Guerra civile

(Giuseppe Di Maio) – Se ci si chiedesse che cosa è accaduto nella società italiana da un paio di anni a questa parte, da incrementare tanto il consenso al partito di Meloni, di sicuro nessuna risposta sarebbe soddisfacente. Se poi ci si cercasse la stessa cosa per la Lega di Salvini, che dal 4% del 2013 è arrivato fino al 34% delle europee nel 2019, sarebbe la stessa cosa. Tutto questo era già avvenuto a suo tempo per Forza Italia, che da un ipotetico 5% dei sondaggi precedenti alle elezioni del ‘94, ebbe il 30% reale solo qualche anno dopo. Questi grandi traslochi nel voto degli italiani vengono genericamente etichettati come fluidità del consenso, cioè la fine della fidelizzazione storica ad un partito. Ma non è così. Gli italiani non hanno mai cambiato partito o indirizzo politico dal boom economico ad oggi.

Ho detto più volte che il nostro è un paese sostanzialmente di destra, diviso tra una destra incolta e reazionaria, che raccoglie la maggioranza dell’elettorato, e una ottusa e conservatrice che ammonta a un discreto terzo dei consensi. L’effettiva dislocazione nei partiti non ha granché importanza, giacché l’offerta politica è incostante. Negli anni di quella che ormai chiamiamo “prima Repubblica”, la DC includeva conservatori e reazionari senza distinzione, mentre nel PCI confluivano l’endemico elettorato radicale, e quello reazionario insoddisfatto dei governi centristi. Quando Berlusconi e Dell’Utri, insieme con un manipolo di amici costituiscono Forza Italia, si ispirarono ad un generico partito liberaldemocratico di cui si sentiva spesso raccontare in parlamento negli anni precedenti la “discesa in campo”. Ma il maggior successo dei compari siculo-milanesi fu la creazione della “Casa delle libertà”, la coalizione (e anche l’esplicita politica) che governò il paese all’inizio del nuovo millennio.

Da allora tutta la destra è stata come un solo grande partito che univa i reazionari e una certa parte dei conservatori, fino all’espulsione di Berlusconi dal governo del paese e, poco più tardi, anche dal parlamento. Pure la Lega, per tanto tempo indecisa sull’ideologia politica e, centrifuga alle fortune di Silvio, ebbe il suo rinnovamento interno decadendo nelle fortune elettorali. Ma ciò che era ormai cambiato nella destra italiana dal tempo della prima repubblica era: a) l’individuazione dell’elettorato (non più costretto a raccogliersi intorno a partiti ideologici ed elitari); b) il confezionamento di forze politiche a misura dei loro votanti; lo sdoganamento della leadership. Chi avrebbe pensato all’inizio degli anni ’90 di dare il paese in mano a un industriale milanese? E se anche per molto tempo abbiamo aborrito di consegnare l’Italia a Bossi, qualche anno fa eravamo pronti a darla a Salvini. Oggi, persino Meloni sarebbe favorita alla Presidenza del Consiglio. Il tappo è saltato. Il pudore evaporato. Il partito dei reazionari ha leader intercambiabili.

C’è stato un tentennamento nell’ultimo decennio in cui la leadership di destra non trovava più i suoi campioni. Un’incertezza che ha regalato una valanga di consensi ad un partito radicale, al M5S, con programmi persino opposti alla destra. Ma è stato un equivoco. Ora gli italiani sono finalmente liberi di odiare il Rdc, di avversare il salario minimo, di evitare le tasse sulla proprietà e sulla successione dei patrimoni. E soprattutto sono liberi di approvare una riforma della giustizia che evita la pena ai loro carcerieri. Ora, agli italiani (se solo si potesse), bisogna solo togliere il voto.

16 replies

  1. b. diserta il tribunale per prepararsi al Quirinale

    CIRCONVENZIONE. PER TENERSELO BUONO, SALVINI E MELONI GLI FANNO CREDERE DI ELEGGERLO CAPO DELLO STATO. E LUI ADESSO CI SPERA SUL SERIO

