Gas russo: il vero prezzo da pagare per la rinuncia

(Milena Gabanelli e Rita Querzè – corriere.it) – È noto da tempo: per accelerare la fine del conflitto i Paesi Ue dovrebbero smettere di finanziarlo rinunciando a gas e petrolio russo. La ricaduta economia però sarebbe altissima, anche se nessuno ha mai spiegato concretamente «quanto alta», a fronte del prezzo che stiamo già pagando sotto forma di sanzioni, assistenza ai profughi e incognite di una escalation. Oltre a quello incalcolabile delle vite umane.

Cosa si rischia davvero

Tra gli scenari contenuti nell’ultimo Documento di economia e finanza del governo, ce n’è uno in cui si ipotizza per l’Italia lo stop degli approvvigionamenti di gas e petrolio dalla Russia. Si stima una carenza pari al 18% delle importazioni complessive nel 2022 e al 15% nel 2023. Il primo effetto è il razionamento e il conseguente aumento del prezzo. Dai circa 100 €/MWh di fine marzo si potrebbero superare i 220 €/MWh tra novembre 2022 e febbraio 2023. Quindi un ulteriore rialzo a catena dei prezzi che si riversa sulle attività economiche, sui consumi, sull’occupazione. L’inflazione vola a quota 7,6% e, a fine anno, la crescita del Pil si attesterebbe sullo 0,6%, e nel 2023 allo 0,4%. Le previsioni del governo si fermano qui.

Quanto cresce la disoccupazione

A dare un senso a questi numeri ci aiuta l’economista Paolo Onofri, presidente di Prometeia Associazione. Partiamo dal Pil: quest’anno abbiamo già accumulato 2,2 punti di crescita sulla media del 2021; chiudere il 2022 con un +0,6% di media vuol dire perdere nella seconda metà dell’anno tutto il vantaggio accumulato. Avremmo trimestri con segno negativo, con un crollo del Pil nella seconda metà di quest’anno del 2,5%. Uno shock che comporta la perdita di 1,3 punti percentuali di occupazione nel 2022 e di 1,2 punti nel 2023. In concreto: circa 293 mila perderebbero il posto di lavoro quest’anno, e altri 272 mila l’anno prossimo.

I più colpiti

Partiamo dalle famiglie che dovranno affrontare il caro riscaldamento e l’impennata dei prezzi alimentari: due spese incomprimibili. Già nel 2020 quelle con i redditi più bassi mobilitavano il 37,7% del loro bilancio per energia, carburanti, riscaldamento e alimentari, contro il 21,4% delle più ricche. Oggi, secondo stime dell’Direzione Studi e Ricerche Intesa SanPaolo, il quinto più povero delle famiglie spende il 48% del reddito per energia e alimentari contro il 27% delle più benestanti. Vuol dire che 5 milioni di nuclei non riusciranno quest’anno a coprire le spese primarie con i propri redditi. Dal 1 aprile è stato alzato a 12.000 euro il tetto Isee dei nuclei che vengono aiutati. Avranno diritto a uno sconto annuo su luce e riscaldamento. Ne potranno usufruire anche le famiglie con più di quattro componenti e un Isee fino a 20.000 euro. Sono in tutto 34 miliardi i soldi messi in campo per far fronte allo stato attuale delle cose. Ma in uno scenario che vede una riduzione delle forniture del gas russo cresce il numero delle famiglie in difficoltà, e il quadro peggiora ulteriormente per le imprese più energivore come fonderie, vetrerie, ceramiche e cartiere a rischio chiusura per i prezzi troppo alti di gas ed elettricità. A cui si aggiungono le aziende alimentari colpite dall’embargo russo su grano, mais e fertilizzanti.

Quanto serve per compensare lo shock

Il Def dice che di fronte a questo scenario si risponderà con una «robusta manovra di sostegno». In concreto, secondo il professor Onofri per compensare la caduta del Pil, servirebbe una spesa aggiuntiva di 40 miliardi nel 2022, e 40 nel 2023. Queste risorse potrebbero bastare, ma a condizione che vengano indirizzate verso chi ne ha realmente bisogno, cioè le famiglie meno abbienti e le imprese non in grado di fronteggiare prezzi, inflazione, calo dei consumi. E aiutare un’impresa a superare la crisi può costare meno che pagare la cassa integrazione a chi ha perso il lavoro. Il primo nodo è dunque quello di non disperdere denaro pubblico elargendo anche a chi può farcela da solo.

