Strafatti di roba e strafatti di pandemia

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) Si racconta che gli organizzatori fossero arrivati dal grossetano con i tir, che avessero delimitato la zona con alti muri di casse, che ci fossero delle postazioni con il merchandising d’uso: varie tipologie di sballo sintetiche ma pure una ruspante pizza alla canapa, che i convenuti fossero oltre 5 mila convocati grazie al tam tam social da tutta Italia e da mezza Europa per partecipare al party di Ferragosto, che nella grande spianata del viterbese si siano messi in scena raid di moto e macchine, il cui rombo copriva le percussioni della musica sparata dagli altoparlanti.

E’ durato oltre  da cinque giorni, come l’allerta delle forze di polizia che fino a ieri dichiaravano  la loro impotenza per via dei rischi di ricorrere alla forza in un’area “privata” cosparsa di “vegetazione secca che potrebbe incendiarsi” in seguito a lancio di lacrimogeni.  Per la questura di Viterbo: “lo sgombero sarebbe impossibile. Ci sono migliaia di partecipanti sparpagliati su un’estensione di 30 ettari e il contesto operativo è quello che è“.

È una zona dove negli anni si sono moltiplicati gli agriturismi, frettolosamente chiusi  per via dell’invasione barbarica, con tanto di soggetti altamente pericolosi, senza mascherine, senza doveroso distanziamento e senza green pass obbligatorio in parchi, siti archeologici all’aperto, fiere paesane, e che si sentivano fino ad oggi invincibili e intoccabili dai tutori del decoro ma pure dal Covid, dal coma etilico  e dalla morte per altre cause, toccata a un ragazzo durante un bagno nel Lago di Mezzano.

La stampa ha fatto da altoparlante allo sdegno della autorità regionali: per l’assessore alla Sanità del Lazio,  in presenza  dell’attuale emergenza covid e dell’allarme lanciato dai servizi della Asl, si trattava di  una “situazione fuori controllo in cui nessuna trattativa è possibile. Va ripristinato il corretto ordine pubblico, identificate le persone e individuate le responsabilità di un simile assembramento”.

Non c’è da stupirsi, prima o poi tutto da noi diventa un problema di ordine pubblico, da fronteggiare con procedure di emergenza, repressione, sanzioni, stati di eccezione, leggi speciali, commissari straordinari. Figuriamoci se si tratta di un Woodstock di strapaese, un raduno di giovinastri scapestrati, attratti da quelli che le cronache chiamano impresari del disordine,  con tanto di famigliole alternative con ragazzini e cagnacci, di pasticconi perlopiù made nella frugale Olanda, facilmente reperibili in rete anche dai minori in temporanea sostituzione di quelli normalmente prescritti dai medici di famiglia a norma di legge e di Asl a larghi segmenti di popolazione, disoccupati, isolati per il lockdown, iperattivi per la Dad, depressi per lo smartworking, insoddisfatte per il part time.

Poi stanotte   si è registrato un “forte deflusso di partecipanti”, una ventina di blindati del reparto mobile della polizia, guardia di finanza e carabinieri sono penetrati nell’area e infine  “L’attività di mediazione in corso dall’inizio dell’evento, unita al monitoraggio delle zone di accesso”  ha consentito un allontanamento controllato dei partecipanti, 3000 dei circa 8000 partecipanti   provenienti da tutta Europa, “nella totale inosservanza delle normative anti Covid”.

Si sa che da  mesi la quiete pensosa e impaurita e la routine dell’emergenza ormai normalizzata vengono interrotte di quando in quando da queste cerimonie scomposte e selvagge, incivili ed efferate, che si sono celebrate secondo varie tipologie, catalogate come rave dissennati e orge promiscue: apericena ai Navigli, barbecue in cortili condominiali, assembramenti sconsiderati in parchi cittadini, file per lo shopping in città e in amene località prese d’assalto confidando nel permesso concesso a un popolino bambinesco e incosciente, fino a quelli più recenti ed estremi, manifestazioni di piazza di energumeni che hanno sfidato le autorità, di fuorilegge senza ritegno e senza mascherina e soprattutto senza green pass.

