In Europa comanda l’America

(G.Sar. – il Corriere della Sera) – Il vertice dell’Alleanza Atlantica ha dato una risposta a Vladimir Putin, ma non all’opinione pubblica occidentale. La Nato rafforza il fianco Est, sposta soldati e armi pesanti ai confini di Russia e Bielorussia. I singoli Paesi hanno promesso altri aiuti militari all’Ucraina. Gli Stati Uniti un altro pacchetto da 800 milioni che si aggiunge ai sette miliardi di dollari già stanziati. La Gran Bretagna, un altro miliardo di dollari. E così via.

Joe Biden ha rivendicato il merito della grande mobilitazione e, nei fatti, ha consolidato la sua leadership sull’intero Occidente, con buona pace dei progetti europei di difesa comune, che dopo il summit di Madrid appaiono ancora più difficili da realizzare. Gli Usa hanno aumentato da 80 a 100 mila il numero dei soldati di stanza in Europa; hanno fatto sapere che insidieranno il Comando di un corpo d’armata in Polonia; invieranno sistemi di difesa in Italia, aerei da combattimento al Regno Unito, incrociatori alla Spagna. La guerra è divampata nel cuore dell’Europa, ma il risultato è che ora nel Vecchio Continente c’è più America.

Ecco perché nella conferenza finale di ieri Biden ha parlato da «commander in chief» di tutto l’Occidente: «In questo summit abbiamo compattato i nostri alleati per fronteggiare le minacce dirette che la Russia pone all’Europa e la sfida di sistema che la Cina pone a un mondo basato sul diritto».

Il presidente americano ha rivendicato il merito del piano per difendere l’Ucraina che coinvolge più di 50 Stati. Messaggio finale per Putin: «Pensava di poter “finlandizzare la Nato, ora si ritrova con la “natoizzazione” della Finlandia».

Ma le domande chiave restano inevase: quanto durerà ancora la guerra? Le democrazie transatlantiche saranno in grado di reggere i costi del conflitto ancora a lungo?

I cinque giornalisti americani, gli unici ammessi a porre domande a Biden (metodo quantomeno discutibile in un’occasione internazionale), insistono sul rincaro della benzina negli Usa. Il presidente taglia corto: «Sosterremo gli ucraini fino a quando sarà necessario; faremo in modo che non siano sconfitti dai russi».

È la parola d’ordine, ormai quasi uno slogan, che rimbalza da una dichiarazione all’altra. Lo dice il premier spagnolo Pedro Sánchez, lo ripete il ministro degli Esteri finlandese, Pekka Olavi Haavisto, incrociato nei corridoi. E soprattutto provano a spiegarlo i sei senatori americani, in missione a Madrid. Sottolineano «con orgoglio» l’impegno bipartisan del Congresso; si considerano la retrovia strategica di Biden, quella che spinge per la guerra «fino alla vittoria». Chiediamo alla capo-delegazione, la democratica Jeanne Shaheen fino a quando gli Usa forniranno armi all’Ucraina. Risposta: «Fino alla sconfitta di Putin». Ma che cosa significa nel concreto? Buttare fuori i russi da tutto il territorio ucraino? «Tocca al governo di Kiev deciderlo». L’orizzonte resta incerto, anche dopo Madrid.

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