Afghanistan, il carattere di una guerra e il coraggio da ritrovare

(Ernesto Galli della Loggia – corriere.it) – La discussione sul perché della sconfitta Usa e occidentale in Afghanistan si è concentrata per intero sulla possibilità o impossibilità (ovvero sulla liceità o illiceità) di trapiantare la democrazia in un Paese di cultura non occidentale, e di farlo mediante la guerra.

Non si è discusso per niente, invece, di un’altra questione che a me sembra ancora più importante, e cioè: è possibile tentare una simile impresa con un esercito come quello degli Stati Uniti? Una domanda elusa probabilmente perché ne implica immediatamente un paio di altre che l’opinione pubblica occidentale, cioè noi tutti, non abbiamo il coraggio di porci, forse proprio perché conosciamo fin troppo bene le risposte: sono ancora in grado le nostre società di fare la guerra? Di sostenere psicologicamente l’urto terribile di una dimensione per così dire volontaria della morte? Siamo noi ancora capaci di accettare l’eventualità di dare o ricevere consapevolmente la morte, così come da sempre vuol dire «fare la guerra»?

Domande cruciali perché è dalla risposta ad esse che dipende il tipo di strumento militare che si mette in campo, il suo modo di combattere e di occupare un Paese, e alla fine il risultato politico della guerra. Risultato politico che è l’unico che importa, dal momento che, come è evidente, la pura e semplice eliminazione fisica dell’avversario ne costituisce solo una premessa. Proprio considerando questo nodo di problemi si può dire che forse il primo motivo per cui gli Usa hanno clamorosamente fallito l’obiettivo di dar vita in Afghanistan ad un abbozzo di regime democratico sia stato per l’appunto il tipo di esercito che essi hanno schierato.

Si è trattato di qualcosa che più che a un esercito tradizionalmente inteso assomigliava in realtà a un’armata mista di soldati regolari e di mercenari, in cui il ruolo di quest’ultimi era svolto dai cosiddetti contractor. Utilizzati dagli Stati Uniti a partire dagli anni ’90 in tutti i teatri di operazione (dai Balcani all’Irak) i contractor sono individui assunti da ditte private le quali hanno stipulato appositi contratti con il Pentagono (attualmente il numero di tali contratti è di alcune migliaia) per la fornitura di personale da utilizzare in operazioni belliche con compiti di supporto logistico di ogni tipo, di pianificazione strategica, protezione di impianti, ma anche in operazioni tattiche di combattimento. Non solo.

Ai contractor civili sono stati via via affidati anche sistemi d’arma sofisticatissimi come le batterie di missili «patriot» o i bombardieri B2 Stealth e perfino compiti delicatissimi come gli interrogatori dei prigionieri (una buona parte degli americani responsabili delle torture nel carcere irakeno di Abu Ghraib, ad esempio, erano contractor). Negli ultimi tempi in Afghanistan i contractor sono serviti anche a riempire molti dei vuoti via via lasciati dai ritiri delle truppe regolari iniziati sotto la presidenza Obama, e sono stati soprattutto loro che fin dall’inizio si sono incaricati dell’addestramento delle truppe afghane e della manutenzione della relativa aviazione.

C’è una cifra che parla chiaro circa il peso militare che nelle operazioni contro i talebani hanno avuto questi combattenti civili a contratto, la cui ricompensa può raggiungere in certi casi i mille — mille! — dollari al giorno (con quali effetti sui soldati regolari è facile immaginare): è la cifra dei loro morti. Che alla data odierna rappresentano più della metà dei circa 5 mila e 500 caduti americani da quando è iniziata l’invasione del Paese. In Afghanistan cioè hanno perso la vita più mercenari che soldati della US Army.

Il fenomeno dei contractor configura insomma un vero e proprio outsourcing della guerra: motivato dallo smantellamento dei grandi apparati militari dopo la fine dell’Unione sovietica con relativa fine della leva obbligatoria in tutti Paesi occidentali, dalla moltiplicazione dei confitti non convenzionali «a bassa intensità», dalla crescita del contenuto tecnologico delle operazioni militari, e dalla nuova centralità operativa delle «forze speciali» al posto delle generiche truppe di terra, della fanteria di un tempo. Ma tutti questi pur ragionevolissimi motivi non cancellano il dato storico di fondo: la fine virtuale in Occidente dell’esercito nazionale, una fine della quale forse solo oggi cominciamo a scorgere nella loro portata tutte le conseguenze. Tra le quali l’esperienza afghana sembra indicarci la più importante, riassumibile nella forma di un interrogativo: sono compatibili o no la fine dell’esercito nazionale e la sua sostituzione con un esercito di specialisti e di mercenari, con una guerra che si pone obiettivi ideologici forti, intrisi di una carica valoriale, come è evidentemente una guerra «per portare la democrazia»?

