Massimo Cacciari: “Rischiamo uno scontro atomico: sì al referendum nel Donbass”

(Giulia Cazzaniga – La Verità) – Lui che è sempre stato sulla posizione verso la quale – «con colpevole ritardo» – oggi alcuni leader europei si stanno convertendo, è così avvezzo al dibattito italico che è difficile domandargli qualcosa che lo irriti.

Anche se nei giorni scorsi lo hanno fatto arrabbiare in tv, quando hanno accostato Putin a Hitler «senza alcun fondamento scientifico e storico». In questa intervista il professor Massimo Cacciari ci spiegherà, anche, il perché. Difficile farlo parlare di politica interna – «lasciamo perdere che è meglio» -. E guai a dargli del pacifista.

C’è aria di riposizionamento?

«Al di là della ovvia, doverosa denuncia della violazione del diritto internazionale perpetrata dalla Russia nei confronti di uno Stato sovrano, c’erano fin dal principio i margini di trattativa.

Una strada che hanno tentato in prima battuta i tedeschi, che sono però stati subito silenziati. Ora riprende, faticosamente, con Emmanuel Macron».

Difficile intravedere una via d’uscita se Mosca evoca la guerra nucleare, un confronto aperto con la Nato e pure il «ricatto» alla Finlandia appena si dice pronta per entrare nell’alleanza.

«E invece è proprio indagando le cause della crisi, che la si può intravedere».

In sintesi quali sono?

«Uno: la Russia di Putin non se l’è ancora messa via sul fatto che il suo ruolo nella geopolitica internazionale non può essere quello dell’Urss. Tuttavia, derubricarla a paesello qualsiasi è altrettanto irrealistico».

Due?

«Era certo utopistico pensare che la Nato sarebbe finita dopo la guerra fredda, come chiedevano tanti ex comunisti, ora atlantisti a oltranza. Ma nessuno, alla caduta del Muro, neppure nel governo americano di allora, aveva dichiarato che dovesse addirittura rafforzarsi».

E «abbaiare alle porte della Russia», facilitandone l’ira, come ha detto il Papa?

«Sì, beh, la Chiesa oggi fa il suo mestiere: la messa fuori legge della guerra, per usare lo slogan di Gino Strada. Io però penso che sia proprio sbagliato aggiungere un “ismo” alla parola pace.

Finché ci saranno uomini, ci saranno anche nemici. È inevitabile che nei rapporti tra potenze si possa giungere a un punto in cui i margini di trattativa si esauriscono. L’extrema ratio della politica è la guerra. E servono le armi per farla».

E qui veniamo al punto numero tre?

«Alle nazionalità russofone presenti in Ucraina. E una di queste è stata assalita dall’esercito ucraino qualche anno fa con l’Europa che ha fatto finta di non accorgersene».

Quindi che si può dire a Putin?

«Quel che gli sta provando a dire la Francia. Non c’è più l’Urss, la guerra fredda è finita da un pezzo e le ragioni di Yalta non sussistono oggi, quindi i Paesi dell’ex Patto di Varsavia fanno quello che vogliono e tu, caro Putin, non puoi deciderne la politica estera».

Sembra facile a dirsi ma…

«Non lo è. Tuttavia è l’unica strada possibile, con un referendum controllato rigorosamente dalle Nazioni unite nei territori del Donbass, il cui risultato va rispettato. Il principio di autodeterminazione è sancito in questi casi dal diritto internazionale come la condanna dell’aggressione. Punto. E l’Ucraina, come qualsiasi Stato sovrano, deciderà poi come e con chi allearsi».

Missili puntati verso Mosca compresi?

«Nato, Usa e Ucraina vorranno giocare a questo gioco con la Russia. Padroni. E il resto del mondo giudicherà. La Russia purtroppo o per fortuna non può farci nulla. E poi, scusi, farebbero diversamente gli Usa?».

Mi prende in giro?

(La voce si fa sarcastica, ndr) «Scherza? Mettiamo ci fosse in Messico una rivoluzione castrista e i messicani volessero posizionare missili atomici a due passi da Houston, cosa farebbero gli Usa? Naturalmente ne rispetterebbero le decisioni, non le pare? Come a Cuba negli anni Cinquanta, o come in Vietnam, o come in Iraq… Una potenza democratica che esporta democrazia nel mondo non potrebbe comportarsi diversamente».

Veniamo a noi. Salvini dice basta alle armi in Ucraina. Conte chiede il voto perché lo scenario è cambiato, Letta si riposiziona.

«Non stiamo neanche a parlare di politica interna, guardi. La sinistra poi è proprio meglio che la lasciamo perdere: la débâcle culturale procede inarrestabile da un trentennio».

Sulla politica internazionale ha però un’occasione?

«Ma quale? Quell’indigeribile composto che i giornali insistono a chiamare “centro-sinistra” non ha un piano sulle politiche fiscali, sociali, economiche, finanziarie. E ha anche perduto memoria storica.

Non parlo di ex comunisti, che ormai sono quasi tutti morti, ma ex socialisti che dimenticano Craxi e Sigonella, ex Dc che dimenticano i rapporti dei Moro e anche degli Andreotti con i palestinesi».

E gli altri partiti come si comportano?

«Tutti costretti a obbedire. Alcuni convinti, altri obtorto collo. Ma tutti obbedienti. C’è poco da fare: la guerra ha mostrato in tutta evidenza una dissimmetria radicale nei rapporti di forza tra gli Stati dell’Occidente. Finché si esprimeva sul piano economico, potevi pure nasconderne la radicalità. Quando si spara, però, allora emerge nuda e cruda. In guerra, come nelle navi in tempesta, deve esserci un comandante unico».

