Giorgio Cremaschi: “Il green pass è solo un’arma di distrazione dalla realtà”

Il leader di Potere al popolo: «Ci nascondono licenziamenti, crisi e delocalizzazioni. Non si risolve tutto con i vaccini. E perché eravamo così impreparati alla pandemia?». «Io vedo il mondo con gli occhi del metalmeccanico, il 95% dei nostri candidati sono giovani precari. E vi dico che il green pass è una grande arma per distrarci dai problemi reali. Licenziamenti, delocalizzazioni, crisi occupazionali».


(Federico Novella – laverita.info) – Giorgio Cremaschi, leader di Potere al popolo, lei che si dichiara orgogliosamente rivoluzionario, si inchina al totem del green pass?
«La guerra tra pro e contro il green pass ci allontana dalla domanda fondamentale: perché abbiamo avuto 130.000 morti? Perché siamo stati e siamo ancora così impreparati?».

Già, perché?

«Io sono ultravaccinista, abito a Brescia, ho perso molti amici. La storia della dittatura sanitaria la considero roba per
complottisti. L’emergenza esiste ed è serissima».

Però?

«Però non possiamo continuare a pretendere di risolvere tutto con i vaccini. Il green pass non può essere la scusa per non fare le cose che servono: mettere in sicurezza le scuole aumentare i treni per i pendolari costruire un sistema di tracciamento le cose che servono: mettere in sicurezza le scuole, aumentare i treni per i pendolari, costruire un sistema di tracciamento. Chiedono il lasciapassare al lavoratore, che però per arrivare in fabbrica deve prendere un autobus iperaffollato. Che senso ha?».

Da chi dovremmo imparare?

«Io sono un socialista, per me il sistema cinese è il migliore».

Guardi che in Cina ci sono i soldati a guardia dei condomini.

«Intanto hanno avuto meno problemi, così come in Australia. Tamponi a tappeto, tracciamento, isolamento immediato delle zone colpite, lockdown mirati. In Italia non si è mai fatto nulla del genere, neanche quando si aveva il tempo di farlo. Penso al potenziamento della medicina territoriale: è rimasta solamente una promessa. E poi c’è una frase che non sopporto».

Quale?

«“Dobbiamo imparare a convivere con il virus”. Ma quando mai? Semmai dobbiamo reagire, assumere personale, investire risorse. Rimediare ai tagli alla sanità e alle privatizzazioni degli anni passati. Insomma, non possiamo limitarci al green pass. Se oggi arrivasse un’altra variante, saremmo al punto di partenza. Questo è inaccettabile».

Vige un obbligo vaccinale surrettizio?

«Difatti io chiedo l’obbligo vaccinale alla luce del sole. Perlomeno per le categorie a rischio. Se imponiamo l’obbligo ai sanitari, perché non obblighiamo anche gli ultracinquantenni a vaccinarsi? Del resto, sono loro i più fragili no? Però, fino a quel momento, i tamponi devono essere gratuiti».

Lo storico Alessandro Barbero dice: «È rischioso che siano le aziende a controllare i lavoratori».

«E ha ragione. I controlli dovrebbe farli lo Stato. Ma sappiamo bene quanto è complicato: infatti siamo il Paese democratico con il più alto numero di infortuni mortali sul lavoro. Più che alla salute dei cittadini, il governo si preoccupa della salute degli industriali»

Intanto senza le industrie farmaceutiche private oggi non avremmo un vaccino.

«È una vergogna che si faccia profitto sul vaccino, per giunta sulla base di finanziamenti pubblici. Noi siamo scesi in piazza per chiedere di eliminare il brevetto, come avvenne per il vaccino contro la polio».

Insomma vuole anche il vaccino di Stato?

«Mettiamola così: se il vaccino è pubblico, nessuno ci mangia sopra. Quelli che hanno dei dubbi sull’efficacia del vaccino saprebbero perlomeno che non ci sono affari dietro. È un caso che la bufera abbia colpito proprio Astrazeneca, il cui vaccino costa 3 euro, mentre il modello Pfizer ne costa 20?».

Tutti questi dubbi intaccano la fiducia nei vaccini?