    (di Gianluca Roselli – Il Fatto Quotidiano) – L’aveva promesso a mamma Rosa. “Vedrai, riuscirò a diventare presidente della Repubblica”, le disse Silvio Berlusconi quando era ancora in vita. Ed è anche per questo che il sovrano di Arcore ci crede davvero. Il Quirinale. Tredicesimo capo dello Stato. Chi l’avrebbe mai detto per uno che negli anni Settanta faceva il palazzinaro milanese facendosi ritrarre in blazer blu e rivoltella in bella vista sul tavolo per paura dei sequestri. O che negli anni 80 fondava la grande tv privata italiana strappando alla Rai niente meno che il suo volto più noto: Mike Bongiorno. O quello che è stato coinvolto, e a volte condannato o prescritto, in ogni tipo di processo: dalla corruzione al falso in bilancio, dal concorso esterno in associazione mafiosa alle stragi del 1993. Non proprio il curriculum ideale per assurgere al colle più alto di Roma. Per non parlare degli scandali sessuali e delle frequentazioni discutibili. “Il suo problema è anche l’accreditamento all’estero, specie negli Stati Uniti, dove si ricordano di lui solo per il Bunga Bunga e l’amicizia con Putin”, racconta un ex forzista.
    “Anche Mitterrand aveva amanti più giovani di lui”
    Davanti a queste obiezioni, lui non fa un plissé. “Pure François Mitterrand aveva amanti più giovani di lui di 50 anni e questo non gli ha impedito di essere un grande presidente”, ha risposto qualche giorno fa a un interlocutore. Mitterrand, però, non aveva amici in rapporti con la mafia e non si prese un boss delle cosche come stalliere. Ci sarebbero poi ancora quel paio di processi in corso, come il Ruby-ter, dove è accusato di corruzione di testimoni, per i quali però è convinto che sarà assolto. E poi c’è la salute, quel continuo andirivieni dal San Raffaele, con problemi che spuntano puntuali ogni qual volta è atteso in un’aula di giustizia. In realtà non sono in pochi a pensare che le sue condizioni si aggravino a comando e in realtà stia molto meglio di quello che vuol far credere. “Anche perché, se stesse così male, al Quirinale non ci penserebbe proprio”, fa notare un parlamentare.
    Quota 476: mancano solo 30 voti per eleggerlo
    E invece ci pensa, eccome. Accarezza l’idea come gli garba accarezzare i suoi amati barboncini simil-Dudù. E sta lì a far di conto. Secondo il suo personale cartellino, è a quota 476 voti. Gliene mancherebbero poco più di una trentina per la maggioranza assoluta. Quindi agisce di conseguenza. Ad esempio, raccontano che, quando Giovanni Toti annunciò il suo addio a FI, diede ordine di “non attaccarlo troppo, perché quelli sono pur sempre voti miei”. “Suoi, presidente…?”. “Miei nel senso del Quirinale”, fu la risposta che gelò gli astanti. Ogni qual volta, poi, che Meloni o Salvini paventano il voto anticipato, perché “così vinciamo una volta per tutte e ti portiamo al Colle”, lui si mostra sempre lusingatissimo. “Lo so, lo so. E vi ringrazio…”, sorride. Per lui, infatti, “sarebbe una soddisfazione enorme e un giusto risarcimento dopo aver patito anche l’umiliazione di essere espulso dal Senato…”, ha detto più volte. In questa chiave va letto anche l’appello di Alessandro Sallusti a Sergio Mattarella due giorni fa. “Presidente, riabiliti Berlusconi per unire il Paese…”. Già, unirlo, però, con un personaggio che l’ha diviso per vent’anni.
    Le lusinghe sovraniste di lega e fratelli d’Italia
    Salvini e Meloni, nel frattempo, lo blandiscono. Glielo fanno credere, per tenerselo buono e mettere le mani sui suoi voti. Quel 7% di zoccolo duro forzista che fa gola a entrambi. Due giorni fa, però, la leader di FdI, intervistata da Libero, in un momento di sincerità ha ammesso che l’ex premier “non ha grandi possibilità e per questo il centrodestra deve iniziare subito a lavorare su un candidato capace di raccogliere consensi anche in campo avverso”. Parole che hanno provocato una fitta al debole cuore del Caimano. “Ma come, quell’ingrata. È pure venuta qui a Villa Certosa e ora mi pugnala alle spalle”, sembra di sentirlo dire.
    I consigli di Licia Ronzulli e la previsione di Urbani
    Lui, nel frattempo, da mesi cerca di ritagliarsi un profilo, e rifarsi una verginità, da padre della patria. Così viene spiegato il suo non abbassarsi al chiacchiericcio e alle polemiche quotidiane, dal green pass al reddito di cittadinanza. “Non vuole esporsi, ma restare un passo indietro, da figura super partes”, racconta una fonte. Così come i suoi movimenti ondivaghi verso gli alleati: prima il partito unico, poi la federazione, eccetera. Tutte mosse suggerite dal suo entourage, a partire da Licia Ronzulli, che già si vede al Quirinale. “Fa’ come dice Salvini, assecondalo, e Matteo ti porta al Colle”, i consigli dello staff. “Lo tengono buono allungandogli la carota del Quirinale per farsi i fatti loro, ma quasi nessuno ci crede davvero”, sussurra qualche forzista. “Faccio notare che gli unici a ripetere il suo nome per il Colle nel partito siamo io e Tajani. Gli altri, chissà…”, osserva maliziosamente Gianfranco Rotondi.
    Così, per sondare le sue reali possibilità, ci rivolgiamo a un suo lontano amico, Giuliano Urbani. “A parte Draghi, competitor alla sua altezza nel centrodestra non ne vedo. Berlusconi è il candidato naturale: ha tutto il diritto di ambire al Colle. Oltre a Renzi, che vorrà qualcosa in cambio, lo voterebbe pure qualche grillino. Detto questo, i voti che gli mancano sono pochi numericamente ma troppi politicamente. Insomma, è molto dura, quasi impossibile”, osserva il professore che, nel lontano 1994, fondò con lui il partito azzurro con l’obbiettivo di dar vita a quella rivoluzione liberale rimasta una chimera.

