DraghExit: così è finito il mito dell’onnipotente SuperMario

Crisi energetica, Pnrr a rischio, riforme bloccate: il premier ha deluso proprio coloro che avevano acclamato la sua discesa in campo. A partire dagli imprenditori di Confindustria. Finisce il mito dell’onnipotente Mr. Bce

(Luca Telese – tpi.it) – Da “Supermario Bros” a “Supermario Stop”. È finito un mito: non con uno schianto, o per colpa di una insidia imprevedibile, come nel celebre videogioco della Nintendo. Ma, piuttosto, logorato a poco a poco, senza rimedio. Draghi oggi è tornato solo “Mario”, privato della sua aura di uomo della Provvidenza, dopo un lento, progressivo, ma inarrestabile appannamento. Sembra finita la luna di miele con gli italiani. Ed è in crisi  persino il fidanzamento con i mitici ceti produttivi, messo a dura prova, come un amore che si ossida e si logora, tra amarezza e malinconia. Ad essere delusi, dopo poco più di un anno di governo, non sono dunque gli oppositori e gli scettici che salutarono la nomina dell’ex governatore della Bce con un fuoco di sbarramento ideologico. Non i Fratelli d’Italia che gli negarono la fiducia, o i centri sociali che lo definirono «Affamatore della Grecia». Non è nemmeno Nicola Fratoianni, l’unico parlamentare di centrosinistra che gli votò contro. Ma invece – per paradosso – ad essere delusi sono proprio coloro che avevano salutato il suo avvento con più entusiasmo: gli imprenditori, gli italiani in crisi, i settori senza ristoro colpiti dalla pandemia, le categorie penalizzate dall’infinita crisi italiana, nell’incastro mortale di burocrazia, guerre e Coronavirus.

La prima scena di questo film potrebbe essere ambientata a Roma, lunedì 4 aprile scorso. Nell’enorme anfiteatro dell’hotel Parco dei Principi. In quel luogo, quella mattina, si erano autoconvocati in tanti: imprenditori del mondo delle infrastrutture, dirigenti dell’Ance, l’autoproclamato «popolo del Pnrr e della betoniera». Il motivo? Semplice: tantissime delle nuove gare di appalto in questi giorni stanno andando deserte (nessuno con i nuovi costi riesce più a competere al massimo ribasso). Mentre il vero dramma è quello che si sta verificando sugli appalti già assegnati, la maggior parte dei quali sono compresi nel Recovery plan. Non c’è nulla di più energivoro di un cantiere, e all’impennata del gas prodotta dalla guerra si aggiunge subito dopo l’esplosione dei prezzi delle materie prime: ferro, acciaio, gomma, legno, solo per citare le più importanti. Risultato? Per molti si sta ponendo una alternativa drammatica: «Il nostro margine è il 4%. Se i costi aumentano del 70% – spiegava Francesca De Santis, imprenditrice di terza generazione dell’omonimo gruppo che lavora con tutti i grandi appalti pubblici – il paradosso è che per noi ormai è preferibile rinunciare all’opera e andare in contenzioso, perché è meno grave perdere l’appalto, purtroppo, piuttosto che fallire provando a tenere aperti i cantieri». Perché questa amarissima assemblea romana è importante per il nostro racconto? Semplice. Perché tutti gli imprenditori che vi hanno preso parte, fino all’ultimo, hanno scelto di non protestare davanti a palazzo Chigi. Pur considerando drammatica la loro situazione, avevano inviato una lettera-appello al presidente del Consiglio, gli avevano chiesto di assistere e intervenire o magari di inviare in sua rappresentanza un ministro o un sottosegretario. Nulla da fare: nessuna risposta, neanche un biglietto. In una sala straboccante – con grande stupore degli organizzatori – non c’era nessun delegato del governo. Così il documento conclusivo si è incattivito: «Abbiamo finito la liquidità, non abbiamo soldi per pagare gli stipendi», ha sintetizzato il siciliano Piero Iacuzzo. «Se entro pochi giorni non arrivano delle risposte, molti di noi finiranno con le gambe per aria. E la cosa che mi stupisce è questa: non capiscono che senza di noi il Pnrr non si fa più».

