Lucio Caracciolo: “Siamo in guerra. Ma per quale vittoria?”

(Lucio Caracciolo – lastampa.it) – Siamo in guerra. Ma per quale vittoria? E se non lo sappiamo, come potremo stabilire se avremo vinto o perso, quando mai finirà? Dopo due mesi di massacri, sarebbe utile provare a rispondere a queste domande. Il fatto che si tenda a evitarle rivela le ambiguità che segnano il nostro modo di affrontare questo conflitto. È infatti guerra strana la nostra, tanto è tragica la macelleria in Ucraina.

Quando i russi hanno invaso il loro vicino occidentale, illudendosi di sfilare in parata a Kiev nel giro di pochi giorni, sapevano quel che volevano. L’obiettivo era sbagliato, ma chiaro. Come abbastanza leggibile sembra l’attuale piano B, che verte sulla connessione della Crimea alla Federazione Russa via Donbass allargato (quanto?).

Noi abbiamo immediatamente solidarizzato con gli ucraini, inviato armi, denari, aiuti umanitari. Ma ancora non sappiamo che cosa concretamente si prefiggano, legittima propaganda a parte. Non siamo al fronte, perché la Nato – l’America – ha deciso che la guerra contro una superpotenza atomica si combatte per procura. E dissimulando il proprio limitato impegno diretto.

Si può e si deve discutere sull’opportunità e sulla moralità per l’Occidente – l’impero americano – di combattere contro i russi fino all’ultimo ucraino. Ma almeno bisogna riconoscere a Kiev il diritto – e il dovere – di stabilire che cosa voglia. E possa. Non è illogico immaginare che in caso di conflitto prolungato la solidarietà atlantica si allenterebbe, scoprendo le faglie sotterranee oggi coperte dalle sanzioni. Giustamente gli ucraini si sentirebbero traditi.

Di qui due considerazioni. Primo, se appoggiamo un altro Paese a prescindere, dobbiamo sapere dove questo voglia andare. Meglio: tornare. Secondo, se ci rifiutiamo di combattere direttamente i russi, sul campo, dobbiamo riconoscere a chi sul terreno si gioca la vita di decidere come e quando dichiarare vittoria.

Naturalmente discutendone con loro e fissando nostre linee rosse. Più coerente sarebbe, visto che siamo comunque impegnati per l’Ucraina, discutere con Kiev e con gli alleati quali siano i lineamenti di un compromesso accettabile e spacciabile per vittoria. E quali invece le concessioni che non dovremo mai fare.

È molto probabile che da questa guerra non usciremo rapidamente. Certo non via trattato di pace che determini l’assetto territoriale dell’Ucraina. Ovvero il grado di amputazione che Kiev di fatto subirà e che non potrà mai formalmente accettare. O la sconfitta che la Russia dovrà assorbire per essere andata oltre i suoi mezzi. Ciò esclude una vera fine della guerra.

Per noi italiani molto sembra volgere al peggio. Abbiamo un nemico bellicoso, incattivito e imprevedibile non lontano dalle nostre frontiere orientali (Ucraina) e prossimo alle meridionali (Cirenaica). In sede atlantica non abbiamo quasi voce in capitolo.

Anzi proclamiamo che faremo quel che decideranno gli alleati, i quali correttamente si chiedono perché mai dovrebbero integrare i nostri interessi nelle loro equazioni, visto che siamo a disposizione. Non solo, la Nato si concentra sul fronte baltico e sguarnisce il Mediterraneo. Sarebbe l’occasione di assumere le nostre responsabilità nella protezione del vitale spazio marittimo.

Per la quale non abbiamo i mezzi, finché non decideremo di dotarcene. Se i colli di bottiglia da cui si governa il mare di casa venissero chiusi da potenze nemiche noi saremmo fritti. Si può immaginare un Paese senza quasi materie prime e con una forte vocazione all’esportazione accettare il blocco delle linee di comunicazione con gli oceani? E se per caso un sottomarino russo inciampasse negli strategici cavi Internet che corrono sotto lo Stretto di Sicilia, a noi non importerebbe?

