Diventa un caso il colloquio tra Giannini e Berlusconi pubblicato dalla Stampa

BERLUSCONI, MAI RILASCIATA INTERVISTA A “LA STAMPA”, SMENTISCO QUANTO ATTRIBUITOMI

(Adnkronos) – «Il presidente Silvio Berlusconi non ha mai rilasciato alcuna intervista a ‘La Stampà e smentisce le parole a lui attribuite». È quanto si legge in una nota.  

BERLUSCONI, MANCANO I LEADER

(M. Gia. per “la Stampa) – «Sto bene, sto molto bene, e sono pronto a tornare in campo. E sa che le dico? Ce n’è bisogno, con questa penuria di classe dirigente che abbiamo». Chi lo dà per politicamente morto, chi lo dà per moralmente depresso, chi lo dà per mentalmente bollito. È il destino di Silvio Berlusconi, da qualche anno a questa parte. Lui l’ha in parte avvalorato, con i ricoveri ormai quasi settimanali al San Raffaele, non sai più se necessitati da patologie sanitarie o consigliati da idiosincrasie giudiziarie.

Certo è che a sentirlo parlare al telefono, nel giorno delle sue ottantacinque primavere e nel pieno di una tormenta politica che squassa il centrodestra, tutto si direbbe fuorché si tratti di un “anziano” in disarmo. Al contrario. «Finalmente mi sento in forma», dice il Cavaliere sempre più insofferente per il suo lockdown nella Villa di Arcore. «E sa qual è la buona notizia di oggi? È che forse già da lunedì prossimo i medici mi daranno via libera per tornare a Roma, dove voglio riprendere subito a lavorare, per rilanciare Forza Italia e per unire il centrodestra».

«Vaste programme», direbbe il solito generale De Gaulle. Con Forza Italia che sta annaspando, la Lega di Salvini che sta implodendo e i Fratelli d’Italia della Meloni che stanno dilagando. «Ha ragione – ammette Berlusconi – ma non è solo il centrodestra che è in difficoltà, è tutta la politica italiana che è in confusione totale. Anzi, le dirò di più: lo è tutta la politica internazionale. Guardi quello che sta succedendo in Europa, guardi quello che sta succedendo soprattutto in Germania, dove di fatto non ha vinto nessuno e Scholz pretende di formare il suo nuovo governo. Ma io lo conosco bene il signor Scholz, e le assicuro che è un politico modesto. Troppo modesto per guidare un grande Paese come la Germania, che esce dai sedici anni di Angela Merkel».

Mancano in giro «statisti» all’altezza della fase e del ruolo, si lamenta il Cavaliere. Con tutta evidenza pensando, senza dirlo, a se stesso. «Le confesso una cosa. Poco fa mi ha telefonato l’amico Putin per farmi gli auguri, e gli ho detto esattamente questo: Vladi, non te lo dico per piaggeria, perché mi conosci e sai che sono sempre sincero, ma ormai nel mondo l’unico vero grande leader rimasto sei solo tu. Si è fatto una risata, ma la mia non è una battuta, è la semplice verità».

Non conta Navalny in galera, non conta la Crimea. Forse contano i “Na Zdorovje” a base di vodka nella dacia sul Mar Nero, contano le cene eleganti a Villa Certosa, conta il famoso “lettone” fatto trasvolare direttamente da Mosca. Ormai si sa, il Cavaliere ha idee originali sulla democrazia e sulla diplomazia. Non sarà che alzare gli occhi sul mondo è solo un trucco per non guardare alle miserie del fu glorioso “Popolo delle Libertà”? In realtà sui destini della sua creatura politica l’uomo di Arcore è altrettanto severo.

«È chiaro che abbiamo problemi, ma proprio per questo voglio tornare in campo al più presto. Anche in questo caso mancano i leader». Fosse solo questo. Alle lotte interne sulla guida della coalizione, alle pessime scelte sui candidati, alle ambiguità strategiche tra sovranismo ed europeismo, adesso si sommano anche le inchieste su Luca Morisi e le richieste di Giancarlo Giorgetti. Un doppio terremoto, che fa sbandare il Carroccio e smottare tutto il campo della destra.

Berlusconi ne è consapevole: «Ma sì, è chiaro che questa vicenda è un danno per Salvini e per la Lega. Quando c’è di mezzo la droga, poi, ci si fa sempre del male. Però se andiamo a vedere bene, alla fine il caso politico non esiste. Stiamo sempre a parlare di lesbiche e di omosessuali. In fondo Morisi che ha fatto? Aveva solo il difetto di essere gay».