I primi due motivi della crisi di “Supermario”, dunque, sono presenti negli accenti di disperazione dei tanti autoconvocati del Parco dei Principi: Draghi non riesce a dare risposte proprio sul tema che, fino a ieri, era considerato il suo terreno elettivo, il suo campo di battaglia: la politica  economica. E subito dopo ecco il secondo punto critico. Non solo non arrivano le soluzioni, ma mancano anche altre due doti altrettanto importanti: l’ascolto e il dialogo. Nel governo i ministri che girano a vuoto sono proprio i tecnici, i cosiddetti “migliori”. Invisibile e assente dai radar il super ministro Daniele Franco. Confuso, e spesso contraddittorio, l’uomo che doveva avere in mano le chiavi di volta delle scelte strategiche energetiche del terzo millennio: Roberto Cingolani. Evanescente e spesso incerta la guardasigilli Marta Cartabia. Quasi sempre distante e poco concreto il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini. Pur essendo un intellettuale squisito, Giovannini dovrebbe trovarsi su ogni cantiere con un cronometro in mano, a prendere i tempi e semplificare la burocrazia, e invece vive imprigionato al ministero, restio ad accettare inviti, persino delle categorie che sono sue interlocutrici dirette.

Altro aneddoto illuminante: l’assemblea nazionale degli agenti marittimi di Venezia, solo pochi mesi fa: «Prima ha detto che sarebbe venuto – mi racconta un dirigente nazionale – poi che forse non riusciva ad essere “in presenza”, quindi che per un contrattempo era costretto a collegarsi da Roma. Alla fine, incredibilmente, non ha fatto nemmeno quello». Anche nel “mondo del mare”, dopo alcune esperienze non felici, tutti aspettavano con ansia Draghi. E invece, malgrado la guerra imponga investimenti su porti e nuove rotte, tra blocco del Mar Nero ed embarghi, sembra che il governo sia del tutto disinteressato al dialogo. E che dire dell’alimentare? Anche il secondo settore economico più colpito dalla guerra lamenta un abbandono. Se parli con Luigi Scordamaglia, di Filiera Alimentare, ti dice: «I prezzi di grano, mais, fertilizzanti, carni, ortaggi e frutta sono tutti esplosi per via del conflitto in Ucraina. Servirebbero grandi interventi, ristori, nuove strategie, ma non abbiamo ancora avuto risposte».

E se questo è il fronte caldo dei settori economici più colpiti dalle conseguenze del conflitto, ancora peggiore pare la condizione degli altri, quelli su cui il governo si era impegnato con la promessa delle riforme (sottoscritte anche in Europa). Quella della giustizia, per esempio, ha suscitato la reazione dell’Associazione Magistrati, che tra due sabati ha convocato un’assemblea generale degli iscritti (proprio per pronunciarsi contro la riforma Cartabia). Sul catasto, poi, il tira e molla con il centrodestra è diventato una piccola grande telenovela: Draghi ha avocato a sé la cabina di regia sulla riforma, ha minacciato rotture, ha accettato di spostare al 2026 (la prima “riforma postdatata”!) l’attuazione delle norme più controverse, ma continua ad incontrare resistenza strenua.

Viceversa, nel settore delle costruzioni (categoria tradizionalmente più vicina alla destra che alla sinistra) gli ex fan di Draghi oggi sono quelli che poi rimpiangono Conte. Il motivo? Semplice: la campagna del governo contro il Superbonus 110%, che aveva aiutato il settore a resistere alla crisi, producendo (secondo il Sole 24 Ore) un imponente extragettito di 7 miliardi di euro sul Pil. Oggi, dopo le critiche di Franco e dello stesso presidente del Consiglio, dopo le parole del ministro su truffe e appalti fittizi, si continua a introdurre norme limitative, senza riuscire a risolvere i problemi, ma mettendo a rischio cantieri che invece funzionavano benissimo. Uno dei temi più roventi è la norma sulla “cedibilità” dei crediti (dai privati alle banche, e a terzi) che oggi viene continuamente messa in discussione, scoraggiando i nuovi investimenti: il fatto clamoroso è che non si trova una sola impresa libera (perché il mercato “tira” incredibilmente) ma chi inizia un’opera oggi non ha la certezza che nella manovra i diversi bonus saranno riconfermati. Due aspetti che deludono di più (ed era del tutto inatteso) nel processo di de-mitizzazione di “Supermario” sono la subalternità e la dipendenza dei ministri tecnici, e dello stesso presidente del Consiglio, alle ataviche inefficienze delle macchine burocratiche e  ministeriali.

