Domenico Quirico: “La domanda ridotta all’osso non è più chi vincerà ma come se ne esce”

(Domenico Quirico – La Stampa) – Salvare la faccia giova. Pare ragionevole ritagliare nel genere della diplomazia che impiega sofisticate tortuosità, che deve trovare vie di accesso spesso coperte e taciturne, travestirsi, farsi accogliere in ambienti ostili e imparare a camminare in punta di piedi, ricavare un sottogenere specifico: per questa forma di astuto compromesso che sembra riservata alla litigiosità banale dei singoli.

Vi sono infatti molti e ottimi motivi per cui concedere una via di uscita anche a quelli che hanno torto, anzi soprattutto a quelli che hanno torto, aiuta a scuotersi dai calzari il fango limaccioso della guerra.

Non è forse l’arte, anzi la obbligatorietà sociale del salvarsi reciprocamente la faccia, una delle regole dei popoli di più millenaria saggezza come i cinesi, una etichetta collettiva, socializzata che cancella l’onta del rango, dell’obbedienza?

Ragionare sulla necessità di salvare la faccia è ancor più obbligatorio in questa guerra ucraina sommamente confusa e in cui non si riesce a evadere dalla questione teologica delle responsabilità.

Ovvero stabilito che il colpevole è Putin e ogni altro disquisire sull’anteguerra superfluo, visto che lui stesso ha voluto liberamente assumere e addirittura se ne fa vanto questa colpa, bisogna eliminare le colluvie di trapassi logici e sofistici.

Ora la domanda ridotta all’osso non è più chi vincerà ma come se ne esce. L’arte, la prudenza e anche la moralità della politica consistono appunto nell’intervenire a tempo debito, e senza precipitazioni e violenze inconsulte e disperate e senza illusioni, sulla via di uscita.

Dopo due mesi di guerra, fatua appare la speranza che sia una provvidenziale mano russa, un golpe oligarchico che verrebbe comunque salutato come democratico, a metter fuori gioco il talento imperialista di Putin, che non dà certo segni di rinunciare alla sua pretesa di ottenere conquista e carico di potenza di nuovo mondiale.

Fatua perché ogni giorno che passa, blocco o non blocco del gas, nonostante argute e fini citazioni degli economisti, la certezza di un fallimento russo che ci consegni l’aggressore legato mani e piedi da una catena di assegni a vuoto, costretto a implorare la misericordia di un bancomat funzionante, appare sempre più remota. Ancor più improbabile, anche se li si rifornisse di un arsenale così gigantesco da svuotare quelli della Nato, che gli ucraini possano stravincere la guerra marciando su Mosca e mettendo, loro, un vero zar sul trono al posto di questo Pugacev uscito dal Kgb.

Allora bisogna ricorrere alla antica saggezza della diplomazia, immaginare un’ipotesi di accordo facendosi guidare da esempi virtuosi ed efficaci. Ad esempio il congresso di Vienna. A cui venne ammessa, e non come reprobo, anche la Francia rappresentata da quella volpe del trasformismo che era Talleyrand ex vescovo ex rivoluzionario ex pari dell’impero e infine rimonarchico, esempio perfetto di quanto si può utilmente cambiare nel corso della vita e della storia seguendo il buon senso e il realismo.

Eppure i vincitori uscivano da più di un ventennio in cui le aquile francesi avevano messo a soqquadro i loro Paesi e i loro troni, devastando dal Manzanarre alla Moscova. La pace reazionaria di Vienna assicurò un lungo periodo di equilibrio prima di venir abbattuta da altri inevitabili scossoni della Storia.

Cattivo esempio sarebbe invece imitare gli avidi negoziatori di Versailles 1919 che a salvare la faccia a tedeschi e ottomani non pensarono affatto. Anzi presero a modello il «vae victis» della pace alla cartaginese e fecero ad esempio sfilare i due delegati tedeschi venuti a firmare davanti a una lunga fila di veterani francesi sfigurati dalle ferite riportate in guerra, portati a presenziare alla cerimonia, perché fossero un richiamo vivente ai danni causati dalla aggressione tedesca.

Molti oggi invocano questo diplomatico salvare la faccia. Il problema è che forse non è più praticabile. Perché salvare la faccia non riguarda più soltanto Putin che, in quanto aggressore e tiranno, ha bisogno di non ammettere sconfitte e neppure mezze vittorie. Riguarda anche gli Stati Uniti, l’Ucraina e l’Europa.

A Putin per salvar la faccia e non imboccare la via della vittoria a tutti i costi o del walhallah di stampo hitleriano ma con il dito sulla bomba atomica, a questo punto occorre esibire non solo il Donbass e la Crimea che aveva già in tasca ma almeno la metà dell’Ucraina per dimostrare che quell’area di sicurezza che esigeva per allontanare l’assedio della Nato se l’è conquistata con la forza.

E Zelensky? Dopo la difesa eroica pagata con migliaia di morti, città ridotte in briciole, dopo Bucha e Mariupol, pensate che possa salvare la faccia con gli ucraini mettendosi a discutere su cosa concedere a Putin? Per gli americani e i loro scudieri più fedeli, Gran Bretagna, polacchi, baltici, è ancor peggio.

Che sia per una politica di prestigio e di potenza intesa alla pace o non millantandola e mentendola per insipienza o passione si sono posti da soli nella condizione di poter salvare la faccia in un solo modo, esibendo la caduta di Putin come prova della superiorità della democrazia (americana) sulle tirannidi. Si riesce a immaginare il presidente Biden che incontra Putin per discutere un accordo che ponga fine al disordine internazionale dopo averlo etichettato come macellaio e soprattutto genocida?

