La cultura del like

(di  Massimo Gramellini – corriere.it) – Scrivere un post grondante indignazione per il narcisismo patologico di Cristiano Ronaldo — l’egolatra senza fissa dimora a cui manca solo di scattarsi un selfie mentre segna — e subito dopo dare una scrollata al telefono per vedere se i «follower» sono in aumento. Deprecare il bisogno compulsivo di popolarità dei dodicenni che si sdraiano agli incroci per farsi riprendere dagli amichetti (l’ultimo caso ieri a Terni) e intanto ritoccare una foto di Instagram per sembrare più magri e abbronzati.

CR7 e i piccoli kamikaze d’asfalto sono i due poli dello stesso mappamondo, ma si tratta di un mappamondo che non ci è estraneo. Noi (io per primo) abitiamo la terra di mezzo, meno famosi di Ronaldo e meno scriteriati dei ragazzini, ma posseduti dalla stessa missione: essere riconosciuti e seguiti dal maggior numero possibile di persone a noi sconosciute.

La qualità delle relazioni conta zero. Conta il numero. Non ci si mette in posa per fare colpo su qualcuno in particolare, ma per accrescere la lista dei contatti. Una sorta di Auditel esistenziale, per cui sei valutato, amato, odiato, e in certi mestieri addirittura pagato, in base alla quantità dei «like» e dei «follower».

Quasi più nessuno va in un posto per vederlo: ci va per farsi vedere dagli altri in quel posto. Poi magari torna a casa e fa la morale ai ragazzini di Terni, senza essere minimamente attraversato dal sospetto di averli ispirati.

7 replies

  1. GRAMMELOT, da che pulpito!
    tu fai lo stesso!!!
    e lo fai anche in tv e pagato per giunta!!!
    concioni su tutto pensando di essere divertente
    scopiazzando il “controcorrente” di Montanelli o “diario notturno” di Flaiano
    mangiapane a tradimento!!!!

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  2. raccontaci invece la novella FCA / sindacati USA, redatta dai tuoi datori di lavoro. La conosci? Niente da dire al riguardo? Salariato di lusso che ti puzza il fiato di merda

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  3. al gramellino piace stare col culetto nel burro, cosa posso scrivere e cosa non posso scrivere, questo è il suo dilemma
    Tomba aveva meno paletti di lui.

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  4. Ronaldo era il fenomeno Salvatore della Patria quando è arrivato, egolatra ora che se ne va…
    Sic transit ecc…ecc…
    Persino riguardo lo sport i “grandi giornalisti e scrittori” si “adeguano”.
    Tanto abbiamo la memoria di una ameba

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