«Non puoi fare la parata in stile Figliuolo quando c’è un’opacità di fondo sugli interessi economici legati al vaccino. È un regalo ai no vax. Se entreremo in un regime di vaccinazioni periodiche e ripetute, come avviene per l’influenza, è evidente che il prodotto dovrà essere pubblico e senza scopo di lucro. Vogliamo davvero trasformare i manager delle industrie farmaceutiche nei nuovi Jeff Bezos?».

Come può lo Stato produrre da solo vaccini?

«A Cuba ci sono riusciti».

A Cuba? Un altro dei suoi modelli?

«Esatto, un Paese sotto sanzioni economiche ha prodotto il vaccino in autonomia, rispettando i requisiti Oms. Se ce l’hanno fatta loro, come può non farcela l’Europa, con la sua potenza di fuoco? Ci sono 13 vaccini riconosciuti validi dall’Oms: ma noi ne riconosciamo solo 4, guarda caso quelli che fanno capo alle multinazionali».

Evoca complotti?

«Nessun complotto. È tutto fin troppo chiaro. Siamo di fronte al governo dei padroni, nel senso tecnico del termine».

Quali padroni?

«Sul piano economico, Draghi è più a destra di chiunque altro nella storia repubblicana, nel senso che guida il governo più favorevole alla grande borghesia industriale. Ecco perché la platea di Confindustria l’altro giorno lo ha accolto come una rockstar».

Una rockstar?

«Sì, quell’ovazione è la fotografia dell’oggi. E la dice lunga sullo stato di salute della nostra democrazia. Abbiamo un governo da statuto sabaudo. Come quando il re nominava il premier senza che il Parlamento mettesse bocca. Viviamo l’involuzione verso un sistema autoritario».

Costituzione sospesa?

«La Costituzione è sospesa da tempo, e non certo per via della pandemia. L’hanno sospesa con i vincoli europei, con lo
smantellamento della sanità pubblica, con le missioni militari all’estero».

Come fa a dire che questo è un governo di destra? Guardi che nella maggioranza ci sono anche Speranza, Letta, Bersani…

«Per come la vedo io, il quadro politico è dominato da due destre. Quella tecnocratica di Draghi e dei partiti che lo appoggiano. E poi c’è la destra reazionaria di Giorgia Meloni, alla quale però do ragione su una cosa: non è accettabile che un governo appoggiato da quasi tutto il Parlamento pretenda di procedere a colpi di questioni di fiducia e decreti legge. Con le due Camere ridotte al ruolo di esecutore. Non si può accettare».

E la sinistra?

«Il problema è proprio quello. Siamo l’unico Paese europeo in cui il campo della sinistra è occupato comunque dalla destra. Quella che santifica Draghi ogni giorno, che è invidiosa del suo stile, che vorrebbe stare al suo posto. Mi dia retta, quelli che in questo periodo stanno perdendo il posto di lavoro certamente non santificano il premier».

Ddl Zan, ius soli, patrimoniale: non sono forse battaglie di sinistra portate avanti dal Pd?

«Sono chiacchiere. Bandiere di partito per accaparrarsi voti. Come quelle di Salvini sulla legittima difesa o sull’immigrazione. Se andiamo oltre le dichiarazioni e guardiamo ai fatti, non cambia mai nulla».

Il suo partito correrà anche a Siena, dove Letta non ha presentato il simbolo del Pd.

«Non lo ha fatto perché sa bene che in quella città il Pd è associato al disastro del Monte dei Paschi. I grandi partiti sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno ma poi di notte, quando parlano di banche, si trovano sempre d’accordo».

E i sindacati? Si sono piegati al green pass troppo in fretta?

«Si sono fatti prendere a schiaffoni dal governo. Hanno dato una risposta assolutamente inadeguata. L’11 ottobre noi
scenderemo in piazza con i sindacati di base contro la politica economica del governo. Se Cgil, Cisl e Uil si decidessero a seguirci, le cose in Italia cambierebbero. Abbiamo bisogno di tornare alla lotta di classe, sfruttati contro sfruttatori».

Più di 6 miliardi nel Recovery per finanziare le politiche del lavoro. Non sono pochi.

«Per finanziare cosa? La formazione e l’inclusione? Andate a dirlo ai lavoratori dell’Embraco di Torino, l’ultimo grande successo di Carlo Calenda. Hanno sperimentato quelle stesse misure e adesso sono in mezzo alla strada. Quelli sono soldi distribuiti a pioggia che si traducono in affari per pochi anziché lavoro per tutti. Il problema non è formare i lavoratori, ma creare posti di lavoro e garantire quelli che ci sono già. E mettere un argine alle delocalizzazioni».