Non dubitiamo che nel governo e negli apparati si lavori alacremente a questi scenari. E che vi si abbiano chiari gli obiettivi per cui siamo impegnati in questa guerra relativamente indiretta. Sono temi così scabrosi da non poterne discutere apertamente, in Parlamento? Parrebbe di sì. Speriamo di no. Dopo due mesi, attendiamo ancora una parola solenne e autorevole che spieghi a un Paese in guerra che è in guerra – a suo modo. E che cosa significherà vincerla. O perderla.

21 replies

  1. 2 mesi
    Se paragonato alla presa di Bagdad oserei dire che i russi avanzano senza intoppi e senza stragi di civili a cui ci hanno abituato i nostri eroi anglosassoni e vassalli vari.
    Ma ogni guerra va condannata senza se e senza ma.

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  2. Ottimo Caracciolo, come sempre (quanto durerà alla GEDI?)
    Come ho già scritto sotto l’ articolo seguente, gli US hanno messo in piedi uno “spettacolo” (starring Zelensky: il martirio degli Ucraini non interessa ad alcuno) al quale occorre mantenere un’ audience alta con un crescendo di parole, dichiarazioni ed immagini sempre più violente e cruente. Dobbiamo essere coinvolti h24 per mandare giù quello che ci … capiterà.

    “Vii mostriamo le immagini del massacro di…., i corpi straziati, i bambini, i missili… Dopo la pubblicità”…
    Da qualche tempo le immagini si fingono pure etiche: “Ci sono delle immagini sconvolgenti… (lo spettatore in attesa della solita, nuova, dose di eccitazione si fa attento…) ma non ve le mostreremo per rispetto… Pubblicità!”
    E i guardoni incollati alla TV non vedranno i morti russi o ucraini ma immagini se si può ancora peggiori ed irrispettose: bimbi di colore morenti in primissimo piano, con una voce fuori campo che minacciaa: “Se non sganci l’ obolo morirà per colpa tua… Diventerà cieco… Verrà venduto come schiavo, morirà di sete…”.

    A questo punto l’ Ucraina quasi quasi i bambini in fuga dell’ Ucraina ci fanno un baffo. e non riescono neppure più a farci sentire dei bastardi colpevoli se desideriamo che la nostra produzione non crolli per mancanza di gas… Si chiama overdose di pietà…
    Intanto, come sempre, i Russi hanno tempo. Anche se per noi abituati ai tempi televisivi pare impossibile: tardano a chiudere, stamno per crollare… Incombe la pubblicità… Tassativa, ovviamente… E via con i morenti di fame…

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    • @Carolina: pensavo di essere tra i pochi a soffrire così profondamente il cinismo mascherato da pietismo. La sistematica mercificazione del dolore, il senso di colpa instillato come veleno, l’assuefazione al male somministrato un tanto al giorno.
      Lo schifo che monta e ci inonda, ogni giorno, ogni minuto, ogni istante, a reti unificate. E il brulichio di associazioni, di ong, iniziative “umanitarie” che martellano campagne pubblicitarie a milioni di euro l’anno, e dicono aiuteranno questo o quello, salveranno il mondo. E quando ci sono disastro come guerre nuove di pacca, te li ritrovi a ogni angolo di strada, davanti al super o alla posta, sempre a chiedere, da quando sono bambina….e è passato quasi mezzo secolo.
      E la pubblicità tra un servizio angosciante e una campagna umanitaria, di tampax o per le emorroidi, e poi merendine e poi morti di fame…..e cosí via…..
      Da vomito

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    • Il fatto ė proprio quello:
      I russi hanno tutto il tempo che vogliono.
      E se mai ( cosa di cui dubito) dovessero mancargli le armi o i soldi per comprarle,la Cina ha già detto che possono sempre contare su di lei.