Gli errori da non ripetere

Per calmierare i costi delle bollette sono stati stanziati finora 24,1 miliardi. Di questi 2,8 destinati alle famiglie a basso reddito sotto forma di bonus sociale, 3,8 per sussidi a imprese energivore, 2,7 per ridurre le accise sui carburanti, 1,2 a favore dell’ autotrasporto e agricoltura, 1,8 per ridurre l’Iva sul gas, 11,8 miliardi per cancellare gli oneri di sistema dalle bollette. Ebbene, in realtà almeno una decina stanno andando indiscriminatamente a tutti. Prendiamo gli oneri di sistema: non li paga più la famiglia in difficoltà, ma nemmeno quella benestante e l’impresa che fa profitti. Non li paga chi ha un contratto di libero mercato a tariffa fissa e finora non è stato toccato dai rincari. Fare sconti a tutti non è solo una ingiustizia sociale, ma anche sbagliato sul piano economico perché non incentiva chi può a ridurre i consumi.

Lo scandalo Irap

Le imprese in sofferenza vanno sostenute. Abbiamo aiutato anche quelle che non lo erano. Due anni fa, quando è esplosa l’emergenza Covid, il governo Conte ha deciso che il saldo Irap per il 2019 e l’acconto 2020 andavano cancellati a tutti i soggetti con fatturato sotto i 250 milioni di euro. Dentro al mancato gettito di 3,9 miliardi c’era anche chi stava lavorando a pieno regime, come le aziende farmaceutiche, quelle della logistica, della grande distribuzione, dell’immobiliare. E nemmeno a posteriori hanno dovuto saldare il conto. In tutte le emergenze c’è chi rischia il fallimento e chi aumenta il business. Non possiamo più permetterci di non distinguere gli uni dagli altri, visto che i mezzi ci sono: basta incrociare le banche dati. Finora è mancata la volontà.

Dove trovare i 40 miliardi

Se i 40 miliardi l’anno fossero tutti presi a debito, il rapporto tra debito e Pil non passerebbe dal 151% dello scorso anno al 147% nel 2022 come previsto nel Def, per poi scendere gradualmente fino al 141% nel 2025, ma rimarrebbe al 149% quest’anno e al 145% nel 2025.

Significa caricare sulle nuove generazioni una pesantissima zavorra. Ha senso quindi considerare altre strade: 1) attingere al maggior gettito fiscale generato dall’inflazione; 2) tassare gli extraprofitti delle società che producono energia (il governo è già intervenuto con un prelievo del 10%, ora si parla del 25%, e in uno scenario dove il gas viaggia a 220 euro per MWh il margine d’azione sarebbe decisamente maggiore); 3) recuperare almeno un po’ di quei 31 miliardi di Iva che l’Italia evade ogni anno, la più alta d’ Europa; 4) sui conti correnti presso le banche estere oltre 3 milioni di italiani hanno depositato 200 miliardi, chi non è in regola con il fisco è ora che saldi il conto. La lista con i nomi è sul tavolo dell’Agenzia delle Entrate da 4 anni.

L’imposta di scopo

Alla fine, se tutto questo non bastasse, va spiegato a quel mezzo milione di contribuenti con redditi sopra i 100.000 euro che è necessaria una imposta di scopo limitata al 2022 e 2023. Il terreno è tabù. Ed è comprensibile: le tasse di scopo introdotte nel 1963 per il disastro del Vajont, nel 1966 per l’alluvione di Firenze, nel 1968 per il terremoto del Belice, nel 1976 per quello del Friuli, nell’80 per quello dell’Irpinia, per la missione in Libano nel 1983 e per quella in Bosnia nel 1996 sotto forma di accise sui carburanti non sono mai state tolte. Ma se vogliamo essere solidali nei fatti, la strada va considerata. In alternativa si può, come al solito, lasciare ai nostri figli il conto da pagare.

dataroom@corriere.it

14 replies

  1. A parte tutte le altre considerazioni, da dove viene questa sicurezza nel formulare l’incipit dell’articolo?
    “È noto da tempo: per accelerare la fine del conflitto i Paesi Ue dovrebbero smettere di finanziarlo rinunciando a gas e petrolio russo.”
    E chi l’ha detto? È NOTO da tempo A CHI? Quando mai le sanzioni hanno avuto un qualche effetto? E, in questo caso, men che meno…visto che ci sono gli altri acquirenti già in fila.
    Persino la Gabanelli si abbandona alle frasi fatte e ai concetti distorti della nostra propaganda. 🤦🏻‍♀️

