quindi senza che si faccia neppure un cenno, per esempio, alla guerra sul fronte occidentale, alla vittoria tedesca sulla Francia, alla battaglia d’Inghilterra o a Pearl Harbour . Un articolo delle leggi memoriali approvate all’indomani dell’occupazione della Crimea nel 2014 commina dunque fino a cinque anni di carcere (cinque anni!) a chiunque, oltre a mettere in dubbio la fondatezza del giudizio del Tribunale di Norimberga, a) «diffonda informazioni scientemente false sulle attività dell’Urss durante la Seconda Guerra mondiale»; b) «diffonda informazioni manifestamente irrispettose sulle date della gloria militare e sulle date memorabili della Russia relative alla difesa della patria o profani i simboli della gloria militare russa».

Non basta. Il 24 febbraio scorso, immediatamente dopo l’attacco all’Ucraina, è stata aggiunta una clausola quanto mai significativa — che potremmo chiamare la clausola della coda di paglia — che vieta esplicitamente «qualunque tentativo compiuto nello spazio pubblico, volto a mettere sullo stesso piano le azioni dell’Unione Sovietica e della Germania nazista durante la Seconda Guerra mondiale». E dopo le leggi sono naturalmente fioccate le condanne: ad esempio a carico di chi aveva osato ricordare il patto Hitler-Stalin dell’agosto del ’39 , o definito «carnefice» il generale Rudenko, che prima di essere procuratore sovietico al processo di Norimberga era stato membro dei tribunali straordinari che negli anni del Grande Terrore staliniano avevano mandato a morte migliaia di innocenti.

Come è facile immaginare l’Ucraina costituisce un soggetto privilegiato del Putin storico. Il cui punto di vista è compendiato in un lungo testo del 2021 che già dal titolo dice tutto: «Circa l’unità storica dei Russi e degli Ucraini». Questi ultimi vengono descritti come un popolo slavo che però l’invasione mongola del XIII secolo rigettò verso ovest, consegnandoli all’influenza della Polonia e del cattolicesimo, mentre i Russi invece fondavano Mosca, destinata a divenire grazie a Pietro il Grande e ai suoi successori il «centro riunificatore» di tutto lo slavismo. Dunque l’Ucraina come entità autonoma non è mai esistita, è stata un’invenzione della «politica bolscevica delle nazionalità a spese della Russia storica» e lasciata a se stessa possiede un’intima vocazione a passare dall’altra parte: con i polacchi, i cattolici, gli svedesi, i nazisti. Sul carattere della progettata «denazificazione» del Paese Putin finora non si è mai espresso in pubblico. Ha preferito lasciar parlare sulle pubblicazioni ufficiali del regime i suoi ideologi come questo Timofei Sergueizev di cui a ragione Werth reputa utile riportare gli agghiaccianti propositi: «La denazificazione consiste in un insieme di misure nei confronti della massa nazista della popolazione che per ragioni tecniche non può essere direttamente perseguita per crimini di guerra (…); è necessario procedere a una pulizia totale (…) ; oltre ai massimi dirigenti è da considerare egualmente colpevole una parte importante delle masse popolari, responsabili di nazismo passivo , di collaborazione con il nazismo (…). La durata della denazificazione non può in alcun caso essere inferiore a una generazione. (…)La denazificazione sarà inevitabilmente una de-ucrainizzazione (…) La denazificazione dell’Ucraina significa anche la sua inevitabile de-europeizzazione».

C’è ancora qualcuno che in nome della «pace» intende negare le armi a chi se la sta vedendo da mesi con simili criminali?

23 replies

  1. “Con Putin è un po’ come con Hitler”
    certo che iniziare un articolo con questo incipit
    invita ad una riflessione seria, ponderata e realistica

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  2. ernestino….bracce rubate all’agricoltura. Articolo penoso, se avevo qualche dubbio che fornire armi all’ucraina è una schifosa carognata filo americana adesso proprio non ne ho nessuno! Tra le innumerevoli corbellerie del galli della loggia massonica e del suo sodale mangiarane me ne sono rimaste impresse un paio.
    Primo: mi deve spiegare il loggia la grande differenza fra l’orgoglio nazional patriottico russo dall’orgoglio nazional patriottico italiano, la resistenza italiana viene tirata fuori in ogni occasione possibile immaginabile, per non parlare della grande guerra. grande guerra.
    Secondo, mi deve spiegare il loggia la enorme differenza fra la narrazione europea e la narrazione russa, fiumi di film e documentari per descrivere la grande avanzata americana e il nulla cosmico sui soldati russi che per primi hanno alzato la bandiera sul reichstag.
    basta

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    • Le braccia rubate all’agricoltura sembrano più le tue, dato che il Polli della Loggia almeno è capace di scrivere in italiano.
      Riguardo al resto, la differenza sono i cinque anni di galera per chi la pensa diversamente, e in generale il fatto che in Russia esistano reati d’opinione.