Un altro imprenditore, Antonio Ciucci, racconta il suo sconcerto, in una riunione del comitato sui prezzi, di fronte al dibattito sull’aumento del prezzo del bitume: «Discettavano, i dirigenti del ministero e il rappresentante dell’Istat, se il costo fosse aumentato del 5 o del 7%. E io ad un certo punto mi sono arrabbiato: “Ma lo sapete che basta una telefonata per sapere che è triplicato?”. Silenzio. Ho pensato: ma dove vogliamo andare, così?».

Altre categorie – vedi i balneari – sono scese sul piede di guerra per la proposta di mettere a gara tutte le concessioni, malgrado gli investimenti effettuati. Anche in questo caso, dopo lo scontro, tutto è stato congelato. Dice Carlo Calenda che servirebbe – senza dubbio – un commissario straordinario per vigilare sui prezzi. E aggiunge (vedi l’intervista a pagina 26) che il primo vero colpo per Draghi è stato l’affondamento della sua candidatura per il Quirinale, che ha imposto la revisione di tutta la strategia («a breve termine») del suo governo. Non c’è dubbio che sia vero, compreso il passo falso della celebre conferenza stampa di fine anno in cui Draghi disse «La missione del governo è compiuta» (con il senno del poi pare persino una sortita ingenua). A cui seguì la coda grottesca dell’intervista emulativa di Cingolani: «Anche la mia missione è compiuta!». Fu costretto a smentire 24ore dopo. Con il corollario tragicomico che adesso sia Cingolani che Draghi (Covid permettendo) sono costretti a girare il mondo – dall’Algeria al Congo – a caccia di 30 miliardi di metri cubi di gas che mancano all’appello.

Sull’energia, se possibile, il governo ha deluso più che su tutto il resto: infatti l’altro grande amante tradito dall’eclissi di Supermario è Confindustria, terrorizzata dall’esplosione delle bollette produttive. La categoria più colpita, tuttavia, forse è stata quella dei trasportatori, che consideravano insufficiente un “decreto a tempo” per fermare le tariffe dei carburanti. Anche su quel fronte il governo ha rischiato una gaffe clamorosa, perché Cingolani arrivò a dire a Sky «Qui siamo in presenza di una colossale truffa!» ma poi non ha fatto seguire a questa denuncia nessun provvedimento.

Il giudizio più drastico, in uno dei suoi caustici e informatissimi Dagoreport, lo ha cesellato Roberto D’Agostino: «Ormai politologi, giornalisti e persino i friggitori di baccalà concordano: senza la guerra in Ucraina, e le nuove emergenze che ha imposto, il governo Draghi sarebbe già stato accompagnato alla porta». La tesi del fondatore di Dagospia, uno dei pochi che ha infranto il mito dell’intoccabilità del Re Taumaturgo di Bankitalia sui media è questa: è stata proprio la guerra in Ucraina la goccia che ha fatto traboccare il vaso, l’evento che ha nanificato il gigante e ammaccato la leadership. La guerra ha spostato l’asse di Draghi dall’Europa alla casa madre americana. «L’abito da turbo-europeista, proprio quando il bisogno dell’Ue è diventato incalzante, cioè con lo scoppio della guerra – scrive D’Agostino – ha lasciato il posto a una divisa a stelle e strisce. Mariopio s’è offerto a Biden come iper-Amerikano (con la kappa). Né Macron né Scholz né gli altri leader europei – conclude – hanno assunto posizioni così schiacciate sulla linea di Washington». E persino l’olandese Rutte, come racconta lo stesso premier, gli ha risposto picche sulla Borsa di Amsterdam: «Non sono riuscito a convincere Mark sull’idea di fissare un tetto al prezzo del gas». C’è, in questa parabola, l’ennesima riprova sul potere mucillaginoso del Palazzo: il luogo dove in tanti sono entrati con il biglietto della lotteria e sono usciti con il ruolo ingrato, diventati ex di se stessi. «I cimiteri – diceva Georges Clemenceau con cinica ironia – sono pieni di persone “indispensabili”».

