Massimo Cacciari: “Si sta trasformando il green pass in una forma di controllo permanente e sempre più pervasiva”

(Tommaso Baronio – La Verità) – Era dedicato alle «Politiche pandemiche» il convegno organizzato da Generazioni future e andato in streaming ieri sulla pagina facebook dell’associazione. All’evento hanno partecipato importanti intellettuali del calibro di Ugo Mattei, Giorgio Agamben e Massimo Cacciari. Quest’ ultimo è intervenuto durante la mattinata, riflettendo sulla misura del green pass.

Secondo il filosofo «l’idea sembra quella di trasformare il lasciapassare in una forma di controllo permanente e sempre più pervasiva, perché la pandemia non terminerà a breve. Il virus muterà, di conseguenza ci sarà bisogno di altre vaccinazioni e con ogni probabilità sarà prevista la richiesta di presentare una carta che renda conto delle inoculazioni fatte».

Il punto fondamentale su cui si batte Cacciari è che si passerà «da una situazione emergenziale a un contesto in cui verrà ristrutturato un sistema di governo tecnico politico che userà, volente o nolente, le circostanze per neutralizzare le ragioni di conflitto. Il momento per il Paese è cruciale.

I soldi del Pnrr da investire e l’enorme debito pubblico da rinsaldare potrebbero creare gravi dissensi e ostilità all’interno della società, che verranno neutralizzati alla radice, in maniera tale» secondo l’intellettuale «che i soldi possano andare dritti nella direzione del prodotto interno lordo, acuendo maggiormente le differenze di classe».

L’altro argomento su cui Cacciari insiste sia all’inizio che alla fine del suo intervento è che il convegno tenutosi ieri non sia semplicemente la bella parentesi di una giornata, ma che diventi un lavoro con una forma per combattere il pensiero mainstream attraverso informazioni, dati e riflessioni che emergano con continuità e non saltuariamente.

Anche il giurista e accademico Ugo Mattei ha prodotto un’attenta riflessione sulla carta verde, in particolare soffermandosi sulla parte relativa ai diritti individuali. Mattei asserisce che il passaporto verde sia il ritorno della logica di controllo priva del diritto, proprio come succede già nel Web; il meccanismo del «o tutto o niente», per cui si può accedere ai social o ai siti web solamente se si dà il via libera al controllo dei propri dati sensibili.

«E siccome il diritto non esiste più online, si può vivere senza diritto anche offline» spiega Mattei. Il giurista inoltre vede la problematicità del green pass anche per la creazione di un precedente, per cui oggi è legato alla cura vaccinale, ma un domani potrebbe essere legato alla quantità di contante utilizzato o ai libri letti.

Prospettiva preoccupante. L’intervento di Giorgio Agamben si è concentrato invece su cosa possiamo e dobbiamo fare in un contesto in cui la civiltà ha fatto bancarotta, a tutti i livelli: economico, politico, religioso, giuridico, intellettuale «Sul piano individuale bisogna continuare a fare bene ciò che si faceva bene prima, ma non credo che questo ci basti», dice il filosofo.

Poi, riprendendo una riflessione di Hannah Arendt in L’umanità in tempi bui , mette al centro del suo discorso la ricerca di una nuova politicizzazione. Se la Arendt indicava l’amicizia come fondamento di politica, Agamben la vede più come un minimum politico, nulla di meno di provare a costruire una comunità all’interno di una società. «Il vero punto di partenza» chiarisce il filosofo italiano «non è paragonare il governo buono con quello cattivo, ma mettere in questione l’idea stessa di governo. Solo così potrà nascere una rinnovata politicizzazione».

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1 reply

  1. non so dove viva il Massima Caciara
    ma a me, ad oggi, pur avendo avuto modo di andare in due pizzerie, un ristorante (tutti al chiuso)
    vari ambulatori, due ospedali, un centro diagnostico, mezzi pubblici, grande distribuzione
    mi è stato chiesto di mostrarlo 2 volte ed una sola volta l’hanno verificato

    se io fossi media, e so benissimo di non esserlo, Massima Caciara sta parlando del nulla
    di un botto fatto con un sacchetto di farina raccontato come se fosse una tormenta di neve

    i filosofi, fuori dalle università, sono convito facciano solo dei danni, altrimenti non esistono
    ma forse pure dentro.

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