L’energumeno Calenda è il vero incubo dei Dem

(Alessandro Giuli – Libero quotidiano) – È assai difficile che diventi sindaco di Roma, ma comunque vada per Carlo Calenda è già un successo. Il suo profilo di secchione energumeno si staglia ormai tutti i giorni sui media d’ogni ordine e grado, come una figura a metà tra Obelix ed Ernesto Nathan: l’enorme gallo caduto da piccolo nella pozione magica di un villaggio celtico e il sindaco che ai primi del Novecento portò fra l’altro l’elettricità a Roma, assieme alla scolarizzazione di massa e alla medicina del territorio.

Calenda è l’immagine vivente di un’affascinante dismisura che fiorisce a sinistra e della sinistra è via via diventata l’incubo più temuto. Seguire le sue logomachie internettiane è uno spasso privato e un espediente pubblico con il quale i siti d’informazione guadagnano numerosi clic.

ULTIMA GIOIA

Una delle ultime gioie ce l’ha donata sollecitando Enrico Letta a dare una «pedata nelle chiappe (metaforica)» al leader delle Sardine, Mattia Santori, anziché cooptarlo nelle liste del Partito democratico a Bologna: «…sono fatti vostri e non miei, ma candidare un ragazzotto senza arte né parte, che vuole darvi la sveglia e sorvegliare la vostra purezza ideologica ti sembra una buona idea?». I

l ragazzotto l’ha presa male e ha invocato un’analoga pedata contro Calenda da parte degli elettori romani che in autunno dovranno pronunciarsi sul successore di Virginia Raggi in Campidoglio, ma intanto l’ex ministro dello Sviluppo si è guadagnato applausi a cielo aperto e soprattutto fra gli ultimi ceti riflessivi della sinistra.

Un simile copione è andato in scena intorno alla proposta rivoluzionaria concepita da Calenda per illustrare i fasti di Roma antica: un singolo polo museale dello Stato che accorpi le collezioni sparse nell’Urbe, se necessario sottraendole alla giurisdizione della sovrintendenza capitolina, in modo tale da offrire un percorso turistico alto e comprensibile.

Il primo a suggerire una soluzione del genere fu l’archeologo emerito Andrea Carandini, un gigante della materia oltreché raffinatissimo intellettuale oggi presidente del FAI (Fondo Ambiente Italiano); illeader di Azione ora rilancia e argomenta l’idea con maggior vigore e fa letteralmente impazzire la piccola, pigra e malmostosa casta professorale goscista, raccogliendo insulti dagli intellò fattoidi alla Tomaso Montanari e dalle più giovani scartine neolaureate in Lettere per forza d’inerzia.

Considerando che il lentissimo candidato sindaco del Pd, Roberto Gualtieri, pare abbia scopiazzato buona parte del voluminoso programma elettorale calendiano, non ci sarebbe nulla di male se il rivale da battere, Enrico Michetti (centrodestra), adottasse il progetto in questione: ne guadagnerebbero Roma con i suoi cittadini e i suoi milioni di visitatori forestieri.

Ma il punto vero è che il fenomeno Calenda travalica i confini del raccordo anulare e si colloca in quel centro ideale nel quale incrocia la navigazione di Matteo Renzi e dei dissidenti berlusconiani in cerca di un approdo nuovo. Non stiamo parlando di un movimento singolo o di un agglomerato catto-trasformista di sigle varie, quanto di un’intersezione di culture e sensibilità laiche, sviluppiste, orientate verso un patriottismo costituzionale che nobiliti e rilegittimi appieno la maestà delle istituzioni pubbliche nel quadro della religione civile edificata dai padri fondatori della Repubblica.

È ciò che il Calenda romanocentrico di oggi definirebbe “mos maiorum”; ed è esattamente quel che i partiti di sinistra non riescono più a incarnare da decenni, sperduti come sono nella difesa d’interessi costituiti, troppo spesso internazionali, e nell’autoconservazione di un potere privo di consenso e di strategie aggiornate.

 Insomma se il destino di Roma giace sulle ginocchia di Giove, la cui bilancia al momento sembra pendere a destra, non è infondato prevedere per Calenda un sempre più largo spazio politico di rilievo nazionale. In fondo, lui, che pure proviene dal Pd – è stato eletto europarlamentare guadagnandosi una caterva di voti – dopo i noti trascorsi montian-monte- zemoliani, sta offrendo petto e animo prorompenti nell’Italia di Mario Draghi in cui la via della competenza è tornata a incrociare quella della rappresentanza. Augurandoci tutti che le due rette si sovrappongano nell’interesse comune.

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5 replies

  1. Quindi l’obiettivo di libero è fare lo spottone al bambacione (minor) onde far vincere michetti chi al ballottaggio.
    Poi vorrei sottolineare che da quando il FQ ha raccontato la storia di Nathan tutti lo citano facendo finta che la conoscevano (la storia).
    Capre!

