Stop al 110%: 33mila imprese strangolate

Superbonus, la piccola edilizia annaspa. Il governo strangola 33mila imprese. Corte dei Conti e Abi contro l’aiuto del 110%. I crediti sono inesigibili: aziende in ginocchio. “Sembra uno scherzo, dover chiudere per troppi crediti. Ma è la realtà”. Parola di uno tra le decine di migliaia di piccoli imprenditori dell’edilizia prigionieri del Superbonus. Uno di quelli che hanno creduto allo Stato […]

(DI NICOLA BORZI – Il Fatto Quotidiano) – “Sembra uno scherzo, dover chiudere per troppi crediti. Ma è la realtà”. Parola di uno tra le decine di migliaia di piccoli imprenditori dell’edilizia prigionieri del Superbonus. Uno di quelli che hanno creduto allo Stato e hanno investito – quasi sempre indebitandosi –, per acquistare macchinari e attrezzature, assumere personale, comprare materiali contando sul rilancio del settore dopo l’emergenza e la recessione pandemica. Tutto sulla base delle misure per il rimborso fiscale del 110% delle spese sostenute dai privati per sistemare gli immobili. Ora però il governo ha imposto le forche caudine sulla trasferibilità, dunque sulla reale esigibilità, dei crediti fiscali. La loro cessione a Poste, Cassa depositi e prestiti o alle banche si è fatta sempre più farraginosa e ormai è di fatto bloccata. Così i cassetti fiscali delle imprese sono intasati di somme anticipate e impossibili da recuperare, mentre la liquidità scompare. Fioccano già decreti ingiuntivi, pignoramenti, i primi fallimenti.

L’intervento studiato per creare ripresa e occupazione, invece di essere gestito con frenate progressive, è di colpo divenuto la macina al collo del settore. Il cerino può passare di mano in mano. Se salteranno imprese e fornitori, il disastro potrebbe risalire la filiera fino a zavorrare di crediti marci i bilanci degli istituti di credito, a frenare Pil ed entrate fiscali.

Le truffe sono l’alibi per bloccare il bonus 110%. Lo ha certificato a febbraio l’Agenzia delle Entrate, quando ha diffuso i dati sulle frodi sugli incentivi edilizi con il peso di ciascuna agevolazione sui raggiri subiti dal Fisco, saliti a 5,6 miliardi secondo la Guardia di Finanza. Quasi la metà dei reati ha riguardato lo sconto del 90% per rifare le facciate dei condomini. Solo il 3% delle frodi ha toccato il Superbonus 110%. Però è stata questa la misura colpita dal maglio della stretta del governo. Di “effetti distorsivi” dei bonus edilizi parla la Corte dei Conti nella parificazione del Rendiconto generale dello Stato in un passaggio sulle difficoltà delle compensazioni fiscali (nel 2021 a 68,6 miliardi). Per i magistrati contabili va “garantita l’efficacia degli interventi a fronte di un rilevante impegno finanziario”. Il riferimento è “al sistema dei bonus edilizi che ha comportato fino a febbraio compensazioni per oltre 2 miliardi e ha visto nel 2020-21 cessioni crediti e sconti in fattura per oltre 38,4 miliardi”. Il clamore sulle truffe è servito a chi vuol bloccare il Superbonus. Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, nel suo intervento ieri al Convegno dei giovani imprenditori ha ricordato che le risorse per i bonus edilizi “sono state prese depotenziando ‘Industria 4.0’ e cancellando la patent box”. Non a caso tra le imprese edili c’è chi ipotizza un disegno delle grandi aziende per spazzare via i piccoli.

Il governo vuole fermare la giostra sfuggitagli di mano. Ma invece di misure graduali, che permettano alle imprese di chiudere i cantieri aperti e incassare i crediti, lo fa di colpo strangolandole. L’ultima stretta, dopo quella sulla intrasferibilità dei crediti che di fatto hanno già bloccato il meccanismo, arriva da una circolare dell’Agenzia delle Entrate che chiede alle banche la massima attenzione nelle verifiche dei requisiti di cessione dei crediti fiscali sui bonus edilizi, per evitare di essere chiamate a rispondere in solido di eventuali illeciti ai danni del Fisco.

Il carico di rinforzo lo mette l’Abi: l’associazione bancaria in una circolare ricorda agli istituti il rischio di rispondere dei danni. Ma le banche sanno come cavarsela: come sul fronte antiriciclaggio, basterà dimostrare di aver erogato ai dipendenti una formazione “adeguata” per scaricare sui bancari i rischi dei controlli e dunque i carichi penali e civili. Non a caso ieri il segretario generale del sindacato di settore Fabi, Lando Sileoni, ha ammonito a non caricare sui lavoratori i maggiori controlli. Immaginiamoci quale bancario correrà il rischio di perdere la casa per garantire ai clienti di sistemare la loro.

