I ricconi preparano la exit strategy sul mare

(gazzetta.it) – Size does matter but not as much as we think: le dimensioni contano, ma non quanto pensiamo. Nel caso dei mega-yacht contano, eccome: i 293 metri di lunghezza che fanno di Njord la nave residenziale più grande del mondo.

L’ha commissionata Ocean Residences Development – società specializzata in luxury oceanica – a Div Shipbuilding, il gruppo che possiede i cantieri Kleven Verft in Norvegia e Brodosplit in Croazia. Un progetto straordinario che ha coinvolto due leggende dei rispettivi settori: il norvegese Espen Oeino, maestro nell’architettura navale che si è occupato del progetto, e il francese Jean-Michel Gathy, famoso per le “invenzioni” nei grandi hotel di lusso, che ha studiato l’interior design della nave con risultati spaziali.

Sua per esempio è la piscina a sfioro al Marina Bay Sands di Singapore. Njord può essere definito come un insieme gallegiante di 117 residenze in 21 configurazioni distinte (con prezzi non ancora comunicati).

A consentire spazi mai raggiunti da una nave privata sono le dimensioni di Njord: a fare da contraltare ai quasi 300 metri di lunghezza ci sono i 33,5 metri di larghezza per 81 mila tonnellate di stazza lorda. Sui dodici ponti, oltre agli spazi comuni, sono allestite le residenze con metrature da 116 a 800 mq, che danno la possibilità di avere da due a sei camere da letto oltre a salotti e salottini. Ogni appartamento sarà dotato di zona soggiorno con terrazza vista mare, progettato per offrire la massima privacy e sicurezza. I proprietari avranno la possibilità di arredarle con mobili e decorazioni secondo i propri gusti. Curiosità: sedici residenze, essendo disposte su più livelli, sono collegate da ascensori privati.

MARINA GONFIABILE—   I servizi di bordo “comuni” comprenderanno sei bar e ristoranti, simulatore di golf, sala biliardo, cinema all’aperto, gourmet market, negozi e laboratorio culinario. L’esperienza fitness e benessere includerà palestra, spa, area yoga e meditazione, sport personalizzati e altro ancora. Tra le caratteristiche rivelate da Div Shipbuilding, anche una marina gonfiabile di 500 mq a poppa, con una piscina centrale d’acqua marina e diverse piattaforme pieghevoli che potranno essere utilizzate per permettere agli ospiti di usare moto d’acqua, due sottomarini, quattro limo-tender, dieci Zodiac e due imbarcazioni per pesca e immersioni. I mezzi di trasporto verso la terraferma comprenderanno anche due elicotteri.

MITOLOGIA —   Njord sarà una nave progettata per rispettare le più severe normative ambientali. I motori sono di ultima generazione, con enormi serbatoi per Mgo (il gasolio marino) e Lng (il gas naturale liquefatto), batterie per l’ibridizzazione, sistemi per il recupero del calore e sistemi avanzati di gestione energetica. Il team ingegneristico di Espen Oeino ha guardato al futuro, visto che motori e serbatoi sono pronti per essere facilmente convertiti e sfruttare i vantaggi di carburanti nuovi con impatto ancora minore. Del resto con un nome del genere (Njord, nella mitologia nordica è il dio dei mari e dei venti) non potrebbe che essere la nave ecologicamente più avanzata al mondo, destinata a creare un nuovo linguaggio di lusso per i fortunati che vi navigheranno sopra, a partire presumibilmente dalla primavera 2025.

