Ma il futuro non riguarda solo il clima

(Marcello Veneziani) – Faceva una certa impressione l’altro giorno vedere il Ministro per la Transizione Ecologica Stefano Cingolani quasi inginocchiato davanti alla madonnina del Pianeta, Greta Thunberg che lo guardava col suo sguardo torvo, punitivo, e in segno di ostilità aveva pure i piedi ritorti all’interno, sulla difensiva. Era già successo ad altri grandi della terra. Un ministro esperto di tecnologia stava lì supplicante e prostrato ai suoi piedi per farsi assolvere dai peccati ecologici dalla Madrina della Terra, che rappresenta lo Spirito del Mondo e il Tribunale Planetario del Futuro.

Già, il Futuro. Da tempo ormai si parla di futuro solo per riferirsi al pianeta in pericolo, la terra intesa come ambiente. L’attesa del futuro, dacché esiste un barlume di coscienza nell’umanità, è sempre stata collegata alla speranza di un mutamento storico, sociale, politico, economico; un progresso o un miglioramento delle condizioni di vita personali o collettive; o un cambiamento spirituale, che in linguaggio religioso si chiama metanoia, palingenesi, prospettiva escatologica, speranza di salvezza. Ora, invece, l’unico modo consentito di pensare al futuro è nella difesa dell’ambiente, del pianeta, del clima, dell’aria e dell’acqua; non si mettono in discussione gli assetti sociali, culturali, economici e politici. Ma le emissioni nocive. Anche Bergoglio avalla questo riduzionismo climatico del futuro.

Non c’è dunque un’aspettativa di cambiamento positivo ma solo un timore, l’angoscia del cambiamento, la minaccia globale, il pericolo mortale. L’idea di futuro è associata al degrado, perciò l’unico progetto sul futuro è salvare il clima dall’incoscienza del presente. Siamo così passati da un’idea innovativa ed evolutiva del futuro, nel segno del progresso o della rivoluzione, a un’idea reazionaria ed involutiva del futuro, nel segno della conservazione.

Il futuro è inteso come minaccia di perdere una condizione di vita. Questa svolta coincide anche con la mutata composizione sociale del mondo progressista: la classe di riferimento non è più quella dei ceti proletari, dei poveri che sognavano di cambiare l’oggi per avere un futuro migliore, ma è quella dei nuovi borghesi che temono di perdere lo status presente e vogliono fermare il mondo, tutelarlo dal futuro. Vogliono salvaguardarsi dalla minaccia del futuro. Provate a chiedere in giro che aspettativa c’è del futuro, a parte quella personale e privata: non c’è traccia di alternativa, si è insecchito pure il petulante leit motiv di sognare un mondo migliore. C’è solo da evitare il peggio; di conseguenza l’arma migliore per il futuro è il freno d’emergenza, o al più, per dirla con Latouche la “decrescita felice”, o meno infelice possibile.

La rinuncia al futuro diventa anche abdicazione in favore dei migranti: gli unici titolari viventi del diritto a un futuro migliore vengono riconosciuti in coloro che lasciano le proprie terre, le loro famiglie, il loro mondo nell’aspettativa di un futuro migliore. Il nostro futuro è il loro, o meglio loro sono il nostro futuro, noi siamo solo residui del passato che si attardano sulla difensiva prima di essere sostituiti da loro o spazzati via dal collasso planetario, per ragioni d’inquinamento e aridità, denatalità o sovraffollamento. Siamo disabilitati al futuro e nostro compito è consentire il passaggio di proprietà del pianeta in loro favore.

Per portare a compimento il messaggio stanno costruendo e lanciando in orbita terrestre, accanto al drone Greta, un drone di colore, che possa integrare il tema ecologico col tema del razzismo: abbiamo visto al suo fianco una ragazza ugandese, Vanessa Nakate, nuova testimonial della lotta per l’ambiente e insieme della lotta antirazzista. La fabbrica degli idoli partorisce un nuovo prodotto per una campagna in apparenza spontanea, in realtà tutta prefabbricata, programmata a tavolino e gonfiata dai media.

