(Stefano Agnoli e Milena Gabanelli – corriere.it) – La storia del gas russo inizia negli anni Settanta, quando i contratti d’ importazione con l’Unione Sovietica, avviati già alla fine degli anni Sessanta, permisero all’Occidente e all’Italia di trovare un’alternativa al petrolio mediorientale e ai prezzi alle stelle. Dal 2000 in poi il gas è diventato la leva politica che Vladimir Putin ha sfruttato nelle crisi ucraine del 2006 e del 2009, ma si è sempre spostato senza problemi dalla Siberia verso Occidente, e i dollari prima e gli euro dopo sono andati in direzione inversa. Una prospettiva di taglio totale delle forniture russe all’Europa non è mai stata presa in considerazione neppure negli scenari più catastrofici.

La dipendenza dell’Europa
Il gas russo arriva in Europa Occidentale attraverso l’Ucraina (Sojuz), la Bielorussia (Yamal), il Mar Baltico (Nord Stream 1), il Mar Nero (Blue Stream e Turkish Stream) e dalle navi metaniere. Negli ultimi vent’anni c’è stato un calo del 10% dei consumi europei dovuto sia a maggiori efficienze sia alla crescita delle energie rinnovabili e, nel 2020, alla pandemia. Ma contemporaneamente è anche diminuita la produzione continentale, passata da circa 290 a 200 miliardi di metri cubi l’anno, soprattutto a causa del progressivo esaurimento dei giacimenti britannici e olandesi. Risultato: il ricorso al gas russo, via pipeline e via gas naturale liquefatto (Lng) è aumentato. In questo quadro, secondo le elaborazioni Iea, nel 2021 sono arrivati nell’Unione Europea circa 155 miliardi di metri cubi di gas, pari al 45% dell’import di gas e al 40% di tutti i consumi.

Quanto incassa Mosca
Gli incassi della banca centrale russa derivanti dal gas e dal petrolio esportati nel 2021 hanno raggiunto, secondo Reuters, i 240 miliardi di dollari. Ma ai prezzi stellari attuali il gas da solo ha un valore di circa 100 miliardi di dollari. Proprio grazie agli eccezionali prezzi spot del barile (sopra 100 dollari) e del MWh di gas (sopra 100 euro) ogni giorno la Russia potrebbe incassare tra 1 e 1,2 miliardi di dollari, una cifra sufficiente a ripagare i costi della guerra in Ucraina, visto che i pagamenti per l’energia non rientrano ancora nelle sanzioni.
Chi dipende di più da Mosca
Un’ipotetica chiusura dei rubinetti non avrebbe gli stessi effetti ovunque: Danimarca, Regno Unito, Belgio, Spagna, Portogallo o non ne risentono del tutto oppure sono colpiti solo in minima parte. I Paesi dell’Est sono invece quasi totalmente dipendenti ma importano quantitativi molto bassi e per loro potrebbe essere meno problematico spostarsi su fonti energetiche come carbone e petrolio. La Francia ha sempre puntato sul nucleare e la dipendenza dal gas russo è bassa (meno di 8 miliardi di metri cubi, il 17% dell’import). Chi paga il prezzo più alto in assoluto è la Germania: 43 miliardi di metri cubi equivalenti al 51% del suo import. Seconda viene l’Italia: 29 miliardi di metri cubi, ovvero il 40% del gas totale che importa. Pare evidente che il problema di come sostituire dall’oggi al domani 155 miliardi di metri cubi di gas diventi impossibile da risolvere, e sarebbe difficilissimo anche nel medio termine. Secondo un piano in 10 punti reso pubblico la settimana scorsa dall’Iea, in un anno sarebbe possibile tagliare circa 50 miliardi metri cubi, ma la prospettiva pare ottimistica.

Il gas via nave
Per l’Europa la strada più veloce è quella di incrementare l’afflusso di gas liquefatto (Lng) trasportato via nave ai terminali di rigassificazione europei. Il principale fornitore dell’Europa nel 2020 è stato il Qatar, con circa 30 miliardi di metri cubi. Poi gli Stati Uniti (25,6), la Nigeria (14,6) e l’Algeria (13,9). Nelle ultime settimane diverse missioni diplomatiche occidentali si sono rivolte allo sceicco al Thani ma la risposta è stata inequivocabile: il gas è già legato a contratti di vendita di lungo periodo con compratori per la maggioranza asiatici (Cina e Giappone) e solo un 10-15% aggiuntivo potrebbe essere disponibile per l’Europa. Potrebbero quindi i soli Stati Uniti, che da tempo hanno fra gli obiettivi strategici quello di limitare la dipendenza europea dal gas russo, spingere più navi metaniere verso i mercati europei? Nei primi dieci mesi 2021 dagli Usa sono arrivati circa 20 miliardi di metri cubi di gas, ma solo perché nelle ultime settimane i valori europei erano più convenienti. Per il gas liquefatto Usa, insomma, si tratta anche di una questione di prezzo. C’è però un ostacolo: non sapremmo dove ricevere tutto questo gas per carenza di infrastrutture. Secondo le rilevazioni fatte a gennaio dal Gis (Geopolitical Intelligence Services) la capacità di rigassificazione continentale era già al 75%. L’Europa centrale e orientale ha una struttura di trasporto insufficiente. La Germania non possiede alcun rigassificatore. Solo la Spagna ha fatto investimenti corposi e ne ha sei, ma la sua interconnessione con la Francia consente solo il passaggio di 8 miliardi di metri cubi. L’Italia ne ha tre: Cavarzere, Panigaglia e Livorno.