Lei cosa propone?

«L’unica scelta seria è quella di finanziare una riduzione dell’orario di lavoro. La settimana di 4 giorni, che stanno già
sperimentando nei Paesi nordici. Che vuol dire assumere disoccupati e trasferire personale dai settori in crisi a quelli fiorenti. La verità sa qual è?».

Sentiamo.

«È sotto gli occhi di tutti che il capitalismo è al tramonto. Non ha più futuro. Dobbiamo riprendere il cammino del socialismo, magari aggiornandolo al presente. Ma non possiamo più pensare che la vita delle persone sia affidata esclusivamente al profitto e al mercato. Non è giusto, e soprattutto, non funziona».

25 replies

  1. concordo abbastanza con Cremaschi piu’ sulle questioni che sull’atteggiamento per cui una cosa sarebbe sbagliata perchè metterebbe in ombra un problema. Assomiglia un po’ al “benaltrismo”
    Dissento quando dice “«È sotto gli occhi di tutti che il capitalismo è al tramonto” Purtroppo il capitalismo è vivo e vegeto ed io non mi compiaccio. .Dice ” Non ha più futuro” Ma al Capitalismo interessa avere un futuro ? Piu’ di così .” Dobbiamo riprendere il cammino…..” quando uno che pure avrebbe una qualche capacità-responsabilità dice “dobbiamo” significa che non succede niente !! ” non funziona».Ed invece funziona benissimo, PURTROPPO, ed è questo che frega tutti .

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  2. “Sono chiacchiere. Bandiere di partito per accaparrarsi voti. Come quelle di Salvini sulla legittima difesa o sull’immigrazione. Se andiamo oltre le dichiarazioni e guardiamo ai fatti, non cambia mai nulla».”

    Dice cose sensate, ERGO non è lui il segretario del pd, ERGO Marta Collot non è ministro e Bonetti sì.

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  3. Capitalismo al tramonto?
    Ma se ha vinto solo l’altroieri e non siamo nemmeno certi che non si evolva (o regredisca) in qualcosa di molto peggio…
    Nel qual caso, purtroppo, non credo sarà un partito dispensatore di certezze assolute, a vocazione settaria e che si chiama roboantemente “potere al popolo” (senza nemmeno porsi il problema di spiegare come mai questa aspirazione non si è realizzata nemmeno nei tempi migliori per gli ideali di uguaglianza che dicono di voler portare avanti) a metterci al riparo da un futuro ben poco radioso e, ancor meno, a ridare nuova vita ad un ideale anch’esso sconfitto l’altroieri, (sembra) all’insaputa del buon Cremaschi.

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  4. “…la settimana di quattro giorni…”: si diceva anche alla fine degli anni settanta “lavorare meno lavorare tutti”, da allora è chiaro che il lavoro per tutti non c’è (anche se si creeranno nuovi lavori, ecc. ecc.). Ricordo che alla fine degli anni settanta fu fatta una legge sulla disoccupazione giovanile e molti trovarono lavoro nella pubblica amministrazione. La disoccupazione c’era già oltre quaranta anni fa. Nessuna volontà politica, sindacale, di affrontare il problema e siamo arrivati all’oggi, dove è chiaramente funzionale a contratti di lavoro capestro ecc.

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  5. Ridurre l’orario di lavoro e’ l’unico sistema che permetterebbe di uscire o perlomeno di gestire la crisi attuale (amplificata da globalizzazione ed automazione).
    Il lavoro tralatro non permette solo di guadagnare denaro, ma consente anche di integrarsi nella societa’ e di non rimanerne ai margini (altri costi che si sommano a indennita’ di disoccupazione, etc).
    Ma il ridurre l’orario di lavoro ha un grande, grandissimo effetto collaterale che il SISTEMA non puo’ accettare:
    diminuire l’orario di lavoro permetterebbe di avere piu’ tempo libero.. e parte di questo tempo potrebbe anche essere impiegato daì sudditti per crescere culturalmente ovvero anche per informarsi… e cio’ non puo’ essere ASSOLUTAMENTE permesso.
    Nella maniera piu’ assoluta.

