Speranza si loda e pianifica la libertà vigilata

Il titolare della Salute si autoincensa su «Repubblica» e rivendica le restrizioni. Non una parola sul disastro economico e la strage in Val Seriana. Freno tirato sulla ripartenza: «Quarta dose per tutti. Sulle mascherine al chiuso decideremo tra due settimane».

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – In occasione delle nuove norme anti Covid entrate in vigore ieri, il ministro della Salute si è concesso un’intervista autocelebrativa con Repubblica. Già dal titolo si capisce che Roberto Speranza ha nostalgia dei bei tempi andati, quando a colpi di Dpcm e di obblighi vaccinali metteva in riga gli italiani che non si decidevano a rinchiudersi in casa e a offrire il braccio alla patria. Infatti, senza alcun tentennamento, il responsabile della Sanità annuncia che «la quarta dose si farà» e per quanto riguarda le mascherine al chiuso si vedrà. Sì, insomma, Speranza è cauto, ma al tempo stesso risoluto, tanto da aver intimato a Germania e Francia, che volevano cominciare a iniettare super booster a settantenni e ottantenni, uno stop. «Non ha senso andare in ordine sparso. Mi hanno seguito». Come nel bel mezzo della pandemia, quando vergava libri per spiegare come fosse riuscito a far sedere intorno a un tavolo i ministri di mezza Europa per sfornare un vaccino anti Covid, ora l’uomo che da quasi tre anni tiene in mano la nostra salute detta la linea ai colleghi di Germania e Francia. Ma non solo. Che pensi di aver fatto un lavoro straordinario lo si capisce riga dopo riga, soprattutto quando rivendica di aver messo in isolamento Codogno e Vo’ Euganeo, i due paesi dove per primi si registrarono dei focolai di coronavirus. «Siamo stati i primi al mondo, con gli Usa, a proclamare lo stato di emergenza».

Peccato che la narrazione, tutta in positivo, dimentichi quello che è successo ad Alzano Lombardo e a Nembro, i due centri della Val Seriana dove non fu presa alcuna misura tempestiva, con il risultato che qualche settimana dopo fummo costretti ad assistere a un mesto corteo di mezzi militari, che la notte trasportavano nei cimiteri fuori provincia le bare. Speranza non ha alcun ripensamento e a quanto pare non ritiene di aver commesso alcun errore, tanto da sostenere che, dal lockdown al resto, sono state fatte le scelte giuste. Sì, come quando scrisse il libro in cui si sbilanciava sostenendo che il virus era quasi debellato (salvo poi ritirarlo alle avvisaglie della seconda ondata), il ministro si fa vanto dei risultati conseguiti. Ma che nessuno creda a un suo ritiro. No, al passo indietro Speranza non ci pensa proprio, al punto che dopo aver confessato di sentire addosso un po’ di stanchezza, minaccia di proseguire la sua nota azione riformatrice. «Non ho ancora finito», minaccia: «Adesso metto tutte le energie sulla costruzione e il rilancio del servizio sanitario. Abbiamo una finestra di opportunità, grazie alle risorse del fondo sanitario nazionale e del Pnrr». Viste le premesse, cioè la gestione di due anni di pandemia, gli italiani sono avvisati.

Soprattutto se si ascolta ciò che ha detto Donato Greco, uno degli esperti dell’appena disciolto Comitato tecnico scientifico. A differenza di Speranza, l’ex capo del dipartimento prevenzione del ministero della Salute ha ammesso che i lockdown non sono serviti praticamente a nulla (altro che scelta giusta, come rivendica il segretario del micropartitino comunista di Bersani e compagni). Il professore, durante la trasmissione Un giorno da pecora si è fatto scappare che le misure prese non avevano motivazione scientifica e, pur avendo una debole efficacia nel contenimento dell’epidemia, hanno avuto costi sociali ed economici elevati. «Anche l’isolamento più crudo, che è stato quello del marzo 2020, non ha sortito nessun effetto sulla diffusione dell’epidemia». Come dire che gli italiani sono stati chiusi in casa senza che servisse. Scuole e fabbriche sospese in una specie di limbo, le persone confinate sui balconi a cantare, senza evidenza scientifica: un vero successo, per dirla con Speranza. Anzi, un esempio per il mondo intero di cose da non fare.

Non solo, Greco si è levato dalle scarpe anche qualche sassolino, scagliandolo contro i cosiddetti esperti, dicendo che la comunicazione lasciata a virologi autonominati è stato un grande errore del Cts, ma anche della politica. In pratica, a uscirne a pezzi è la narrazione di Speranza. Che si vanta dei lockdown, si loda e si imbroda convinto di meritare almeno un premio Nobel. In realtà, l’unico premio possibile è quello che il ministro potrebbe dare agli italiani ritornando da dov’era venuto, cioè dal nulla di un oscuro partitino fatto di nostalgici del comunismo.

4 replies

  1. Leggevo, non so dove, che si sta facendo costruire una moltitudine di stie per affidarle
    direttamente nelle mani del generale,
    che non ricordo il nome, comunque,
    è un restiling di quello, che non ricordo neanche il nome, ma lo si può identificare come l’uomo con la bacheca ambulante

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  2. Purtroppo Speranza era l uomo sbagliato nel momento sbagliato , avrebbe dovuto continuare a fare il deputato in grisaglia qual è ! Come minimo ci voleva un medico , non una riserva … si e pure montato la testa a farsi chiamare ministro tanto quanto di Maio .. l improvvisazione al potere !

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  3. Ma scusate sbaglio o Cina, Germania, Francia, per quanto ricordo, hanno adottato il lockdown? Consigliati da Speranza? Siate onesti non esagerate nell’addossare ad uno solo le responsabilità di molti altri jn momenti estremamente difficili. Siate coerenti.

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