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  3. Caracciolo muove una giusta osservazione ma insiste sulla guerra lampo smentita da altri analisti. Presentarla come guerra lampo è un modo per definirlo perdente, che infatti deve passare al piano B, ma non c’è nessun ripiego, l’assedio a kiev, che avrebbe potuto radere al suolo, era un modo di tenere impegnato l’esercito ucraino mentre avanzava da est ed era tutto previsto, solo che non era chiaro a noi. Come continua a non essere chiaro, perchè alla fine questo vuole dire, stiamo andando a tentoni, tranne forse Putin che, a quanto pare, ha sempre saputo quello che faceva

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  4. Ho già postato il video dell’arsenale ucraino pieno di armi e munizioni occidentali caduto in mano russa, integro.

    Secondo Ria novosti 👇

    Le forze aerospaziali russe vicino a Odessa hanno disabilitato un arsenale con armi dagli Stati Uniti e dall’Europa
    Il ministero della Difesa ha riferito che le forze aerospaziali hanno disattivato un terminale con armi occidentali nella regione di Odessa

    Articolo completo qui👇

    https://ria.ru/20220423/obstrel-1785111691.html

    Saranno contenti i contribuenti italiani visto che mandiamo armi anche noi.

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    • Che senso ha dedicate risorse alle PMI, agli ultimi, ai fragili ecc..
      Meglio spendere in armi, anche se poi cadono in mano ai russi oppure le truppe russe le distruggono.
      Siamo alla follia totale.

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      • L’atlantismo ci sta portando al disastro economico e sociale. Le conseguenze di questa guerra per procura fatta dagli usa contro la Russia le pagheremo molto care.

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      • @Silvio

        Centinaia e centinaia di persone vengono pagate con stipendi faraonici affinché convincano la massa che la economia di guerra è inevitabile e va sopportata per una giusta causa.
        Fanno politica e dirigono giornali.
        Nessuno di loro dirà mai che la guerra era ampiamente evitabile, anche se era arcinoto che sarebbe scoppiata.

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  5. Quest’articolo è molto fumoso e chiarisce solo la posizione del professore che al fine legittima sia la guerra che gli aiuti in armi al governo ucraini, non solo, si sente una felicità stridente a vagliare gli attributi della nato e dell’ america in strategie militari, che volenti o meno non ci toccano in quanto al fronte ci sono le nostre armi mica i nostri militari, comunque sia, l,orso russo deve essere disintegrato per rispolverare il grande impero romano ad oggi spostato oltre le colonne d’Ercole.
    Non si comprende l’utilità di tali interventi che si concludono con una preghiera al parlamento affinché questo inguardabile massacri abbia fine.

    Non credo che il professor Caracciolo provi empatia per tutte le altre minoranze aggredite o peggio sterminare dalla logica umana imperialista che ha come collante lo sfruttamento economico delle immense risorse di altri territori o come in questo caso porsi come macro area geopolitica per contrapporre la nato e l’Europa ai colossi di Russia e Cina.

    Consiglio la lettura del restauratore del museo, romanzo di ambientato a Kiev, forse scoprirà cosa pensano davvero gli ucraini senza tirare in Ballo i tarocchi.

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  6. Sempre bravo il buon Caracciolo. Peccato che scriva su La Stampella di quell’altro rimbambito di Giannini (che a quanto pare, o ha desiderio di assumere un look seicentesco riuscendoci maluccio, o non ha i soldi per andare dal barbiere: in entrambi i casi è un pezzente; idem come sopra per quell’altro con la testona bianca, quello che straparla sempre, ma comunque anche della sua nipotina mentre pensa che Putin potrebbe arrivare a conquistare il Portogallo, coso, lì… Severgnini).

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  7. Il punto è sempre quello: chi apparecchia/propaganda le guerre non le combatte nè le sopporta. Anzi, per lo più ci guadagna. E tanto.

