I paradossi del progresso

Un lungo opulento periodo di pace, gli scossoni delle crisi del capitalismo, la pandemia e poi la guerra: nonostante tutto non stiamo imparando a ridurre le diseguaglianze. Non credo, a differenza di Esiodo, che ci sia stata in tempi lontani una mitica età dell’oro […]

(DI DOMENICO DE MASI – Il Fatto Quotidiano) – Non credo, a differenza di Esiodo, che ci sia stata in tempi lontani una mitica età dell’oro; né credo, con Pasolini, che la società rurale abbia offerto ai nostri antenati alcuni millenni di serena convivialità contadina; neppure credo, come Adriano Olivetti, che si possa creare una comunità felice in una fabbrica gremita di catene di montaggio.

Ho potuto godere in prima persona i vantaggi offerti dall’industria e condividere le speranze con cui, dopo la Seconda guerra mondiale, abbiamo imboccato l’esperienza post-industriale. Ne ho tratto la consapevolezza che questo in cui viviamo non è il migliore dei mondi possibili, ma è certamente il migliore dei mondi esistiti finora.

E spiego perché.

Mai prima d’ora il pianeta era stato abitato da quasi otto miliardi di esseri umani, in gran parte istruiti, informati, interconnessi, che ogni mattina si svegliano e cominciano a pensare, ogni sera si addormentano e cominciano a sognare. Mai prima d’ora il 46% di tutti i Paesi del mondo era stato governato in modo democratico. Mai avevamo avuto tante fabbriche per produrre e tanti supermercati per consumare; mai avevamo prodotto tanti beni e tanti servizi impiegando così poca energia umana. Mai eravamo stati capaci di creare in dieci mesi un vaccino con cui salvare milioni di vite; mai avevamo avuto tanti analgesici per debellare il dolore fisico e tanti psicofarmaci per alleviare la sofferenza mentale. Mai avevamo avuto tante informazioni e così tempestive, tante protesi meccaniche e tanti trastulli elettronici che ci aiutano a non dimenticare, a non annoiarci, a non perderci, aumentando a dismisura la nostra realtà.

Ma non c’è progresso senza felicità e non si può essere felici in un mondo segnato dalla distribuzione iniqua della ricchezza, del lavoro, del potere, del sapere, delle opportunità e delle tutele. Quest’inumana disuguaglianza non avviene a caso, ma è lo scopo intenzionale e l’esito raggiunto di una politica economica che ha come base l’egoismo, come metodo la concorrenza e come obiettivo l’infelicità. Lo aveva già capito molto bene Karl Marx: “Siccome una società, secondo Smith, non è felice dove la maggioranza soffre […] bisogna concludere che l’infelicità della società è lo scopo dell’economia politica. […] Gli unici ingranaggi che l’economia politica mette in moto sono l’avidità di denaro e la guerra tra coloro che ne sono affetti, la concorrenza”.

Il sistema post-industriale in cui ci troviamo a vivere è condizionato da due fattori – progresso e complessità – che pongono innumerevoli sfide al nostro innato desiderio di felicità.

L’idea di progresso, i dibattiti, le speranze e le imprese che ha suscitato, ma anche gli strappi e le vittime che ha provocato, costituiscono uno dei capitoli più affascinanti e terribili della storia umana. Grazie al progresso abbiamo goduto di una così lunga e crescente prosperità da introiettare l’idea che le risorse del pianeta sono infinite e infinita è la possibile crescita del Pil. Tra il 2006 e il 2017 Deirdre Nansen McCloskey ha pubblicato una trilogia di 1.700 pagine dedicata alle virtù, alla dignità e all’uguaglianza borghese in cui il merito di questa crescita è fatta risalire all’innovismo del “Grande Patto Borghese”, cioè al liberismo e al neoliberismo. A suo dire, ognuno di noi si è arricchito del tremila per cento e l’arricchimento si diffonderà a livello mondiale senza corrompere l’animo umano.