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  6. Personalmente credo poco all’equazione meno lavoro= più cultura. Non è matematico: non tutti userebbero quel tempo libero in più per acculturarsi e poi c’è chi si accultura (eccome!) anche con le 40ore settimanali attualmente vigenti.

    Quando Bertinotti fece cadere Prodi proponendo, tra i suoi pretesti per affossare quel governo di centrosinistra, la richiesta di riduzione per legge dell’orario di lavoro, gli operai gli girarono le spalle e Rifondazione coló a picco.

    Altre erano, a mio avviso, le richieste dei lavoratori di allora (gia oberati semmai di ore straordinarie per far fronte a salari al ribasso per gli effetti della globalizzazione e concorrenza di nuova manodopera straniera in arrivo dopo caduta del muro di Berlino) e che la Sinistra non capi allora e, ancor meno capisce quella sinistra piccola piccola di oggi: i lavoratori non chiedono liberazione DAL lavoro ma liberazione DEL lavoro.

    Chiedono condizioni di lavoro migliori e un lavoro meglio retribuito e dignitoso.
    Perché DAL lavoro NON vogliono liberarsi affatto coloro che considerano il lavoro una patente di dignità della loro vita. Qualsiasi esso sia: da quello intellettuale a quello più umile. A patto che sia Lavoro, Quello scritto sulla Costituzione. Il contrario della schiavitù e dell’asservimento.
    Altro che i facili slogan di Potere (?) al popolo con immaginifici quadretti naif coi lavoratori a casa a studiare magari i trattati di filosofia Cacciari, Zohk (per dirne due) o le cervellotiche considerazioni sul Grande Reset di Freccero.
    I quali, semmai, dovrebbero autoridursi il loro di tempo di lavoro e andare più spesso a rilassarsi al Luna Park.

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  7. D’accordo con alcune tue asserzioni.
    Meno su altre.
    Sicuramente, come dici tu, non e’ un’equazione matematica quella sul tempo lbero (che equivale a piu’ tempo per acculturarsi).
    Di certo piu’ tempo per acculturarsi ci sarebbe (anche se in maniera indiretta magari).
    Quando impari a capire che non esiste solo il lavoro e/o il posticipo di sky… ma inizi ad apprezzare anche qualche libro e/o la musica e/o il cinema beh.. poi una cosa tira l’altra e… e indirettamente cresci come persona.
    E CAMBI!
    E questo possibile cambiamento, come ogni cambiamento, non e’ ben visto dai conservatori che ovviamente sono per lo status quo.

    Chiarisco sin da subito che c’e’ un altro fondamentale elemento da considerare: diminuzione dell’orario di lavoro non vorrebbe anche dire diminuzione dello stipendio mensile…. o perlomeno non nelle stesse proporzioni.
    Anzi!
    Ma qui ovviamente il discorso si farebbe piu’ lungo e complicato (anche perche’ qualcuno, TEORICAMENTE giustamente, metterebbe in gioco la produttivita’ e la competivita’ delle aziende etc..): ripeto, discorso lungo e complicato.

    D’accordo invece con te su quel “pretesto” di Bertinotti per far cadere il governo Prodi.
    Purtroppo la sinistra o pseudo sinistra ha subito notevoli pianificate “infiltrazioni” nel tempo: i Napolitano, i Renzi, i Bertinotti, etc… tutto erano meno che politici di sinistra (Renzi, figlioccio di Berlusconi, che riusci a divenire segretario del PD facendosi addirittura pagare gli iscritti per votarlo, da quel punto di vista ha fatto (ahime’) un capolavoro…).

    Chiudo con un gran video da ascoltare… OGNI santa mattina:

    Saluti a tutti da Genova.

