Kabul e il baco dell’Occidente

(Massimo Fini – massimofini.it) – “Un liberale che pretende che tutti siano liberali, non è un liberale: è un fascista.” (Il Ribelle dalla A alla Z). Agli illustri colleghi che si occupano dell’Afghanistan descrivendo in coro i vincitori talebani come la feccia della Terra vorrei fare una domanda semplice semplice. Abbiamo visto tutti le scomposte fughe di massa di migliaia di afghani che accerchiano l’aeroporto di Kabul, disposti a calpestarsi l’un l’altro pur di raggiungere un qualsiasi luogo che non sia in Afghanistan.

Bene. Quando nel 1996 dopo aver sconfitto i “signori della guerra” il Mullah Omar, che mi pare fosse un talebano, prese il potere a Kabul, non ci furono “fughe di massa” (né di frange della popolazione) né ci furono durante i 6 anni in cui governò il Paese. Allora che cos’è cambiato in questi 20 anni? Gli illustri colleghi dovrebbero porsi qualche domanda e darci una risposta.

La disfatta degli occidentali in Afghanistan non è vergognosa in sé – le guerre si possono anche perdere – ma per quello che abbiamo fatto, o non abbiamo fatto, nei 20 anni di occupazione. Sentivo l’altro giorno a Sky Tg24 Economia Cottarelli e altri pregevoli economisti affermare, senza porsi a loro volta qualche domanda, che l’Afghanistan, già povero, lo è più oggi di 20 anni fa. Ma com’è possibile, visto che gli Usa vi hanno riversato 2.300 miliardi di dollari? Dove è andato quel fiume di denaro? È finito nelle tasche di quanti hanno accettato di collaborare con noi, che magari ora sono proprio quelli che fuggono terrorizzati, è finito nella corruzione di governo, esercito, polizia, governatori provinciali, magistratura. I sovietici fecero grandi distruzioni materiali; noi, oltre a quelle, abbiamo devastato moralmente l’Afghanistan. Ashraf Ghani che ha conseguito un master alla Columbia University e non può essere minimamente sospettato di simpatie talebane, prima di diventare presidente al posto dell’ancor più corrotto Karzai, il cui fratello era uno dei massimi trafficanti di droga, disse: “Questo profluvio di dollari che ci è caduto addosso ha corrotto la nostra integrità”.

Il distico che precede questo articolo è dedicato a Mario Sechi, direttore dell’AGI, e a Emma Bonino, entrambi intervistati da Sky. Dopo aver sparato sui Talebani, si mettono sulla linea Bush-Fukuyama per cui ogni stato al mondo deve essere “democratico, basato sulla libera intrapresa e sul consumo”. Su Bonino c’è qualcosa da aggiungere. Nel 1997 era commissario Ue e chiese al governo talebano di poter visitare l’Afghanistan.

I Talebani non avevano alcun dovere di accettare questa richiesta visto che la Ue non riconosceva il loro governo, invece le diedero il visto e la trattarono con gentilezza e cortesia come gli afghani, per tradizione, han sempre fatto con gli ospiti stranieri. Bonino poté visitare tutto ciò che voleva. Arrivata a Kabul entrò in un ospedale seguita da un codazzo di giornalisti, fotografi, cameramen e si diresse nel reparto femminile dove i fotografi cominciarono a fare i loro scatti e i cameramen a filmare. Arrivò il “Corpo per la promozione della virtù e la punizione del vizio”, acchiappò la Bonino e la portò al primo posto di polizia dove le spiegarono come andavano le cose da quelle parti. Del resto nemmeno in Italia è possibile fotografare o filmare i degenti senza il loro consenso oltre a quello della Direzione dell’ospedale. Per un reato di questo genere allora in Afghanistan era prevista la fustigazione con “le verghe sacre”, invece la rilasciarono dopo due ore. Avrebbero fatto meglio a fustigarla. Con “le verghe sacre”, naturalmente.