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  2. MARCO TRAVAGLIO. MA MI FACCIA IL PIACERE- IFQ- 30 agosto 2021
    Foie Gras. “Le foibe e il rettore di lotta e di governo. Il doppio ruolo di Tomaso Montanari” (Aldo Grasso, Corriere della sera, 29. Lui invece è di lecca e di governo.
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    Esame tossicologico. “Il Pd è un marchio tossico, al quale nessuno si iscriverebbe” (Mattia Santori, leader della Sardine, Repubblica, 8.3). “Mi candido a Bologna nella lista del Pd per dargli la sveglia. Ma tutti vanno in giro a raccontare che a candidarsi è il leader di un movimento politico, che a scendere in campo è ‘quello delle sardine’. Invece devo deludervi, perché a candidarsi sono io” (Mattia Santori, Ah beh allora.
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    Le truppe camelote. “Casaleggio e lo statuto che lancia Camelot: “Una Srl per l’umanità” (Stampa, 24.. E le altre galassie, niente?
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    Calenda l’Educanda. “Opterei per la pedata nelle chiappe (metaforica)” (Carlo Calenda su Mattia Santori, 22.. “Gualtieri? Il consociativismo romano alla Bettini. Con lui sta il Pd peggiore di sempre… La Raggi? Il nulla no-vax… Michetti? La commedia di Alberto Sordi… Calenda? Vinco al primo turno… Pensano che Roma sia un ‘puttanaio’ in cui puoi fare quello che vuoi. Cinismo politico fuori scala… Alla festa del Fatto ho deciso di non andarci nemmeno io. Non voglio in alcun modo legittimare quel giornalismo fondato sugli insulti, le insinuazioni e gli sputacchiamenti” (Calenda, Foglio, 26.. Gelosone.
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    Piccoli Giuseppi crescono. “Conte ‘avvocato dei talebani’ mette in imbarazzo Draghi” (Giornale, 26.
    “I nostri ‘Italibani’ vogliono un dialogo serrato’ solo coi terroristi afghani” (Francesco Merlo, Repubblica, 27..
    “Più ‘morbidi’ e pragmatici: con i Talebani si può parlare” (Alessandro Orsini, Messaggero, 23.
    . “Bisognerà trattare coi talebani? È ovvio” (Lucio Caracciolo, Riformista, 24.
    “Il capo della Cia va a trattare a Kabul: Burns e Baradar si sono accordati sui tempi” (Corriere della sera, 25..
    “Da Macron a Merkel: ‘Dialogare coi talebani’” (Giornale, 29.. Ammazza quanti Conte in giro per il mondo.
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    Trust di cervelli. “Michetti lo conosco da tempo e l’ho rivisto in campagna elettorale. Ci siamo confrontati, con noi c’era anche Vittorio Sgarbi e ho accettato di dare un contributo per la parte di mia competenza, la visione artistica della vita. Io assessore alla Cultura? Vedremo” (Pippo Franco, Corriere della sera, 29.. Con quel Bagaglino culturale, può fare ciò che vuole.
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    La Lega ce l’ha Durigon. “Non sono fascista” (Claudio Durigon, Lega, lettera di dimissioni da sottosegretario, 26.. È che mi dipingono così.
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    Non è stato SuperMario. “Nel faccia a faccia a Palazzo Chigi fra Draghi e Salvini non si è parlato del caso Durigon” (Repubblica, 24.. Quindi Durigon s’è dimesso per telepatia.
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    È stato SuperMario. ”Il sottosegretario, isolato, difficilmente potrà restare al suo posto dopo la richiesta di Draghi” (Repubblica, 26.. Quindi nel faccia a faccia con Salvini si era parlato del caso Durigon: ora che questo se n’è andato, si può dire.
    La factotum. “Sto facendo l’ortolana, la lavandaia e la cuoca” (Monica Cirinnà, Pd, Corriere della sera, 26.. Almeno non fa danni come senatrice.
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    Colpa di Virginia. “Città in tilt alla prima (sic, ndr) pioggia. D e destra incolpano la Raggi” (Repubblica, 25.. Piove, sindaca ladra.
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    Chi tifa chi. “Avendo tifato, dopo qualche tentennamento, per gli americani vittoriosi a Kabul, Travaglio ha dovuto prendere atto che più o meno da quel momento le cose sono andate come sono andate… Marco il Grande Portasfiga” (Andrea Marcenaro, Foglio, 26.. Purtroppo Travaglio non ha mai tifato per gli americani vittoriosi a Kabul: Marcenaro lo confonde con Marcenaro e con tutti gli altri del Foglio, noti portafortuna.
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    Mejo der New York Times. “Nicola Morra dice che abbiamo pochi lettori. Ne abbiamo 150 mila al giorno” (Piero Sansonetti, Riformista, 24.. Posto che, bilanci alla mano, dalle vendite incassa 585 euro in media al giorno, vuol dire che li paga a uno a uno perchè se lo comprino. Ovviamente in nero.
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    I titoli della settimana/1. “Da M5S a ‘PdF, il partito del Fatto. Il quotidiano di Travaglio detta la linea a Conte. E a Milano impone pure i candidati” (Giornale, 23.. Uahahahahah.
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    I titoli della settimana/2. “Chissà se il M5S direbbe su Lady Fatto (Layla Pavone, manager, ex Cda di Seif, ora candidata M5S, ndr) quel che disse di Cerno e Mulé” (rag. Claudio Cerasa, Foglio, 24. Qualcuno informi il ragioniere che Cerno e Mulé sono giornalisti, la Pavone no.
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    I titoli della settimana/3. “Il ritorno dei kamikaze dello Stato Islamico (Isis)” (Maurizio Molinari, Repubblica, 27.. “Torna l’incubo Isis” (Giornale, 26.. Forse gli strateghi Sambuca e Minzolingua non sanno che, prima della “liberazione” americana dell’Afghanistan, l’Isis non esisteva, mentre dopo ha fatto 250 attentati.
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    I titoli della settimana/4. “Femminicidi, Italia sotto la media europea” (Libero, 29.. I soliti sfaticati.
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