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    • Il monologo del buon Agosti (e in parte anche il tuo), apparentemente fila via come l’olio.
      Ma, se permette il grande regista (che ha avuto la fortuna e il.merito di svolgere in vita sua il lavoro che desiderava), vorrei decidere io la misura di quanto è osceno e infame e il mio di lavoro. E magari decidere anche quanto possa essere migliore senza che mi si suggerisca di rinunciarvi.
      Poi vorrei decidere sempre io quanto mi renda schiavo e quanto, invece, mi toglie alla mia vita e alla cultura che dice che mi manca perché, in fondo in fondo, desidero solo cibo e automobile.
      Anche perché mi chiedo se lui sappia veramente di quanta cultura è depositaria la persona a cui si rivolge. Si perché il suo interlocutore è una persona, non un burattino inconsapevole della sua condizione come lui crede.
      Non gli sembra di contraddirsi quando dice che, nella sua unicità, l’ inconsapevole lavoratore schiavizzato è meglio di un quadro di Van Ghog, salvo poi aggiungere che è un tappetino felice di farsi pulire i piedi addosso?
      Non è che sia proprio lui a vederci solo un tappetino e non accorgersi che il quadro di Van Gogh ci è proprio disegnato sopra?
      E che la sua svista è simile a quella di chi ci si pulisce i piedi?

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  8. Non vedo particolari contraddizioni nel discorso di Agosti; la sua e’ solo un’esasperazione: chiaro che se una persona fa un lavoro che piace puo’ anche “lavorare” piu’ delle canoniche 8 ore giornaliere o 40 settimanali: ma quella persona non deve essere sottoposta ad un (sovrumano) OBBLIGLO… anzi piu’ obblighi che spesso cominciano alla mattina ancor prima che si levi il sole: “…per arrivare a timbrare il cartellino alle 8.30 precise Fantozzi comincio’ a mettere la sveglia alle 6 e i 1/4…”.
    Che possibilta’/TEMPO hanno di crescere/acculturasi/INFORMARSI i tanti Fantozzi italioti?

    Il discorso sulla scelta di quanto tempo dedicare al lavoro e’ quindi rivolto al metalmeccanico che passa 8 ore al tornio… o alla cassiera che per altrettante ore continua a “passare” prodotti sopra lo scannner della cassa… per non parlare dell’operaio dell’Ilva costretto a respirarsi veleni (ma lì non e’ neppure questione di orario: una sola ora… sarebbe gia’ un’ora di troppo!).

    A questi Fantozzi “schiavizzati” noi, anzi il SISTEMA somma quanti invece vengono APPOSITAMENTE “allevati” come nullafacenti: questi benche’ abbiano il tempo, certo non hanno la voglia per crescere culturalmente dato che son presi da necessità ancor piu’ impellenti: metter qualcosa sotto i denti a pranzo e cena…

    Sta in piedi pure l’altro parallelo: il lavoratore schiavizzato in effetti POTREBBE sicuramente valere piu’ di un Van Gogh se gli vennisse concessa la possibilita’ di prendere consapevolezza della sua UNICITA’ e di farla crescere…
    Per fargli prendere quella consapevolezza… bisogna dargli il TEMPO e gli STRUMENTI minimi affinche’ possa farla appunto nascere e crescere quel tanto che basta…

    E gia’ che l’abbiam citato… eccolo:

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  9. A chi ha seguito la discussione e l’ha trovata di un qualche interesse consiglio questo film di Elio Petri.. che con il TEMPO che abbiamo a disposizione c’entra senz’altro…

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  10. A questi Fantozzi schiavizzati… bisogna far prendere consapevolezza … del Van Gogh che c’è in loro…
    Guardi che nelle 8 ore passate al tornio, la Persona che manovra la macchina oltre a costruire e plasmare acciaio, pensa…
    Pensa al lavoro (difficilissimo) da svolgere con diligenza, pensa ai suoi problemi famigliari, alla politica, allo svago….
    Che diritto ha un regista (in questo caso) o un intelletttuale, a cui nessuno fa il conteggio delle sue ore di lavoro, di generalizzare appiccicando a quei lavoratori l’etichetta di Fantozzi per far credere che siano dei decerebrati senza spina dorsale incapaci di reagire a condizioni di schiavitù?
    Ma questa gente, ha chiesto ancora di che cosa ha bisogno tornitore o una cassiera, senza arrivare subito alla conclusione che bisogna liberarli DAL loro lavoro perché ridotti a poveri fantocci fagocitati dal “SISTEMA” e da questo tenuti nell’ignoranza più assoluta?
    Che consapevolezza devono acquisire e soprattutto chi sono coloro che vogliono che acquisiscano questa fantomatica consapevolezza?
    Forse si riferiscono alla consapevolezza di essere sfruttati? Guarda che quello lo sanno già. E, magari hanno già lottato molti anni fa per ottenere diritti che ora stanno scemando anche perché coloro che pontificano sullo sfruttamento di coloro chiamano i lavoratori con l’appellativo di “fantozzi” sono assolutamente incapaci di proporre alternative allo stato di cose presenti.
    A meno che l’alternativa sia quella di LIBERARSI DAL LAVORO per rimanere a casa a guardare i loro film o a leggere i loro libri per farsi finalmente una cultura.

