Ora il Movimento paga Grillo: due contratti per 300mila euro annui

(Emanuele Buzzi – corriere.it) – Alla fine Beppe Grillo raddoppia. Il garante Cinque Stelle sbarca a Roma, si prende la scena e firma non uno, ma ben due contratti di partnership con il Movimento. I termini dell’accordo sono coperti da clausole di riservatezza ma i ben informati parlano di 200mila e 100mila euro annui per i due contratti. I vertici del Movimento non commentano. Entrambi i contratti sono relativi alla comunicazione e al ruolo del garante. In altre parole eventuali spese, come ad esempio un eventuale contratto a Nina Monti, collaboratrice storica di Grillo, graveranno direttamente sulle spalle del fondatore dei Cinque Stelle.

«Il Movimento 5 Stelle ha raggiunto un accordo con Beppe Grillo che comprende attività di supporto nella comunicazione con l’ideazione di campagne, promozione di strategie digitali, produzione video, organizzazione eventi, produzione di materiali audiovisivi per attività didattica della Scuola di formazione del Movimento, campagne elettorali e varie iniziative politiche», si legge nella nota diffusa in serata dai Cinque Stelle.

Grillo — a chi lo ha sentito — è sembrato «soddisfatto» dell’intesa e «non vede l’ora di sviluppare la linea comunicativa». L’accordo prevede anche un ruolo inedito per lo showman. Tra gli obiettivi c’è «la promozione delle attività del Movimento all’estero attraverso la partecipazione a convegni, giornate di studio, incontri con personalità scientifiche e istituzionali». Il garante — riferiscono ambienti vicini ai vertici M5S — ha scherzato etichettandosi come «ambasciatore del Movimento».

La notizia, come da previsioni, ha scatenato dibattiti e polemiche in seno ai Cinque Stelle. Secondo i contiani «l’accordo è la dimostrazione che l’asse con Conte si rafforza». Nel Movimento però le visioni discordano. «Non si sono resi conto di quello che hanno lasciato in mano a Beppe — dicono alcuni M5S —. Ora li commissarierà». C’è chi spera che l’intesa freni eventuali «uscite fuori programma» del garante. E c’è invece si domanda: «Perché dobbiamo pagare noi il suo contratto?».

Ciò che è certo è che come sempre Grillo ha catalizzato gli interessi di attivisti e parlamentari per tre giorni e che un suo ritorno nella capitale è atteso a breve. Intanto ieri il garante ha incontrato per oltre un’ora Luigi Di Maio, rientrato dal suo viaggio in Angola e Congo, insieme al suo braccio destro Pietro Dettori.

Il ministro degli Esteri, all’uscita dell’hotel Forum, ha commentato con i cronisti: «Principalmente abbiamo parlato degli effetti di questa guerra sull’economia globale e in particolare sull’economie delle famiglie e delle aziende italiane». L’obiettivo «è sicuramente calmierare gli effetti di questa economia che è già un’economia di guerra» ed è tornato a battere il tasto di un tetto europeo per il prezzo del gas. Nel pomeriggio poi Grillo ha lasciato la capitale. «Signori dai, su», si è limitato a replicare ai giornalisti che gli ponevano domande sul conflitto in Ucraina e sull’invio di armi da parte dell’Italia, lasciando l’albergo da un’uscita secondaria.

Intanto continuano le frizioni tra il Movimento e i dem. Gli alleati, secondo i numeri che circolano al Nazareno, correranno insieme nell’80% dei Comuni nei quali è previsto il doppio turno, ma i fronti di contrasto si allargano: dai mancati distinguo che il Pd imputa a Conte su Macron e Le Pen, alla contrarietà M5S all’inceneritore promosso dal sindaco Gualtieri, al nodo delle spese militari. «Conviene parlarci al più presto», dice un contiano.

5 replies

  1. Di qualunque cosa dica o faccia Grillo, che ha imposto Draghi, non mi importa più niente.
    Così come di Di Maio, Bonafede, Taverna, Fraccaro, Patuanelli, Toninelli, Di Stefano e tutti gli altri che hanno incarichi in questo governo o che l’hanno votato. Il mio consenso se lo possono scordare.

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