Tweet per 7 follower e pezzi datati: ecco la “rete” filorussa

Sorvegliato pure il convegno di “DuPre” con ospite Orsini. Una rete “pro Putin”, una “minaccia ibrida” che inquina il dibattito pubblico e mina la sicurezza nazionale. Con queste parole d’allarme, il Corriere della Sera ha raccontato […]

(DI MICHELA AG IACCARINO E TOMMASO RODANO – Il Fatto Quotidiano) – Una rete “pro Putin”, una “minaccia ibrida” che inquina il dibattito pubblico e mina la sicurezza nazionale. Con queste parole d’allarme, il Corriere della Sera ha raccontato l’indagine del Copasir sulla rete sovversiva. Gli elementi del dossier, anticipati in questi giorni, sono basati su fonti aperte (social, siti e piattaforme online): chiunque può verificarli e farsi un’idea sulla consistenza della minaccia.

Il Corriere fa coincidere l’inizio della campagna con una petizione su Change.org “contro la disumanizzazione del popolo russo da parte dei nostri media”, pubblicata il 28 marzo. Il numero di firme è contenuto: 28mila persone. Il testo dell’appello è rivolto al ministro della Cultura, Dario Franceschini, contesta “la possibilità di chiusura di un corso su Dostoevskij in un’università di Milano” e gli chiede “di scoraggiare e se possibile fermare qualsiasi azione di ostracismo culturale o di odio etnico”. Gli argomenti sono ragionevoli e si fatica moltissimo a coglierne la portata sovversiva. L’autore della petizione è un giovane architetto di Oristano di nome Gabriele Pettinau, fuori dagli elenchi dei “sediziosi” (su Twitter il suo profilo ha 7 follower ed è inattivo dal 2017). Per il Corriere il suo appello sarebbe stato ripreso addirittura da Sergej Lavrov “nel suo ennesimo attacco al nostro Paese”.

Un altro momento saliente della “minaccia ibrida” sarebbero gli interventi del freelance Giorgio Bianchi e di Alessandro Orsini a un convegno della “Commissione dubbio e precauzione”, il 2 aprile. Si citano le parole di Bianchi contro le sanzioni, “una pistola che spara direttamente nelle mutande del contribuente e delle imprese europee”. Opinione discutibile, ma espressa in un incontro pubblico, non in una riunione carbonara. Il video è su YouTube, le visualizzazioni non sono oceaniche: 40 mila.

Altra pistola fumante. il “mail bombing” contro la rimozione dell’ex 5Stelle Vito Petrocelli dalla presidenza della commissione Esteri del Senato (per il suo tweet sulla “LiberaZione”). Avrebbe coinvolto alcune centinaia di mail “spammate” a tutti i senatori, spiegano fonti di Palazzo Madama, ma inviate da persone reali (non troll o bot), con generalità e numeri di telefono. Buona parte dei messaggi peraltro sarebbero stati filtrati in automatico come spam dai server del Senato. Un “bombardamento”, scrive il Corriere, che potrebbe tornare attorno al 21 giugno, quando si voterà la risoluzione sulle armi voluta da Giuseppe Conte. Di nuovo: quale sia la portata minatoria è incerto, al di là del fastidio per gli eletti, che per alcuni giorni devono cancellare messaggi identici.

Ancora più difficile è interpretare il peso dei “congiurati” del putinismo finiti in prima pagina. Manlio Dinucci viene presentato come ispiratore “di mezzi di informazione statali russi”, citato da Putin in persona, per un vecchio articolo pubblicato sul Manifesto nel 2019 e riproposto dopo l’inizio del conflitto (“Ucraina, era tutto scritto nel piano della Rand Corporation”, il titolo). Ha 84 anni ed è noto per lo più agli utenti di Visione tv, il canale web di Giorgio Bianchi, i cui video su Youtube registrano tra le 8 e le 80mila visualizzazioni. Bianchi è il più popolare degli esponenti di questa nicchia web che dovrebbe minacciare la sicurezza nazionale (pur operando a cielo aperto). Classe 1973, è un fotoreporter di guerra che si è recato spesso in Donbas dal 2014: i suoi scatti sono stati pubblicati sulle stesse testate dove ora viene definito un propagandista di Mosca. Ha un canale Telegram con 111mila follower, per lo più filorussi e no vax, dove alterna analisi di geopolitica con meme a bassa intensità intellettuale (tipo: “In regalo una bandiera ucraina a chi si fa la quarta dose”). I “congiurati” scoperti dal Copasir frequentano volentieri le tv italiane, cui fanno comodo per rappresentare (a volte in modo folkloristico) gli argomenti di Mosca. I servizi di Maurizio Vezzosi, un altro della rete, sono stati trasmessi a Non è l’Arena (ma scriveva di Ucraina sull’Espresso già dal 2017). Cesare Sacchetti invece è ormai da anni un “principe dei complottisti”: il sito Newsguard l’ha inserito tra i diffusori della disinformazione sul Covid. Su Telegram ha 59mila follower. Tra bufale, élite sataniste e rettiliani, il suo blog “La cruna dell’ago” è un ricettacolo di propaganda di QAnon. Con minacce così, la sicurezza nazionale dovrebbe dormire sonni tranquilli.

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3 replies

  1. E questo mentre in Ucraina hanno arrestato più di 4.000 persone in maniera illegittima da inizio guerra.

    Meditiamo su cosa sia il Corriere.

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  2. E Mazzucco e Quaglia e il compianto Giulietto Chiesa non sono d’interesse per il maccartismo nostrano ? Loro ci fanno sapere senza peli sulla lingua i loro pareri documentati da anni ma non rappresentano un pericolo. Evidentemente per loro è meglio ignorarli per non propagandarli involontariamente .

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  3. Siamo in guerra e tutto fa brodo per disinformare: la mission è confondere l’ opinione pubblica. La famosa notte in cui tutte le vacche sono nere ed i lupi, che nel buio ci vedono benissimo, agevolmente attaccano.

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