Ne dubito assai. Una guerra del genere, infatti, è credibile — e per riuscire essa deve essere credibile e apparire tale innanzi tutto agli occhi della popolazione a cui si dice di voler portare la libertà — solo se il Paese che decide di iniziarla vi impegna realmente tutto se stesso, cioè il proprio popolo, e questo mostra di aderirvi partecipando in armi, rischiando cioè la vita. Perché a dispetto di ogni mutamento ci sono cose che non cambiano e che valgono sotto tutti i cieli, ed una di queste è che solamente la disponibilità a mettere in gioco la nostra esistenza costituisce la prova indiscutibile della verità delle intenzioni che ci animano, della verità che attribuiamo ai nostri princìpi. E solo un esercito nazionale così motivato può occupare un territorio ostile e vinto senza trasformarlo in una bisca o in un mercato, come è stato invece il caso dell’Afghanistan. Solo un esercito di popolo può sperare di conquistare cuore e mente di qualcuno.

Con un’armata di specialisti e di mercenari si possono fare al massimo operazioni di polizia; e anche quelle si finisce inevitabilmente per perderle nella maniera più rovinosa se ci si ostina a farle passare per qualcos’altro. Così come infatti sta ormai accadendo da molto tempo agli Stati Uniti e con loro all’intero Occidente. A noi tutti, convinti che in realtà non ci sia nulla per cui valga veramente la pena di morire, e che manchiamo perfino del coraggio di dircelo.

21 replies

  1. Questo ha bevuto.Nella migliore delle ipotesi.Nella peggiore che è anche la più reale dovrebbe tacere e vergognarsi essendo uno che fin dall’inizio ha benedetto questa guerra infame

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  2. Sempre formalmente corretto, EGdL. Per me paralizzato dall’ombelico in giú va bene, cosí dopo si puó utilizzare per corsi universitarii di specializzazione.

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  3. e lo pagano anche.
    Gli Usa sono un mito, perchè hanno vinto la II guerra, combattendo su due fronti, hanno stravinto. Hanno trasformato paesi come la Germania, Giappone e Italia con i soldi e appoggiandosi ad istituzioni già presenti.

    Se invece vogliono imporre la loro visione della società e le loro istituzioni peccano d’arroganza, sanno distruggere un paese con le armi, ma non riescono a ricostruirlo.
    L’Ernesto che come al solito si pone come maestro di vita da salotto, stavolta si avventura su una tesi stralunata e fuori dagli esempi, quanti contractors c’erano in Vietnam a cui dare la colpa della disfatta?
    E’ la la politica dei NEO-CON che è da buttare nel letamaio della storia, lui compreso.

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    • Ultimamente trovo poco incisivi e scritti in maniera poco documentata gli articoli di EGdL.
      Quest’ultimo poi , tralasciando volutamente la liceità o meno dell’ intervento americano in Afghanistan , spiegherebbe il fallimento di tale missione con l’inidoneità dell’esercito USA.
      Forse perché anche chi era partito animato da nobili ideali dopo l’ 11/11, una volta arrivato in Afghanistan si è reso conto che Alqaeda e Talebani non erano la stessa cosa, che i morti civili erano tantissimi e che in fondo si stavano foraggiando i signori della guerra che tutto avevano a cuore, tranne il benessere della popolazione.

      Non ultima , per importanza, la constatazione che i veri amici dei terroristi non stavano né in Afghanistan né in Iraq.

      In questo scenario meglio usare i contractors o meglio i mercenari che lavorano esclusivamente per tanti soldi .
      I mercenari ci sono sempre stati, li usavano i Cartaginesi , i Persiani, i Greci , i Romani ,i Signori del tardo medioevo con le compagnie di ventura, gli Spagnoli etc., ma sempre con risultati altalenanti.
      Non era raro che passassero da una parte all’altra con la massima facilità.
      Ma con i mercenari non si governa una nazione ne si stabiliscono rapporti di collaborazione con la popolazione.
      In questo , almeno stando a quanto hanno raccontato alcuni inviati, molto meglio si sono comportati i nostri soldati e carabinieri.
      Per tutti questi motivi l’esercito nazionale e’ insostituibile, ma deve combattere per cose sensate e non per falsi scopi.
      Non si spiega altrimenti come poche decine di migliaia di Talebani hanno conquistato una nazione in così poco tempo.
      Quindi , caro EGdL, il tuo argomentare, se in assoluto può avere qualche utilità, nel contesto afgano non porta da nessuna parte.

