“Beppe deve venire qui e guardarci in faccia per parlare del futuro del Movimento”

(Emanuele Buzzi – il Corriere della Sera) – Resettare e ripartire. Giuseppe Conte fa un doppio passo. Da un lato mette nel cassetto la votazione sui due mandati, dall’altro incontra sindaci e consiglieri regionali per fare il punto e frenare una eventuale emorragia locale, dopo lo scouting dei dimaiani. L’appuntamento è nel primo pomeriggio. E dura un paio d’ore. Il leader – secondo quello che raccontano i presenti – fa un discorso chiaro: «Adesso ripartiamo di slancio, chi ha tentennamenti faccia le sue scelte».

L’incontro verte molto su temi locali, ma si parla anche di prospettive future per gli stellati. L’idea è quella di serrare i ranghi e ripartire proprio dalla base. Conte promette di lanciare una piattaforma per i progetti locali, ma Roberta Lombardi frena sui tempi.

«È stata una riunione molto partecipata, con oltre 100 persone collegate e rappresentative di tutte le regioni italiane, in cui i rappresentanti del M5S nelle istituzioni territoriali hanno testimoniato la propria vicinanza al presidente Conte», spiega la coordinatrice. Lombardi vede il vertice come «un modo per ribadire che il nuovo corso del M5S vuole mettere radici in ogni parte di Italia, a partire dai referenti regionali già nominati e da quelli provinciali che entro breve tempo completeranno l’organigramma».

Insomma, in questo momento i territori ritornano centrali. In primo luogo la Sicilia, dove presto si terranno le primarie. Il Movimento rischia di non poter presentare come frontman Giancarlo Cancelleri. La votazione per stabilire deroghe o meno al tetto dei due mandati slitterà, secondo l’Adnkronos di qualche mese addirittura. Una prospettiva questa che, se confermata, fa presagire una stabilità politica nel medio periodo.

«Anche noi ora abbiamo bisogno di tranquillità», ammette un contiano. E spiega: «Dopo la scissione abbiamo la necessità di capire come riprendere il progetto, riassestare i nostri equilibri interni, fare una sintesi». Parole che si scontrano con la linea dura che Grillo, da garante, sta tenendo sul tetto. «Significa uccidere le nostre risorse» spiegano alcuni stellati. Il confronto tra i parlamentari e Grillo sembra non più rinviabile.

«Beppe deve venire qui e guardarci in faccia per parlare del futuro del Movimento. Ci spieghi cosa pensa: vedremo se saremo d’accordo con lui». Le tensioni rimangono, nemmeno troppo latenti. C’è chi evoca lo strappo con il governo. Come l’ex M5S Alessandro Di Battista: «Non so se il Movimento sia finito. Potrebbe avere una possibilità se saprà fare delle scelte scomode, difficili e radicali, come quelle controcorrente su cui nacque», dice Di Battista in una intervista a Tpi.

E spiega: «Potrei riavvicinarmi, ma ad una condizione, che è l’unica accettabile per i tanti delusi, me per primo, di queste ore: uscissero dal governo e facessero opposizione. Lo strappo andrebbe fatto subito, ora, prima dell’estate. Non può essere una svolta dell’ultima ora, magari poco prima del voto. Mi siederei al tavolo con Conte se uscisse dal governo prima dell’estate. Anche se sedersi non significa rientrare».

Le parole dell’ex deputato non vengono prese bene però da una parte dei Cinque Stelle: «Più che al futuro del Movimento, Alessandro pensa al suo di futuro». Sulla questione interviene anche la ministra Fabiana Dadone, che, senza nominarlo, lancia una stilettata a Di Battista: «So che è più facile far saltare il banco ad agosto, non sarebbe neanche una novità, ma non abbiamo mai cercato soluzioni semplici a problemi complessi. Non esistono. Le sirene degli uomini della provvidenza che ci vogliono fuori dal governo dovrebbero restare in vacanza». Intanto Conte torna a battere su temi progressisti, a partire dal salario minimo: «È una battaglia di civiltà per il paese».

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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3 replies

  1. Corriere delle falsità o,se preferite, delle fake news. A me non frega niente di Grillo ,di Conte , e dei debiti veri o presunti di m5s ma , chi scrve in questo modo non ha nessuna credibilità. Dopo la lista apocrifa di proscrizione verognosa che racchiudeva tutte le menti più libere e indipendenti del paese, questo giornale non ha nessun diritto di giudicare nessuno. Ancor più se si pensa alla sua storia di giornale fascista sotto il ventennio e oggi posseduto da un tizio che contemporaneamente paga Giletti e una pseudo giornalista pdina blaeriana come la Merlino nonchè il ruffiano dei ruffiani Mentana, per buttare monnezza addosso a tutti quelli che cercano di sottrarsi al conformismo liberista americanocentrico e alla corruzione imperante.

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  2. Qualcuno pensa davvero che Beppe, quello che ha affondato da tempo il movimento (ben prima di Draghi grillino), possa essere il risolutore, roba da dementi.
    Non ce l’ho fatta a leggere l’articolo, c’è un limite anche alle cazzate.

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