Categorie:Cronaca, Interno

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  1. I meriti “rimossi” del Reddito di cittadinanza

    Prima del RdC. È intervenuto sulla povertà, ha ridotto la quota di “working poor” facendo affacciare sul mercato del lavoro chi non aveva mai avuto occupazione.
    (di Salvatore Cannavò – Il Fatto Quotidiano) – Se lo si guarda attraverso i numeri e non con gli occhi della propaganda, il Reddito di cittadinanza ha funzionato.
    Perché l’obiettivo era quello di contrastare evidenti sacche di povertà presenti nel Paese, di alleviare, parzialmente, la malapianta del lavoro povero, di consentire a un determinato strato sociale, povero, emarginato, fuori dai circuiti istituzionali, di prendere contatto con questi ultimi.
    Ma anche nell’avviare persone al lavoro non se l’è cavata male.
    Rapporto Inps.
    Nell’ultimo rapporto annuale, l’Inps lo scrive nero su bianco: “Il RdC ha funzionato come rete di salvaguardia dalla povertà anche e soprattutto per i cosiddetti lavoratori poveri, precari e non, con delle retribuzioni tanto basse da rappresentare una quota pari al 12% delle retribuzioni annue medie dei lavoratori”.
    Parliamo, dunque, di una popolazione che in larga parte non lavorava, circa due terzi, scrive l’Inps, e che quando lo faceva era per lavori pagati mediamente 4.148 euro l’anno: 350 euro al mese. Di questo parliamo.
    Incrociando i dati dei componenti i nuclei familiari che hanno richiesto il RdC in età compresa tra i 18 e i 64 anni, l’Inps ha ottenuto informazioni riguardo agli estratti contributivi.
    Si tratta di una platea composta da 1,566 milioni di individui sul totale di 3,631 milioni che, almeno una volta, hanno fatto richiesta di RdC dal marzo 2019 al marzo 2021.
    In tal modo si è potuta scattare una fotografia dell’attività occupazionale dei percettori di RdC prima e dopo il beneficio.
    In realtà, la percentuale di individui con un estratto contributivo si riduce al 33% della platea (mentre era al 43% su chi aveva fatto domanda) interessando 699 mila persone.
    Da qui la prima evidenza: “Due terzi dei beneficiari nel 2018/2019 (erano) estranei al mercato del lavoro e alle prestazioni di sostegno connesse e dipinge un quadro di notevole esclusione sociale per gli individui coinvolti nella misura”.
    Il numero è simile a quello riportato dall’Anpal, l’Agenzia nazionale per il lavoro, che stima in 62% la quota di chi non ha mai avuto un’esperienza lavorativa sulla platea dei beneficiari tenuti alla sottoscrizione del Patto per il lavoro (quindi quelli effettivamente abili).
    Meno poveri.
    Qui, il primo successo: aver raggiunto una fascia di popolazione priva di alcuna copertura. Semmai, il limite è quello di aver posto una barriera con la residenza da almeno 10 anni, discriminando la popolazione immigrata (dato che prima o poi verrà pagato dall’Italia in sede di Corte di Giustizia Ue).
    Per quanto riguarda il 33% che invece può vantare una qualunque posizione contributiva, la sua analisi ha il pregio di far emergere i working poor, il lavoro povero. Costretto, infatti, a ricorrere a una misura di protezione sociale per raggiungere, come tetto massimo, i famigerati 780 euro mensili.
    Questa quota di percettori è, ed era, sostanzialmente riconducibile al lavoro dipendente (72%) sia direttamente (50%) sia in quanto titolari di posizioni contributive legate ad altri ammortizzatori come la Naspi o la Cassa integrazione (22%) ma anche alla malattia (8%). Molto residua la parte del lavoro agricolo e domestico (6%) e di artigiani e commercianti (2,5%).
    Se si rapportano i numeri di queste categorie al totale del mondo del lavoro si coglie ancora meglio la composizione sociale del Reddito di cittadinanza: i lavoratori dipendenti non agricoli corrispondono al 2,8% del totale dei dipendenti privati, i lavoratori agricoli autonomi e dipendenti sono il 14% del totale, i lavoratori domestici il 7% e gli autonomi il 3%.