Nonostante queste dichiarazioni così imprudentemente gaudiose, anche prima che sopraggiungesse la pandemia del 2020, molti autorevoli studiosi della condizione umana avevano scorto nelle pieghe del tumultuoso progresso tecnologico, tra le righe delle relazioni addomesticate dalle agenzie di rating e dietro la bonaccia di una pace duratura, le minacce di possibili sciagure. Nel 2007 Dominique Belpomme, esperto mondiale di salute ambientale, aveva scritto: “Ci sono 5 scenari possibili della nostra scomparsa: il suicidio violento del pianeta, per esempio una guerra atomica […]; la comparsa di malattie gravi, come una pandemia infettiva o una sterilità che determini un declino demografico irreversibile; l’esaurimento delle risorse naturali […]; la distruzione della biodiversità […] e, infine, delle modificazioni estreme nel nostro ambiente come la scomparsa dell’ozono stratosferico e l’aggravamento dell’effetto serra”.

Mentre il Covid-19 mieteva milioni di vite, gli umani hanno continuato a distruggere la biodiversità, esaurire le risorse naturali, causare la scomparsa dell’ozono e aggravare l’effetto serra.

Per ora sappiamo che, con la caduta del Muro di Berlino, il comunismo ha perso ma il capitalismo non ha vinto perché l’uno aveva imparato a distribuire la ricchezza ma non la sapeva produrre; l’altro ha imparato a produrre la ricchezza ma non la sa distribuire.

D’altra parte, sappiamo pure che ogni progresso fa le sue vittime, che chi promuove il progresso tende a disinteressarsi delle vittime e chi difende le vittime tende a disinteressarsi del progresso.

L’effetto complessivo è una contrapposizione tra due estremi: gli entusiasti acritici che guardano al progresso come “violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo” come diceva il Manifesto del Futurismo; e pessimisti ipercritici che guardano al progresso come causa perversa e irriducibile dello snaturamento dell’uomo. A questi occorre aggiungere tutti coloro che negano l’esistenza stessa di progresso, lamentando che non ci sono più le mezze stagioni.

5 replies

  1. Urge un nuovo partito di “conservatori”. Di tutto quello che è stato raggiunto e che i “progressisti” odierni tentano in ogni modo di distruggere.

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  2. Segnalo:
    https://www.pressenza.com/it/2022/05/jeremy-corbyn-ogni-milione-di-dollari-speso-in-armi-viene-sottratto-a-scuole-ospedali-alloggi-e-lotta-alla-fame-nel-mondo/

    Jeremy Corbyn: ogni milione di dollari speso in armi viene sottratto a scuole, ospedali, alloggi e lotta alla fame nel mondo

    20.05.22 – Pressenza Athens
    Quest’articolo è disponibile anche in: Greco

    Ο Τζέρεμι Κόρμπιν, φωτογραφία pressenza. (Foto di Pressenza)
    Il 13 maggio 202 tre membri di Internazionale Progressista – Jeremy Corbyn, Etche Temelkuran e Yanis Varoufakis – hanno indetto una conferenza stampa per pubblicizzare la Dichiarazione di Atene in relazione all’intervento russo e alla guerra in Ucraina. Ecco alcuni punti delle dichiarazioni di Jeremy Corbyn.

    L’intervento russo in Ucraina è assolutamente sbagliato, a prescindere dalle circostanze e dobbiamo condannarlo a livello internazionale. Le vittime della guerra sono i cittadini ucraini, che lasciano il loro Paese a centinaia di migliaia e vengono accolti – a volte meno e a volte più – dai Paesi europei confinanti. Questa è la cosa giusta e umana da fare. Purtroppo, questo stesso volto umano non è stato mostrato dagli Stati europei nei confronti dei rifugiati provenienti dall’Afghanistan, che ha subito vent’anni di occupazione ed è uno dei Paesi più poveri del mondo, con una crisi di denutrizione e insicurezza. Purtroppo, lo stesso vale per le vittime della guerra in Siria, Libia, Yemen, nella Palestina occupata e altre parti del mondo.

    Dove ci porta tutto questo? Gli orrori della guerra in Ucraina stanno distruggendo vite e luoghi, minacciando la catena alimentare globale e soprattutto le regioni dell’Africa e del Medio Oriente. I costi dell’energia stanno aumentando a livello internazionale. Le complicazioni economiche di questa guerra avranno un impatto sulle popolazioni e a causa delle disuguaglianze nell’economia, l’impatto negativo maggiore riguarderà le persone e i Paesi più poveri, mentre gli ultimi a essere colpiti saranno le persone e i Paesi più ricchi.

