Gli affari del direttore d’orchestra Valery Gergiev

(Lorenzo Santucci – formiche.net) – Valery Gergiev è il direttore d’orchestra più importante che la Russia può vantare, tanto che Vladimir Putin lo ha nominato anni fa come ambasciatore della cultura russa all’estero. Una volta caduta l’Unione sovietica, Gergiev ha infatti avuto la possibilità di girare il mondo, far conoscere il suo talento che gli ha permesso di essere a capo della celebre orchestra del teatro Mariinsky di San Pietroburgo ma, soprattutto, era l’uomo perfetto per ripulire l’immagine di un Paese che stava lentamente cadendo sotto l’autoritarismo del suo presidente.

Tuttavia, i viaggi non si fermavano all’aspetto culturale ma, spesso, erano occasioni per concludere affari loschi. A smascherarlo, una lunga inchiesta del team di Alexei Navalny che, con la pubblicazione di documenti originali, ha ripercorso la storia di Gergiev. Che di professione fa il maestro d’orchestra, è vero, ma è molto di più.

Con ordine. Gergiev è innanzitutto uno degli uomini più fidati di Putin, con cui si è presentato la prima volta negli anni Novanta a San Pietroburgo. Ma conoscere lo zar e diventarci amico vuol dire anche presentarsi alla sua cerchia e, quindi, in poco tempo Gergiev è diventato il Maestro del Cremlino nonché un ministro degli Esteri sotto falso nome. Il suo volto doveva essere immediatamente associato alla Russia, distraendo così da quanto accadeva all’interno del Paese o in quelli vicini, con la responsabilità di Mosca.

È stato così nel concerto organizzato tra le rovine di Palmira, in Siria, per celebrare la cacciata degli estremisti (magistrale il racconto di Mattia Bagnoli in Modello Putin, edito da People), con tanto di medaglia donata dallo zar. Ha portato la bandiera olimpica in apertura dei Giochi. Ha suonato nella Piazza Rossa in occasione dei Mondiali di calcio in Russia di quattro anni fa. Ha organizzato un concerto di beneficenza a Rotterdam, dove ha lavorato per venticinque anni, in ricordo delle vittime del Boeing MH17, abbattuto sopra il Donbass controllato dai filorussi. Ha preso parte a diversi spot elettorali dove il monito è facilmente intuibile: se vuoi rispetto per la Russia, vota Putin.

È come se Gergiev fungesse da parafulmini e dovesse attirare l’attenzione per distogliere quella sull’ex KGB: “Suonerò Ciajkovskij, Shostakovich, Stravinsky, ma non guardare i suoi crimini”, scrivono con ironia i giornalisti del gruppo di Navalny. Il dissidente numero uno in Russia ci era andato giù pesante con Gergiev, definendolo un “bugiardo e ipocrita, che sta pulendo la reputazione del suo presidente, un criminale, per tangenti e compensi folli”.

Parole a cui l’inchiesta scritta fornisce ulteriore concretezza. Una delle passioni del musicista sono le case, a quanto pare. Ne ha molte, ma fa finta di non averle mai comprate. Come quella a New York, comprata nel 2004 vicino a Central Park e, più precisamente, nel Lincoln Center che dista pochi minuti al Metropolitan Opera dove Gergiev è di casa quando si reca negli Stati Uniti.

Un appartamento al 56esimo piano, con tre camere da letto, tre bagni, un soggiorno con una bella vista sulla città: in tutto, 165 metri quadri al prezzo di 2,5 milioni di dollari, mai dichiarati. Sì, perché per essere coerente con la propaganda putiniana, avere un bell’appartamento in una delle città più emblematiche dell’Occidente rischia di essere una stonatura non da poco.

E Putin lo aiuta, in quanto secondo la legge dovrebbe essere licenziato dal suo incarico al teatro Mariinsky e, invece, è ancora lì. Il fatto che ne sia il legittimo proprietario sembra esser fuor di dubbio visti i documenti rilasciati dal team giornalistico che, per avere ulteriore conferma, ha aspettato il direttore d’orchestra fuori la Scala a Milano, dove Gergiev ha diretto La Dama di Picche. Fingendo di chiedergli un autografo, sono stati in grado di confrontare le due firme.