    Che lavoro fanno.
    Andando a guardare lo status occupazionale del 2019, viene fuori una fotografia abbastanza simile. Il 75% risulta non occupato e quindi vive solo con il RdC e, come già evidenziato, il 66% risulta non avere alcuna storia contributiva, quindi del tutto estraneo alle dinamiche del mondo del lavoro.
    Per quanto attiene agli occupati, invece, troviamo innanzitutto un reddito medio annuo imponibile di 4.148 euro che sale a 5.501 euro nella “manifattura” e scende a 3.195 nei “ristoranti e alberghi”.
    In quest’ambito lavora il 4,8% dei percettori di RdC mentre il 4,1% nel settore delle “Società di noleggio e servizi”. Il 2% nel “commercio”, l’1,7% nelle “costruzioni”, l’1,8 nella “manifattura”, il 5,9% è “occupato non dipendente” e tra questi ci sono anche gli agricoli.
    Per cui non è neanche vero che il RdC ha portato via il lavoro agricolo dalle campagne, vista la bassa quota.
    E in genere non ha tolto forza lavoro da nessuna parte, se è vero che quel 20% che ha lavorato almeno 3 mesi nel 2018 e nel 2019, corrisponde grossomodo a quanti percependo il Rdc hanno anche un’occupazione.
    Secondo il presidente dell’Inps “ne emerge un quadro di effettiva esclusione sociale per gli individui coinvolti dalle misure”. Da questo punto di osservazione è piuttosto risibile valutare il RdC sul numero delle persone effettivamente impiegate. Per diversi motivi.
    Tanti al lavoro.
    Innanzitutto, non esiste alcuna misura di sostegno al reddito o all’occupazione varata dalla legge Biagi in poi che abbia favorito l’ingresso nel mercato del lavoro.
    Tra il primo trimestre del 2021 e l’ultimo trimestre del 2007 (prima della “grande crisi”) il saldo in unità di lavoro è di -11,5% che sale a -13,4% in termini di ore lavorate).
    Come spiega Tridico, nella relazione al rapporto annuale, “in questo periodo la dinamicità del mercato del lavoro è stata molto scarsa anche per quelli più prossimi e occupabili nel mercato come i percettori di Naspi e di Cassa integrazione”. L’occupabilità dei percettori di RdC è molto più scarsa di questi lavoratori.
    È poi sbagliato misurare l’occupabilità sulla platea complessiva dei beneficiari (3,7 milioni nel 2020) in quanto in questo numero ci sono 1,350 milioni di minori, 450 mila disabili e 200 mila percettori di pensione di cittadinanza. Siamo intorno a 1,6 milioni che rappresentano i nuclei familiari beneficiari.
    Ma, utilizzando i dati dell’Anpal, questi numeri arrivano a 1.150.000 individui se consideriamo solo quelli che sono tenuti a sottoscrivere il Patto per il lavoro. E di questi il 34,1% è stato “preso in carico” dall’Anpal e quindi avviato al lavoro. Si tratta di 392 mila persone, in larga parte al Sud, ma quel 34% sale al 54,4% nel Nordest, segno di una rispondenza a dinamiche produttive più brillanti.
    Il RdC ha quindi inciso su sacche di povertà altrimenti invisibili e ha consentito di accendere un faro su una fetta di popolazione lavorativa sparita dai radar istituzionali. Non è poco.

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  2. Di cui all’articolo… alla faccia del rispetto dell’ambiente. A che diavolo servono kilowatt di luce sparata nell’acqua, a parte fare i fighetti pel bagno notturno? All’ambiente no di sicuro! Ma dai! Questa riccanza (per citare il FQ) mi fa veramente ca*are!

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  3. il rdc è un masso sulla schiena dei lavoratori, punto. che poi i politici li vogliano rubare per regalarli ai poveri padroni è un altro conto. bisogna essere obiettivi. stanno ammazzando un cavallo zoppo. senza etica. un paese di gente trista e disperata.poi il conto finale lo pagano i licenziati di un sistema paese impaludato ed in via di affondamento. mettete altro piombo sul groppone di galvano, somari!

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