Ad andarci di mezzo sono le imprese. Secondo la Cgia, sono oltre 5 i miliardi di crediti fiscali per bonus edilizi in attesa di accettazione, di cui 4 per prime cessioni o sconti in fattura. Con crediti già acquisiti e non cedibili, che in molti casi ammontano a centinaia di migliaia di euro per singola azienda, molte imprese sono in crisi di liquidità. Risultato? Per il mancato incasso di crediti fiscali le aziende perdono l’attestazione di regolarità fiscale e contributiva senza la quale non potranno incassare nuovi crediti fiscali. Una spirale infernale. Per la Cna, il 47,2% delle imprese non trova più chi acquisisca i crediti, il 34,4% sconta ritardi nella gestione delle pratiche. Così la metà delle aziende è in ritardo nei pagamenti ai fornitori, il 30,6% in quelli di tasse e imposte, il 20% sugli stipendi. Il 68,4% delle aziende fronteggia il blocco dei cantieri, il 48,6% addirittura il fallimento: 33mila imprese sono a rischio di chiusura, 60mila a corto di liquidità, 150mila dipendenti potrebbero perdere il lavoro.

Parlano chiaro gli operatori della categoria . Stefano Crestini, presidente di Anaepa Confartigianato, l’associazione dell’edilizia che rappresenta circa 40mila imprese che occupano quasi 190 mila dipendenti, sottolinea che “gli imprenditori hanno creduto nelle disposizioni del governo per far ripartire l’economia, annunciate nel maggio 2020 in piena pandemia, hanno investito, hanno lavorato e ora non possono incassare. Sono più esposte le microaziende, perché non hanno potere contrattuale con le banche. Le scadenze fiscali incombono: entro il 30 giugno occorre pagare le tasse su tutti i lavori fatti nel 2021, a novembre ci sarà da pagare l’acconto di imposta sul 2022 in base al fatturato dell’anno precedente. Sta per esplodere una bomba sociale”.

Gli fa eco Matteo Pezzino, imprenditore palermitano, presidente degli edili siciliani di Confartigianato e del- l’associazione anti-usura Sos Imprese: “La situazione è drammatica, alcune imprese hanno già chiuso, molte altre stanno per farlo. Siamo ostaggi e non riusciamo a liberarci: le banche non danno risposte, anche su pratiche caricate da mesi. Non comprendiamo come il governo sia sordo e incapace di constatare una simile situazione. Gli imprenditori chiedono cosa devono fare per non cadere in mano agli strozzini, che sono pronti a proporre prestiti a tassi apparentemente simili a quelli delle banche pur di penetrare in azienda e prenderne poi il controllo”.

Lo Stato che oggi strangola l’edilizia per le truffe non ha organizzato per tempo i controlli. Pierluigi Fusco, imprenditore che con Geim Spa opera tra Caserta e Roma, spiega che i bonus erano “una sorta di moneta elettronica fiscale che faceva girare il settore. Poi i decreti hanno strozzato multi-cedibilità e multi-frazionabilità dei crediti. Sino a novembre 2021 Poste e Cdp li trattavano a pieno regime, ma da quando il governo è intervenuto le partecipate pubbliche hanno chiuso il rubinetto. Allora a gennaio le imprese si sono messe in fila alle banche, che hanno favorito solo i clienti più grossi e storici a danno degli altri. Adesso anche le banche hanno esaurito i budget. Il governo doveva concedere un regime transitorio prima di varare nuove regole sui cantieri già iniziati. Ci sono aziende che hanno raddoppiato i capannoni e assunto decine di persone per sostenere la crescita della domanda del settore e oggi rischiano di saltare. Gli imprenditori onesti che hanno investito credendo nello Stato sono spazzati via, i veri truffatori sono già fuggiti”. I crediti fiscali si sono trasformati nei soldi del Monopoli, ma il loro falò brucia aziende e persone vere.

“Così mandano migliaia di famiglie sul lastrico…”

L’EX SOTTOSEGRETARIO DEI 5STELLE – “Il Movimento entro l’estate deve chiarire il suo rapporto col governo”

(DI LORENZO GIARELLI – Il Fatto Quotidiano) – “Il governo non può rovinare migliaia di famiglie”. Il Superbonus è una bandiera del Movimento 5 Stelle. Fino al punto, come sospetta qualcuno, da rompere con la maggioranza se il governo dovesse metterla in crisi? L’ex ministro Riccardo Fraccaro, che per conto del Movimento segue il dossier sul bonus legato al dl Aiuti, assicura che non metterà la pistola sul tavolo delle trattative (“non voglio fare ricatti”), ma ammette che il M5S, tormentato da questa e altre spine nel rapporto con l’esecutivo, “dovrà presto chiarire la sua posizione agli elettori”. Dentro o fuori: “Dovremo dare risposte ai nostri elettori prima della pausa estiva”

Onorevole Fraccaro, ci risiamo. Il Superbonus verrà smontato?