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      • Saprà anche scrivere in italiano ma sempre lingua biforcuta, un prostituto al servizio del potere mafio/massonico
        E in Inghilterra un giornalista che ha detto la verità è da dieci anni prigioniero e rischia l’ergastolo, attualmente in carcere di massima sicurezza.
        Meglio non riempirsi la bocca di democrazia nostrana.

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      • @ermafrodita87: il Pollo della Loggia è quello che è (la mia opinione su di lui è anche peggiore della tua, pertanto ritengo più opportuna l’autocensura), ma si dà il caso che buona parte del suo articolo, quantunque scritto con l’evidente intento di compiacere innanzitutto i suoi padroni (che non sono certo i lettori), sia però costituita da virgolettati difficilmente contestabili (e lo sarebbero anche se a riportarli fosse Topolino). Nulla di nuovo, per carità.

        Assange non c’entra nulla con ciò che ho detto. Intanto perché quello che gli viene contestato non è un reato d’opinione (la democrazia, vera o presunta, c’entra ancora meno, infatti non l’ho neanche nominata: tra me e te, non sono certo io quello che se ne riempie la bocca), poi perché per un caso Assange in tutto l’Occidente ce ne sono diverse migliaia dall’altra parte, tanto che ormai non vanno più nemmeno a nome ma a numeri (per cui, se già ritenevo vomitevole la sua vicenda, figurati che giudizio possa avere di una cosa analoga ma moltiplicata per mille), inoltre i reati d’opinione in Russia ci sarebbero comunque, a prescindere dall’esistenza o meno di Julian Assange (esistevano prima e esisteranno anche dopo).

        Se non sei in grado di cogliere queste semplici e palesi differenze, oltre a quella che passa tra un’eccezione e la regola, io più che fartele notare non posso fare, al massimo potrei aggiungere che il tuo pare proprio essere il classico benaltrismo da quattro soldi.

        Ancora una cosa: dati i numerosi precedenti, è estremamente lecito ritenere che, se Assange avesse ipoteticamente pubblicato documenti segreti russi anziché americani, oggi sarebbe cadavere da oltre un decennio, altro che processo, e noi ne conosceremmo a malapena il nome.
        Cordialmente.

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  3. EGDL chiude con una domanda “C’è ancora qualcuno etc…”. Sì Galli C’è. E non solo io. C’è ancora qualcuno che non si beve la tua lettura dei fatti, della Storia ( che imbarazzo…ti credevo affidabile), non si fa incantare dalle falsità del mainstream di cui fai parte. Una domanda banale banale te la faccio pure io. A te, e ai tanti stronzi ( ieri si aggiungeva Geremicca de la Stampa) che pensano che oltre al Donbass russofono e russofilo vada ripresa la Crimea. Vorrei sapere cosa consigli di fare al 95% della popolazione di Crimea che si sente Russa e vuole restare legata alla Russia. Li giustiziamo tutti? Li deportiamo tutti? Li rieduchiamo tutti alla fede della nazione Ucraina? O hai/avete altre soluzioni?

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  4. Er Tronco chiede a Della Loggia. Come mai quando parla di Russia risale indietro nei secoli, e quando parla di USA non considera i nativi, quando parla di Inghilterra non considera lo schiavismo ed il colonialismo…..Continuo?

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  5. Non si finisce mai di imparare, e la curiosità paga sempre

    Sapevo che Henry Ford, fondatore della casa automobilistica americana, fu insignito dal regime nazista con la più alta decorazione tedesca attribuibile ad un cittadino straniero

    https://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_dell%27Aquila_tedesca

    Poi mi si è insinuato un tarlo.
    Vuoi vedere che..
    No, non può essere, mi son detto
    No, non ci credo
    Vado a vedere
    Sì, sospetti confermati

    La rivista americana TIME, nello stesso anno (1938), dedicò la prima pagina ad un “uomo dell’anno” particolare: il macellaio tedesco.