Si è letto però che Draghi da Biden ha detto che occorre uno sforzo per parlare con la Russia.

«Ma pensa te quale saggezza. Si è scoperto che se devo trattare una persona non comincio dicendogli che è un macellaio? Pensi lei se l’avessi insultata a inizio intervista, forse mi avrebbe messo giù il telefono, non crede? Spero che Draghi glielo abbia spiegato, questo, a Mr. Biden».

Pare gli abbia anche detto che le posizioni di Usa e Ue non divergono, ma stanno cambiando.

«Meglio sarebbe stato accorgersene prima. Sono 14 anni che si susseguono colpi di Stato e guerre civili da quelle parti e l’Europa assiste silenziosa, così come accadde con l’ex Jugoslavia. Questa è anche una guerra per interposta persona: i poveri ucraini. Ma è stato dal principio evidentissimo che è nella sostanza un conflitto Usa-Russia».

Dirlo le settimane scorse voleva dire essere tacciati di putinismo.

«Mai sono tanto imperversati gli idioti come in questa tragica occasione».

Il premier nel suo viaggio a Washington ha anche fatto notare che ora la Russia non è più Golia.

«Perché, è mai stata forse invincibile? E di grazia, il Davide chi era? Questo è frutto della disinformazione totale».

Pare che gli americani siano stati «freddi» di fronte a questo discorso di Draghi.

«Tutta la strategia degli americani a partire dalla guerra del Golfo si basa su questo calcolo, sia chiaro: del tutto legittimo per una potenza imperiale: allarghiamo la Nato e rafforziamola, la Russia dovrà abbozzare perché sa di non poter sostenere una dura competizione con noi su nessun piano, neppure su quello militare.

La guerra atomica che pone fine al pianeta, alla natura, alla galassia non è che una leggenda da anime belle. Anche con l’atomica ci sarebbe un vincitore e un vinto. E quest’ ultimo sarebbe la Russia».

Può davvero scatenarsi una guerra nucleare?

«Se continuano a non ragionare, certamente sì. La prima guerra mondiale non la voleva nessuno, eh… La seconda invece è stata progettata e programmata, per un disegno di dominio costruito su una base ideologica».

Da un uomo che però lei si rifiuta di paragonare a Putin.

«Sono battute propagandistiche senza il minimo fondamento storico. Gli Usa, ribadisco, sanno che la Russia vive con un’angoscia che la porta, come per l’Ucraina, a scelte sciagurate, problemi di sicurezza, ben cosciente della propria debolezza nei confronti sia degli Stati Uniti sia della Cina».

Che farà Putin?

«Vediamo. Deve dimostrare un realismo finora non dimostrato. Ma nessun Paese si può suicidare. Se però la Nato afferma, ad esempio, che “non si tratta sulla Crimea”, non c’è altra soluzione che la continuazione della guerra. Esattamente come se la Russia dicesse che vuole fare dell’Ucraina una propria colonia».

Due anni di pandemia e poi questo conflitto. E lei, Cacciari, sempre molto critico sul ruolo della politica.

«Una nuova Costituente andava aperta in Italia già trent’ anni fa. Ma non abbiamo fatto altro che peggiorare la nostra Costituzione e abortire ogni disegno serio. L’indebolimento delle assemblee rappresentative è drammatico e forse ormai irrimediabile».

Così grave?

«Se guardiamo alla classe politica, direi proprio di sì: gente che dice di stare bene quando è invece un malato grave. Stavano così bene che sono stati costretti a rieleggere Sergio Mattarella e poi dicono pure: “Guarda come siamo bravi, ha vinto la politica”. Cecità o malafede?».

Chi comanda davvero?

«I poteri finanziari, i colossi della comunicazione sono diventati i veri parlamenti. Tranquilli, non ci sarà più un fascismo in Occidente, non c’è più bisogno di un Mussolini che chiude le “aule sorde e grigie”. Si stanno arrangiando per conto loro».

Perché c’è la democrazia?

«Si sta definitivamente estinguendo quel che chiamavamo partecipazione. I corpi intermedi, sindacati e organizzazioni di categoria, languono come “clienti” del potere. I partiti vanno e vengono come le mode. I sistemi di controllo sociale sono diventati raffinati e indolori.

È chiaro che il mondo economico e finanziario globalizzato – e non lo puoi più rinchiudere né nei vecchi istituti e a stento nei vecchi Stati – determina i nostri destini insieme con il potere tecnico-scientifico. È tempo di ripensare la democrazia, sulla base di una diagnosi amara, ma realistica».

3 replies

  1. Il Mondo non si potrà più “rinchiudere nei vecchi istituti” ma l’ essere umano è sempre quello “della pietra e della fionda”, è gregario e territoriale altro che “uomo nuovo globalizzato”.
    Alla fine si torna sempre lì.
    Ai tempi lunghi dell’ evoluzione la “tecnologia” fa un baffo.

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  2. “derubricarla a paesello qualsiasi è altrettanto irrealistico”. Tra dieci anni, se sul piano geopolitico no, per via delle atomiche, su quello economico si: l’arretratezza in tutti campi, specie in quello politico, farà si che sul piano globale se la giocheranno 3 attori (Cina, America, Europa), max 4 (con India). Il peso della Russia sarà del tutto irrilevante, nel villaggio globale, e ridotto a quello di uno statarello dittatoriale qualsiasi, come la Corea del nord. Ai russi piace essere soggiogati da una mafia, che si è fatta stato, nazzzista? Amen!

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  3. Mafia che si è fatta stato? Mumble mumble, mi ricorda qualcosa…
    Anche un certo Kennedy, a pensarci bene..
    .

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