    La mia domanda è rivolta alle istituzioni. Il linguaggio utilizzato soprattutto dai leader mondiali e dai media internazionali è bellicoso e il dibattito si svolge in termini di militarizzazione. Perché il Segretario Generale delle Nazioni Unite A. Guterres ha impiegato così tanto tempo per visitare Mosca e Kiev? Perché non è stato coinvolto fin dal primo momento per cercare di raggiungere un cessate il fuoco e guidare un processo per garantire la pace e la sicurezza?

    Il significato della Dichiarazione di Atene è che se continuiamo a sviluppare sempre più alleanze militari e a spendere sempre di più in armi di distruzione di massa, dovremo affrontare quanto segue: ogni milione di dollari che spendiamo in armi è un milione di dollari che viene sottratto a scuole, ospedali, alloggi e lotta alla fame nel mondo. La pandemia non ci ha davvero insegnato nulla sulla disuguaglianza e sull’insicurezza globale?

    Oggi chiediamo un cessate il fuoco urgente e immediato e le opportune garanzie da parte delle principali potenze mondiali per un futuro di pace e sicurezza. Abbiamo avuto questa opportunità nel 1991, quando l’Unione Sovietica si è sciolta con la fine del Patto di Varsavia, ma non l’abbiamo sfruttata a sufficienza. Accolgo con favore il cessate il fuoco che ha finalmente avuto luogo in Yemen e spero che questa situazione sia l’inizio di una pace più ampia in Medio Oriente, ma a questo proposito mi riservo di essere ottimista. In quest’area geografica ci sono persone che non hanno mai conosciuto la pace, ad esempio in Palestina. Eventi come la morte di Shirin, la vostra collega, una brillante e meravigliosa giornalista, che è stata colpita alla testa mentre cercava di raccontare la verità, accadono spesso e non aiutano la voce di pace che noi dell’Internazionale Progressista portiamo qui oggi nella bellissima Atene.

    A una domanda sulla direzione dell’Unione Europea sulle questioni di pace e guerra, Corbyn ha risposto tra l’altro:

    La direzione che sta prendendo l’Europa sembra andare oltre il carattere di blocco economico, per diventare un blocco che si avvicina alla NATO. Questo è ciò che è successo dopo Lisbona. Credo che questo sia deplorevole, perché alcuni di noi volevano che l’Europa svolgesse un ruolo diverso, che si sforzasse di raggiungere una maggiore coesione sociale, che convergesse su un salario minimo unico e su una strategia economica che non punisse i Paesi, come è successo ad esempio alla Grecia, colpita in modo così grottesco sia dalla BCE che dall’UE.

    Alla domanda della nostra agenzia su quali iniziative possano essere intraprese dai movimenti sociali per contribuire al cessate il fuoco in Ucraina e alla ricerca di una soluzione pacifica, ma anche per contrastare i miti sull’eterna inimicizia tra la Grecia, la Turchia e Cipro, Corbyn ha risposto:

    Nella mia comunità a Londra si parlano circa 17 lingue, persone provenienti da molte parti del mondo hanno trovato un posto dove stabilirsi e vivono relativamente bene insieme. Abbiamo comunità provenienti dalla parte settentrionale e meridionale di Cipro che vivono in quell’area dal 1974. Abbiamo anche generazioni successive di curdi, persone provenienti da Iraq, Siria e Turchia. Il loro dolore è evidente, ma sono tutti alla ricerca di soluzioni, poiché nei loro Paesi d’origine sono stati a lungo al potere governi oppressivi. La Grecia ha conosciuto la giunta dei colonnelli e prima ancora l’occupazione nazista e la guerra civile. Le agitazioni e le rivolte popolari sono riuscite a liberare la Grecia dalla giunta e lo stesso è accaduto a Cipro. Si tratta quindi di dare alle persone l’opportunità di rispettare se stesse, di esprimersi e di comprendere la gioia di un mondo multiforme. Abbiamo intitolato il summit dell’Internazionale Progressista “La fine del mondo”, perché doveva svolgersi nella Terra del Fuoco, ma a causa della pandemia si è poi tenuto online. Il titolo però è rimasto. Nel mio contributo al dibattito ho descritto le criticità del pianeta, la disuguaglianza e l’insicurezza alimentare internazionali e il disastro ambientale. Il nazionalismo e la guerra non risolveranno nessuno di questi problemi. Potranno farlo solo un’azione collettiva verso la pace e la sostenibilità, la comprensione della nostra storia comune e la speranza per la prossima generazione, non l’energia centrifuga tra di noi, ma l’azione centrifuga verso la pace. Non è facile, né popolare, ma c’è molto da fare e questo è il nostro obiettivo.

