Ok “portare la pace”: ora però Draghi lo deve fare

Martedì sera, all’ora di cena, in diretta dallo Studio Ovale, abbiamo ascoltato Mario Draghi citare, forse per la prima volta in questi 77 giorni di guerra, la “gente”, i cittadini, i popoli, che “in Europa si chiedono cosa possiamo fare […]

(DI ANTONIO PADELLARO – Il Fatto Quotidiano) – Martedì sera, all’ora di cena, in diretta dallo Studio Ovale, abbiamo ascoltato Mario Draghi citare, forse per la prima volta in questi 77 giorni di guerra, la “gente”, i cittadini, i popoli, che “in Europa si chiedono cosa possiamo fare per mettere fine a questi massacri, a questa violenza, a questa macelleria”. E quando, rivolto al presidente Joe Biden, che gli sedeva accanto, il nostro premier ha scandito: “La domanda è cosa possiamo fare per portare la pace”, c’è venuta in mente la celebre frase di George W. Bush, quella del “guardate le mie labbra, non ci saranno nuove tasse”. Infatti, guardando le labbra di Draghi, abbiamo capito che da quella affermazione, vista e ascoltata in tutto il mondo, egli non avrebbe più potuto tornare indietro.

Il punto è: come andrà avanti? Perché se il presidente del Consiglio si fosse recato a Washington per accontentarsi di una generica risposta dell’ospite (“da Putin nessun segnale di tregua”) – o di quel “ci penserò” buttato là alla richiesta di chiamare direttamente colui che Biden ha definito “criminale e macellaio” – allora saremmo fermi al consueto gioco delle parti. Ma questa volta giocato con tragico e insopportabile cinismo. Poiché a questo non vogliamo credere, non ci resta che attendere il prossimo 19 maggio quando Draghi spiegherà in Parlamento che cosa intendono fare “per portare la pace”, il presidente Usa, ma soprattutto il governo italiano. Che non sarebbe più da solo a spingere per cercare tutti i canali possibili per un cessate il fuoco, alla luce della svolta negoziale impressa da Emmanuel Macron.

E dunque, assodato anche per Draghi che “la pace sarà quella che vorranno gli ucraini non quella che vorranno gli altri” (leggi la Nato) rimane da capire: 1) Se sul costante invio di armamenti pesanti a Kiev potranno esserci da parte italiana dei conseguenti ripensamenti e in quale nuovo contesto. 2) Se sull’asse italo-francese è destinata a saldarsi l’intera Unione. 3) Fino a che punto Draghi possa ancora insistere nel suo sforzo di “unire la Nato e la Ue”, concetto con cui Biden ha elogiato l’ospite italiano vincolandolo per il futuro. “Europa-Usa interessi diversi”, titolava ieri La Stampa sopra l’articolo di Domenico Quirico. Per trarne le conseguenze, i tempi sembrano maturi.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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5 replies

  1. Considerando la ( per noi inedita) faccia arrossata/felice/emozionata che aveva seduto davanti ai giornalisti accanto a Biden ( avete notato?) il nostro “drago di ghiaccio” temo proprio che “poterà” la qualunque. Biden gli ha promesso qualcosa di grosso oppure semplicemente si sentiva miracolato da cotanta “presenza”?
    La prima, temo…

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  2. Siamo all’apoteosi del doppismo. Da una parte mandiamo armi pesanti da offesa e dall’altro parliamo di pace. Nello stesso tempo il nostro pdc si premura di assicurare l’Ucraina della debolezza e vulnerabilità della Russia e quindi l’incoraggia a continuare la guerra ma poi ,pensando alla posizione di Francia e Germania che se la stanno facendo sotto per la crisi economica spaventosa che ci attende, parla della gente d”Europa che vuole la pace. Ma questo c’è o ci fa ? Invece i nostri giornalisti,compreso l’autore dell’articolo, hanno creduto a un inversione di marcia di Draghi. Pazzesco !

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  3. E tu, Vortex? Non sai che con il verbo potere si può usare l’ausiliare essere o avere, indipendentemente dall’infinito che segue? Dunque, non provare più a correggere Padellaro, caschi male…😝

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