      Quanto poi ai contractors e i B2 , mi piacerebbe conoscere la fonte.

      Per fare funzionare tale aereo dal costo altissimo, ( ce ne sarebbero solo 21) ci vogliono super specialisti.
      I 2 piloti vengono addestrati a volare per 50 ore consecutive alternandosi ai comandi e tutto quello che attiene questo aereo e’ considerato super segreto.
      Decollano dalla loro base in USA per missioni in tutto il mondo.
      Non credo siano roba da contractors.
      Gianni

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  4. In mezzo mondo c’è “…da portare la democrazia” quindi armiamoci e partiamo. Già me li vedo i Galli della Loggia, i Panebianco, i Fontana con casco & moschetto spintonarmi a lato per portare per primi i nostri valori verso le trincee dei barbari…

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  5. Già me lo vedo l’Ernesto che spara lesto…,e a suon di cacchiate a raffiche brevi democratizza il mondo a sua immagine e somiglianza….,pensa che orrore per i vili nemici.

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  6. il solito “armiamoci e partite”, che oggi io ho altro da fare
    devo mettere a posto la scrivania e spiumacciare i cuscini sul divano
    (la serva è di giornata…)

    un tremito è passato sulla schiena dei barbuti dopo che hanno saputo di questo scritto

    sono più temibili i militari usa che sparano sui civili in preda al panico per attentato suicida (fonte BBC)
    o Ernesto lo Scrivano Lesto?

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    • E ma l’Ernesto è un “luminare del pensiero”…,un filosofo del “nulla” elevato a ideologo del pensiero giusto (ovviamente),fondato sulla libertà di conformarsi al potere corrente,e tessendone le lodi e facendone incessantemente squillare le trombe del conformismo orientato all’ottenimento del suo stipendio.
      Ma chi era in preda al panico…quelli che scappavano o quelli che sparavano? Domanda retorica ovviamente…”Mors tua vita mea” in questo mondo che è sempre medioevo travestito da progresso.

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  7. Ora si accorge – meglio tardi che mai – che la “guerra giusta” avrebbe bisogno di un esercito “giusto”! Ma la “nazione” non era morta l’8 settembre? Beh…questo è l’8 settembre di un impero, che ha sempre mandato a morire mercenari e poveracci.

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    • Beh, cmq teniamo presente che mercenari e poveracci sono andati in guerra volontariamente. I primi per soldi, i secondi con la mano nel cuore e commossi per il fatto di servire il proprio paese.

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      • La gran parte dei “poveracci” non va in guerra perché ci crede….,ma è costretto dalla legge,e se non basta ci pensano i “carramba che sorpresa” che ti fucilano alla schiena se osi indietreggiare di fronte al nemico o ti rifiuti di combattere.

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      • Nel caso della guerra in Afghanistan erano tutti stipendiati gli invasori….quindi tutti mercenari di fatto,poi c’è chi si vende per poco e chi per tanto.

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      • Intendo dire che la leva obbligatoria non esiste in usa e nemmeno nei paesi alleati occidentali. Sono tutti volontari per andare in giro a imporrebbe il prodotto tipico.
        West is the best.

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      • Infatti ho specificato che sono tutti volontari per il momento….,in un futuro prossimo ritorneremo al servizio obbligatorio visto che quando si perde una guerra di aggressione,poi gli “aggrediti” tendono a vendicarsi (e già…),e prima o poi vengono a farci visita domiciliare,e non sarà una cosa amichevole immagino.
        Questi “geni” che ci comandano hanno aperto il “vaso di pandora” e hai voglia a richiuderlo senza conseguenze…

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  8. Articolo senza alcun senso, oltreché senza né capo né coda..
    Si paragona l’utilizzo in guerra di contractor (che altro non sono che ex militari che si mettono in proprio) a pagamento (come se gli effettivi non siano professionisti ed altrettanto strapagati) ad un normale subappalto che potrebbe fare una ditta edile nell’ambito di un cantiere..

    Per arrivare a dire che un esercito nazionale può essere efficace se composto da comuni cittadini (!!!) con a cuore l’interesse nazionale.
    Insomma, un po’ come nel ’15-’18… 0da ex militare di leva (trent’anni fa) mi sento di dire: ma ve li immaginate oggi dei pullman militari prelevare qualche migliaio di nostri diciottenni figli di mammá e di papà da fuori alle discoteche, strapparli dai social, mandarli in casermoni con finestre rotte e docce gelate, e poi spedirli in prima linea in Afghanistan?!?
    Potrebbero anche sconfiggerli i talebani, ma uccidendoli dalle risate…

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