    Alla domanda sulle sconfitte della sinistra e sull’incapacità di attuare le politiche che sostiene, ha risposto:

    Sì, ci sono stati risultati elettorali che non mi sono piaciuti, come il risultato del referendum sull’uscita dall’Unione Europea, o quello delle elezioni nazionali del 2019. Questo significa che dovrei stare zitto e muto per i prossimi cinque anni e lasciare che qualcuno guidi ciò che diciamo, ciò che crediamo e ciò che facciamo? No. Mi schiererò sempre dalla parte della giustizia, della pace, della speranza e con le giovani generazioni, che stanno vivendo lo stress del debito, della povertà, dell’insicurezza, del caro casa, della mancanza di opportunità di lavoro, che stanno affrontando pandemie, guerre e il modo in cui l’economia globale si sta ricostruendo sotto i nostri occhi a favore degli oligarchi e dei potenti. Ci sono eccezioni, come i Paesi che hanno dato priorità ai loro movimenti sociali, come i Paesi dell’America Latina, o i movimenti dei contadini in India. La politica è giustizia e speranza, ma significa anche stare dalla parte di chi parla per tutti noi. Siamo al fianco dei giornalisti che hanno rischiato e perso tutto, che sono stati uccisi in molti Paesi del mondo perché si sono alzati in piedi e hanno detto la verità. Siamo al fianco di Julian Assange, che ci ha rivelato tante verità sul mondo e che ora rischia l’estradizione negli Stati Uniti, con una condanna a 175 anni in un carcere di massima sicurezza. La nostra voce è quindi una voce collettiva per la pace, la giustizia e i diritti umani.

    (Peccato che ai Corbin, i loro stessi partiti, impediscano di arrivare a governare….)

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  3. Quando non si è al governo si può fare e dire di tutto: applausi facili.
    L’ opposizione è molto comoda, non occorre mediare nè difendersi da “attacchi” che vengono da ogni dove, nè ricorrere a compromessi.
    Abbiamo visto più volte come si cambia (anche obtorto collo) se si vuole rimanere al potere.
    Purtroppo è così.
    Molto facile essere “da applausi” stando all’ opposizione.

    ( La GB ci ha guadagnato molto dall’ uscita dall’ UE. Uscita “prescritta” dagli US. I nostri media prevedevano sfracelli e morti di fame in strada, e invece…Scelgono fior da fiore. Ma sono “cattivi”, ovviamente… La perfida Albione…)

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  4. Analisi dei problemi carente e truffaldina, perché è ipocritamente assente l’unica soluzione: il problema della crescita demografica. Senza il dimezzamento (almeno) delle persone in tempo breve, non ci potrà essere soluzione all’ingiustizia sociale, alla guerra, alla fame e al più grave e pericoloso di tutti quello ambientale.
    Senza una drastica soluzione del problema demografico l’umanità sarà presto defunta.

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    • Il problema è che si lasciano morire gli anziani per rubare i loro contributi pensionistici e non spendere soldi “inutili” in Sanità.
      Invece occorrerebbe limitare le nascite( dice niente la “maternità responsabile, così di sinistra un tempo?).
      Ma il numero – di giovani- fa ancora la forza: schiavi sfruttabile e intercambiabili e, nel caso, esercito con millanta soldati giovanissimi e come tali più indottrinabili e portati alla violenza.

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