    "Mi piace"

    • Grazie, Carolina.
      Ho trovato l’articolo estremamente interessante! Ne consiglio caldamente la lettura, nella speranza che i portatori insani di isteria russofoba possano almeno, non dico aprire, ma almeno socchiudere gli occhi…
      A tal proposito mi permetto di postare l’incipit dell’intervista:
      “Conflitto russo-ucraino e russofobia, Guy Mettan: “Sta arrivando una nuova caccia alle streghe o una nuova forma di Inquisizione e sarà svolta nel nome del Bene e dei principi morali”
      Il conflitto russo-ucraino ha estremizzato gli effetti della cancel culture, che in Italia covava già da anni in molti mass media e salotti letterari. Quando si parla di «cultura della cancellazione» si intende un sistema con cui si attuano forme di pressione, boicottaggio o subdolo ostracismo verso una persona o un gruppo di persone, che vengono fatte oggetto di indignazione e proteste per poi essere «spontaneamente» estromesse dalle cerchie sociali e professionali. È insomma un’estremizzazione del politicamente corretto, che porta a forme talvolta eclatanti di discriminazione al contrario o addirittura al tentativo di rimuovere dalla memoria collettiva l’esistenza stessa delle persone sgradite. Gli eventi bellici in Ucraina stanno accelerando questo percorso di indottrinamento culturale – se tale si può definire – elevando in questo caso la russofobia a valore sociale insindacabile e irrinunciabile, l’unico modo possibile di vedere le cose che è imposto, pardon «proposto» dal pensiero unico con la sua martellante propaganda. Chiunque provi a discostarsi dallo storytelling del boicottaggio contro la Russia viene abbattuto, anzi chiunque sia russo oppure osi parlare di cultura russa viene additato come traditore, come paria da marginalizzare. Si pensi alla vicenda dell’annullamento del corso su Fëdor Dostoevskij, che lo scrittore Paolo Nori avrebbe dovuto tenere alla Bicocca di Milano, ma che l’Università voleva rimandare sine die sull’onda dell’epurazione promossa dallo stesso sindaco di Milano Beppe Sala, il quale ha praticamente messo alla porta il direttore d’orchestra russo Valery Gergiev del Teatro alla Scala. Ricordiamo poi la reprimenda subita dal sociologo Alessandro Orsini dall’Università Luiss perché durante una trasmissione televisiva aveva tentato di ricostruire e spiegare i passi compiuti dall’Occidente che hanno in qualche modo agevolato lo scontro tra Mosca e Kiev. Sono solo alcuni esempi di come l’Italia sia attraversata da una forma di russofobia isterica e collettiva, che abbatte non statue ma persone. Una forma di maccartismo strisciante che dimostra come la storia non insegni proprio nulla al genere umano. Per approfondire il tema della russofobia in Italia e in Europa abbiamo interpellato il giornalista, storico e politico ginevrino Guy Mettan, autore di un saggio uscito in Italia nel 2016 e oggi di grande attualità, dal titolo “Russofobia. Mille anni di diffidenza“. Un libro capace di denunciare come l’uso strumentale dell’informazione a senso unico produca diffidenza e odio verso la Russia da anni, anzi da secoli.”

      "Mi piace"

  2. “”Tra gli scenari contenuti nell’ultimo Documento di economia e finanza del governo, ce n’è uno in cui si ipotizza per l’Italia lo stop degli approvvigionamenti di gas e petrolio dalla Russia. Si stima una carenza pari al 18% delle importazioni complessive nel 2022 e al 15% nel 2023.”””