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  11. Non bisogna liberarli dal lavoro.
    Bisogna liberarli dal TROPPO lavoro (+ annessi e connessi).
    Perche’ se tu lavori otto ore al giorno e magari ne impieghi due o tre per raggiungere l’ufficio/tornare a casa (ecco perche’ io ho tirato fuori il video di Fantozzi con la sveglia alle 6 e 1/4).. beh.. aggiungici poi il tempo per mangiare e espletare qualche altra umana primaria necessita’ e:
    quanto tempo ti resta per vivere?
    Riesci a lavarteli i denti perlomeno tre volte al giorno o sei costretto a fare come Fantozzi nel video sopra postato?
    Riesci, nel 2021(!), a dedicare un’mezz’ora a tua madre o come tanti quando la chiami sei costretto a dirgli: “mi spiace MAMMA, ma anche questa settimana non riesco a trovare un po’ di TEMPO per venirti a trovarti”…

    Nel frattempo, ALTRA FACCIA della STESSA MEDAGLIA (da qui si parte), ci son quelli che, per questa societa’, non son “degni” di lavorare neppure un’ora…
    E’ una cosa normale?
    O c’e’ qualcosa che non va se ad uno gli portiam via 60/70 ore settimanali tra lavoro ed annessi e l’altro lo COSTRINGIAMO a dare testate nel muro e a sentirsi un’inutilita’…?

    Un tempo si parlava di redistribuzione del reddito: cominciamo a redistribuire il lavoro che e’ la prima maniera per redistribuire il reddito.
    Ovvero a rimettere l’UOMO al centro del mondo.. e non la PRODUTTIVITA’.
    Certo lo sforzo sarebbe immenso.
    Ma immenso mi pare sia anche lo sforzo mentale per solamente IMMAGINARE una tale rivoluzione…

    Circa l’operaio al tornio…o la cassiera del supermercato beh.. certo che son consci di essere sfruttati.
    E che non son fessi!
    Anzi magari quella cassiera del supermercato potrebbe essere un’eccellente direttrice d’orchestra, un’importantissima maestra d’asilo, etc… se solo la societa’ gli concedesse le possibilita’ di mostrare quanto vale…
    Ma cio’ non accade.
    E perdipiu’ e’ messa (dal sistema) nella condizione di non poter reagire…

    Chiudo con un video che mi fa piangere ogni volta che lo vedo.. e che parla proprio di quelle conquiste fatte dai lavoratori (a cui hai fatto cenno tu) e che ora non possono venire “difese” dai nuovi… SCHIAVI (e non per colpa loro!):

    A proposito di Fantozzi segnalo questo bel pezzo di un Fusaro che, in questo caso, spiega assai bene il finale della storia:
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/03/paolo-villaggio-il-mio-ricordo-del-marx-genovese/

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  12. “venire a trovarti” o “venirti a trovare”. Poi qualche inversione gli/le etc… qualche doppia (o tripla 🙂 di troppo) vabbeh.,. si e’ capito che non ho neppure trovato il TEMPO(!) per rileggere…

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    • Non ci intendiamo Franz,
      e, mentre io ho capito bene il tuo ragionamento (visto che è stato simile al mio prima di aver constatato che aveva falle da tutte le parti), tu non hai colto il mio.
      Probabilmente perché non sono stato sufficientemente bravo a farmi capire.
      E allora provo ad essere ancora più chiaro:
      Chi da il diritto ad una persona di “liberare” dal lavoro o dal troppo lavoro un’altra persona?
      Che direbbe Agosti se un metalmeccanico gli dicesse che lavora troppo e che i registi dimenticano i loro doveri di assistere gli anziani genitori e che sono schiavi di un eccesso di produttività… Per ansia di protagonismo…. E che dovrebbero pure pensare (i registi) a lasciare che il loro lavoro sia equamente distribuito tra tanti aspiranti giovani registi che non godono delle opportunità che hanno avuto i registi di successo?
      Che direbbero se un tornitore dicesse al regista che le ore di lavoro che dedica al suo mestiere gli tolgono opportunità di vita perché potrebbe essere (il regista) un fantastico aggiustatore meccanico e che, se lavorasse meno, potrebbe leggersi pure la storia della letteratura russa e di quella americana di cui sono carenti cronici?

