Il governo tecnico che sbriciola i partiti o sbriciola se stesso

I fatti delle ultime settimane dimostrano che il governo di tutti, il governo del presidente (inteso come Draghi), il governo tecnico è una grande menzogna: non è dato in natura, per il semplice fatto che un governo è sempre politico, perché ogni scelta che incide sul tessuto sociale […]

(Silvia Truzzi – Il Fatto Quotidiano) – I fatti delle ultime settimane dimostrano che il governo di tutti, il governo del presidente (inteso come Draghi), il governo tecnico è una grande menzogna: non è dato in natura, per il semplice fatto che un governo è sempre politico, perché ogni scelta che incide sul tessuto sociale è una scelta naturaliter politica. Gli effetti della menzogna sono sotto gli occhi di tutti: il governo tecnico o spappola i partiti (vedi Lega e 5Stelle) o spappola il governo medesimo. La pretesa essenza asettica dei Migliori era ed è velleitaria. Non è un caso che tra le forze che sostengono l’esecutivo quelle meno fibrillanti siano quelle dall’identità più annacquata (il Pd di Enrico Letta, una forza conservatrice e di centro, nel senso anche del centro storico delle città, dove risiede il suo elettorato). Chi ha deciso di stare dentro a tutti i costi è stato assai poco lungimirante: meglio un uovo oggi che una gallina domani non è un granché come strategia. Lo dicono i sondaggi, e non dipende solo dal fatto che stare all’opposizione è sempre più conveniente. Forse i partiti pensavano che riunirsi attorno a un nome prestigioso avrebbe portato lustro anche a loro, o forse non volevano rinunciare a quel po’ di potere che Draghi ha finto di concedere. Quale che fosse il movente, resta il fatto che questa avventura si sta rivelando disastrosa. E le colpe sono più che del premier di chi gli ha concesso (il Parlamento e i leader di maggioranza) di governare pressoché in beata solitudine.

I commentatori più arditi si sgolano chiedendo un allungamento del governo oltre la scadenza della legislatura, dimostrando senza troppa vergogna un disprezzo per le regole della democrazia, che alla fine altro non è che disprezzo per i cittadini non ritenuti in grado di fare le scelte “giuste” per il Paese. O forse, più banalmente scelte che piacciono a loro (e ai loro dante causa). Si ripropone il brutto spettacolo visto con il bis di Mattarella e ancora prima di Napolitano: una sorta di restaurazione continua. Una follia (anche costituzionale) che non fa altro che prolungare l’agonia di un sistema già imploso, cronicizzare una malattia che avrebbe bisogno di una fase acuta per essere superata. Non servirà più nemmeno invocare nuove emergenze (la pandemia, la guerra, il clima). Siamo in emergenza da anni: il governo Draghi doveva impostare il Pnrr, non è pensabile che lo possa gestire sine die. Era già previsto che, data la durata del piano, altri dovranno occuparsene. Altri scelti dal popolo: e se i cittadini sceglieranno le destre, per quanto la prospettiva sia odiosa, la democrazia dovrà fare il suo legittimo corso.

Forse sarà il momento buono per gli altri, dal Pd-Dc a quel che resta della sinistra atomizzata, di uscire dai troppi equivoci di questi ultimi lustri. Programmi elettorali chiari, non trattabili, sui temi che sono le vere urgenze: lavoro mancante e precario, povertà dilagante, sanità largamente privatizzata. Va molto di moda, in tema di guerra, parlare di valori (occidentali). Senza scomodare l’etica, i partiti mettano sul tavolo le loro idee di società. E possibilmente facciano una legge elettorale decente, che i cittadini possano capire e utilizzare per votare chi vogliono in piena consapevolezza. Le manovre di palazzo – sempre esistite vero, ma meno esibite – portano solo disaffezione. E ora più che mai c’è bisogno di partecipazione. Non terrà ancora molto una classe dirigente completamente scollegata dal popolo. L’alternativa è peggiore di un eventuale destinazione altra di Mario Draghi (il quale peraltro non ha bisogno di suggeritori per decidere come spendere il proprio capitale personale). L’alternativa è che prima o poi il famigerato popolo si riprenda ciò che gli è stato tolto con raggiri variamente camuffati.

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2 replies

  1. IL governo tecnico, per come lo abbiamo conosciuto noi cittadini, dovrebbe non esistere più.
    La costituzione che prevede che il capo dello stato elegga un tecnico a capo del governo, va cambiata.
    Siamo nell’era dei masso-mafiosi, ed i tecnici appartengono a quella “razzapadrona” da cui ci dobbiamo guardare.
    Non hanno empatia, non fanno il bene comune come buoni padri di famiglia, fanno solo affari sottobanco e si procurano sempre nuovi incarichi trascinandosi dietro quelli che li hanno serviti, i così detti “sissignore”, pronti a passare col trattore anche sulle proprie madri.
    Il cinismo s’impara, fa parte del potere, che alcuni per decenza ipocrita chiamano tirare dritto. E’ una ruota che gira ed occorre fermare.
    Ma non li vedete? Hanno tutti la stessa faccia di tolla, i massoni che distruggono le aziende. Arrivano inventati e messi lì, per compiere la loro missione distruttiva…
    Oggi è toccato al Drago ed ai governanti europei.
    In nome di che cosa dobbiamo suicidarci come tanti lemuri buttandoci nel baratro che ci hanno preparato gli americani?
    In nome di ciò che hanno deciso le loro logge massoniche deviate con lo scopo di infiltrarsi nelle istituzioni potenti per comandare il mondo.
    Mi auguro che la nostra terra si ribelli e faccia piazza pulita scrollandosi di dosso tutta questa porcheria di gente malefica.

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