È normale che Briatore paghi per il Twiga 17mila euro di affitto e intaschi 4 milioni?  

(Luca Monticelli – La Stampa) – Persino Flavio Briatore chiese allo Stato di poter pagare di più, imbarazzato per il canone annuale del suo Twiga, lo stabilimento a Marina di Pietrasanta di cui è proprietario. Una struttura che occupa quasi 5 mila metri quadrati di lido per un affitto che costa 17 mila euro, a fronte di incassi intorno ai 4 milioni.

Il disagio di Briatore è l’emblema di un sistema impazzito, che avrebbe bisogno di un riordino e invece ha eluso i richiami europei alla concorrenza grazie alla pressione delle lobby del settore sulla politica.

Puntualmente la questione torna d’attualità ogni anno con la finanziaria. Stavolta è stata la legge sulla concorrenza a fare da teatro a uno scontro tra partiti, soprattutto il centrodestra, e il premier Mario Draghi che voleva mettere a gara le concessioni di balneari e ambulanti per attuare finalmente la direttiva Bolkestein del 2006.

Il risultato è stato un rinvio del nuovo assetto, confermando la proroga al 2024 del governo gialloverde. Il compromesso di Draghi – stilare una mappatura dell’esistente in vista di un futuro intervento – ha perso forza dopo la sentenza del Consiglio di Stato che dispone la validità delle concessioni solo fino al 2023.

Poi, infatti, dovranno essere rimesse a gara. Al di là dell’affidamento diretto e delle barriere all’entrata che non garantiscono la concorrenza, l’elemento più controverso è rappresentato dal gettito che lo Stato incassa dall’affitto delle spiagge. Per dirla con Briatore, è troppo basso.

Il far west italiano

Gli ultimi dati disponibili certificano 115 milioni di euro di entrate ogni anno, di cui solo 83 effettivamente riscossi. E risultano ancora da versare 235 milioni di canoni non pagati dal 2007.

Come dice Legambiente, sembra quasi che allo Stato non interessino i soldi delle spiagge. Eppure il giro d’affari dei 12.166 stabilimenti è stato stimato da Nomisma in almeno 15 miliardi.

La novità introdotta con il Decreto Agosto ha innalzato il canone minimo portandolo da 363 euro a 2.500 e questo dovrebbe generare 39 milioni in più. Nel rapporto sulle spiagge di Legambiente sono indicati gli affitti pagati dagli stabilimenti più noti, dove il costo di lettini e ombrelloni arriva a mille euro al giorno come nel caso del Twiga.

Qualche esempio: A Santa Margherita Ligure, il Lido Punta Pedale versa all’erario 7.500 euro l’anno, il Metropole 3.600, il Continental 1.900. A Forte dei Marmi il Bagno Felice corrisponde 6.500 euro per 4.860 metri quadri occupati.

A Punta Ala, l’Alleluja 5.200 euro per 2.400 metri e il Gymnasium 1.200 per 2.100 metri. A Capalbio, lo stabilimento l’Ultima Spiaggia versa 6 mila euro per 4.100 metri quadri. Il Luna Rossa di Gaeta ne sborsa 11.800 mentre il Bagno azzurro di Rimini 6.700.

In Sardegna, per le 59 concessioni di Arzachena, lo Stato porta a casa solo 19 mila euro. Il Papeete beach di Milano Marittima del leghista Massimo Casanova paga 10 mila euro di affitto rispetto a un fatturato di 700 mila.

In Italia non esiste una norma che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione. Secondo gli ambientalisti oltre il 50% delle aree sabbiose è sottratto alla libera e gratuita fruizione. In Versilia si raggiunge il picco: 683 stabilimenti su 30 chilometri di costa, una media del 90% di spiagge occupate.

Il modello europeo

In Spagna nessuno affida le coste senza gare. Le proroghe sono legate agli effetti ambientali e vengono fissate condizioni per la protezione del demanio. In Francia la durata delle concessioni non supera i 12 anni e gli stabilimenti vanno smontati alla fine della stagione perché l’80% della superficie della spiaggia deve essere libera da costruzioni per sei mesi l’anno.

In Grecia si organizzano selezioni per consegnare il bene pubblico e sono i comuni a decidere per quanto tempo il privato può gestire la spiaggia. Da noi, invece, cresce la protesta delle associazioni dei balneari, sostenute dal centrodestra.

Il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, chiede alla politica «di cogliere l’occasione per inserire nei bandi elementi di premialità per i temi della sostenibilità e dell’inclusività».

4 replies

  1. Siamo un Paese incivile.
    In questo caso gli oppositori al regime di Draghi, difensori delle “libbbertà democratiche” che Draghi annichilisce, sono amici delle lobby peggiori e quello che di buono viene dall’UE generalmente lo boicottato.
    La dittatura di Draghi è migliore della dittatura partitocratica, più vicina alle esigenze di civiltà e progresso.
    La riforma Cartabia non l’ha voluta Draghi ma la maggioranza che lo sostiene, da FI a Leu.
    Le concessioni balneari le concedono non di rado con la garanzia che riceveranno donazioni “spontane” al partito.
    I francesi distruggono le costruzioni ogni 12 anni, quando le ricostruzione saranno sempre più funzionali, moderne e sostenibili.
    Da noi ci sono i palazzi sulla costa, orribili stabilimenti in calcestruzzo che impediscono la vista (e spesso anche l’accesso) del mare.

    Però sto Paese è pieno del sovranisti.
    Evidentemente a loro piace il nostro sovranismo ladro.
    Un atto di fede e di amore a questa classe politica di ladri, è questo il sovranismo nel 2021 in Italia.

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  2. Tanto non serve a niente, sono anni che i balneari hanno sempre la meglio. Riguardo tutto e tutti. Adesso si “parla” del 2023.
    Smettessero almeno di prenderci in giro…

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