Forse avrebbe capito ciò che, da buona radicale occidentale, non ha mai capito: che anche la sensibilità e i costumi degli altri meritano rispetto.

Invece Bonino, rientrata a Bruxelles, ottenne che la Ue tagliasse i fondi umanitari per l’Afghanistan. Più o meno è quanto si sta facendo adesso congelando i beni afghani, oggi talebani, all’estero, il che non aiuterà certamente la popolazione e indurrà i talebani a indurirsi.

Adesso, dopo un lungo soggiorno in Gran Bretagna e a Parigi, spunta Ahmad Massoud, figlio del più celebre Ahmad Shah Massoud, il “Leone del Panshir”. E anche su questo personaggio, molto ammirato in Occidente, bisogna dire alcune cose chiare. È stato Massoud a dare inizio alla tragedia dell’Afghanistan post sovietico. Finito il regime sovietico occupò Kabul che fu immediatamente circondata dagli uomini di Hekmatyar, suo storico nemico. Fu l’inizio del conflitto civile fra i “signori della guerra”, cui si aggiunsero Dostum e Ismail Khan (forse il migliore del gruppo) che fecero dell’Afghanistan terra di stupri, violenze e ogni sorta di abusi sulla povera gente. Fu questo a dare la spinta al movimento talebano guidato dal Mullah Omar che sconfisse i “signori della guerra” ricacciando Massoud nel Panshir, Dostum in Uzbekistan, Hekmatyar e Ismail Khan in Iran, ponendo fine alla guerra civile e portando la pace e l’ordine. Mi ha raccontato Gino Strada, che ha un po’ più di autorità di me visto che nell’Afghanistan talebano ci ha vissuto: “Non c’era criminalità. Assolutamente. Si poteva girare tranquilli, anche di notte. Gli afghani dovevano rispettare certe regole. C’era la seccatura del ‘Corpo per la promozione della virtù e la punizione del vizio’ che li fermava se non avevano la barba della giusta misura, li ammoniva o gli gridava dietro. Qualche volta volavano anche delle botte. Ma era raro… Non grandi cose. Con l’ospedale ho avuto qualche problema all’inizio, quando lo stavamo costruendo. Venne da me il viceministro della Sanità, Stahikzai, che apparteneva a una delle migliori famiglie di Kandahar, un uomo colto, distinto, amabile. Perché gli afghani sono strana gente, possono essere molto signorili o invece rozzissimi, tipi che si scaccolano o si puliscono i piedi davanti a te, non per scortesia o disprezzo, perché sono abituati così. Beh Stahikzai mi dice: ‘Qui ci vuole un blocco solo per le donne e anche il personale deve essere tutto femminile, medici compresi’. ‘Ma come facciamo se medici donne non ce ne sono o sono pochissime?’. Dopo un po’ di tira e molla ci accordammo e da allora abbiamo potuto lavorare regolarmente. Il 40% del nostro personale femminile era afghano”. (Il Mullah Omar, p.35).Sul Mullah Omar gli americani avevano messo una taglia di 25 milioni di dollari. Con una simile cifra da quelle parti si compra tutto l’Afghanistan e anche un po’ di Pakistan. Ma in quindici anni non si è trovato nessuno che abbia tradito Omar. Anche questo è l’Afghanistan, così diverso da noi. In Italia ci si vende per mille euro e anche meno.

Il Mullah Omar non era, prima che lo attaccassimo, antioccidentale, ma aoccidentale. Voleva conservare le tradizioni del suo Paese senza disdegnare però alcune conquiste della nostra cultura, soprattutto nel campo della medicina e dei trasporti, che in Afghanistan hanno molta importanza. Propugnava cioè un “medioevo sostenibile” in contrasto col nostro modernismo insostenibile che ci sta portando al fosso. Preferisco il Medioevo.