    Ma allora.. vuoi vedere che anche..
    Sì, sospetti confermati anche questa volta

    La rivista americana TIME dedicò la pagina di uomo dell’anno anche a Stalin, nel 1939 e nel 1942.

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  6. Sono noti i rapporti statunitensi e inglesi con la Germania nazista. Anche in funzione anti- comunista.
    Solo che negli infiniti, giornalieri documentari e ducofiction sui malvagi nazisti non se ne parla mai
    Proprio mai.
    Un bel libro, uscito anni fa per Feltrinelli, documenta caparbiamente le mille occasioni in cui gli US furono informati dell’esistenza dei lager e supplicati di intervenire; anche con bombardamenti mirati, ad un certo punto.
    Non fu fatto perché non “conveniva” e si fonde stupore e sdegno alla loro “scoperta”.

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    • Negli scontri urbani non so come sia la faccenda; in campo aperto ho visionato diverse clip e la situazione è questa: la immensa pianura ucraina è in larga parte costituita da appezzamenti di terreno delimitati da filari di alberi/boschetti. È in quei luoghi che le truppe ucraine si trincerano e tendono imboscate, al riparo, tra gli alberi.
      Però esistono i droni e anche i cambi di stagione, cioè le foglie cadranno, rendendo molto più visibili le postazioni, anche dall’alto.
      Nessuno si preoccupa di fermare questo massacro.