Il giorno dopo è scoppiata la guerra e siccome non ha mai preso le distanze dall’invasione, il sindaco Giuseppe Sala ha deciso di chiudergli la porta della Scala. A Milano ci potrà tornare, anzi, ci dovrà tornare. Qui, secondo quanto scritto nell’inchiesta, Georgiev possiede 800mila metri quadrati di terra: case, terreni e perfino un parco affittato alla città. Ma ha terre e ville in tutta Italia: a Roma, a Massa Lubrense (poco distante da Sorrento), dove possiede 56mila metri quadrati di spazio così come i 5,5 ettari sul promontorio di Napoli, a Rimini, dove nell’hinterland ha un bar (chiuso), un ristorante (lo United Tastes of Hamerica’s), un parco giochi (aperto d’estate), campi da baseball, un camping, oltre a proprietà e proprietà per quasi 30 ettari.

Molte di queste proprietà sono frutto di un regalo: l’arpista giapponese Yoko Nagae aveva sposato il conte Renzo Ceschino che, quando passò a miglior vita, le lasciò 190 milioni di dollari. La maggior parte li spese in musica e, in particolar modo, per supportare quel Gergiev che tanto le piaceva. Ha donato soldi per ristrutturare il Mariinsky, ha partecipato all’acquisto di strumenti musicali e preso parte a concerti e tournée del maestro. Quando anche lei morì, quello che il marito le donò passò a Gergiev.

A Venezia, il maestro è proprietario delle mura del ristorante Quadri, a piazza San Marco, un crocevia di turisti e non. Eppure nel fare l’imprenditore non c’è alcun male – dipende in che modo, è vero – e pertanto a finire nell’occhio dell’inchiesta giornalistica è un altro edificio. La sua società Commercio Edilizio SLR, che risponde a Gergiev, possiede Palazzo Barbarigo a Venezia, dove il maestro potrebbe andare ad abitare e per questo è in via di ristrutturazione (la ditta era titolare anche di altre sette appartamenti a Milano, venduti per un totale di 47 milioni di euro).

Secondo i documenti di cui sono entrati in possesso i giornalisti, Gergiev sarebbe socio al 100% della ditta ma, nei dati che ha fornito, non risulta un cittadino russo bensì olandese – a cui avrebbe anche diritto visto che ci ha vissuto per molti anni ed è stato insignito dell’alta onorificenza dell’Ordine del Leone direttamente dalla regina.

Il valore patrimoniale di Gergiev, solo in Italia, ammonta a oltre 100 milioni di euro, ma dichiarati al fisco russo visto che è dal 2017 che ha smesso di farlo. Ovviamente, rientra nell’illegalità non presentare i propri redditi così come illegali sono le operazioni che Gergiev porta avanti a nome della sua fondazione di beneficenza, Gergiev Charitable Foundation. In teoria, questa avrebbe una missione molto nobile in tema artistico – come la promozione della cultura e il supporto dei giovani talenti – e riceve donazioni dalle varie VTB Bank, Russian Railways, Rosseti, Sberbank, ma anche Mastercard, Nestlé e PWC. Negli ultimi quattro anni, nelle casse della fondazione sono entrati oltre 4 miliardi di rubli.

Il problema sta nel fatto che con gli utili della fondazione Gergiev soddisfa i suoi vizi, come case dal valore milionario, terreni e conti al ristorante: ben 375mila euro pagati a un pub di Monaco, meno in un ristorante a New York e per una visita medica a Baden-Baden, sempre in Germania, per cui ha speso complessivamente 5mila euro. E poi un altro milione e mezzo di rubli per cognac, whiskey, vodka e champagne, altri 2,5 milioni di rubli per un volo in business class. Ha utilizzato i soldi della fondazione – e non del guadagno che gli spettava – anche per pagare la ristrutturazione e le bollette del suo appartamento. Operazioni che con la beneficenza hanno molto poco a che fare.

Come giustificare tutto questo? Con l’assenso di Putin, ovvio. Si tratta infatti di quel patto non scritto tra lui e suoi fedelissimi che potrebbe essere riassunto con la semplice formula: “Fa quel che vuoi, purché mi sostieni”. Così ha fatto fino ad oggi anche Valery Gergiev, il più grande maestro d’orchestra russo in circolazione che di fronte all’invasione russa in Ucraina ha scelto la sua musica preferita: il silenzio.

