Italia vintage

Un banchiere a Palazzo Chigi. D’Alema e Berlusconi ancora in pista. Orietta Berti sulla cresta dell’onda. Massimo Ranieri a Sanremo. Altro che 2022, dalla politica alla musica pare essere tornati nel 1995.

(Stefano Iannaccone – tag43.it) – Massimo D’Alema che detta la linea, dilaniando la sinistra, Massimo Ranieri protagonista sulle scene, che lancia acuti e ancheggia strappando applausi. Silvio Berlusconi alla caccia di un successo personale, centrale nella vita politica del Paese, che manda in tilt alleati e soprattutto avversari, Orietta Berti sugli scudi, che salta da una trasmissione all’altra, da una hit all’altra. Altro che festa per celebrare l’arrivo del 2022, i calici dovrebbero levarsi al cielo per festeggiare il ritorno nel 1995 come qualcuno ha fatto notare sui social. Dalla politica allo spettacolo, è tutto un viaggio nel passato, un continuo déjà vu, con l’onnipresenza dei tormentoni politici e canori. Sono gli intramontabili che calcano la scena, in ogni ambito come testimonia Bruno Vespa, che nel ’95 preparava la nascita del suo programma di maggio successo: Porta a porta. Ancora oggi i suoi libri scuotono i governi di qualunque colore.

L'Italia del 2022 assomiglia a quella del 1995
Lamberto Dini (Getty Images).

Un banchiere come presidente: da Dini a Draghi

A dispetto degli anni e di un mondo che cambia, sono i rieccoli italici. Ammesso che siano mai andati. Se non fosse per la pandemia, che flagella la società, sarebbe difficile notare un cambiamento rispetto a 25, anzi 26 anni fa. Del resto l’allineamento perfetto arriva con un banchiere alla presidenza del Consiglio. Certo, non più Lamberto Dini, ma Mario Draghi. La formazione da economista e la professione di provenienza sono le stesse. In realtà il destino sembra diverso, visto che il primo è gradualmente sparito dai radar della politica, chiudendo da peones comunque decisivo per la maggioranza di turno, mentre l’attuale premier è uno dei grandi favoriti per il Colle. Laddove le maggioranze si battezzano.

Altro che 2022, l'Italia dalla politica alla musica è nel 1995
Silvio Berlusconi (Getty Images).

Berlusconi&D’Alema, gli inossidabili della politica nostrana 

Chi dai radar della politica non è mai sparito, è il duo Berlusconi&D’Alema. Il leader di Forza Italia ha superato mille intemperie, compresi gravi problemi di salute, e sembrava destinato a un lento declino. Ma, come nella sua natura, è stato capace di rinascere. Così oggi come ieri, il centrosinistra deve fare i conti con l’incubo del Cavaliere incombente. Non più a Palazzo Chigi per quello del Quirinale. Il risultato è sempre lo stesso: tutti uniti nell’antiberlusconismo delle dichiarazioni, senza una strategia su come affrontarlo. Sulla sponda opposta, in un fine anno funestato dalla cronache pandemiche, il Lider Maximo della sinistra si è ripreso la scena per un intervento via Zoom. Nella sospensione della leadership, si è materializzato l’ex presidente del Consiglio che con poche, dirette parole, ha aperto il congresso del Partito democratico, senza ancora farne parte. Al di là delle conseguenze pratiche, il solito D’Alema si è messo al centro del proscenio, indicando la strategia politica. E mettendo all’indice il nemico, che un tempo si chiamava Walter Veltroni, ora ha la sembianze di Matteo Renzi.

Altro che 2022, l'Italia dalla politica alla musica è nel 1995
Orietta Berti a Sanremo (Getty Images).

Orietta Berti a Mille, Massimo Ranieri e Gianni Morandi ancora a Sanremo

Qualcosa cambia, per non cambiare nulla. Perché non solo di politica si nutre il ritorno al passato. Basta seguire qualche programma in televisione, ed ecco la sempreverde, pardon semprerossa Orietta Berti, che racconta del suo amore con Osvaldo, fa ballare giovani e anziani con ritmati tormentoni. Per lei la barca va a… Mille. E ora la lascia andare grazie alle new entry Fedez e Achille Lauro che nel 1995 erano dei bambini in uscita dall’asilo. Così mentre i due giovani artisti crescevano, sul palco del Festival di Sanremo si esibiva Massimo Ranieri, con il pezzo La Vestaglia, in verità non proprio entrato nella storia della musica italiana. Il cantante napoletano resta, invece, nella storia, eccome.

Altro che 2022, l'Italia dalla politica alla musica è nel 1995
Massimo Ranieri (Getty Images).

Così come ci resta a pieno titolo un altro futuro partecipante alla kermesse canora sanremese: quel Gianni Morandi che 26 anni fa pubblicava una raccolta di successi con il suo nome. Come a ricordare che questo inizio di 2022 porta il retrogusto vintage di quel 1995. A questo punto Draghi dovrebbe fare gli scongiuri per non vorrà ritrovarsi a fondare un partitino di centro, stile Rinnovamento italiano come fece Dini, per cercare uno spazio politico. Forse, viste anche le assonanze con 26 anni fa, gli conviene spingere dritto per andare al Quirinale.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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4 replies

    • beh! non è proprio così come vede

      in effetti ci hanno usati per sfaqulare i modi e stili di vita europei
      ma con simpatia verso gli italiani
      il che mi fa venire qualche sospetto, oltre alla renitenza al loro vaccino.

      immagino che la valletta sarà stata subissata da richieste d’amicizia da parte
      di imprenditori, o autodefiniti tali, italici che fanno affari in quei lidi
      non la invidio, neppure con il raid li scaccerà, o magari trova il pennuto da spennare, chissà

      ps
      ho visto solo un pezzo all’inizio, ma dato che avevo visto un 15 minuti di quello dell’anno scorso,
      ho ritenuto che fossero sufficienti
      li preferisco quando cantano le loro, anche se ho un imprinting musicale anglofono, e quindi
      tranne alcuni, mediamente non m’aggradano

      "Mi piace"

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