I gasdotti storici
Il secondo fornitore europeo dopo la Russia è la Norvegia, ma il primo ministro Jonas Gahr Store ha detto nei giorni scorsi che la produzione di gas non potrà crescere in tempi brevi. È lo stesso problema che ha l’Italia con i suoi fornitori: Algeria, Libia, Olanda e da ultimo Azerbaijgian. Da un punto di vista teorico i gasdotti esistenti dispongono di una capacità aggiuntiva che potrebbe compensare quanto verrebbe a mancare: il problema sta nella materia prima da convogliare nei tubi, che comporterebbe un cambio di passo delle estrazioni algerine, una pacificazione della Libia ancora lontana, e un impegno maggiore dell’Azerbaigian, come prospettato dal presidente Ilham Aliyev alla Commissaria Ue all’energia Kadri Simson ai primi di febbraio. Sul medio-lungo termine (almeno 2-3 anni) potrebbe anche essere accelerato il progetto Edison-Depa di gasdotto dal Levante (Eastmed), 20 miliardi di metri cubi di cui si discute dal 2008. Bisognerebbe però anche rispondere a una domanda di fondo: quale Paese produttore riterrà conveniente investire ed esporsi verso un Continente che sul lungo termine ha decretato come irrinunciabile l’abbandono delle fonti fossili, gas compreso?

Germania – Italia: lo scenario
Alla fine una delle soluzioni più immediate per ridurre il peso del gas russo in Germania è stata annunciata nei giorni scorsi dal ministero delle Finanze di Christian Lindner: considerare la riapertura delle tre centrali nucleari fermate lo scorso anno, e prolungare la vita alle altre tre il cui «phase out» è programmato entro fine 2022. Potrebbero compensare 4-5 miliardi di metri cubi di gas naturale, circa il 10% delle forniture da Mosca. Per quel che riguarda l’Italia, lo scorso anno abbiamo consumato 76 miliardi di metri cubi di gas e 29 sono arrivati dalla Russia. A oggi le contromisure che il governo ha in cantiere prevedono un aumento della produzione nazionale per 2 miliardi di metri cubi, il riempimento degli stoccaggi per altri 1,5 miliardi di metri cubi, un contributo da produzioni aggiuntive di 10 miliardi di metri cubi da Algeria e Libia (secondo l’ambasciatore algerino in Italia, Abdelkrim Touharia, 2 miliardi sarebbero disponibili già nei prossimi mesi, gli altri non a breve); poi ci sono 4,5 miliardi di metri cubi di capacità non utilizzata dai rigassificatori esistenti; l’installazione di 3 nuovi rigassificatori galleggianti, che potrebbero assicurare 10 miliardi di metri cubi di nuova capacità, ma i tempi di autorizzazione e costruzione si misurano in anni. Anche installare 8GW di energie rinnovabili l’anno, come previsto dalle strategie energetiche nazionali in vista del «Fitfor55» e «facilitato» dall’ultimo decreto governativo, potrebbe diminuire il bisogno di elettricità fatta con il gas per 2,5 miliardi di metri cubi. Intanto il premier Mario Draghi pochi giorni fa ha annunciato la temporanea riapertura delle centrali a carbone: quella Enel di La Spezia, chiusa a dicembre 2021, e quella A2A di Monfalcone. In teoria, facendo operare le 7 centrali a carbone a pieno regime si determinerebbe un risparmio di gas di 8 miliardi di metri cubi l’anno, ma le difficoltà del riavvio portano la stima a 4 miliardi. La metà del carbone, poi, arriva proprio dalla Russia e andrebbe ovviamente sostituita in tempi brevi. La contropartita: fino a 28 milioni di tonnellate di CO2 in più, l’8% delle emissioni nazionali.

