Valentina Sganga: “Il M5S è diventato romanocentrico. Servono radicamento e idee”

L’ex candidata M5S a Torino Valentina Sganga: «Ho pagato il sostegno a Draghi. Stando al governo non si vede la nostra diversità. Conte mi ha chiamata dopo il primo turno. Va dato sostegno anche dove si perde non solo dove abbiamo vinto con altri»

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(di Marco Imarisio, inviato a Torino – corriere.it) – «Io se fossi Giuseppe Conte…». Comincia con una involontaria citazione di Giorgio Gaber la chiacchierata con Valentina Sganga, ex capogruppo dei Cinque Stelle in Comune, che ha portato il cilicio di una candidatura quasi per interposta persona, con l’ombra di Chiara Appendino che incombeva su di lei. Non sono simili, tutt’altro. La quasi ex sindaca di Torino è ormai una fedelissima dell’ex avvocato del popolo. La ex aspirante sindaca, che si è fermata al 9%, non un grande risultato dopo cinque anni di amministrazione cittadina targata Cinque Stelle, è stata la guida più che dei puri e duri, di quelli che all’interno di M5S mal tolleravano la linea governista ad ogni costo. E sebbene anche lei si dichiari fedele agli attuali vertici, ha qualche perplessità, e qui si sta usando un gentile eufemismo, sul nuovo corso. «Non vorrei sembrare antipatica o presuntuosa…».

Ma se lei fosse Conte?
«Uscirei subito dal governo Draghi. Perché a forza di starci dentro, non si percepisce più quella diversità del M5S che era la nostra principale forza di attrazione».

Pensa che sia la ragione principale del vostro cattivo risultato alle Amministrative?
«Paghiamo soprattutto le scelte fatte a livello nazionale. In un esecutivo così allargato a forze politiche diverse, si scioglie del tutto la nostra identità, finisce che sembriamo uguali a tutti gli altri».

Cos’è oggi il M5S?
«Al momento è ancora il partito di Giuseppe Conte, una forza politica in trasformazione. Non abbiamo organi e luoghi dove si parla e ci si confronta. E questo fa scendere in ogni militante la passione e quel senso di comunità che erano la nostra principale caratteristica».

Un atto di accusa?
«Tutt’altro. Già prima c’erano problemi evidenti. Quando diventi una grande forza politica che governa e amministra, devi darti una struttura sui territori. Noi non l’abbiamo mai fatto, quasi che non ci interessasse il radicamento nelle città e nelle regioni. Siamo diventati romanocentrici, l’opposto di quel che dovevamo essere».

Non c’erano i famosi facilitatori?
«Non si sono mai sviluppati, e non si capisce neppure bene a cosa servono. Fare campagne elettorali locali in questo modo, senza una struttura, senza soldi, è difficile».

Dopo i risultati del primo turno Conte l’ha chiamata?
«Il giorno dopo. E va bene così. Quel che è più importante sarà garantire una presenza anche dove si è perso, non solo dove si è vinto in coabitazione con altri».

Contraria alle alleanze?
«No, affatto. E rispetto molto lo sforzo dei nuovi vertici. Ma non ci si può limitare ad essere semplicemente “un alleato”. Altrimenti non si capisce più chi siamo e cosa siamo».

Nei due precedenti governi guidati da Conte era così diverso?
«Incidevamo molto di più. Credo sia un problema anche delle altre forze politiche. Ma a noi, stare dentro in modo acritico fa più male. Il governo Draghi non è il nostro governo, non può esserlo. Così come non avrebbe dovuto esserlo l’alleanza con la Lega, anche se non c’erano alternative».

Come si costruisce una nuova identità?
«Cercherei di non dimenticare le nostre battaglie storiche nel nome della permanenza al governo. Poi, un Movimento in trasformazione come il nostro ha bisogno al più presto di una vera e propria struttura, e soprattutto di idee condivise. La Carta dei valori approvata da Conte è un buon inizio. Ma senza il confronto interno, rischia di essere tutto inutile».

Nostalgia della piattaforma Rousseau?
«Non arrivo a tanto. Ma ci deve essere maggiore attenzione a quanto di buono c’era prima».

Al ballottaggio di Torino darà indicazioni di voto?
«Ho sempre detto che non lo farò. Ma siamo intenzionati a difendere le nostre conquiste sui diritti civili, ambiente e mobilità sostenibile. I nostri elettori saranno liberi di scegliere chi va in questa direzione».

4 replies

  1. Dimostrazione plastica del suicidio del m5s compiuto da Grillo, Di Maio e dagli altri che hanno appoggio e appoggiano il governo Draghi.

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  2. Ha fatto esattamente quello che fa il Movimento, una bottarella di qua una bottarella di là, per non dire niente, butta la provocazione e la cancella col suo contrario, un gioco inconcludente a criticare l’incriticabile. Ma il capolavoro arriva sul finale.., vogliamo salvare i diritti civili… cos’altro serviva per sostenere il partito che ha firmato anche dal notaio, se non bastasse il patto di sangue, contro il Movimento? bastava nominarlo

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  3. romano o meno, di certo centrico. è andato affanc..
    nessuno lo rimpiange o ne sente la mancanza..

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  4. Col senno di poi dico che il M5S doveva fermarsi all’esperienza con la Lega e da lì tornare all’opposizione. L’unica cosa buona fatta col PD è stato il taglio dei parlamentari, poi il nulla. Il problema principale del M5S è però il fallimento della democrazia diretta, non perché sia fallito il principio, ma perché chi aveva il dovere di applicarlo regolarmente non l’ha fatto in nome della mediazione. E questi sono i risultati.

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