      Che risponderebbero i registi al tornitore?
      Forse risponderebbero cosi ” vuoi mettere a confronto la qualità del mio lavoro con quella del tuo?” Ma il tornitore potrebbe rispondere: che ne sai tu di quanto è importante per me il mio lavoro?

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  13. Non ci intendiamo Franz,
    e, mentre io ho capito bene il tuo ragionamento (visto che è stato simile al mio prima di aver constatato che aveva falle da tutte le parti), tu non hai colto il mio.
    Probabilmente perché non sono stato sufficientemente bravo a farmi capire.
    E allora provo ad essere ancora più chiaro:
    Chi da il diritto ad una persona di “liberare” dal lavoro o dal troppo lavoro un’altra persona?
    Che direbbe Silvano Agosti se un metalmeccanico gli dicesse che lavora troppo e che i registi dimenticano i loro doveri di assistere gli anziani genitori e che sono schiavi di un eccesso di produttività… Per ansia di protagonismo…. E che dovrebbero pure pensare (i registi) a lasciare che il loro lavoro sia equamente distribuito tra tanti aspiranti giovani registi che non godono delle opportunità che hanno avuto i registi di successo?
    Che direbbero se un tornitore dicesse al regista che le ore di lavoro che dedica al suo mestiere gli tolgono opportunità di vita perché potrebbe essere (il regista) un fantastico aggiustatore meccanico e che, se lavorasse meno, potrebbe leggersi pure la storia della letteratura russa e di quella americana di cui sono carenti cronici?

    Che risponderebbero i registi al tornitore?
    Forse risponderebbero cosi ” vuoi mettere a confronto la qualità del mio lavoro con quella del tuo?” Ma il tornitore potrebbe rispondere: che ne sai tu di quanto è importante per me il mio lavoro?

    A questa scena, comunque, non si assisterà mai perché il un tornitore sa bene che sono lavori diversi e sa pure apprezzare quello del regista quando decide di andarsi a vedere un film. Apprezzamento, invece che non è reciproco poiché regista che ritiene il tornitore un povero fantozzi da educare ad essere libero dal lavoro (o dal troppo lavoro) e non sa nemmeno che il trespolo da dove dirige le scene di un film è stato costruito da fior di carpentieri meccanici.

    E allora torniamo alla domanda iniziale: chi da il diritto a Franz (scusa se sono diretto) , a Cremaschi e a Agosti di chiedere una riduzione di orario di lavoro per coloro che considerano nient’altro che dei poveri Fantozzi senza cultura?
    Avete chiesto almeno un parere ai diretti interessati?
    Con stima.
    Ps
    Gli errori di grafia non mi i interessano davvero.

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    • Non ci intendiamo Franz,
      e, mentre io ho capito bene il tuo ragionamento (visto che è stato simile al mio prima di aver constatato che aveva falle da tutte le parti), tu non hai colto il mio.
      Probabilmente perché non sono stato sufficientemente bravo a farmi capire.
      E allora provo ad essere ancora più chiaro:
      Chi da il diritto ad una persona di “liberare” dal lavoro o dal troppo lavoro un’altra persona?
      Che direbbe Silvano Agosti se un metalmeccanico gli dicesse che lavora troppo e che i registi dimenticano i loro doveri di assistere gli anziani genitori e che sono schiavi di un eccesso di produttività… Per ansia di protagonismo… (1)

