Pezzo dopo pezzo Draghi sta smontando il “sistema Conte”

(Giovanna Vitale – la Repubblica) – Con l’abilità del pokerista, colpo sicuro e impazienza zero, Mario Draghi sta completando l’opera che si era prefisso sin dall’inizio del mandato: smontare pezzo per pezzo il “sistema Conte”. Ovvero quel centro di potere ramificato e invasivo messo su dall’avvocato pugliese a cavallo di due governi – prima con la Lega, poi con il Pd – per controllare i gangli più strategici del Paese e garantirsi lunga vita (politica) anche fuori dal Palazzo.

Un esercito di manager, 007 e direttori di Tg arruolato con un solo criterio: la fedeltà al capo, prima che alle istituzioni. Inevitabile che si aprisse un conflitto, fatto di sporadici faccia a faccia e telefonate roventi, con l’uomo chiamato a succedergli. In virtù dell’effetto domino innescato dalla cloche dell’esecutivo, il presidente del Consiglio ha difatti cominciato presto ad abbattere una dopo l’altra tutte le pedine (e le bandiere) piazzate dal suo predecessore.

Una manovra di precisione che, attraverso lo smantellamento del presepe contiano, mira a indebolirne il residuo potere di interdizione, anche grazie al gioco di sponda con l’eterno rivale Luigi Di Maio. Col quale l’ex banchiere centrale coltiva invece una solida intesa: tale da tradursi, come si è visto sulle nomine Rai, nella messa all’angolo del leader grillino. Sempre più isolato nei gruppi parlamentari e ormai pure aggirato dagli alleati, che faticano a seguirne strategia e traiettoria.

«Giuseppe ha perso la testa», mugugna un ministro alle sei di sera, scorrendo le agenzie che registrano l’affondo contro l’ad di Viale Mazzini. «Non riesce più a controllare i suoi né a farsi ascoltare da Draghi, e questo lo fa dare di matto. Non si rende conto, però, che così diventa inaffidabile per tutti».

L’ultimo cavallo caduto per mano dei “migliori” si chiama Giuseppe Carboni. Il direttore del Tg1, insediato in epoca giallo-verde, era l’avamposto che Conte aveva deciso di difendere a ogni costo per continuare a cullare il sogno di un rilancio nel dopo Draghi. Non si era arreso neppure di fronte alla richiesta di Palazzo Chigi di indicare una donna per dare il segno del cambiamento.

Attraverso lo scudiero Mario Turco, che per lui ha trattato il valzer dei direttori, prima ha posto il veto su Maggioni e poi lanciato un diktat risultato subito indigesto ai piani alti del governo: «Se si sposta Carboni, vanno azzerati anche gli altri Tg». Risultato? L’ex presidentessa della Rai – cui Di Maio aveva invece dato via libera in un incontro con Fuortes alla Farnesina – l’ha spuntata. Al Tg2 è rimasto Sangiuliano per volere di Salvini.

Al Tg3 è stata dirottata Simona Sala, considerata più vicina al Pd che ai 5S. E i grillini a trazione contiana sono rimasti con un pugno di mosche in mano. Il remake di un film che si ripete a loop dall’insediamento del Gabinetto d’unità nazionale. Erano trascorsi pochi giorni allorché Draghi stabilì di far fuori il commissario all’emergenza Domenico Arcuri, il manager cui il giurista di Volturara Appula aveva affidato la gestione della pandemia.

Al suo posto insediò un generale dell’esercito, quel Francesco Figliuolo riuscito nell’impresa di vaccinare a tempo di record l’83% degli italiani. Subito dopo è stata la volta del Comitato tecnico scientifico – ridotto da 27 a 12 componenti – e della Protezione civile: Angelo Borrelli fu sostituito da Fabrizio Curcio, fedelissimo di Franco Gabrielli, l’autorità delegata ai Servizi segreti che Conte aveva pervicacemente trattenuto per sé.

Uno fra i primi settori a essere de-contizzato: «Questa non me la dovevi fare, è davvero un colpo basso», disse a Draghi che lo chiamò per avvertirlo della defenestrazione di Gennaro Vecchione dal Dis a vantaggio di Elisabetta Belloni. Una bonifica, quella del premier, presto trasferita alle aziende di Stato. La prima testa a cadere è stata quella di Fabrizio Palermo, ad di Cassa depositi e Prestiti. Quindi è toccato ad Alessandro Battisti far le valigie da FS, come ora è in procinto di fare Simonini da Anas.