14 replies

  1. A’ boccaloni!
    Ve credevate d’annà n’giro cor ferari grazie a Mariotto vostro e mo’, grazie all’amico vostro, c’ia ritrovamo co’ e’ pezze ar culo e li buffi! Mo’ nun ve’ resta artro che ‘nna dar cravattaro o fa’ n’po de’ spicci dentro ar fontanone!
    E mo’ se ride! Ha da vení baffone!

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  2. ” E persino l’olandese Rutte, come racconta lo stesso premier, gli ha risposto picche sulla Borsa di Amsterdam: «Non sono riuscito a convincere Mark sull’idea di fissare un tetto al prezzo del gas”.

    Avete presente la trattativa di Conte e Gualtieri con il Rutto olandese, fatta avendo quasi tutta la stampa italiota contro, per portare a casa i miliardi del recovery?

    Bene! Ci sta tutto il commento della signora Elena, di cui condivido anche la punteggiatura e la fonetica:

    “A’ boccaloni!
    Ve credevate d’annà n’giro cor ferari grazie a Mariotto vostro e mo’, grazie all’amico vostro, c’ia ritrovamo co’ e’ pezze ar culo e li buffi! Mo’ nun ve’ resta artro che ‘nna dar cravattaro o fa’ n’po de’ spicci dentro ar fontanone!
    E mo’ se ride! Ha da vení baffone!”

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  3. La cosa secondo me peggiore di tutte, è che qui scrivono, scrivono e riscrivono che l’orgia orgasmica verso Drugy si stia affievolendo, dopo averlo idolatrato come il Migliore del pianetino che avrebbe portato pace e prosperità nell’intero Sistema Solare, quando bastava che a noi, popolino demente, avessero chiesto cose ne pensavamo. Perché già quattordici mesi fa avremmo risposto che questa del Migliore era una fregatura bell’e buona, soprattutto dopo aver fatto cascare Conte; e che quindi, se non altro… avrebbero potuto risparmiarsi di scrivere tutto ‘ste cose. Ovvero, nella più parte dei casi, direi puttanate immani.
    Ma andassero affanQ-lo, andassero, (con tutta la stima – poca ma pur presente – che ho verso Telese)…

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  4. Ma cosa vi aspettavate che facesse?

    Il rettile ha un QI paragonabile a quello di un Varano di Komodo. E’ capace solo di mordere e di approfittarsi, ma non è capace di ragionamenti complessi.

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  5. draghi come monti: gran lancio pubblicitario per preseentarlo come il nuovo profeta dei popoli, e invece è un ragioniere che esegue gli ordini del CdA del mondo, e è disposto a tutto, anche a svendere la madre e il paese, pur di eseguire solerte e sussiegoso i compiti che gli danno.
    Spera evidentemente in una nuova promozione, alla sua età ancora a rincorrere avanzamenti di carrierae potere e soldi. Si vede che non ha altro.

    Ma come monti, i danni che ha fatto al paese (e lo capiremo negli anni, come per monti) lo precipitano nel cassonetto dei venduti e degli alti traditori della patria.

    Lui avrà la sua villa extra, ma la sua credibilità (con l’investimento mediatico a tappeto che ha ricevuto diventava presidente anche il mio gatto) è persa per sempre.

    Un mix di pena, squallore e tristezza, pover’uomo, che vita vuota e fredda, e in solitudine.

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  6. Non è che il draghetto abbia deluso proprio quelli che lo acclamavano come salvatore della patria.
    È molto più semplice….
    Il draghetto ha deluso TUTTI……a cominciare da sè stesso.