    Per quanto riguarda il buon Caracciolo, deve andarci con i piedi di piombo se vuol continuare ad esprimersi e lavorare a Limes.
    Già Dario Fabbri si è “ammorbidito” non poco… Chi seguiva Limes o i suoi incontri se ne sarà certamente accorto.
    Ieri Crozza su Zelensky ha centrato il punto: quello è in TV h24, quando fa il “Padre della Patria”?
    Ma il compito per il quale è stato nominato ed addestrato – e continua ad essere imbeccato – è proprio quello del propagandista, al resto ci pensano gli US.
    Il problema è che gli US ragionano con la loro testa che non è (ancora) del tutto quella europea (in mente il disastro dell’ inviato di Obama Messina con la campagna elettorale di Renzi?), non lo è quella tedesca e soprattutto non lo è quella russa. Che ci pare lenta, poco efficace e naif.( almeno quel pochissimo che viene concesso di vedere, a noi popoli “liberi”).

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  8. Caracciolo deve andarci con i piedi di piombo se vuole continuare a lavorare a Limes e per GEDI. Già Dario Fabbri si è “ammorbidito” non poco ed infatti lo vediamo ovunque, ora.
    Crozza ieri ha centrato il punto: quando fa il “Padre della Patria” Zelensky se è h24 in TV a recitare i suoi copioni?
    Il fatto è che Zelensky è stato messo lì dagli Statunitensi proprio per il fatto di essere un attore ed avere interpretato in TV la parte del Presidente. Per lo statunitense medio ( e non solo) la realtà ormai è quella che vede sui media, a contatto dei quali vive h24, e questo modo di essere gli US lo attribuiscono all’ intero mondo. Mettete a fare il Presidente un attore che recita la parte del Presidente ed il popolo lo voterà! Immaginate quanti nuovi fedeli porterebbe alla Chiesa Terence Hill se si facesse veramente prete!

    In Europa non siamo ancora del tutto allineati su questi “valori” ( in mente la debacle di Messina, inviato a Renzi direttamente da Obama per organizzargli la campagna elettorale finita con un disastro.?), non lo sono in particolar modo i Tedeschi e certamente non lo sono i Russi.
    Il problema, come sempre, sono i giovani: cresciuti ormai nel brodo di coltura US, reagiscono come il cane di Pavlov: Gli apparecchiano Greta? Evviva Greta! Per poi passare a qualcosa di altro il giorno dopo. Dipende da come si offre a loro il piatto: non ci hanno ancora mai mangiato.
    Chi lo ha già fatto è più … guardingo…

    Mio padre diceva che i giovani si dividono in due gruppi: quelli che devono già pagarsi le bollette e quelli che hanno ancora chi gliele paga. Penso che un tale pensiero si possa estendere all’ intera Umanità.

