Morfologia da talk show

Questi tempi di guerra delivery, servita a domicilio, riaccendono l’attenzione sui meccanismi del talk show e sulla loro onestà intellettuale. Il casting è l’anima dei reality, ma questo vale anche per i nostri talk […]

(di Nanni Delbecchi – Il Fatto Quotidiano) – Questi tempi di guerra delivery, servita a domicilio, riaccendono l’attenzione sui meccanismi del talk show e sulla loro onestà intellettuale. Il casting è l’anima dei reality, ma questo vale anche per i nostri talk, che sono tutti, chi più chi meno, reality mascherati. Un salotto è come un bouquet floreale, va composto seguendo regole ferree, mescolando precise tipologie di ospiti.

Gli Habitué. Ogni talk ha le sue poltroncine vip, riservate agli habitué esclusivi. Lo spettatore sa che li troverà fissi lì, come Valeria Marini nel privé del Billionaire, e può perfino capitare che vengano scambiati per i conduttori. I Tuttologi. Aspiranti habitué, si accontentano di rispondere a ogni chiamata, su qualsiasi tema, dalla peste suina di Putin alle ultime rivelazioni su Lady D. La loro forza sta nel non sapere, in sostanza, nulla. Però su tutto. E considerato che in tv gli unici fatti sono le opinioni, nel sapere che non sapere è molto utile. Oltre Socrate. I Fratelli De Rege. Arrivano in coppia, ognuno all’insaputa dell’altro, per avere almeno uno scazzo in banca: appena si accenderanno le telecamere cominceranno a beccarsi come i capponi di Renzi (quando le telecamere si spengono, si spengono anche loro. Poi ricominciano). Esiste anche il De Rege figlio unico, tipo Paragone o Capezzone, che fa tutto lui, si trova il fratello adottivo nel giro di un quarto d’ora. Gli Esperti. Mitologica tipologia fondata da Mike Bongiorno, dove però erano invisibili. Diventano necessari nel talk quando il tema rompe il muro del Bar Sport, come una pandemia o una guerra. Bisogna però sceglierli con cura, per evitare che si noti la differenza con gli altri, e sempre in ossequio alla narrazione decisa a tavolino. I Guastafeste. Esperti pure loro, ma con posizioni dissonanti alla narrazione decisa a tavolino. Utili allo share ma da maneggiare con cura, come dimostra il caso Orsini. Il suo handicap non è “stare con Putin”, il suo handicap è una competenza scomoda. Allora può scattare la nomination per accompagnarlo fuori. Come nei reality show.

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2 replies

  1. Eppure ieri a “Carta Bianca” la Berlinguer ci ha regalato un dibattito su questa guerra che ha visto confrontarsi persone civili e preparate che hanno offerto spunti di valore che hanno dato lustro alla RAI che, per una volta, ha svolto molto bene il suo ruolo di servizio pubblico.

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  2. Trovo ragionevolmente tutto vero. Però da dire c’è che se non altro, quando a Otto e Mezzo c’è Lucio Caracciolo, le cose le si capiscono. Io almeno sì. Mi pare una persona molto a modo, molto assennata ed equilibrata, che sa davvero tutto e riesce ad esporlo con un’accortezza anche linguistica pazzesca.
    Al netto della presenza di fenomeni da baraccone come De Angelis, Giannini, Mieli, Severgnini, Palmerini e Santanino che ribadiscono la giustezza (lo so, è termine tipografico, ma posso usarlo lo stesso?) dell’articolo, prima guardavo il programma della Dietlinde solo quando c’erano Travaglio, Montanari e Padellaro, o, a volte, perfino Scanzi (ma comunque in ragione di chi ci fosse “contro” di lui), ma ora, in questa ca**o di dannata schifosa guerra di mer[beep], Caracciolo è l’unico che mi piace seguire, ed è l’unico che illustra sempre la situazione in maniera semplice (intendo, “semplice per un deficiente come me”!).
    Quindi insomma, esperti e “VIP”, a volte (ok, diciamo “di rado” vah) son scelti anche bene.

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