Un marchio, quello del contismo, ormai fuori moda. La prova di una difficoltà che ha persino travalicato le mura domestiche. Basti vedere cosa è accaduto al senatore Licheri: Conte lo voleva far restare capogruppo dei 5S, ma ha perso la sfida. Scena che rischia di ripetersi alla Camera. «E se non ti seguono neppure a casa tua – riflette amaro un fedelissimo – come si può pretendere che lo facciano fuori?». Il leader Giuseppe Conte guida il Movimento cinque Stelle.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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14 replies

  1. Con l’abilità del pokerista

    E a seguire, corpo e coda del delirio.
    Sta giocando alla pari il banchiere?
    Uno stuolo di lecca 🍑 mai visto dai tempi del renzismo.

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  2. Al quarto rigo di quest’articolo-spazzatura, il conato di vomito, è stato inevitabile nonché liberatorio.
    Torneranno, i giorni in cui respireremo il fresco profumo della libertà e della giustizia sociale si oppone al puzzo del compromesso morale e culturale di questi pseudo-giornalisti ad un tanto al chilo che si sono resi complici della classe politica più abietta che si sia mai vista

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  3. ‘A scema di una Vitale! Ti rendi conto che invece di scrivere queste cazzate dovresti ringraziare quest’uomo ogni giorno per la vagonata di miliardi che ha ottenuto in Europa? Probabilmente no, poverina. Ma il problema non sei tu. É chi ti fa scrivere su Repubblica (che possa fallire presto)

    Piace a 1 persona

  4. VELOCE RIASSUNTO (testuale) DI QUANTO HAN DETTATO A TAL GIOVANNA VITALE:

    “Con l’abilità del pokerista (mo’ pure giocatore d’azzardo) Mario Draghi sta smontando… quel centro di potere ramificato e invasivo messo su dall’avvocato pugliese…
    Un esercito (sticazz!) di manager, 007 e direttori di Tg arruolato con un solo criterio: la fedeltà al capo, prima che alle istituzioni.
    Una manovra di precisione (di Draghi) che, attraverso lo smantellamento del presepe contiano…
    Sempre più isolato nei gruppi parlamentari e ormai pure aggirato dagli alleati, che faticano a seguirne strategia e traiettoria.
    «Giuseppe ha perso la testa», mugugna un (anonimo) ministro alle sei di sera.
    «Non riesce più a controllare i suoi né a farsi ascoltare da Draghi, e questo lo fa dare di matto. Non si rende conto, però, che così diventa inaffidabile per tutti». (Questo non si sa neppure chi lo avrebbe detto)
    L’ultimo cavallo caduto per mano dei “migliori” (“uahahahah” cit.) si chiama Giuseppe Carboni. i grillini a trazione contiana sono rimasti con un pugno di mosche in mano. Il remake di un film che si ripete a loop dall’insediamento del Gabinetto d’unità nazionale.
    Una bonifica, quella del premier, presto trasferita alle aziende di Stato.
    Un marchio, quello del contismo, ormai fuori moda. La prova di una difficoltà che ha persino travalicato le mura domestiche. «E se non ti seguono neppure a casa tua – riflette amaro un fedelissimo (anonimo pure questo) – come si può pretendere che lo facciano fuori?».
    Il leader Giuseppe Conte guida il Movimento cinque Stelle.”

    L’ultima riga era una precisazione che la Vitale pensava fosse necessaria suppongo.

    Mi verrebbe da dire:
    “Belin Giuseppe… ma che gl’hai fatto a Giovannina?”

    Giusto per la cronaca: Giovanna Vitale e’ questa tizia qui…

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  5. “Draghi è un grillino”.
    è vero, ha imparato in fretta la specialità della casa: il V-Day.
    e infatti adesso ogni giorno si affaccia e urla:
    VAFFANCULO CONTEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!
    (e ci aggiunge una bella pernacchia)
    godetevelo mazzabubù, il vostro bambacione è finito.

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  6. “ Col quale l’ex banchiere centrale coltiva invece una solida intesa: ”

    Quindi per rep la solida intesa è divenuta voce da inserire nel cv?
    Lo steward ha ucciso il bibitaro!

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