La letteratura sulle “feste di delirio” si spreca da ben prima della pandemia, per spiegare il fenomeno di grandi raduni di giovani, perlopiù notturni, clandestini e trasgressivi che celebrano il momento come una rito situazionista, nel quale l’appartenenza identitaria è segnata dal dancefloor, in uno spazio nel quale      è possibile sentirsi liberi, non identificabili uniti da quello che viene definito come uno “stato alterato di coscienza” grazie all’esaltazione artificiale di sensazioni  e  percezioni.

E spesso qualcuno li ha assimilati ai riti pagani ebbri e smodati, ai baccanali orgiastici propri del declino di regni e imperi che sul finire prendono la forma di danze macabre, dove i viventi  ballavano con gli scheletri, che dovevano ricordare come la morte sia ineluttabile e colpisca tutti senza esclusioni.

Non si capisce dove sia lo scandalo se come è sempre successo durante le pestilenze reali o virtuali, da Tucidide a Boccaccio, da Manzoni a Camus, succede che qualcuno la morte continuamente rammentata, minacciata, evocata in forma di intimidazione e ricatto da alte cariche e capi dell’esecutivo, la esorcizza, preferendo stordirsi, ubriacarsi (pare che il lockdown sia stato contrassegnato da una incremento fortissimo della vendita e del consumo di alcolici), drogandosi (psicologi, psicoanalisti e psichiatri denunciano un aumento dei disturbi della psiche, della patologie mentali, delle depressioni da un anno e mezzo a questa parte, contrastati con l’abuso di  stupefacenti legali che costituiscono un brand formidabile dell’industria farmaceutica).

Mentre invece si capisce che per il potere costituito rappresentino una minaccia perfino gli strafatti del viterbese, come chiunque si sottragga al dominio del terrore, dell’intimidazione, nella sopraffazione anche quando assume la forma di un ribellismo vitalista,  da quando la paura è diventata virtù civica, manifestazione di responsabilità che si deve tradurre in obbedienza bigotta e adattamento conformista,  da quando è doveroso seguire i dogmi e i comandi dei sacerdoti del Bene che predicano con i toni di un moralismo apocalittico per invitare alla lotta contro il nemico, che non è più il virus invisibile, ormai battuto dalla pozione magica, ma i dubbiosi, i traditori che sottraendosi alla guerra necessaria contro il Male lo incarnano con la loro defezione, cui è legittimo augurare sofferenze e morte.

6 replies

  1. ‘non possiamo incendiare la vegetazione secca con i fumogeni’

    E voi portate gli IDRANTI, è difficile da capire?

    Ennesima dimostrazione che la legge devono rispettarla solo i COGLIONI.

    Quanto alla Lombrosa, come sempre non si capisce troppo a cosa mira, in quest’articolo sembra prima prendersla con il ribellismo per poi dare la kolpa alle autorità di tutto questo casino.

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  2. I nostri nonni dopo due Guerre mondiali cosa avrebbero dovuto fare, allora?
    Ma basta con tutte queste scuse pelose! Non vedete che già ci credono di essere stati “rovinati a vita” per la DAD? E agiscono di conseguenza.

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  3. Gli idranti (che avrebbero fatto un gran bene: immagino l’ igiene …) vengono riservati ai lavoratori ed ai disoccupati.
    Ormai è chiaro anche ai ciechi. Ed ora si dovrà anche ripulire il posto. Ma nessuno si adira per “la spesa” di forze dell’ ordine, uomini, mezzi…

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  4. Quindi la forza pubblica non può portare l’ordine perché è proprietà privata? E poi ci sono gli incendi? Ma secondo me se guardi bene la lega protezione cani del pankabbestia potrebbe pure ribellarsi.

    Speriamo che nessuno ci invada mai, questi non sanno fermare un rave, figuriamoci l’invasore.

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