Grandi opere: anche i 5 Stelle si sono arresi al Sistema

Curioso che una delle stelle del loro simbolo fosse proprio il no a quella visione berlusconiana: tutto iniziò a marzo 2019, con l’annuncio di un piano miliardario per la Sicilia. Vi ricordate le stelle dei 5 Stelle? Quasi nessuno se ne ricorda più, ma una era “No alla Tav”. […]

(DI MARCO PONTI* – Il Fatto Quotidiano) – Vi ricordate le stelle dei 5 Stelle? Quasi nessuno se ne ricorda più, ma una era “No alla Tav”. Ovviamente il significato politico di quel “No” era “No a grandi opere fatte con i soldi dei contribuenti, e delle quali non sia verificata la reale necessità”. Per un’opera singola non avrebbe avuto proprio nessun senso, era contro spese solo finalizzate al consenso politico e alla gioia dei costruttori. Loro erano diversi.

E infatti furono promosse dal governo giallo-verde nel 2018 analisi sistematiche dell’utilità di grandi opere, con lo strumento considerato il più adatto, cioè l’analisi costi-benefici sociali. Si iniziò con opere per 27 miliardi, quattro al Nord e una al centro, dell’utilità delle quali esistevano forti dubbi. I tecnici incaricati, intrepidamente guidati da chi scrive, trovarono che si trattava davvero di sprechi di soldi pubblici per tre di queste, mentre per due sarebbero stati ben spesi. Ovviamente si scatenò una vivace campagna mediatica contro le analisi negative: in Italia non se ne erano mai viste prima. Si rompeva una gloriosa tradizione, certi interessi non si toccano, perbacco.

Ma poi nei 5 Stelle il vento cambiò. E che cambio… Qualcuno nel Movimento, senza darne notizia agli elettori (a cosa servirebbe?), né avvisarne i poveri esperti che si affannavano a fare i conti, decise che bisognava dire di sì a tutto, escluso alla Tav (si suppone per motivi simbolici). Addio razionalità economica e lotta agli sprechi dei soldi dei contribuenti, residui di idee ormai obsolete.

I tecnici ne ebbero notizia solo dai giornali nei primi mesi del 2019, quando i 5S siciliani fecero gridolini di giubilo per miliardi di opere destinate alla Sicilia, dove casualmente era massimo il loro consenso elettorale, senza alcuna richiesta di verifica, non diciamo economica, ma nemmeno sulla quantità di passeggeri, probabilmente insufficiente. La comunicazione ufficiale, “mai più un No a nessuna opera”, fu data agli allibiti tecnici il 29 marzo, e l’incarico sostanzialmente fini lì.

Per inciso, emerse che i dati della Tav piacevano tanto poco ai francesi, che dichiararono che fino al 2038 dalla loro parte del tunnel non investivano un euro che fosse uno. L’Italia considerò la cosa irrilevante (siamo ricchi!), ma recentemente la Commissione Ue sembra eccepire, e non dar più soldi se i francesi non intervengono radicalmente, e a suon di miliardi, sulla loro tortuosa linea attuale.

Ma quel pur mai dichiarato riallineamento dei 5 Stelle alla prassi consolidata del cemento ovunque, è stato gravido di conseguenze nefaste: verificato che non c’era più opposizione all’allegro modo tradizionale di procedere, quegli stessi interessi si sono tranquillizzati nel perseguire la berlusconiana logica delle Grandi Opere ovunque. Una visione dello sviluppo del Paese degna di un secolo fa e il Pnrr ne è la massima espressione: 62 miliardi sono allocati a grandi opere, soprattutto ferrovie, e soprattutto al Sud. Per sicurezza, la verifica della loro utilità economica e ambientale è stata affidata alle stesse FS, destinatarie dei fondi senza nemmeno obblighi di ammortamenti o simili inutili fastidi. Loro certo della materia ne capiscono, e sicuramente non saranno turbati dal piccolo conflitto di interessi.

Le analisi emerse finora giungono sempre a risultati straordinariamente positivi. E come potrebbe mai essere altrimenti? Per dare un’idea degli immotivati dubbi che potrebbero venire ad alcuni malpensanti, si ricorda che il maggiore dei progetti, il raddoppio AV della linea attuale, rimodernata e lontana dalla saturazione, tra Salerno e Reggio Calabria determinerà un risparmio di tempo di ben 40 minuti, decisivi per lo sviluppo del Sud. E per fortuna ora abbiamo anche un fantastico piano decennale di investimenti ferroviari e stradali da 190 miliardi, quasi tutti a spese dei contribuenti, anche se ci si dimentica di dirlo. Ma non serve, sono tutti più contenti così. E il futuro debito dello Stato è così lontano…

Ovviamente non è pensabile che l’ex gruppo di maggioranza relativa in Parlamento non si unisca all’entusiasmo per questa strategia e sulla carta ha perfettamente ragione a farlo: le grandi opere inutili sono perfette per il consenso. Tutti sono contenti: sindacati, politici locali e centrali, costruttori (c’è poca concorrenza, tutti fastidi in meno), gli utenti, anche se pochi, e forse anche qualche altra organizzazione meno simpatica (c’è una forte tradizione in proposito). Chi paga, cioè i contribuenti, non lo saprà mai, e i politici non risponderanno mai di sprechi. Perfetto, no?

Non sembra però che gli ultimi arrivati a questa fondamentale constatazione, i 5 Stelle, ne abbiano avuto grandi benefici di consenso: il modello originale è sempre più affidabile di quello scimmiottato. La nuova stella non splende affatto. Forse bisogna lucidarla.

*BRT Onlus

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

2 replies

  1. A furia di bastonate mediatiche e errori propri, il (fu) m5* si è arreso e, da partito con vocazione trainante, si è degradato a gregario. Ruotino di scorta.

    Piace a 1 persona

  2. Vede egregio Di Ponti,
    il no TAV è innanzitutto un’esigenza ambientale,questo dimostrato da studi,che non le sto ad elencare,amianto,polveri sottili,e distruzzione di una valle turistica.
    Del problema prima ancora del m5s fu consapevole uno stuolo di Sindaci della Valle,
    di cui alcuni sono stati denunciati.
    Per non parlare di aver messo pure le forze dell’ordine a salvaguartdia dei cantieri(denuncia a Grillo per i sigilli)
    Poi diciamo che il M5s si è affiancato alla loro protesta,compresi i valligiani,denunciando pure l’assurdità dell’opera per costi e benefici(toninelli) dove una tratta solo commerciale ,può immaginare le merci che possano viaggiare a 200 l’ora,si mise insieme anche il trasporto di persone.
    Detto questo da studi si dimostrava che veniva pure meno il traffico sia di merci che di persone.
    Infine Conte riuscì a coivolgere pure l’UE per i costi che dall’iniziale 75% a carico dell’Italia e al 25% della fRANCIA(perchè?)riusci ad ottenere il 50% del’UE e i rimenenti 25% sia a carico dell’italia che della Francia.
    Infine pè da precisare che quel 25% della Francia è relatvo ai raccordi con la Tav mentre per l’Italia è il Tunel da scavare.
    Inoltre , e poi mi taccio ,che tutti i contratti stipulati dallo stato italiano sulle grandi opere sono secretati il che vuol dire che quando vai a scoperchiare i “vasi di pandora” ti trovi delle grandi sorprese ( vedi TAP,Ponte su messina,stadio della Roma,inceneritori,autostrade,expo,olimpiadi …ecc… le grandi sorprese e i grandi inghippi a favore delle gradi imprese a danno solo dei cittadini.
    Grandi con il c@o dei cittadini…

    Piace a 1 persona