L’ultima giravolta del trottolino Di Maio

DI MAIO SI CONVERTE: DAI GILET GIALLI A MACRON

(Carlo Tarallo – La Verità) – Grillini ed ex grillini sulle montagne russe (si può dire montagne russe?): in poche ore Giuseppe Conte sente al telefono Mario Draghi e i due fissano un incontro per lunedì pomeriggio, tra i grillini si allarga la frattura tra chi vuole passare all’opposizione e chi no, Luigi Di Maio dopo essersi schierato al fianco dei gilet gialli si accasa nel gruppo all’Europarlamento di Emmanuel Macron, e come se non bastasse Beppe Grillo pubblica un post in cui attacca i traditori e il caos cresce a dismisura: «Ce l’ha con Conte o con Di Maio?».

Probabilmente con tutti e due, o forse con sé stesso, perché in fondo il primo ad aver «tradito» la missione originaria del M5s è proprio Beppe, che ha indossato i panni di difensore a spada tratta di Draghi e della stabilità del governo.

La giornata di ieri è l’ennesima serie di saliscendi da montagne russe. Il Foglio pubblica la notizia che Di Maio ha incontrato Macron e che l’accordo sarebbe cosa fatta: le due europarlamentari scissioniste di Insieme per il futuro, Daniela Rondinelli e Chiara Maria Gemma, entreranno a far parte del gruppo centrista, iper europeista Renew Europe, fondato da Macron, del quale fanno parte i renziani, i calendiani e Sandro Gozi, ex deputato del Pd, poi passato a Italia viva, eletto in Francia per La Rèpublique En Marche, il partito del presidente francese.

Di Maio nel partito di Macron: sembra incredibile eppure è vero, alla Verità arriva la conferma che la discussione è in corso, pur ancora allo stato embrionale.

Tre anni fa, non tre secoli fa, lo stesso Di Maio si entusiasmava per i gilet gialli, movimento francese di protesta radicale, che diede vita, tra il 2018 e il 2019, a disordini di piazza gravissimi, ça va sans dire contro Macron, con tanto di scontri con la polizia, arresti, morti e feriti.

Nel febbraio 2019, in piena tempesta, Di Maio insieme ad Alessandro Di Battista incontrò a Montargis, cittadina a Sud di Parigi, il leader dei rivoltosi francesi, Christophe Chalençon: la foto, a rivederla oggi, non può non fare effetto, anche se lo stesso Di Maio, pochi mesi fa, riflettendo su quella posizione politica ha fatto pubblica ammenda: «Non ho nessun problema a mettere nero su bianco i miei errori del passato».

Dagli errori agli orrori, è diventata una commedia più nauseante che divertente quella che ruota intorno all’ipotesi di un’uscita del M5s dal governo. «Dopo i recenti fatti, primo tra tutti il comportamento ambiguo del premier Draghi sulle proprie dichiarazioni in merito a Conte», scrive su Facebook il senatore grillino Alberto Airola, «la frustrazione e l’insofferenza dei nostri elettori per un governo che smantella sistematicamente i nostri obiettivi politici, nel mio ruolo di portavoce, non posso che rappresentare con forza l’istanza di uscita da questo governo, voluta fortemente dal nostro popolo. Le fragole sono marce».

Airola fa il verso a Grillo, che il 6 febbraio 2021, annunciando il sostegno del M5s al governo Draghi, scrisse un post con la frase: «Le fragole sono mature.

Le fragole sono mature».

Bel clima, quello che si respira tra i «non grillini», come li chiamerebbe oggi Beppe, che sempre ieri pubblica un post contro «i traditori che si sentono eroi», post letto da molti come riferito a Di Maio, ma che con gli scontri che ci sono stati negli ultimi giorni tra lui e Conte si presta a mille interpretazioni. Giuseppi, intanto, sente al telefono Mario Draghi, i due si vedranno lunedì a Palazzo Chigi: la telefonata viene descritta alla Verità da fonti vicine al leader del M5s come «molto rapida, ogni tipo di discorso è stato rinviato all’incontro».

«Ne parliamo lunedì», commenta lo stesso Conte ai cronisti che gli chiedono come sia ora il suo rapporto con il premier, dopo l’incidente della presunta richiesta da parte di Draghi a Grillo di rimuovere l’ex premier dalla guida dei pentastellati. Richiesta smentita, per quel che può contare una smentita in politica, dal presidente del Consiglio, ma confermata dallo stesso Giuseppi.

Si sente talmente accerchiato, l’ex premier ciuffato, da sperare in una legge proporzionale, come dichiara lui stesso partecipando a un evento della Cgil, mentre il M5s incassa un altro schiaffone sul reddito di cittadinanza, con l’approvazione dell’emendamento che prevede che anche il rifiuto di un’offerta di lavoro congrua a chiamata diretta da parte di un privato rientrerà nel calcolo dei rifiuti che possono costare la perdita del sussidio.

La saga del M5s che non è di lotta e di governo, in quanto non riesce né a lottare né a governare, raggiunge vette di straordinaria e involontaria comicità con le dichiarazioni di Fabiana Dadone, ministro M5s alle Politiche giovanili, che a Sky Tg24 dice: «Credo che la permanenza nel governo sia la scelta giusta». Ovviamente la scelta giusta per lei, che dovrebbe scollarsi dalla poltrona.

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5 replies

  1. In effetti il la divisa da operatore ecologico gli dona. ….sarà una premonizione? Forse. ….certamente un augurio con i più sentiti e vivissimi ringraziamenti!

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