Non andiamo oltre, per carità di patria. E restiamo alla politica. La linea del Cav è nota ed è sempre la stessa: a destra serve un partito unico, dove l’anima “moderata” e occidentale di Forza Italia deve bilanciare quella “populista” della Lega e di Fdi. «Nelle democrazie mature di tipo anglosassone, le idee del centro e della destra democratica – come ha detto a “Fortune” – sono espresse da un solo partito, come i Repubblicani negli Stati Uniti o i Conservatori nel Regno Unito. Un partito nel quale convivono anime diverse e dove vi è una virtuosa competizione interna. Io credo che non sia un sogno quello di realizzare un partito simile anche in Italia”»

Nonostante le enormi difficoltà del momento, par di capire, l’obiettivo rimane questo. E anche qui varrebbe lo scettico preambolo di De Gaulle. Tanto più se la Resistibile Armata del centrodestra dovesse uscire sconfitta, magari addirittura per 5 a 0, dal voto delle grandi città di domenica e lunedì prossimi. Il leader azzurro sembra averlo messo nel conto. Ma a maggior ragione la risposta deve essere un rilancio unitario.

Un po’ come successe ai tempi della «svolta del Predellino», al culmine della battaglia tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, che spinse Gianfranco Fini a promulgare la sentenza memorabile: «Siamo alle comiche finali» (senza capire che quelle parole, di lì a poco, avrebbero riguardato soprattutto lui, la sua signora, suo cognato e le sue case a Montecarlo). Oggi il nuovo Fini, non più per Berlusconi ma per Salvini, sembra diventato Giorgetti. L’uomo dell’«Altra Lega».

La Lega dei padri, quella di Bossi e del Nord, quella dei ministri che governano il Paese e dei presidenti che governano le regioni. Quella che nell’intervista-fine-di-mondo alla «Stampa» dice «Draghi non si può far logorare dai partiti, meglio che a febbraio vada al Quirinale, dove diventa una specie di De Gaulle, e un minuto dopo torniamo tutti a votare». Di questo il Cavaliere parla malvolentieri.

Forse per fatto personale, visto che lo raccontano quotidianamente impegnato a contare sul serio i possibili voti dei “grandi elettori” che gli servirebbero per ascendere al sacro soglio quirinalizio. Ma una cosa la dice. Resta convinto che «Draghi deve durare», perché al governo ha un compito troppo importante. E poi da vecchio leone conclude con l’ultima zampata per i suoi alleati. «Senta, siamo sinceri: ma se Draghi va a fare il presidente della Repubblica poi a chi dà l’incarico di fare il nuovo governo? A Salvini? Alla Meloni? Ma dai, non scherziamo». Auguri, presidente. A lei e al partito unico della destra divisa.

8 replies

  1. Berlusconi “morto” che parla….e di Giannini si sa, ormai ha sviluppato doti divinatorie, intuisce i voleri dei padroni, e dopo i santi ora parla direttamente con i trapassati.

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  2. Navalny? e dove si voleva che fosse?
    i truffatori stanno in galera, rammentare che è li non perché è il “NON maggior oppositore di Putin”
    – prima ci stanno comunisti e poi almeno altri 2 partiti entrambi nazionalisti –
    ma per una truffa fatta prima che entrasse in politica

    i truffatori e ladri (i grandi ladri) diventano oppositori di Putin (emigrati in terre anglofone)
    dopo essere stati scoperti.

    e poi fare riferimento alle bevute di vodka… in Russia non sono più gli anni ’90, e dubito che sia Putin,
    che la mummia ridipinta, siano gran bevitori

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  3. Ancora una volta ” non si sa se provare più vergogna o disgusto” ( Sallustio, Bellum Iugurthinum -La guerra di Giugurta).

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  4. Questa fantomatica intervista però dimostra una cosa: B. non vuole fare il Presidente della Repubblica, ma vuole tornare ad essere Presidente del Consiglio.
    Ne vedremo delle belle.

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  5. Ormai hanno cominciato col leit motiv “La Lega dei padri, quella di Bossi e del Nord, quella dei ministri che governano il Paese e dei presidenti che governano le regioni” e non la smettono più.

    Quindi Giorgetti diventa statista, vi ricordò che così iniziò la barzelletta di Dell’Utri raffinato bibliofilo: lo dissero 100mila volte fino a crederci loro per primi .

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