Fermate le armi prima che sia troppo tardi. L’unica via è quella diplomatica

(Davide Vecchi – iltempo.it) – Nei primi sessanta giorni di conflitto in Ucraina i Paesi dell’Unione Europa hanno versato alle casse della Russia 62 miliardi di euro per acquistare petrolio, gas e carbone. Contestualmente hanno mandato a Kiev l’equivalente di 10 miliardi per difendersi. Davvero nessuno si rende conto che stiamo alimentando il conflitto? Nessuno è in grado di fermarsi e riflettere? 

Nei primi sessanta giorni di conflitto in Ucraina i Paesi dell’Unione Europea hanno versato alle casse della Russia 62 miliardi di euro per acquistare petrolio, gas e carbone. Contestualmente hanno mandato a Kiev l’equivalente di 10 miliardi per difendersi. Davvero nessuno si rende conto che stiamo alimentando il conflitto? Nessuno è in grado di fermarsi e riflettere? Gli unici che hanno realmente tentato una via diplomatica sono stati il presidente turco Recep Erdogan e quello francese Emmanuel Macron. L’Onu è arrivata colpevolmente tardi e gli Stati Uniti pare abbiano confuso la Russia con l’Iraq del 1990. 

L’Europa è in grado di porre dei paletti a Washington e farsi rispettare o ha deciso di sacrificarsi inseguendo l’ormai evidente tentativo (utopico) attuato da Joe Biden di distruggere Vladimir Putin? E chi e quando e in base a quali elementi concreti i Paesi e i cittadini dell’Unione hanno deciso di schierarsi contro Mosca sposando la linea americana? Mai. Nel Vecchio continente è poi l’Italia a soffrire maggiormente perché è la più arretrata sul fronte energetico ed è – insieme alla Germania – totalmente dipendente dalle risorse che provengono dall’estero. A causa delle politiche ideologiche che ci riducono a non avere centrali nucleari sul nostro territorio ma averne a 20 chilometri dal confine, in Francia. O disporre di riserve nel mar Adriatico ma non attivarle perché altrimenti gli ambientalisti si piccano. E in questa già evidente commedia surreale il Governo Draghi invece di compiere scelte finalizzate a condurci in due, tre, cinque anni almeno a coprire in autonomia il 50% delle risorse necessarie all’Italia, pensa bene di insistere nell’inviare armi a Kiev e lo fa pure coprendo l’elenco con il segreto. 

Dopo ormai 65 giorni di conflitto sarebbe l’ora di fermarsi e riflettere? Basterebbe usare un minimo di buon senso. Invece continuiamo ad ascoltare alcuni esponenti dell’esecutivo sostenere che si inviano armi per raggiungere la pace. Che è una colossale stupidaggine. In due mesi gli Stati Uniti hanno destinato 3,4 miliardi di dollari in rinforzi bellici per l’Ucraina, appena due giorni fa Biden ha chiesto al Congresso di destinarne altri 33 di cui 20 in armi per Kiev. Qualcuno riesce davvero a credere che una tale portata bellica conduca alla pace? Siamo seri. 

La Nato, l’Onu, l’Europa, chiunque deve attivarsi per tentare in ogni modo le vie diplomatiche. Si ritiene sia la Cina l’unico intermediario possibile? Bene. Si impieghi ogni risorsa possibile per arrivare alla pace smettendola di fingere di credere che siano le armi a interrompere la guerra. È un palese paradosso. Anche perché Biden non intende limitarsi a fermare Putin in Ucraina ma vuole spingersi in Russia. Dopo due mesi il governo Draghi dovrebbe fermarsi e spiegare cosa sta facendo e perché. La maggioranza degli italiani è contraria all’invio di armi e non basta essere parte della Nato a giustificare una sempre più prevedibile guerra sul territorio europeo. Per fortuna nulla è certo e tutto è quindi ancora evitabile. Ma si deve fermare l’escalation bellica, non alimentarla.

2 replies

  1. Come giustamente diceva una giovane attivista dalla Gruber ieri sera, sembra un mondo di matti. Si dà per appurato che la guerra sia necessaria, ed i pacifisti si devono giustificare di esserlo, mentre si entra in guerra perché ce lo chiedono gli USA, la Nato e l’Europa, senza spiegarne i motivi al popolo italiano. Io ci arrivo da solo, ma Draghi deve cacciare le palle e spiegarlo agli italiani, e spiegare come intende risolvere la crisi economica presente e futura. Senza battute del cazzo, possibilmente

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