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  14. Non ci intendiamo Franz,
    e, mentre io ho capito bene il tuo ragionamento (visto che è stato simile al mio prima di aver constatato che aveva falle da tutte le parti), tu non hai colto il mio.
    Probabilmente perché non sono stato sufficientemente bravo a farmi capire.
    E allora provo ad essere ancora più chiaro:
    Chi da il diritto ad una persona di “liberare” dal lavoro o dal troppo lavoro un’altra persona?
    Che direbbe Silvano Agosti se un metalmeccanico gli dicesse che lavora troppo e che i registi dimenticano i loro doveri di assistere gli anziani genitori e che sono schiavi di un eccesso di produttività… Per ansia di protagonismo…. E che dovrebbero pure pensare (i registi) a lasciare che il loro lavoro sia equamente distribuito tra tanti aspiranti giovani registi che non godono delle opportunità che hanno avuto i registi di successo?
    Che direbbero se un tornitore dicesse al regista che le ore di lavoro che dedica al suo mestiere gli tolgono opportunità di vita perché potrebbe essere (il regista) un fantastico aggiustatore meccanico e che, se lavorasse meno, potrebbe leggersi pure la storia della letteratura russa e di quella americana di cui sono carenti cronici?

    Che risponderebbero i registi al tornitore?
    Forse risponderebbero cosi ” vuoi mettere a confronto la qualità del mio lavoro con quella del tuo?” Ma il tornitore potrebbe rispondere: che ne sai tu di quanto è importante per me il mio lavoro? (1)

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  15. A questa scena, comunque, non si assisterà mai perché il un tornitore sa bene che sono lavori diversi e sa pure apprezzare quello del regista quando decide di andarsi a vedere un film. Apprezzamento, invece che non è reciproco poiché regista che ritiene il tornitore un povero fantozzi da educare ad essere libero dal lavoro (o dal troppo lavoro) e non sa nemmeno che il trespolo da dove dirige le scene di un film è stato costruito da fior di carpentieri meccanici.

    E allora torniamo alla domanda iniziale: chi da il diritto a Franz (scusa se sono diretto) , a Cremaschi e a Agosti di chiedere una riduzione di orario di lavoro per coloro che considerano nient’altro che dei poveri Fantozzi senza cultura?
    Avete chiesto almeno un parere ai diretti interessati?
    Con stima.
    Ps
    Gli errori di grafia non mi i interessano davvero.(2)

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  16. Forse neppure io mi son spiegato bene:
    non e’ che bisogna liberarli dal troppo lavoro: bisogna dargli perlomeno la possibilita’ di SCEGLIERE quanto vogliono lavorare…

    Cio’ detto, ritorno al punto:
    come si risolve questa crisi di mancanza di lavoro?
    Son sufficienti le classiche ricette liberiste… mentre globalizzazione, delocalizzazione ed automazione imperversano?

    Io penso di no.
    Io penso che bisogna rimettere l’uomo al centro del mondo.
    Solo cambiando radicalmente prospettiva si possono trovare nuove soluzioni.
    E la prima che mi viene in mente e’ una migliore distribuzione del lavoro.

    Circa il resto.. consoliamoci con un fatto:
    anche discutere (qui per esempio) significa acculturarsi… senza per forza leggere libri (o guardare film di registi che si reputano altezzosi e/o noiosi… 🙂 )

    A proposito di TEMPO non posso che chiudere con Pepe Mujica* (madre ligure tralaltro) e la sua opinione, appunto, sul “TEMPO”:
    (* ex Presidente dell’Uruguay)

    Buonanotte.

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  17. Sono d’accordo con te: bisogna ritornare a mettere l’Uomo al centro del mondo dopo che questo è stato messo in subordine alle logiche di mercato insite nalla ricetta liberista che ha governato il mondo dalla Tatcher a oggi.
    Ricetta liberista e logiche di mercato che hanno però sconfitto duramente un’idea socialista di economia.
    Per questo trovo mortificante per chi ha sostenuto quelle idee (ed è stato sconfitto) ricorrere ad autentici mezzucci per ribaltare quel verdetto.
    E tra quei mezzucci ci metto la riduzione non tanto dell’orario di lavoro quanto l’idea stessa di lavoro. Che NON può essere e NON deve banalmente essere assimilato a perdita di tempo di vita. Il lavoro è altro.
    E mettere al centro l’Uomo senza mettere al centro il LAVORO, cioè l’attività umana che lo mette in comunicazione tra esseri umani.

    Se si ragiona così il liberismo continuerà a regnare imperterrito ancora per molti anni.
    E alla Sinistra non rimarrà che subordinarsi ad esso. Non bisogna nascondersi, infatti, che il liberismo oltre a fantozzizzare l’uomo, una pagnotta non gliela fa mancare.

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