Caro Massimo, i lettori lo sanno benissimo, ma siccome gli articoli del Fatto vengono vivisezionati ogni giorno dal Tribunale Supremo del Politicamente Corretto, è bene precisare per questi cretini che quella sulle verghe sacre è una battuta. Ripeto: battuta. (M. trav.)

da Il Fatto Quotidiano

39 replies

  1. ” Per un reato di questo genere allora in Afghanistan era prevista la fustigazione con “le verghe sacre”, invece la rilasciarono dopo due ore. Avrebbero fatto meglio a fustigarla. Con “le verghe sacre”, naturalmente.”

    hi,hi,hi ” le verghe sacre ” ci volevano anche ieri sera ONDA LA7 ,naturalmente una battuta ma mica tanto
    Bonino : la cassaforte dei talebani l’opio 450 mil.di dollari. Per 20 anni chi aveva questa cassaforte ?

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    • In effetti la “Stazione Spaziale Internazionale” è “leggermente diversa” da quella immaginata nel 1968 da Stanley Kubrick, su progetti della NASA, per il suo film più famoso (2001: A Space Odyssey). Ogni volta che lo rivedo lo trovo sempre “attuale” ed è incredibile per un film di fantascienza prodotto 53 anni fa, ispirandosi ad un romanzo scritto nel 1948 da A. Clarke!!!

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  2. Dare “vergate” alla Bonino risulta impossibile.Poi a una certa età…passa pure il “gusto per l’horror se qualcuno lo aveva.Ma non aveva il cancro?

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  3. A postilla di Travaglio all’articolo di M.Fini sul Fatto di oggi è simpaticissima. Ma, purtroppo, anche significativa dei tempi oscuri che corrono sulla libertà
    di stampa nell’Italia di oggi dominata da giornaloni giornalini tutti simili a se stessi.

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  4. Il problema penso sia l’etnocentrismo: la mia cultura è quella giusta, e le altre sono sbagliate.

    Poi dell’etnocentrismo approfitta la propaganda occidentale, per spingere l’opinione pubblica a pensare che una nuova bella invasione dell’Afghanistan non sarebbe male.

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  5. Al netto di tutte le poscherie compiute in questi ultimi 40 anni in Afganistan, una domanda a Massimo Fini sarebbe giusto porla.. Ma perché se gli fa tanto schifo il paese ed il mondo in dove è nato, cresciuto, vissuto, studiato, lavorato, guadagnato, non molla robe stressanti come casa, auto, conto in banca, amici, libertà di parola e pensiero e si trasferisce in Afghanistan a vivere in quel paese governato ora dai tanto a lui cari talebani?

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    • Un po’ come il leghista medio (e mediocre) che è solito dire, a chi ritiene l’accoglienza un dovere: ospitali a casa tua i migranti.

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      • Gentile, Fini fa benissimo a dire ciò che pensa e ricordarci gli orrori compiuti in Afganistan. Meno a sputare sul piatto in cui ha mangiato senza peraltro avere un minimo senso della realtà ed il terrore in cui versa ora il popolo in quella parte del mondo. Poi lascio a lei la battuta sui leghisti, ai quali mai ho prestato voto o attenzione. Cordialmente.

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    • Quello del piatto in cui si sputa dopo aver mangiato è un ragionamento che suona male e poggia sul nulla.
      Fini si e guadagnato il contenuto dei piatti in cui ha mangiato senza il bisogno di andare a lisciare i baffi dei padroni dell’editoria italiana e nemmeno ha avuto bisogno di lisciare le barbe di qualche emiro arabo per poter andare a fare la spesa al supermercato.
      Odioso anche quel volerlo nvitare a lasciare il Paese in cui è nato per averne criticato le scelte politiche. Poi magari ci si lava la bocca con parole come “democrazia” e “libertà ” . Invitando ad esiliarsi che ne fa uso vero?

