Reddito, si cambia!

PRESENTAZIONE DEL SITO E DALLA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA

(Francesco Bisozzi – il Messaggero) – Sì all’obbligo per i beneficiari del reddito di cittadinanza di accettare rapporti di lavoro della durata inferiore a tre mesi. No all’abbassamento dell’aliquota marginale dell’80 per cento che pesa sui percettori del sussidio che lavorano e che oggi perdono 80 centesimi di beneficio per ogni euro guadagnato.

Pronte le proposte elaborate dal Comitato scientifico per la valutazione del reddito di cittadinanza presieduto dalla sociologa Chiara Saraceno: verranno presentate in conferenza stampa nella giornata di domani. Non si tratta di proposte vincolanti, ma alcune di queste appaiono destinate a trovare spazio in manovra con degli emendamenti.

Per esempio, piace alla maggioranza anche l’idea di rivedere la scala di equivalenza che regola gli importi da versare ai beneficiari del reddito di cittadinanza e che oggi gonfia gli assegni destinati ai single mentre penalizza le famiglie numerose.

Il reddito di cittadinanza raggiunge circa 3 milioni di persone attualmente: oltre un terzo è considerato occupabile, ma tra i percettori attivabili quelli che lavorano sono una minoranza. Par aumentare gli inserimenti lavorativi degli occupabili il governo ha già pianificato una serie di interventi in legge di Bilancio.

LE TAPPE

I più rilevanti? Dal prossimo anno la perdita del beneficio dovrebbe scattare dopo due sole offerte di lavoro rifiutate anziché tre. Inoltre la seconda offerta di impiego congrua non dovrebbe più essere soggetta a limiti (oggi al contrario deve essere collocata entro una distanza di 250 chilometri).

E poi: alla prima offerta di impiego rigettata da parte di un componente attivabile di un nucleo, l’importo erogato dovrebbe diminuire di 5 euro ogni mese fino alla soglia minima dei 300 euro mensili o finché almeno uno degli elementi del nucleo interessato dalla decurtazione non sottoscriva un contratto di lavoro.

Tornando ai cambiamenti suggeriti dal comitato scientifico, il problema della scala di equivalenza che penalizza le famiglie era noto da tempo. Anche il Rapporto Caritas 2021 ha evidenziato che a beneficiare del reddito di cittadinanza sono soprattutto i single e i nuclei poco numerosi, per effetto della scala di equivalenza che cresce lentamente all’aumentare del numero dei componenti del nucleo.

Ma trasformare il reddito di cittadinanza in un sussidio per famiglie non è un’operazione a costo zero, dunque prima vanno individuate le risorse necessarie. Per quanto riguarda l’aliquota marginale dell’80 per cento che grava sui percettori del sussidio che lavorano, e che secondo il team guidato da Chiara Saraceno costituirebbe un forte disincentivo ad accettare un impiego, la partita è più complicata.

È proprio la spesa per i percettori attivabili che non si attivano a preoccupare il governo ed è per questo che per abbattere il costo del reddito di cittadinanza l’esecutivo ora punta ad accelerare gli inserimenti lavorativi degli occupabili sanzionando più duramente chi rifiuta il lavoro.

L’ALIQUOTA

La proposta di ridurre l’aliquota marginale sembra muoversi invece in una direzione opposta, visto che un eventuale abbassamento eroderebbe i risparmi prodotti da un numero più elevato di assunzioni di percettori del sussidio.

Quanto alla proposta di rendere congrue anche le offerte di lavoro della durata inferiore a tre mesi, si tratta di una soluzione che va a genio non solo agli imprenditori, e in particolare a quelli che cercano lavoratori stagionali, ma che troverebbe d’accordo pure il ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Per il comitato scientifico quello dei tre mesi è un limite che complica notevolmente gli accessi nel mercato del lavoro dei beneficiari occupabili con meno competenze. La sociologa Chiara Saraceno ha anche fatto notare che per le famiglie di extracomunitari ha pesato il requisito dei dieci anni di residenza in Italia.

Tuttavia, la soglia di residenza richiesta difficilmente verrà ridotta a 5 anni. La platea dei percettori del reddito e della pensione di cittadinanza è composta al momento da 2,53 milioni di italiani, 308mila cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno Ue e circa 116mila cittadini europei. La misura calata a terra nel 2019 è costata fin qui quasi 18 miliardi di euro, di cui 730 milioni solo il mese scorso. A settembre l’importo medio versato ai beneficiari del reddito di cittadinanza è stato pari a 578 euro.

1 reply

  1. Già il limite dei 250km era assurdo, perchè 250km significa come minimo fare 2 ore di treno per andata e 2 per ritorno, senza considerare l’autobus da prendere 4 volte, tra andata e ritorno, per il tragitto casa-stazione e stazione-lavoro. 5 o 6 ore di viaggio ogni giorno, salvo cambiare residenza. Ma traslocare ha un costo alto ed è impensabile doverlo fare per lavori di pochi mesi, e soprattutto non è alla portata dei poveri.

    Ora che non c’è più limite ai km, una famiglia povera dovrebbe trasferirsi da un capo all’altro dell’Italia per una paga da precario e per pochi mesi?

    Spero che non sia così e che l’articolo sia sbagliato o incompleto.

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