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  7. volete la pace o il condizionatore? e te amico? niente pdr e andare a quel paese…

    Suggerimento a dimaio: vai tranquillo caro, alle prossime elezioni attaccati pure al…zele…

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  8. Sono io solo ad aver visto, nel corso di questi mesi, un declino psico /fisico che impedirebbe un adeguato svolgimento del compito affidato?

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  9. QUI NON SI SALVERA’ PIU’ NESSUNO- Viviana Vivarelli.

    I media che fino a poco fa erano unanimi nell’osannare Draghi cominciano ad avere qualche ripensamento. Non siamo ancora alla critica diretta ma tutte la classi anche quelli più ricche cominciano a capire che con le ricette Draghi l’economia italiana rischia di morire e loro con quella.
    Non sappiamo se veramente Draghi sia stato il migliore a governare le finanze europee nella BCE ma certo la sua supposta competenza finanziaria è stata una disfatta totale nel governare politicamente l’Italia.
    I suoi rapporti con i partiti sono stati ambigui e contraddittori al punto che oggi nessuno nell’accozzaglia di governo lo prenderebbe come proprio rappresentante e la sua linea politica in un confronto elettorale risulterebbe più fallimentare di quella di Renzi.
    Ugualmente sono controversi i suoi rapporti con le varie corporazioni del Paese, Confindustria in testa, che per le sue scelte politiche disastrose sono condannate solo a sfracelli, là dove altri Paesi come la Germania si sono comportati diversamente, tutelando i propri esponenti economici e non la personale scalata alla NATO.
    Draghi ha distrutto progressivamente e arbitrariamente la nostra economia così come distrusse quella greca, con un piano perverso intenzionale, che si è servito anche del piano antipandemico per annichilire le scelte democratiche dei cittadini e sottoporli e divieti e proibizioni insensate.
    Non solo ha paralizzato il mondo del lavoro, ma lo ha ulteriormente debilitato, sia con l’uso espansivo del precariato che con il blocco sanitario e lo stop agli aumenti salariali battendo il recordi dei salari più bassi d’Europa, mentre nulla si faceva riguardo al salario minimo. Nello stesso tempo peggiorava con tagli pesanti lo stato sociale, sia aggravando le regole per ottenere un reddito minimo e l’eliminazione dei navigator che con i 5 miliardi tagliati alla sanità pubblica o centinaia di milioni tagliati alle scuole, che non venivano dotate di aereatori né risanate ove fossero ancora contaminate o pericolanti.
    Mentre questi tagli avvenivano, Draghi ha sparso soldi a pioggia alle categorie degli osannanti, alle scuole private, ai giornalisti, ai sindaci, alle multinazionali, ai direttori Rai… a coloro che non avevano meriti per ottenere grazie ma potevano fare da corte e cassa propagandistica.
    Nello stesso tempo Draghi ha distrutto, col consenso degli stessi 5 stelle, la riforma Bonafede che riportava un qualche equità in questo Paese medievale, ripristinando con la legge Cartabia l’usanza per cui chi è ricco non sarà mai punito per i suoi reati.
    Coloro che avevano creduto alle sue promesse di transizione ecologica sono stati bellamente beffati, tant’è che il fidato Cingolani ha preso ogni sorta di provvedimento contrario e ora la decisione solipsistica di tagliare i rifornimenti russi premerà ancora di più per riattivare le energie sporche, aumentando nel contempo il costo degli idrocarburi, al punto da minacciare centinaia di migliaia di imprese, non solo quelle medie e piccole ma anche quelle maggiori, perché l’aumento indiscriminato delle bollette si mangerà ogni ricavo e l’Italia perderà ogni competitività sul piano internazionale. E il grido di Cingolani sulla ‘truffa’ in corso, senza un seguito di provvedimenti di limite o freno suona vieppiù come una beffa vergognosa.
    In politica estera siamo al nulla assoluto, in un totale appiattimento all'”alleato” americano che spianerà anche la strada di Draghi verso la NATO ma appiattirà anche la democrazia di questo Paese, rendendola una burletta, nel discredito totale di tutti i partiti ormai ridotti a fantocci decerebrati privi di identità.
    Del resto un Paese che è 77° per la libertà di stampa, sottoposto dai media a un lavaggio totale del cervello, dove chiunque devii leggermente dal maenstream ufficiale viene insultato e messo in berlina, dove, unico Paese in Europa, manca una opposizione, dove le leggi non le fa il Parlamento ma le ordina uno solo in modo assolutistico e continuo, imponendole alla fiducia, dove manca addirittura una squadra di Governo e tutto dipende da un uomo solo, non eletto da nessuno, non appartenente a nessun partito riconosciuto e solo imposto da un Presidente della Repubblica con un colpo di stato, un Presidente che per di più si fa rinominare due volte contro ogni legge costituzionale, non può chiamarsi democrazia, ma al più ‘principato’.
    Era questo che la classi più ricche e peggiori di questo Paese volevano? Lo hanno avuto. Ma ci sarà tempo anche per loro di capire che hanno coltivato caxxi amari perché là dove si trama per far peggiorare tutto, non si salverà più nessuno.