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  6. La Bonino è un’altra che sta a confermare il vecchio detto, l’erba cattiva non muore mai. E il peggio è che pur prendendo lo zerovirgola è incredibilmente il Parlamento.

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  7. Visti i risultati delle varie guerre perse,mi stupisco del perseverare a voler dettare le condizioni…,da una presunta posizione di superiorità morale,che per chi conosce (vive) in EU (occidente) è soltanto una facciata proiettata dai media di regime…
    La realtà invece è fatta di “strategia della tensione”,stragi,giudici trucidati dallo stato (Falcone,Borsellino,ecc),massacro di Genova 2001,e per non farci mancare nulla Santa Maria Capua Vetere….il carcere degli orrori (con altri…,ma mancano i filmati).
    In parlamento l’opposizione e governo discutono su argomenti importantissimi tipo “rave party” e “monopattini killer”….viene da piangere.

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  8. Detesto la stragrande maggioranza dei giornalisti italiani che a suo tempo benedissero la guerra di aggressione all’Afghanistan(magari irridendo al movimento pacifista) e adesso invece di vergognarsi e tacere straparlano ma forse Massimo Fini dovrebbe spiegarsi meglio quando tesse gli elogi incondizionati al movimento talebano.Fermo resta do che quello che ha combinato l’Occidente in Afghanistan è mostruoso

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  9. Davide.Semplicemente perché ognuno sta a cà sua?Magari in pace?”I fatti del mondo sono da commentare non da vivere”. È il concetto fondamentale che ha fatto si che siamo sopravvissuti sono di quell’idea.La “politica”Si preoccupa troppo dell’esterno.Cominciasse a mettere in ordine a ca sua sarebbe un passo da giganti.”Affetto come salame”.Meglio.

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    • Gentile, come detto in risposta a Paola, Fini fa benissimo a dire ciò che pensa e ricordarci gli orrori compiuti in Afganistan. Meno a sputare sul piatto in cui ha mangiato senza peraltro avere un minimo senso della realtà ed il terrore in cui versa ora il popolo in quella parte del mondo.

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  10. D’accordo sulla Bonino e su quanti straparlano a ” in Onda”.
    Ma dipingere i Talebani come “cavalieri senza macchia e senza paura” che prima di punirti , ti avvisano gentilmente, mi sembra poco rispondente a quanto riportano afghani che li sono nati e vissuti.
    Non capisco poi l’opinione negativa di Fini su Massoud.
    Nell’articolo precedente diceva che aveva portato lui Osama binLaden dal Sudan nel 96. Non ho trovato nessun riscontro su questo fatto, e poi , perché , caro Fini , proprio Alqaeda fa uccidere Massoud nel 2001?
    Gradirei , quando si racconta la storia , meno opinioni e più fatti documentati.
    Altrimenti curviamo la realtà alla nostra visione del mondo.
    Gianni

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  11. Alla domanda sui motivi delle “scomposte fughe di massa” Fini risponde che la corruzione portata dagli occidentali avrebbe corrotto la loro integrità. Non si pone neanche il dubbio che la gente scappa e si attacca alle ali degli aerei perché non vuole precipitare di nuovo in quel medioevo “sostenibile” in cui le donne stanno in gabbia e gli uomini, a seconda della “lunghezza della barba” possono essere mutilati o impiccati e lasciati giorni e giorni appesi per essere di insegnamento.
    Un avviso a Fini: il comitato per la promozione della virtù e la repressione del vizio non risparmierebbe neanche lui.

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    • Adriana carissima, per la stessa ragione per la quale quando si parla di abitanti della Cina una delle distinzioni e’ se vivono in citta’ o in campagna, cosi’ quando lei vede quei disperati nutrire il voyerismo della morte essendo ripresi dalla stampa lei dovrebbe pensare al fatto che sono persone che abitano a Kabul, non nell’entroterra contadino.

