“Può un ex comunista essere sempre in mezzo a capitani coraggiosi, trame internazionali, fiumi di quattrini?”

(Mattia Feltri – la Stampa) – La scoperta che Massimo D’Alema si sia industriato da intermediario per una vendita di armi alla Colombia, roba da ottanta milioni di euro, fra studi legali di Miami e faccendieri sudamericani, ha risollecitato la solita, vecchia, bolsa domanda: ma può un ex comunista eccetera? Una domanda da cui D’Alema è perseguitato da decenni. Ma può un ex comunista mettere su a Palazzo Chigi l’unica merchant bank in cui non si parla inglese?

Ma può un ex comunista solcare i mari su Ikarus e altre sfarzose barche a vela? Ma può un ex comunista diventare presidente dell’Advisory Board di Ernst&Young? Ma può un ex comunista puntare alla scalata di Bnl attraverso Unipol, essere affaccendato nei viluppi del Monte dei Paschi, stringere politici sensi con Vincenzo De Bustis e la sua Banca 121, come un Sindona del terzo millennio? Ma può un ex comunista andarsene in giro con scarpe di pelle umana?

Ma può un ex comunista produrre vino in Umbria e vendersene carrettate a Pechino? Ma può un ex comunista ritrovarsi dentro a incastri fra politica e affari per portare il metano su Ischia? Ma può un ex comunista diventare presidente onorario della Silk Road Global Information, che poi all’alba della pandemia importa in Italia ventilatori tarocchi?

Può un ex comunista offrire consulenze strategiche con la DL&M Advisors? Ma insomma, può un ex comunista essere sempre in mezzo a capitani coraggiosi, trame internazionali, trafficanti, fiumi di quattrini? Ma può? Può, certo che può, soprattutto se è uno avanti come D’Alema, che non è un ex comunista, ma è da molto tempo un modernissimo comunista di stampo cinese. –

D’ALEMA, POLEMICHE E ACCUSE SULLE ARMI PER LA COLOMBIA: SOLTANTO INCONTRI ISTITUZIONALI

(Tommaso Labate – il Corriere della Sera) – «Barbarie», sussurra. Poi, subissato dalle domande di amici e conoscenti rispetto alla storia per cui è tornato sui giornali, e cioè l’intermediazione per una fornitura militare di aziende italiane al governo della Colombia, Massimo D’Alema ha spiegato fino a ieri sera la sua versione dei fatti. Anche a proposito dell’audio, pubblicato dal sito del quotidiano La Verità , in cui l’ex premier parla di una provvigione di 80 milioni di euro se l’affare fosse andato in porto («Io non ho ricevuto nessun euro (). Allora noi stiamo lavorando perché?

Perché siamo stupidi? Perché siamo convinti che alla fine riceveremo tutti noi ottanta milioni di euro») e di provvigioni garantite («Noi abbiamo ottenuto il 2% di provvigione, senza alcun tetto. E siamo in grado di garantire la firma del contratto»). Nella vicenda, compaiono studi legali americani (Robert Allen Law), mediatori colombiani e due italiani residenti in Sudamerica (Francesco Amato ed Emanuele Caruso).

Partiamo dal principio. «Io ho una società di consulenza. Mi occupo, diciamo, anche di aiutare le società italiane all’estero. Ma non faccio il negoziatore, non faccio trattative e non incasso provvigioni. Non avrei visto neanche un euro», ha spiegato fino a tarda sera dall’Albania. Sull’opportunità che un ex presidente del Consiglio si occupi di trattative del genere, risponde che lui non lavora con aziende di Stato, anche se la legge non lo impedirebbe.

La storia del suo coinvolgimento nella questione colombiana viene spiegata così: «È una storia semplice, con dei rimandi a quell’interesse nazionale di cui evidentemente a qualcuno non importa così tanto». Comunque sia, è la sua ricostruzione per punti, tutto parte dalla decisione del governo colombiano di ammodernare il proprio sistema militare: aerei da combattimento, corvette, sottomarini. È un settore in cui ci sono eccellenze italiane, aziende del calibro di Fincantieri e Leonardo. Che però, in una prima fase, per usare un gergo calcistico, sembrano non toccare palla.

In un secondo momento la situazione cambia. «Nessun incontro con faccendieri o simili. Ma incontri istituzionali a livello di cancelleria, e cioè di ministero degli Esteri», ha spiegato D’Alema in privato riferendosi al fatto che, a un certo punto, i rappresentanti delle aziende italiane sono stati ricevuti da rappresentanti degli Esteri, della Difesa e dell’esercito di Bogotà. Poi questi canali si interrompono, probabilmente per superare il livello successivo della trattativa era previsto un incontro col ministro della Difesa in persona che invece non ha luogo, la commessa sembra saltata. E qua torna in gioco D’Alema. «Con l’obiettivo di riattivare dei canali istituzionali che si erano interrotti. Canali istituzionali, ripeto. Il governo della Colombia. Non faccendieri o cose opache».

Come si muove l’ex presidente del Consiglio per rianimare i fili di un dialogo che sembrano essersi spezzati, per riattivare una trattativa che pare finita su un binario morto? Va a incontrare l’ambasciatrice colombiana in Italia, che sembra rassicurarlo. Parallelamente, si preoccupa, per interposta persona, di sollecitare l’interesse del sottosegretario alla Difesa italiano, Giorgio Mulè. Riassumendo, «non sono andato a trattare né sarei andato in Colombia, non avrei incassato alcuna provvigione. Mi sono limitato a mettere in contatto delle aziende italiane con un governo straniero, ad attivare dei canali ufficiali».

La fine della storia? Probabilmente non se ne farà nulla, la fornitura militare del governo della Colombia sarà appannaggio di qualcun altro. «L’interesse nazionale, le aziende italiane e i loro lavoratori, verosimilmente, non interessavano a tutti quelli che hanno inquinato questa storia anche utilizzando con registrazioni parziali…», è la riflessione dell’ex presidente del Consiglio.

 Che, sempre in privato, ha notato come le indiscrezioni uscite in Italia abbiano fatto il paio con alcuni articoli usciti in Colombia. Un amico gli ha anche chiesto se non avesse il sospetto che l’emersione della consulenza non fosse un obiettivo per colpirlo, per fargli un dispetto. «Mah – ha riflettuto – e che fastidio posso dare io? Non faccio politica, non faccio nulla. Lavoro e basta».

1 reply

  1. Ecco un altro uomo di sinistra che pensa al popolo.
    Boldrini, Vendola, D’Alema, è con questi figli di puttana che avremmo dovuto risolvere i conflitti di interesse di B.
    I sinistri sono spesso dei Razzi acculturati e molto più spregiudicati.

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