L’autunno freddo
Tirando le somme, il tempo non gioca a favore: molte contromisure non sono immediate mentre il rischio di un’interruzione delle forniture dalla Russia, totale o parziale, potrebbe diventare una realtà da un giorno all’altro, o per volontà politica o per incidente militare, come il caso delle centrali nucleari ucraine ha dimostrato. L’Italia ha un’autonomia di almeno 8 settimane con un blocco totale di tutte le forniture. Però bisogna fare bene i conti su cosa ci attende in autunno. Quale sarà la disponibilità di gas? Dati certi: 2 miliardi di metri cubi in più dalla produzione nazionale; 4 dalle centrali a carbone; 2,5 arriveranno nei rigassificatori; 4,5 dal gasdotto algerino; 1,1 da quello libico. Qualcosa dagli stoccaggi e dal Tap. Se va tutto bene la dipendenza dalla Russia passerà dai 29 miliardi di metri cubi di oggi a 14 miliardi. Vuol dire che sarà difficile evitare una nuova austerità. E non è tutta colpa della tragedia russo-ucraina, perché negli ultimi vent’anni non abbiamo mai predisposto un piano nazionale, e ora siamo costretti a rincorrere la sicurezza energetica barattandola, tra l’altro, con il riscaldamento globale.
dataroom@corriere.it
questa mattina i futures hanno nuovamente superato i valori precedenti andando a 3200 per 1000m3
a Febbraio erano sui 900 e l’anno scorso, a fine Settembre, erano a 670/690
che erano considerati già prezzi record.
comunque la si pensi, auguri, e ovunque li si acquisti i prezzi sono quelli se non maggiori (per il GLN)
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A Sky 24 hanno detto che gli Usa hanno fatto un appello all’ Europa di non acquistare piu’ gas russo . La Germania ha risposto picche . Ne abbiamo bisogno
Non sarebbe ora che l’ Europa rspondesse agli Usa con la stessa frase che la Nuland disse all’ Europa ? Ovvero,
Fake the America . Magari glielo facciamo dire da Antonio Razzi , che dite ?
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disse: Fuck the EU!
si dovrebbe dire (ma molto sottovoce) FUCK THE USA!
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e grazie anche mio figlio neonato lo sapeva che disse Fuck the Eu . Intendevo come avrebbe dovuto rispondere l’ Europa . Ma sicuramente non mi sono spiegato bene io ,
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ah ho capito ho scritto fake invece che fuck , ma si capisce lo stesso , o no !
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il mio era un pretesto per fare una battuta sulla risposta agli USA
” (ma molto sottovoce) “
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paura eh !
https://www.maurizioblondet.it/rothschild-hanno-paura-delle-sanzioni-attenti-non-facciamo-i-cretini-distruggono-il-nostro-sistema-finanziario/
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non per fare il pedante
non è al largo di Cavarzere
ma vicino alle coste di Porto Levante (RO) Adriatic Lng
dove esistono molte piattaforme di estrazione
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….intanto Gigi La Poltrona
“Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha pubblicato un breve video comunicato da Doha, in Qatar, dove si è recato per incontri bilaterali tesi ad aumentare le forniture di gas: “L’invasione dell’Ucraina voluta da Putin e le sanzioni ad essa connesse impongono di considerare attentamente le ripercussioni sul settore dell’energia nell’intera unione europea – ha detto Di Maio -. Si pone con urgenza la necessità di accelerare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. Per questo lavoriamo con gli altri stati europei per una strategia energetica europea”. E poi continua: “Sono lieto di annunciare che le autorità del Qatar si impegneranno a rafforzare la partnership energetica con l’Italia. Rafforzando i legami con il Qatar e con altri paesi, dove mi sono recato la settimana scorsa, ci rendiamo autonomi, anche da eventuali ricatti, dal gas russo. Stiamo dando il massimo per il nostro paese”.
molto ottimista o nuovo cazzaro?
Dal Corriere:
Qatar: Nelle ultime settimane diverse missioni diplomatiche occidentali si sono rivolte allo sceicco al Thani ma la risposta è stata inequivocabile: il gas è già legato a contratti di vendita di lungo periodo con compratori per la maggioranza asiatici (Cina e Giappone) e solo un 10-15% aggiuntivo potrebbe essere disponibile per l’Europa.
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Beh, dopo la tripletta di ieri (ha vinto pure Bastianini!) di sicuro il Qatar ci darà almeno l’esclusiva su metà dei loro gas combustibili…
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La Germania blocca le sanzioni su gas e petrolio russi, Ungheria idem , Olanda e Francia idem e l’Italia segue
Biden togliamo sanzioni Venezuela per agevolare la mancanza con petrolio venezuelano,
Conte 27 FEBBRAIO “Ora serve un Recovery di guerra”. 27 Feb 2022 … Così l’ex premier e presidente del M5S, Giuseppe Conte, al Corriere della Sera.
Oggi 07 marzo Macron lancia Recovery di guerra si discuterà Giovedì a Versailles
E Draghi ? Draghi si toglie un sassolino: “Italia, Germania e Francia hanno già applicato le misure contro gli oligarchi. Mi piacerebbe lo facessero tutti”
E il nuovo cazzaro ? Oggi riposo, non pervenuto.
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tra poco ognuno andrà per conto suo
il conto energetico da pagare è insostenibile
si rischia un cappotto economico
malgrado il flusso del gas non si sia mai interrotto,
ma la speculazione finanziaria e la paura
fanno ricchi alcuni
Brokers, distributori, mediatori, fondi internazionali
ci metterei anche gli extra profitti dei produttori di energia legati ai prezzi di adesso
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e non possiamo neanche attaccarci alla canna del gas…roba da ricchi
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