      Se trovate foto di del Panshir, totalmente anti-talibani, vedrete che lo donne vanno in giro in burka; nell’entroterra la ferrea legge del patriarcato, del maschilismo, del padre padrone che radica e sorregge la maggiorparte delle societa’ oppressive, la’ non solo le ONG non arrivano, ma non arriva nemmeno il potere centrale.

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  12. Tutto il resto del Paese ha trovato stabilita’ nel sistema dei Talibani al prezzo di qualche scomodita’ iniziale. Parlo degli uomini, le donne non contano piu’ nemmeno a Kabul.

    I maschi perdono poco. Se sono soldati dell’esercito regolare hanno contrattato la resa tramite la corruzzione, o la cura, dei loro comandanti e per il momento non si sente niente di tragico. Se sono paesani tornano a lavorare la terra dove sono nati. Invece Kabul e’ capitale, citta’ simbolo, ci sono persone troppo compromesse con i nemici dei Talibani. Capisce?

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    • Signor Ennio, non ho capito.
      Sei d’accordo con FIni o no?
      Puoi rispondere usando una lingua parlata da almeno un milione di persone?

      E non mi riferisco alla roba delle verghe sacre o profane che siano: tu non sarai d’accordo, io indovina!

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    • Ennio, Kabul significa circa 4 milioni di persone su un totale di 38 milioni . Mi pare abbastanza. E quello che scrivi non inficia quanto ho scritto io.

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      • Lo inficia a mio parere: la tesi e’ che le persone interessate dalla via di fuga da Kabul sono un minima parte della popolazione perche’ compromessa dalla collaborazione o dalla contiguita’. 4 milioni in catapecchie e bidonville attorno al centro di Kabul, semmai, e non piu’ di mezzo milione realmente urbanizzata e “occidentalizzata”. Inoltre, non nego che vi saranno in totale 4 milioni di persone che vogliono ardentemente scappare e salvarsi la vita, e forse una nuova guerra civile creera’ ondate di profughi in Pakistan (ma non india: https://slate.com/news-and-politics/2021/08/taliban-afghanistan-pakistan-india-china-power-balance.html), eccetera. Il fatto e’ che il sistema di potere dei Talibani attuali (e senza discussione quello sotto Omar) e’ perfettamente consono alla quotidianita’ della maggiorparte delle persone che vivono li’ (… ancora, peche’ Hazara, Sikh e Hindu la vedono brutta, secolarmente) e dopo quaranta anni di guerra lo trovano pure ottimo e abbondante. Un punto per Fini.

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  13. Gli americani dovunque sono andati hanno portato “la peste” della corruzione morale e fisica delle popolazioni che hanno dominato.Andare a vedere come avevano ridotto Saigon,un postribolo a cielo aperto.Andate a vedere come avevano ridotto Napoli nel 1943 ,leggettevi Malaparte,Ma quale libertà ?hanno portato soli corruzione e degrado droghe e armi

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  14. Gentile, evidentemente non ha capito il fatto che non contesto ciò che Fini è libero di fare e scrivere. Penso solo che sia scollegato con la realtà dei fatti attuali in materia delle violenze che si stanno perpetrando in Afganistan e che trovo un controsenso il suo dichiarato antimodernismo, visto che la sua vita meritatamente vissuta si sia basata sulle comodità e gli agi che la modernità gli ha fornito. Vivesse ora in Afganistan, la penserebbe in maniera uguale? Cordialità.

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    • Davide
      Se volevi dar rilievo alla tua obiezione al Fini che, a parere tuo, non guarda a quanto sta succedendo in questo momento in Afghanistan (ti ricordo che i fine-guerra sono tragedie da che esiste l’umanità), bastava che non ce la condissi con le stonature dello sputo nel piatto o dell’invito ad andarsene dell’Italia. Che, francamente, rivelano solo volontà di irridere un giornalista che, evidentemente, ti sta di traverso anche se vuoi far credere il contrario.

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