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  9. Grazie, Caino

    Testo L’America – 1995/1996

    A noi ci hanno insegnato tutto gli americani. Se non c’erano gli americani a quest’ora noi, eravamo europei. Vecchi, pesanti, sempre pensierosi, con gli abiti grigi e i taxi ancora neri.
    Non c’é popolo che sia pieno di spunti nuovi come gli americani. E generosi, e buoni, e giusti.
    Non c’é popolo che sia più giusto degli americani. Anche se sono costretti a fare una guerra, per cause di forza maggiore, s’intende, non la fanno mica perché conviene a loro. No! E’ perché ci sono ancora dei posti dove non c’è né giustizia, né libertà. E loro, eccola lì, pum! Te la portano. Sono portatori, gli americani. Sono portatori sani di democrazia. Nel senso che a loro non fa male, però te l’attaccano.
    L’America é un arsenale di democrazia. E quello che mi ha sempre colpito degli americani è questo gran desiderio questo gran bisogno di divulgare, di esportare il loro modo di vivere, la loro cultura… no, non la cultura… le innovazioni, i fatti di costume ecco, sono portatori sani di cose nuove gli americani. Sempre nel senso che a loro non fanno male però te le attaccano.
    Alla fine della seconda guerra mondiale, sono arrivati qui e hanno portato: jeep, scatolette, jeans, cultura… no non la cultura… movimenti dinoccolati, allegria progresso cultura… non la cultura… la Coca-Cola il benessere la tecnologia, lo sviluppo…
    E di colpo, l’Europa, la vecchia cara Europa, coi suoi lampioncini fiochi, le sue tradizioni i fiumi, i violini i valzer …
    E poi luci e neon, e vita e colori, e poi ponti autostrade, televisioni grattacieli aerei… Chewing-gum! Non c’é popolo più stupido degli americani.
    La cultura non li ha mai intaccati. Volutamente. Sì, perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura vecchia elaborata, Leonardo Shakespeare Voltaire Hegel Schopenauer. Ma certo, più semplicità, più immediatezza. Loro hanno sempre creato, così, come andare al cesso.
    L’America é un paese di giovanotti. Gli americani sono gli unici al mondo, che a Disneyland non si sentono idioti neanche per un attimo. No, io non ce l’ho mica con l’America, no anzi, mi piace. Ce l’ho con gli americanisti di tutto il mondo. L’America, si sa, é stato un errore di navigazione. Mica ci volevamo andare, ci siamo cascati. Ecco cos’è l’America, é uno scivolo, una buca, un’enorme buca col risucchio: SSSCCHHIVVRRUMMM! No un momento, mica ci son cascati tutti subito nooo. All’inizio, c’era anche il vento dell’Est, che tirava come dice la parola, un po’ più in là. Sì, l’Unione Sovietica, con le sue promesse, il suo senso di uguaglianza, di giustizia, l’Internazionale Socialista, la sua cultura… no la cultura anche lì …
    E l’Italia, con le sue macerie, ma già con le sue prime luci al neon, oscillava, oscillava: “Meglio di qui… no, meglio di là…”. Chi faceva il tifo per l’uno, chi faceva il tifo per l’altro, insomma, si discuteva, ci si dibatteva tra due culture… ma no, quali culture, tra due bulldozer! Ecco.
    Poi a un certo punto, senza preavviso, senza nemmeno che un colonnello dell’aviazione ce lo dicesse, il vento dell’Est smette. E da quel momento, SSSCCHHIVVRRUMMM! Tutti in buca.
    Ma come? Non eravamo diversi? Non si oscillava? Non ci si dibatteva? Macché più niente. Tra un imbucato e l’altro non si riconosce più nessuno. Quelli di destra maledizione, mi diventano sempre più democratici. Quelli di sinistra sempre più liberali, e SSSCCHHIVVRRUMMM! Quelli di centro… no, quelli di centro niente da dire: sono sempre stati bucaioli loro. Ma dagli altri, non me lo aspettavo.
    E ora tutti a dire: “Che bella la buca… ma che bella la buca… non c’é niente di più democratico della buca… a me piace la buca di Reagan… no, io sono per quella di Clinton, Kennediano, eh già, perché c’é buca e buca eh, viva la buca”.
    La buca è l’ineluttabile destino dell’umanità. È lo sviluppo incontrollato e selvaggio, è la spietata legge del più forte intesa come selezione naturale della specie. È l’eroico sacrificio di qualsiasi giustizia sociale. È la vittoria totale del mercato. È il trionfo dell’unica visione del mondo. La buca è l’America!
    Ed eccoci qui anche noi, liberi, liberali, liberisti, siamo per la rivoluzione liberale, ma con la solidarietà, siamo liberistici e per il liberalismo, siamo liberaloidi, libertari, libertini. libertinotti. Liberi tutti!
    No, a me l’America non mi fa niente bene. Troppa libertà, non c’è niente che appiattisca l’individuo come quella libertà lì. Nemmeno una malattia ti magia così bene dal di dentro.
    Come sono geniali gli americani, te la mettono lì, la libertà è alla portata di tutti, come la chitarra. Ognuno suona come vuole, e tutti suonano come vuole la libertà.

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