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  10. ♦️”Mario Draghi non ha capito…
    ◾️(il mio sottotitolo – lui ha capito benissimo)
    -L’Occidente si piegherà a pagare in rubli il gas e il petrolio della Russia?
    Ho letto risposte e commenti da rimanere storditi.
    Non uno che ci capisca una ceppa e che faccia un discorso logico.
    Chi dice che ci guadagneremo. Chi dice che fra poco compreremo tutto il gas che ci serve dall’Algeria e quindi il problema non si pone. Chi dice che è un capriccio di Putin che non serve a niente. Un pò di tutto (o di niente).
    Per aver lavorato molti anni nel settore della trivellazione di pozzi di petrolio e gas e per diversi anni nel settore della compravendita di petrolio e gas (Blue Green Holding SA, in Italia presente come Tamoil) vi do un paio di informazioni.
    Per le compagnie italiane non farà gran differenza pagare in una valuta piuttosto che in un’altra. Bisognerà però procurarsi quella valuta e lo si può fare praticamente solo comprando rubli dalla Banca Centrale Russa, non si trova un miliardo di euro al giorno in rubli all’angolo della strada. E si comprano rubli pagando in euro o dollari. In questo modo succede che il pagamento delle forniture va direttamente alla Stato russo senza transitare dalle compagnie petrolifere russe come la Gasprom. Si bypassano le sanzioni in pratica. Un miliardo di euro al giorno direttamente nelle casse russe e subito spendibili.
    Inoltre la fame di rubli sul mercato rafforzerà la valuta russa annullando o diminuendo di molto gli effetti di svalutazione sulla moneta procurati dalle sanzioni.
    Si crea un principio nuovo. Non solo euro o dollari per le transazioni internazionali ma anche rubli che saranno accettati in pagamento anche da aziende europee sapendo che sono facilmente rivendibili.
    Non ci sono possibilità di approvigionamento di gas o petrolio da altri fornitori in tempi brevi. Per portare il gas in Italia ci vogliono i tubi che NON CI SONO e quelli che ci sono, erogano già quasi alla massima portata. Per fare un altro gasdotto ci vogliono accordi internazionali e diversi anni. Per comprare il gas americano liquefatto e trasportarlo per nave ci vogliono le navi e i rigassificatori CHE NON ABBIAMO. Ovvero ne abbiamo 2 o 3, per soddisfare il fabbisogno ne servirebbero 30 o 40 e costano un sacco di soldi (circa 50 miliardi di investimenti) e ci vogliono anni per costruirli oltre al fatto che il gas americano è molto più costoso di quello russo essendo caricato anche dei costi di trasporto, di liquefazione e di rigassificazione.
    Fra l’altro ieri Biden ha detto che può darci fino a 15 miliardi di gas liquefatto. All’Europa ne servono 155 miliardi. Se ricominciamo a trivellare in adriatico possiamo tirare fuori (fra qualche anno) forse 5 o 6 miliardi di metri cubi annui. Ne servono 30, si attenua un poco il problema ma non si risolve. Per il petrolio nessuno dei grandi produttori ha accettato di aumentare la prduzione per sopperire al petrolio russo. L’Arabia Saudita nemmeno ha voluto parlare con gli Americani e si è detta neutrale e non applica sanzioni alla Russia. Il Venezuela si è schierato apertamente con la Russia. Idem gli Emirati Arabi. Idem l’IRAN.
