Il Minculpop comico alla livornese di Andrea Romano

Nato a Livorno (nel 1967) ma senza purtroppo un briciolo di quella follia anarchica che caratterizza certi livornesi meravigliosi come Piero Ciampi e Bobo Rondelli, Andrea Romano è da decenni uno zdanovista di seconda fila del centrosinistra (molto centro e poco sinistra). […]

(di Andrea Scanzi – Il Fatto Quotidiano) – Nato a Livorno (nel 1967) ma senza purtroppo un briciolo di quella follia anarchica che caratterizza certi livornesi meravigliosi come Piero Ciampi e Bobo Rondelli, Andrea Romano è da decenni uno zdanovista di seconda fila del centrosinistra (molto centro e poco sinistra).

Non stupisce che, a presentare una settimana fa nella sala della Camera dei Deputati quella buffonata di report in merito alla “Disinformazione sul conflitto russo-ucraino“, ci fosse anche lui. La caccia alle streghe lo elettrizzano. Se c’è da mettere il cappello sulla censura più sghemba e irricevibile, Romano non marca quasi mai visita. Ha proprio un sesto senso per le battaglie tanto ridicole quanto colpevolmente sbagliate. Non appena sente odore di Minculpop di bassa lega, parte con la mitraglia mediatica. Lo faceva con astio inaudito negli anni d’oro (per lui) del vomitevole renzismo più becero, lo fa adesso per bastonare i presunti giornalisti e intellettuali filo-putianini. La sua guerra santa a Orsini è così livida e dissennata da mettere quasi tenerezza. Del resto, in quel report sui filo-putiniani, figuravano pure Barbero e Augias. Chi mai potrebbe anche solo parzialmente avallare una simile castroneria? Nessuno. Tranne Romano, appunto.

L’uomo non è privo di doti. Persona di cultura, si sta battendo con tigna encomiabile per far luce sul dramma della Moby Prince. Ha messo la faccia sulla legalizzazione della cannabis. E ha vissuto come padre un dramma indicibile, evento per il quale avrà sempre la totale vicinanza umana di chi scrive. Purtroppo Andrea Romano fa di tutto per farsi detestare senza indovinarne una.

Come volto televisivo è pessimo. Noioso nell’esposizione, farraginoso e respingente, sgomita da decenni per un posto da opinionista à la page ma nessuno lo chiama nei talk-show che contano in prima serata. E dunque deve accontentarsi al massimo di Rete4 o dei contenitori del mattino, dove Romano è efficacissimo nell’incentivare il sonno e nello zavorrare gli ascolti. Come politico, la sua capacità primaria è quella di regalare a tutti il bacio della morte. Quel che lui tocca non solo muore, ma si volatilizza proprio in un amen. La sua collezione di fiaschi & flop farebbe invidia a Renzi (di cui del resto era uno dei cortigiani più spietati e ciechi).

È stato direttore dell’associazione politico-culturale centrista Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo, e subito il Montezemolo politico è imploso sul nascere. Ha creduto a Mario Monti come unico sol dell’avvenire, e Scelta Civica è diventata in un nanoseconfo “Sciolta Civica”. È stata poi la volta di Renzi e del suo Pd, che Romano ha contribuito a condurre al tracollo subitaneo. Non pago dei disastri politici, Romano ha operato per divenire pure un Attila dell’editoria. Il 17 settembre 2016 è diventato co-direttore L’Unità in coppia con Sergio Staino, a conferma di come le disgrazie non vengano mai sole. I risultati sono stati puntualmente disastrosi, e il giornale fondato da Gramsci è perito per mano (anche) di Romano. Sigh. Ecco poi l’età diversamente dell’oro di Democratica, quotidiano online del Pd che il nostro eroe – tra manganellate agli antirenziani e agiografie dei rignanesi – ha portato a successi paragonabili alle percentuali politiche di Adinolfi. Il resto è presente, con un Romano sempre più marginale e dunque verosimilmente ancora più incarognito. Di questo passo, pur di far parlare di sé, il per nulla tenero Andrea firmerà una lista di proscrizione per cancellare dalla faccia della terra l’uomo che (involontariamente) più odia al mondo: ovvero se stesso.

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