Roosevelt ha forse mai tentato un approccio diplomatico con Hitler nei quattro anni della guerra? Un simile esercizio di realpolitik spregiudicata andrebbe al di là del tollerabile anche per l’elettore americano che si interessa del mondo solo quando le turbolenze toccano i suoi interessi diretti. L’Europa, anzi gli europei in ordine sparso, pensano di salvarsi con il machiavellismo ostentatorio e impudico: mando le armi, metto le sanzioni come impongono gli americani e la Nato ma… son sempre pronto a trattare.

Una contraddizione a cui se si vuol trovare una scusante è la impotenza di fatto, per la quale la Storia non ha indulgenze né pietà, e nemmeno considerazione. C’è un protagonista che invece si è conservato la possibilità, comunque vada a finire, di salvare la faccia. Ovviamente la Cina, con la sua inattaccabile armatura contro il tempo.

10 replies

  1. Finalmente anche GEDI ha capito che continuare a tifare per Zelensky è tempo perso, decine di migliaia di morti, devastanti distruzioni, e recessione in Europa e rafforzamento della Russia.
    Cercano di salvare la faccia mandando avanti Quirico, dopo 2 mesi di propaganda guerresca.
    Se qualcuno avesse avuto un pò di testa lucida, questa guerra non sarebbe neanche iniziata.
    Cosa pensavano, che fosse come l’Iraq?
    Adesso dovranno cercare di convincere Putin a sedersi al tavolo delle trattative, dopo averlo preso in giro nelle tornate precedenti.
    Draghi, Di Maio e tutto il Parlamento dovrebbero andare a nascondersi per sempre o almeno girare con un sacchetto in testa dalla vergogna.
    Bojo può tornare alle sue feste nel retro di Downing street, Biden ritirarsi in una luxury living for seniors

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  2. L’articolo potrebbe apparire ripugnante a molti. Dei sacchetti in testa per i ” giornalisti” non si scrive. Per due mesi ” Vittoria o morte” ( altrui), sordi a qualunque discorso/ proposta di cessate il fuoco e armistizio e adesso ” come ci mettiamo d’accordo? “

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  3. Mah!! Qui non se ne esce piu !! La vedo malissimo ! Naturalmente Putin ha fatto benissimo a colpire proprio adesso dopo 8 anni di provocazioni !! Tutti i governi fanno schifo e non c è nemmeno un decente negoziatore di pace ! Continuate a votare questi guerrafondai che vi porteranno come minimo alla rovina economica ! Per non parlar del resto. ! Degli idioti senza cervello stanno seduti e pagati per ucciderci tutti ! Il giorno che è sempre troppo tardi ci accorgeremo … probabilmente non ci accorgeremo di nulla .. a me spiace solo per i miei cani per utti gli animali della terra ! Gli uomini non hanno piu alcun diritto di vivere su questo pianeta! Li mandassero tutti su Marte a giocare a football!! Masse di idioti!

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  4. Piantamola li !! A dire che sono putinisti chi sostanzialmente vede al di la di questo sfegatato tifo per un paese che nemmeno un italiano su 1 milione conosceva !! Se non fosse per le furbe e spesso ladre badanti Ucraine!! Ne abbiamo avute 3 per curare mamma con l alz !! Hanno rubato di tutto , vestiti , argenteria etc persino le lenzuola del corredo matrimoniale di mia mamma di 70 anni fa ! Larissa ha persino preteso di spogliare il cadavere di mia mamma della sua giacca preferita con cui intendevo seppellirla perché le piaceva molto! strappata di mano !! È gente affamata e feroce .. e non guardano in faccia a nessuno !! Loro vogliono il nostro e non importa come !!

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    • Ma no! Sono d’accordo su tutto, ma non sulle persone. Mi dispiace tantissimo che tu sia stata tanto sfortunata per la tua mamma, ma io per la mia, ho incontrato un’ucraina veramente onesta e leale. Credo che gli ucraini, a parte i nazisti, siano come tutti i popoli, compresi noi italiani, buoni e cattivi. E quelli buoni si devono guardare dai russi, dai loro nazisti e dai loro delinquenti normali

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  5. Qualche anno fa, alla domanda “Ci converrebbe sostituire Putin?” ( più o meno il senso era questo) Sergio Romano rispose: Putin lo conosciamo: chi verrebbe dopo? Cosa sarebbe l’ Europa con una Russia nuovamente destabilizzata?

    La Russia è qua, gli US sono là…

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  6. Altra megafrenata del gruppo Gedi, Il padronato pro Usa di elkann sente puzza di bruciato da questa guerra, la cosa è moooolto seria….

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  7. Sì assiste a numerosi “riposizionamenti” negli ultimi giorni. Quirico ne è un esempio. Certo poi accendi la TV e, per puro masochismo, metti su La7 e ti imbatti nella Tiziana Panella con cartina geografica e bacchetta che illustra gli scontri in atto dal salottino televisivo con nientemeno che Damilano (quello paraculato) che pontifica seduto su una comoda poltrona. Roba da invocare una decina di terra-aria

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    • Roba che a ricordare Vespa che usava la stessa bacchetta sul plastico di Cogne ti chiedi com’è che non ricevette il Pulitzer.

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