11 replies

  1. Ma quando questo genio indiscusso della musica si comprava decine di migliaia di ettari di terreni e patrimoni immobiliari non c’era nessuno che vigilava?
    Possibile che quando un italiano compra beni in Italia partono attente analisi patrimoniali e comparazioni con posizione economica e fiscale e quando arriva un cittadino straniero possa comprarsi l’equivalente del Molise senza che nessuno batta ciglio?

    La domanda che mi faccio è: chissà quali nefandezze copre tutto questo sistema di ricconi russi e non solo?

    Per un parallelo, potrei fare diversi nomi di ricchi italiani, e non solo, favoriti dai nostri potentati, e non solo.

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  2. è ricco, ha proprietà sparse in giro, molte in Italia quindi?
    se non ha rubato e paga le tasse che ma c’è?
    da biasimare perchè amico di Putin.
    Almeno uno che sia coerente, molti invece hanno abiurato per interesse momentaneo.

    von Karajan era un nazista, ma questo non gli ha impedito di diventare direttore della Philharmonia Orchestra di Londra e di essere di casa in tante altre orchestre, persino ogni anno per tanti anni anche nelle case degli italiani “concerto di capodanno”

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    • Stiamo effettuando un “esproprio proletario”….. il punto è che i controlli dovrebbero essere a monte! Sequestrare beni a una persona in base alla cittadinanza è una barbarie che ricorda tempi oscuri.
      Resta il problema cardine peró: se c’è qualcuno che ha una ricchezza spropositata a danno dei più, questo è un abominio….. si rischia mi diano della comunista?…..

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    • Come cosa rappresenta?

      Non hai visto il gruppo che l’ha scritto? Sono i compari di Navalny, il nazista xenofobo nemico di Putin.

      Non c’é bisogno di dire altro, quest’articolo non sarebbe mai esistito se questo direttore fosse amico di Zelensky.

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  3. Son convinto che il 99,99% dell’umanità, me compreso, non conosce sto tizio che dovrebbe essere, secondo l’articolista, “un ministro degli esteri in incognito con il compito di ripulire l’immagine della Russia”.
    Troppe seghe mentali.

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  4. Massì, dai, diamo la patente di “collaborazionisti” agli artisti: anzi, dopo Dostoevsky facciamo le pulci anche ai morti. Leonardo? Shakespeare? Haydn? E Beethoven, notoriamente ricco, come era messo?
    Impossibile che tutto ciò non ricordi quei tempi buissimi contro lo spettro dei quali – costantemente agitato – i guerrafondai PD guidati da Letta e Bonaccini “scendono in campo” cantando Bella Ciao ad ogni elezione politica.

    La questione è: Gergiev è bravo? Si, è bravo, bravissimo: come ottimo è il famoso Corpo di Ballo del Marijinky, il famoso Teatro diretto dallo stesso Gergiev. Il Nostro gira il mondo, guadagna molto, ha amicizie importanti (come tutti quelli che fanno carriera, è successo e succede sempre anche in Italia…), ha comprato – come tutti i ricchi – quello che ha voluto e che gli hanno volentieri venduto. Esproprio proletario? Non proprio proletario … (giammai!).
    In Italia abbiamo avuto, ed abbiamo, due noti Direttori d’ Orchestra “vicini” alla Sinistra (Abbado) ed alla destra (Muti).
    Abbado, bravissimo, ha goduto di grande prestigio e popolarità nel mondo. Era molto ricco, “amico” di chi contava “a sinistra”.
    Che fare quindi? Dipende dalle convenienze del momento?

    Non assecondiamo una deriva tanto buia: ci siamo già passati e non è finita bene: non ha insegnato alcunchè?
    Una scorsa ai giornali e alle Tv del resto dell’ Europa e si noterà che solo da noi non esiste altro argomento che la guerra: inutile cercare altro, propaganda h24, martellante, inesausta, a senso unico…
    Perchè? In fondo non siamo noi ad essere (ancora) in guerra, eppure i guerrafondai di cartone fanno propaganda h24 su ogni Rete, in ogni pagina. Persino il Papa , fino a qualche giorno fa onnipresente sui media con ogni respiro, è pressochè sparito dai radar da quando si è dimostrato tiepidamente pacifista.
    Guerra deve essere anche per noi? Ci aspettano lacrime e sangue ( non solo in senso figurato) e quindi si ara il terreno riempiendoci gli occhi e le orecchie di propaganda? Penso proprio sia così, purtroppo.