È una misura che, al di là dell’apprezzamento che ha ricevuto anche in Europa, va nella direzione giusta in un periodo in cui a tutti sono evidenti il dramma del surriscaldamento globale e la crisi energetica. In più, il Superbonus garantisce una crescita dell’economia, perché l’edilizia è un volano per il Pil. Crescita economica e conversione ecologica possono e devono convivere. L’errore di fondo è stato ritenere che il 110 per cento aprisse le porte alle truffe, che invece hanno riguardato solo per il 3% il Superbonus. Da qui le nuove regole che, per limitarne la portata, hanno di fatto bloccato il meccanismo della cessione del credito, quello che fa funzionare la misura.

Riuscirete a evitare lo stop?

Anche il governo, che di certo non ama questo provvedimento, deve riconoscere che sta trainando l’economia. C’è un tavolo di maggioranza in cui stiamo discutendo possibili soluzioni. A me sembra evidente che non possiamo mandare sul lastrico migliaia di imprese e di famiglie: ci sono aziende che hanno in pancia crediti e che hanno già fatto i lavori correttamente, non possiamo cambiare le regole in corsa. E lo stesso vale per le banche, che hanno esaurito i plafond. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se il governo ha compreso davvero l’importanza di questa misura.

Su questo il M5S potrebbe rompere con l’esecutivo?

Non voglio portare al tavolo questa possibilità, perché il mio lavoro è trovare un accordo e dunque preferisco portare argomentazioni, non ricatti.

Superbonus, inceneritore, armi. Tutte curve pericolose per la tenuta del governo.

Non è questione di singoli provvedimenti, ma di prospettiva politica. Il M5S deve decidere se condivide o meno la direzione in cui il governo vuole portare l’Italia. Se, al di là delle singole misure, non c’è questo presupposto allora varrà la pena fare delle valutazioni.

Gli attivisti però vi chiedono di uscire subito dal governo.

So bene che la maggior parte dei nostri elettori preferirebbe che uscissimo dalla maggioranza. Su questo, credo che dovremo dar loro una risposta chiara e non ondivaga in questi mesi, sicuramente prima della pausa estiva. Qualsiasi sia questa posizione andrà motivata con chiarezza e senza esitazioni.

Il suo nome era tra i possibili fuoriusciti del M5S insieme a Di Maio. Ne ha avuto la tentazione?

Sono un parlamentare del M5S, ma ho sofferto questa scissione. Ho grande stima per di Di Maio e gli auguro ogni bene. Non dimentico quello che abbiamo ottenuto insieme.

Le è spiaciuto vedere andare via così tanti colleghi?

Enormemente, perché con molti di loro ho un rapporto di amicizia che non verrà certo meno. Mi è spiaciuto vedere in questi giorni frasi di scontro molto violente da una parte e dall’altra. Le ho trovate ingenerose.

Se così tanti se ne sono andati, qualche errore sarà stato fatto.

Condivido le parole di Alfonso Bonafede: una leadership deve sapere unire. Un’autocritica su questo va fatta, probabilmente si poteva fare di più nel coinvolgimento di tutti. È bene dirselo, ammetterlo e poi guardare avanti.

A questo proposito, lei è al secondo mandato. Resterà fuori?

Avevo suggerito a Conte di risolvere questa questione all’inizio della sua presidenza perché altrimenti, come poi è successo, col tempo sarebbe potuta esplodere. Ora è inutile nascondersi, si dovrà decidere.

E lei spera nelle deroghe?

Io ho la mia posizione e ne discuto liberamente dentro il M5S, ma essendo in conflitto di interessi non mi sembrerebbe corretto parlarne pubblicamente.

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2 replies

  1. Siamo davanti a una crisi energetica e quindi economica enorme, già ora dovremo iniziare a razionare l’energia per tentare di minimizzare i blackout nelle città e per arrivare all’inverno con scorte di gas decenti.
    Abbiamo una legge che prevede di migliorare l’efficenza energetica, in estate e in inverno, di aumentare la disponibilità di energia rinnovabile con l’aumento di pannelli solari e quindi rendersi più indipendente dalle fonti fossili, di migliorare la sicurezza degli edifici nei confronti dei terremoti, di rilanciare l’economia partendo dall’edilizia, e il governo cosa fa? Ma naturalmente la affossa, what else? Non sia mai che lo stato faccia qualcosa per migliorare il paese, sarebbe una catastrofe per chi vuole portarcelo via a prezzi di saldo dopo il fallimento.

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