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  2. berlusconi è un signore in confronto agli scalzacani che lo denigrano. ha molta esperienza politica ed attualmente è l’unico in grado di porre fine a questo colpo di stato che perdura dal tempo di monti.se perdiamo anche questa opportunità, siam scemi totali.

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  3. Stefano Calciolari:CHI HA AVUTO TRAUMI PESANTI NELLA VITA NON DOVREBBE PUBBLICAMENTE ESPORSI…SOPRATTUTTO IN POLITICA.io ti ho capito.Sei tu che non vuoi capire.Il cantico era solo cercar di far capire il sentimento attuale.Se non capisci, il problema è anche il tuo.Ritirati e non prendere in giro le persone per bene.Il “necessario” non ti manca.Credo

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  4. trenta parlamentari da convincere. un po’ il lavoro di figliolo coi renitenti al vettore covid. cosa vuoi che sian , quando uno già possiede fi, fdi, italia viva, pd, lega… 30 milioni di euro son bruscolini. basta che apra una sottoscrizione popolare e ne raccoglie 60 di milioni. sarà tutto un saltare la staccionata alla cavallina, da sinistra… consideri la presidenza cosa fatta.

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  5. In tutta Europa sono nati e cresciuti partiti nazionalisti.
    Ovvia conseguenza della globalizzazione e dell’immigrazione senza regole.
    Si sapeva.

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    • Io dico di no. Mi duole moltissimo non poter citare, ma i problemi dell’Europa sono cominciati quando (dopo il patatrak di Berlino) tutti quqnto hanno cominciato a parlare in nome dei “popoli”, fregnaccia cosi’ fregnaccia che Vossi ci si butto’ a pesce. La persona che vorrei citare per nome, in un articolo, espresse una dolorosa realta’, al riguardo di quel momento storico, i ’90, in cui i confini delle’Est europeo si coloravano di nomi “nuovi”, disse: non si trovera; piu’ un Kafka a Praga (o un Bulgakov a a Mosca).

      Ergo, si dissolve un potenziale per l’unita’, nel ridursi tutti a sedere nella propria parrocchia

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  6. “Se ci si chiedesse che cosa è accaduto nella società italiana da un paio di anni a questa parte, da incrementare tanto il consenso al partito di Meloni, di sicuro nessuna risposta sarebbe soddisfacente”.

    Semplicemente, gli italiani si sono stancati di essere presi per il qlo, ma non sanno più a che santo rivolgersi.

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  7. “Ora, agli italiani (se solo si potesse), bisogna solo togliere il voto”

    dal 2008 al 2021 quanti governi si sono succeduti?
    e quante volte si è votato e soprattutto il voto quanto è contato?

    elezioni politiche 13 e 14 aprile 2008
    Governo Berlusconi IV (dall’8 maggio 2008 al 16 novembre 2011)
    Governo Monti (dal 16 novembre 2011 al 27 aprile 2013)
    elezioni politiche 24 e 25 febbraio 2013
    Governo Letta (dal 28 aprile 2013 al 21 febbraio 2014)
    Governo Renzi (dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016)
    Governo Gentiloni (dal 12 dicembre 2016 al 1 giugno 2018)
    elezioni politiche del 4 marzo 2018
    Giuseppe Conte (dal 1 giugno 2018 al 4 settembre 2019)
    Giuseppe Conte II (dal 5 settembre 2019 al 13 febbraio 2021
    Mario Draghi (dal 13 febbario 2021 – ??????) e non è ancora finita

    QUANTO VALE IL VOTO DEGLI ITALIANI SE QUALSIASI COSA VOTINO,
    SI TORNA SEMPRE AL PUNTO DI PARTENZA?

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  8. A proposito di Conte Giuseppe. Vi ricordate del Matteo che sparava quella sui “pieni poteri”? Sara’ che forse non l’ho mai pensato, ma ricordo che pensai ‘na robba tipo:

    Primo: Dimissionalo ed un secondo dopo tira fuori dal cappello un rimpiazzo di tutto il Gabinetto con almeno i primi due livelli di gerarchia.
    Secondo: trova una maniera di andare dalla Casellati e calendarizzare il fior fiore del bigoncio ed un secondo dopo il suo ovvio no sparare a tutto volume l’incongrua “allure” del lavoro proprio al Senato.
    Terzo: aspetta la caduta del governo ed un secondo dopo risbatti il programma del M5S in prima pagina.

    Mancavano le variabili IV/Renzi (Renzi chi???), Grillo (Peffiorare Si Puo’™), Cartabia (maddaaaaaai!!!), ecc. Forse non sono cosi’ impuro nel mio cuore, per non aver immaginato l’autolisi.

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