    Dalla Gabanelli mi aspetterei dati meno incerti.
    Siamo a maggio, cosa vuol dire lo stop gas e petrolio?
    Immediato, a fine anno, solo petrolio oppure petrolio e gas assieme?
    Fino a pochi giorni fa si diceva, per il gas, che dipendevamo per il 35/40 %.dai russi.
    Ora come si fa a dire carenza del 15% nel 2023?
    Mi sembra una previsione molto ottimistica, visto che anche aumentando tap e gas algerino e gas americano , parliamo di pochi mld di mc.
    A volte, gesticolando per spiegare, si perde il filo del discorso.
    Gianni

    "Mi piace"

  3. Secondo l articolo e’ impossibile fare a meno del gas russo.
    Secondo l articolo sembra ineluttabile una nuova esplosione dei prezzi dell’energia, con effetti devastanti su persone e aziende.
    Ora, se la dinamica dei prezzi dell’energia è stata definita una truffa dal ministro dell’ecologia, compito dei politici dovrebbe essere impedire le truffe, fissando i prezzi massimi per l acquisto del metano
    Se non lo fanno, il dubbio è che sia in atto un percorso di progressiva alienazione di molti asset economici, peculiari del nostro paese, a compratori esteri, ed a prezzi di saldo, visto il deterioramento della loro nn redditività sotto il peso degli extra costi energetici.
    Se non lo fanno, questi politici sono i primi finanziatori di ogni deposta dei paesi produttori di energia, Putin in testa ma in bella compagnia.
    Se non lo fanno, sono i veri putiniani, altro che Orsini e compagnia cantante.
    Se non lo fanno, e dipende solo da loro, sono complici, perché non c’è ambito della domanda e dell’offerta di beni essenziali che non possa essere regolamentato.
    Oltre a chiedersi quale sia la natura della spaventosa quantità di denaro che viene messa sui futures della borsa di Amsterdam.
    Riassumendo, sostenere la guerra e l economia russa con i soldi di cittadini ed imprese, e fare un colpo ferale al nostro sistema economico, magari buttando anche quote importanti del bilancio statale nel vergognoso spreco del riarmo.
    Proprio i migliori!!! Per Putin

    "Mi piace"

    • “compito dei politici dovrebbe essere impedire le truffe, fissando i prezzi massimi per l acquisto del metano”

      e da quando i politici hanno assunto tale potere
      non siamo nella ex CCCP, che poi pure li erano limitati dato che non potevano certamente agire
      nei confronti delle volontà di aziende commerciali straniere

      i politici, al massimo, possono stabilire livelli di tassazione, le accise, e/o andare di sussidi
      che però, per la C.E., dovrebbero essere vietati

      il volo pindarico di Draghi, di fissare un tetto al prezzo d’acquisto dei prodotti energetici
      – ma solo quelli provenienti dalla Russia, ovviamente -, dimostra quanto poco sia quella persona
      al di fuori dell’area di competenza, ovvero dell’essere poco più che un maggiordomo facente funzioni
      dei desideri che arrivano da altre stanze del potere economico.

      non sono i russi a fissare i prezzi di quelle risorse, e se lo fanno, lo fanno
      nel momento della conclusione dei contratti e, nel caso il prezzo che gli viene proposto non fosse,
      a loro giudizio, congruo il contratto non si stipula

      "Mi piace"

      • Per quanto riguarda la Gabanelli, ritengo che molta parte della stima e del rispetto ,che abbiamo riposto in lei e nella sue capacità, andassero in realtà indirizzate all’ottima redazione di Report. Se mi sbaglio, allora o si è imborghesita o si è rincitrullita.
        La chiudo qui.

        "Mi piace"

  4. Dollaro rublo 66
    Gas algeria – 20% spot Amsterdam
    E a partire dal 2023
    Industria italiana addio ma ce lo chiede la von der leyer nipote noto criminale nazista

    "Mi piace"

  5. A me non risulta che le imprese della logistica lavorassero a pieno regime.
    Risultano invece gli extra profitti delle imprese energetiche.
    Il che significa che lo Stato dovrebbe imporre il prezzo in modo tale che non vi sia alcun extra profitto.

    "Mi piace"

    • Ehhhhhhh la l’extra profitto pastura le lobby energetiche e i profumati cda, che poi profumano le consorterie e le massonerie: è un circolo elitario che si fonda sul furto e sul privilegio.
      E ancora attendiamo per le accise e gli oneri….da 40 anni almeno.

      "Mi piace"

  6. “È noto da tempo: per accelerare la fine del conflitto i Paesi Ue dovrebbero smettere di finanziarlo rinunciando a gas e petrolio russo.”

    è noto alla Gabanelli

    ma prima o poi si dovrà pure svegliare…

    se per caso i russi dovessero svegliarsi ed alzarsi con il piede sbagliato e bloccano
    sia il gas che il petrolio qui diretto la fine del conflitto avviene qui da noi

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...