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  7. adesso è corretto
    Con biden è un po’ come con Hitler. Come in mille occasioni, a partire dal Mein Kampf (1925), il Führer non si stancò di dire ai quattro venti e di far capire chi era e quello che intendeva combinare — senza che però in Occidente molti lo prendessero sul serio — allo stesso modo in questi anni biden si è profuso in decine di discorsi circa i suoi sfrenati progetti nazional-imperialistici senza che però nessuno di noi (o quasi) gli prestasse troppa attenzione. Forse perché molti di quei discorsi riguardavano il presente, erano discorsi attuali. Avevamo dimenticato che nel nostro tempo la storia (la sua manipolazione) è lo strumento preferito dai lobbisti per affermare la propria visione del mondo e avvalorare le proprie malefatte. Soprattutto per giustificare i propri propositi aggressivi.
    E infatti, leggendo oggi i numerosi brani di tali discorsi contenuti in un breve saggio appena pubblicato da un eminente leccaculo francese, bernard henri levy, ci accorgiamo che tutti i conti tornano.
    Convinto fin dall’inizio della sua carriera politica che «la principale risorsa della potenza e dell’avvenire degli usa risiede nella nostra bomba atomica» e che «per far rinascere la nostra identità nazionale, la nostra coscienza nazionale, dobbiamo ristabilire i legami tra le diverse epoche di una sola storia , ininterrotta, millenaria», biden si è dedicato appassionatamente a rimodellare tale storia con sovrano disprezzo della verità.
    Il suo principale obiettivo è stato innanzitutto quello di «devietnamizzare» per così dire l’esperienza vietnamita, riducendo l’Ottobre a un incidente della storia, opera a suo dire di un pugno di criminali privi di veri legami con il Paese e per giunta responsabili soprattutto di essere scappati come conigli. Cosicché «il nostro Paese si è dichiarato sconfitto nei confronti di un Paese che lui stesso aveva vinto la guerra! — afferma indignato biden —: un fatto unico nella storia dell’umanità! È stato il risultato del tradimento di coloro che allora governavano il Paese (…); immensi territori di altri stati, interessi vitali del nostro Paese sono stati comprati per soddisfare gli interessi di un gruppo che voleva solo rafforzare il proprio conto in banca».
    Ripulita dal nixismo l’esperienza americana è così pronta per essere collegata direttamente al passato schiavista, ridipinto con i colori della più fulgida grandezza. È vero che nell’esperienza americana campeggia l’ingombrante figura di nixon a causa del quale «milioni di vostri concittadini hanno sofferto». biden lo ammette, ma per aggiungere subito che «non bisogna dimenticare che la demonizzazione di nixon è una delle direttrici d’attacco dell’Oriente contro l’america». È chiaro comunque il motivo per cui l’esperienza americana deve essere a tutti i costi salvaguardata: perché è al suo interno che si colloca la mezza vittoria sul nazismo e tale mezza vittoria è chiamata a costituire il fondamento storico irrinunciabile sia della spinta neoimperialistica della leadership bideniana sia dell’ orgoglio nazional-patriottico americano che biden stesso intende alimentare in ogni modo per sostenere tale spinta.
    Credo che non esista al mondo un evento storico protetto da una blindatura penale come quella che in america, auspice il despota, protegge la «Grande Guerra patriottica 1944-1945». Una guerra, c’informa tra l’altro bernard, che nell’attuale manuale di storia dell’ultimo ciclo delle scuole americane, è presentata come del tutto avulsa dalla Seconda guerra mondiale nel suo complesso, e quindi senza che si faccia neppure un cenno, per esempio, alla disfatta nazista in russia. Un articolo delle leggi memoriali approvate all’indomani dell’occupazione della Crimea nel 2014 commina dunque fino a cinque anni di carcere (cinque anni!) a chiunque, oltre a mettere in dubbio la fondatezza del giudizio del Tribunale di Norimberga, a) «diffonda informazioni scientemente false sulle attività dell’Usa durante la Seconda Guerra mondiale»; b) «diffonda informazioni manifestamente irrispettose sulle date della gloria militare e sulle date memorabili degli usa relative alla difesa della patria o profani i simboli della gloria militare americana».
    Non basta. Il 24 febbraio scorso, immediatamente dopo l’attacco all’Ucraina, è stata aggiunta una clausola quanto mai significativa — che potremmo chiamare la clausola della coda di paglia — che vieta esplicitamente «qualunque tentativo compiuto nello spazio pubblico, volto a mettere sullo stesso piano le azioni degli ultra nazisti di azov e della Germania nazista durante la Seconda Guerra mondiale». E dopo le leggi sono naturalmente fioccate le condanne: ad esempio a carico di chi aveva osato ricordare il patto Hitler-ford dell’agosto del ’39 , o definito «carnefice» il comico zelensky, che prima di essere un comico al processo del lunedì era stato membro dei tribunali straordinari che durante la guerra in ucraina aveva mandato a morte migliaia di innocenti.
    Come è facile immaginare l’Ucraina costituisce un soggetto privilegiato del biden storico. Il cui punto di vista è compendiato in un lungo testo del 2021 che già dal titolo dice tutto: «Circa l’unità storica dei Russi e degli Ucraini». Questi ultimi vengono descritti come un popolo slavo che però l’invasione mongola del XIII secolo rigettò verso ovest, consegnandoli all’influenza degli usa e di amazon, mentre i Russi invece fondavano Mosca, destinata a divenire grazie a Pietro il Grande e ai suoi successori il «centro riunificatore» di tutto lo slavismo. Dunque l’Ucraina come entità autonoma non è mai esistita, è stata un’invenzione della «politica» e lasciata a se stessa possiede un’intima vocazione a passare dall’altra parte: con i russi. Sul carattere della progettata «derussificazione» del Paese biden finora non si è mai espresso in pubblico. Ha preferito lasciar parlare sulle pubblicazioni ufficiali del regime i suoi ideologi come questa victoria nuland di cui a ragione berbard reputa utile riportare gli agghiaccianti propositi: fuck the eu(…) La derussificazione dell’Ucraina significa anche la sua inevitabile de-europeizzazione».
    C’è ancora qualcuno che in nome della «pace» intende accendere il clima?

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  8. ….mamma mia …c’è solo da piangere a leggere questo pseudo-erticolo da parte di un Intellettuale(?) come si definisce lui medesimo…che tristezza che povertà di idee , che ristrettezza mentale, ma soprattutto che vigliaccheria a non entrare nel merito dei discorsi di Putin , un gigante del pensiero al suo cospetto….lasciamoli morire di inedia questi pagliacci senza dignità , hanno svenduto il minimo di obbiettività , nemmeno dinanzi ai fatti della storia (e lui dovrebbe esserlo) riescono a elaborare un pensiero , prezzolati al servizio permanente ed effettivo di una elitè che garantisce loro prebende e favori.

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  9. E niente.
    Sulla guerra in Ucraina tocca leggere EGDL per tornare ai fondamentali.
    Tutto il resto è noia.

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      • Putin avverte l’Occidente: “In Ucraina non abbiamo ancora cominciato”…
        Ma non doveva liberare i poveri russofoni del Donbas armati solo di pietre come i palestinesi?

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    • Chi è affidabile, il crimine oltreoceano che non doveva espandersi ad est?
      Gli usa, con la loro politica scellerata (coadiuvati da un branco di governo codardi e complici), stanno mettendo in ginocchio le economie europee.
      Putin lo ha capito e ci darà dentro.

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