    Molti Paesi sono stanchi delle ingerenze USA in casa loro. L’IRAN non ne può più. In Venezuela per Maduro l’unico americano buono è un americano morto. Gli “amici” sauditi hanno ricevuto un pò di sgarbi dagli americani e il giovane principe se chiama Biden nemmeno alza il telefono. Gli Emirati Arabi hanno troppi interessi russi sul loro territorio per inimicarsi Putin.
    Chi ci darà il petrolio? Tanto petrolio….. Babbo Natale? Il nucleare? 10 anni. La green energy? 10–15 anni e costi stratosferici e comunque non è una soluzione definitiva e reale, Gli americani? Non possono sostenere il fabbisogno europeo. Producono tanto ma hanno anche un fabbisogno interno enorme e 330 milioni di abitanti e da soli non sono assolutamente in grado di soddisfare le richieste europee.
    Il 60% del petrolio che consuma l’Europa è russo. E’ un oceano di petrolio che alimenta quasi mezzo miliardo di auto e camion. Ed è inoltre facilmente vendibile ad altri acquirenti come l’India per esempio che ne ha una fame spropositata e ha 3 volte gli abitanti di tutta l’Europa.
    E il prezzo sta continuando a salire: il petrolio a 115 dollari (il Brent addirittura 121), il prezzo del gas a 295 euro il megavattora, il 23 febbraio era a 88 euro. Se pensavamo di impoverire i russi con le sanzioni mi pare che abbiamo sbagliato strategia. Li stiamo arricchendo spaventosamente. Il rublo è già tornato “potabile”, dal picco di 156 rublo per un dollaro siamo già a circa 106 e ancora il “run” al rublo non è cominciato. Figurarsi. Gli abbiamo fatto il solletico. Svalutato la moneta del 20% e aumentato le loro entrate del 100%.
    In definitiva non c’è alternativa credibile al momento. Fra 5 anni forse. Non fra 5 mesi. La scelta è fra il metterci d’accordo con i russi e conservare un minimo di rapporti commerciali, anche obtorto collo, oppure prendere una sberla economica apocalittica. Chiuderebbe metà delle fabbriche energivore del Paese. Ci sarebbero milioni e milioni di disoccupati. La Germania si è già espressa chiaramente: facciamo quello che volete, qualsiasi sanzione, ma lasciate stare petrolio e gas. Idem la Francia che è certo più indipendente di noi ma ha problemi identici.
    Più chiaro di così….. ma lasciando stare petrolio e gas e pagando in rubli, le sanzioni è come se non ci fossero per la Russia. Fanno male solo a chi le applica. E il pagamento in rubli non è che dovremmo “piegarci” a farlo. O lo facciamo o chiudono i rubinetti. I russi possono risolvere i loro problemi di vendita in tempi ragionevoli, soprattutto il petrolio.
    Noi andiamo verso la bancarotta con il botto. Sacrificando qualche pedone i russi stanno vincendo una partita di livello mondiale che cambierà gli equilibri economici del mondo. E se non si chiama scacco al Re questo (speriamo non sia un matto), non so come chiamarlo.
    E in Italia c’è gente che canta vittoria e a scacchi nemmeno sa giocare.
    Spero di essere stato utile e di aver chiarito le idee a tutti.“
    di Carlo De’ Coppolati
    Laureato in materie economiche e in Relazioni Internazionali, esperto di Contrattualistica Internazionale

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    • Draghi e co, se la storia non si raddrizza velocemente, dovranno costruire fossati intorno alle loro abitazioni e assoldare i superstiti Azov e Pravy Sector per sparare ai cittadini incazzati che assalteranno i manieri dei politici nostrani…..

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