    Ci sarebbe un impossibile sogno che coltivo da sempre: che a combattere le guerre siano coloro che le causano e le foraggiano. In prima linea i più responsabili: Presidente della Repubblica e del Consiglio, Ministri, Parlamentari. Poi, nella truppa in prima linea, i giornalisti compiacenti, e via via i cittadini in vario modo guerrafondai. Il tutto ovviamente a loro spese: armamenti, logistica…
    Le guerre non sparirebbero? Qualcuno menerebbe sempre volentieri le mani?
    Sicuri? Beh, certamente non saranno molti e per loro sarebbero pronti gli stadi: l’ uno contro l’ altro a mani nude: vedremo chi vince.

    Le guerre non esisterebbeto, ma è solo un sogfno: sono “inevitabili” ci dicono.
    Però Putin, Biden, Zelensky ( che darebbe finalmente un senso alla sua mimetica…) , Mattarella, Draghi, Letta, la Merlino, Mentana, Giannini, … in prima linea ce li vedrei volentieri. Ma loro appena hanno potuto hanno comprato casa a New York, Parigi, Londra,… e i figli vivono all’ estero…
    Terga supercoperte, quindi: gli “effetti collaterali” non saranno mai loro. Sarà il “popolo sovrano”, carne da macello da sempre e per sempre. L’ “altruismo”, il “patriottismo”deve essere solo il loro. I ricchi, i potenti, i “globali” per definizione, sono apolidi: cittadini del Mondo… Oggi qui, domani là, a seconda di chi paga…

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    • Carolina: condivido ogni sillaba.
      Se poi vogliono fare i giustizieri, allora si bonifichi anche l’Italia!
      Case e proprietà donate a loro insaputa, stipendiucci e emolumenti, fondazinoni off e on shore, consulenze, regalie, leggi ad hoc per foraggiare la stampa e mandare in pensione anticipata i giornalisti (noto lavoro usurante per i più – e escludo sono alcuni, pochi), traffici di armi (pardon consulenze), vendita di informazioni a servizi segreti (pardon babbi & co), yacht e natanti, nepotismo e concorsi pilotati, mogli piazzate, etc. Etc.

      O si contesta TUTTO il sistema, oppure pare tanto una “pulizia etnica” del capitale. Un esproprio. Un abominio.

      Hanno voluto predare ai predatori russi….così mettono a posto un po’ di conti nostrani.

      Per la guerra permanente, iniziata ben prima della narrativa COVID (e in merito non sono negazionista del virus, sempre più probabilmente creato a arte dai nostri politicanti ammeri-cani e cinesi, ma non ho avuto fiducia nel vaccino imposto che funzionava SOLO con la FFP2 e solo per tre mesi), basti pensare che dal 2008 siamo in uno stato di perenne emergenze, pare l’unica risposta probabile sia che frutti bene, tenga il popolo sottomesso e docile mentre il Potere sottrae diritti e impone leggi speciali, e consenta di piazzare al vertice i lacchè e i palafrenieri di chi detiene le sorti del pianeta.

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  5. I Russi quando compravano da noi non erano affatto “predatori”, anzi, ponti d’oro al loro arrivo. Ci hanno campato in tanti, come in tanti hanno campato con Cinesi e Giapponesi, che ancora latitano.
    Sui media è tutto un fiorire di albergatori e negozianti che magnificano gli alberghi strapieni, i turisti che ritornano…
    Sicuri? Io non lo sarei così tanto… Ma la propaganda vieta di ospitare le lacrime di chi rimpiange i tempi d’oro del turismo russo- orientale: ci si accontenterà del mordi e fuggi dei poveracci nostrani, di qualche weekend e del mese di agosto. La propaganda magnificherà la “rinascita” : i conti, in un Paese che ha ormai svenduto ogni valore aggiunto e campa di pizze, bancarelle e musicanti di strada, si faranno a ottobre. Tutti a pietre, già li sento…

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