La denuncia ambientale scatena intanto una gara internazionale d’ipocrisia: non c’è multinazionale, catena d’ipermercati, impresa alimentare, securitaria o assicurativa, che non faccia pubblicità vantando il suo prodotto non per le sue qualità ma perché ecosostenibile, perché rispetta i protocolli della retorica ambientalista, partecipa alle campagne contro la plastica, alla raccolta volontaria dei rifiuti, al riciclo e al catechismo idrogeologico e atmosferico delle giovani marmotte. È solo fuffa, o al più gesto simbolico, per raggirare gli utenti e invogliarli ai consumi con la falsa coscienza di servire la causa nobile del Pianeta da Salvare. Il futuro sostenibile è venduto in confezione unica dagli emissari del potere ideologico, merceologico e commerciale. Tra un futuro come minaccia globale per spaventare i cittadini e un ambientalismo ecofurbo per carpire la buona fede degli stessi, è venuta meno l’attesa più autentica dell’avvenire. Che non riguarda solo il clima ma l’umanità, i sistemi politici, economici e sociali, la condizione spirituale e morale, la giustizia.

Chi ci deruba del futuro? L’Ingranaggio ci impedisce di pensare al futuro come diverso dal presente. Si oppone al futuro chi domina il presente: chiamatelo establishment, mainstream, sistema, assetto vigente. Ci è vietato di pensare al futuro se non come la perpetuazione dell’oggi; è impossibile e perfino impensabile fuoruscire dal suo modello, dalla sua ideologia e dai suoi canoni. La diagnosi è radicale ma il proposito di ribaltare il dominio ci pare velleitario. Intanto, però, rendiamoci conto in che mondo ci troviamo, chi sono i padroni del tempo che ci rubano il futuro e ci dicono che è solo una questione meteo. Una volta si cantava: il domani appartiene a noi… E invece, come diceva Paul Valéry: “Non c’è più il futuro di una volta”. Il postuomo non dovrà pensare ma solo funzionare.

La Verità

10 replies

  1. filosofoooo……se collassa l’ambiente non ci sarà più nessun mutamento storico, sociale, politico, economico. Non ci arrivi a capirlo? non ti piace l’ecologia, è noto che i fasci preferiscono le fogne. Baciagli il culo a Greta! chissà perché sono tanto stupido da leggerti e di più commentarti…mistero!

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  2. IL problema capitalista-globalists-liberista vuole darci l’assoluzione e la messianica profetessa ne celebra il rito. Nessuna idea di “rivoluzione” solo mercato…..e via di rinnovabili elettriche pompate a petrolio mentre si marcia su sneakers in plastica al petrolio cucite da mani sfruttate.

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  3. D’accordo con Caino ,Veneziani vero razzista e illogico.Quanto a Cingolati io non l’ho visto in ginocchio da Greta, veramente l’ho visto con ariadi sufficienza supponenza nei confronti della giovane.Cosa aspetta il Salvatore Draghi a prenderlo a pedate (metaforiche) e scegliere un ministro veramente competente che non sia nei consigli di amministrazione diagenzie tiepide sui climalteranti ?

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    • No, dai, perché “metaforiche”? Belle pedate all’altezza del culo, anzi meglio, della faccia (nel caso di specie colpirebbe lo stesso punto) al cingo-boy ci starebbero benissimo. Sarebbe ben l’ora!
      Ah, tu dici perché il rincoglion… ehm, il “migliore” in effetti non muove un dito che non vada bene a Confindustria e amichetti dell’establishment varii?

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  4. Grandissimo Cingolani! Gia’ da come indossa la mascherina dopo un anno e mezzo di pandemia si capisce che si merita un posto nella squadra dei Migliori!

    Mi ricorda Toti e le altre autorita’ quando i cinesi ci inviarono le prime mascherine.
    Anche loro avevano dato dimostrazione all’unico cinese… di come andava indossata la mascherina!

    E poi si riempono la bocca (costoro ed i loro tirapiedi della Stampa Deviata) della Competenza…
    Eccoli i “Competenti”…
    Che Dio li perdoni.

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  5. Povero marcellino…..ossessionato dalla sinistra e dalle tematiche ambientali.Rinchiuso nel suo mondo Dio patria e famiglia.Posa il fiasco e vai a letto che è meglio

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    • Sarebbe ancor piu’ auspicabile che li castigassimo noi…

      (meravigliosa pero’ quell’immagine di Toti e…la tribu’ che lo accompagna: utilizzano fieri e soddisfatti le mascherine come immagino guardassero ed utilizzassero le biglie colorate le tribu’ di indios mentre gli Spagnoli nel 1500 gli portavano via carrettate di monili d’oro…).

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