Impresentabili: li chiamano i “migliori”

Il consulente Farina si dimette: “Io vittima di attacchi gratuiti”. Alla fine si è dovuto dimettere. Renato Farina non sarà più consulente del ministro Renato Brunetta.

(pressreader.com) – di Ila. Pro. – Il Fatto Quotidiano – Alla fine si è dovuto dimettere. Renato Farina non sarà più consulente del ministro Renato Brunetta. “Ho rassegnato con animo leggero le mie dimissioni da consigliere per la comunicazione istituzionale del ministro per la Pubblica amministrazione, per il venir meno delle condizioni per esercitare proficuamente le mansioni connesse a questo incarico fiduciario”, scrive Farina dopo le polemiche innescate dall’articolo del Fatto Quotidiano sul ruolo assunto al ministero nonostante i suoi discussi trascorsi di collaboratore dei servizi segreti.

Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana aveva immediatamente presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere conto al presidente del Consiglio Mario Draghi dell’ingresso di Farina nello staff di Brunetta. Lo stesso ha fatto il Movimento 5 Stelle ieri, prima che Farina decidesse di gettare la spugna.

“Sono onorato e considero un grande privilegio aver potuto collaborare, in mesi di impegno entusiasta, con il ministro Brunetta. La mia gratitudine per lui non finirà mai. Nel momento però in cui la mia presenza diventa motivo di attacchi gratuiti allo scopo di indebolirne l’azione riformatrice, il miglior aiuto che posso dargli è ritirarmi. Il mio, tengo a dirlo, non è affatto un riconoscimento alle ragioni dei cultori del ‘fine processo mai’ che da quindici anni mi inseguono per negarmi il diritto ad ogni espressione pubblica, dopo che ho pagato quanto i giudici hanno stabilito. La mia – spiega Farina – è una decisione dettata dalla volontà di non danneggiare chi ha avuto e ha tuttora fiducia e stima non solo nelle mie qualità professionali quanto soprattutto nella mia persona. Ringrazio, inoltre, il direttore Alessandro Sallusti per la sua squisita solidarietà”.

Lapidaria la nota del ministero della Pa: “Il gabinetto del ministro per la Pubblica amministrazione ha ricevuto la lettera di dimissioni di Renato Farina dall’incarico di consigliere per la comunicazione istituzionale del ministro Brunetta. Il ministro lo ringrazia per l’impegno, la dedizione e la sensibilità istituzionale dimostrati”.

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12 replies

    • In questi giorni ho letto il corriere e la questione non mi sembra pervenuta.
      Poi Meloni, opposizione zero.
      Mi piacerebbe sapere tra i non lettori del fatto quanti sanno chi sia costui.

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      • Figurati Corriere, Meloni…
        Io ne ho letto qui su Infosannio, mi sfuggiva tutto l’ambaradan legato al tizio, anche se ne avevo sentito parlare…

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      • Gentile Paolapci, sul Corriere online di oggi ci sono: un’illuminante intervista a Farina di Roncone; una lamentosa lettera dell’ex agente Betulla al direttore del Corriere, Fontana, con l’annuncio delle dimissioni e la replica di Roncone.
        Un saluto

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  1. Bravo Fratoianni che chiama Draghi, a rispondere di Brunetta, che deve rispondere di Farina, che deve rispondere di Betulla.
    Ben gli sta, perché se avesse solo chiamato Brunetta magari in un question time, quello era capace di continuare a dire “buon lavoro”, ma se chiami Draghi… Ah ah ah!

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  2. Grazie Paolo Diamante Roma, non avevo ancora visto.
    Condivido l’articolo di Roncone, gli amici del blog meritano una pausa.

    Questo è il tormentato sabato pomeriggio dell’ex agente segreto Betulla (da civile: Renato Farina, di anni 66), che — dopo due giorni di polemiche roventi — si è dimesso da consigliere per la comunicazione istituzionale del ministro Renato Brunetta.
    Il racconto comincia alle 16,45. Con una telefonata. Betulla era del ramo, certi trucchetti dovrebbe conoscerli. E invece ci casca. Legge sul display del telefonino «Numero Privato», e risponde. «Ah! Mhmm… Sei tu. Sono a messa, sto pregando. Ho visto un numero sconosciuto e ho risposto pensando fosse il presidente Draghi. Possiamo sentirci tra un po’?» (voce soffiata, curiale).
    Betulla è di parola, almeno stavolta. Richiama cinque minuti dopo. Dice di essere appena uscito dal santuario di Santa Maria del Fonte, a Caravaggio, nella pianura bergamasca. Ansima. «Sono ore un po’ complicate». Non un po’: molto.
    Il suo curriculum è tornato di attualità. Un personaggione: ciellino, prima al Sabato e poi all’Indipendente e al Giornale, tipologia di giornalista ossequioso, nel 2004 è arruolato da Pio Pompa nei ranghi del Sismi diretto da Niccolò Pollari. Inizia una nuova carriera. Buia. Chicche sparse: riserva un trattamento di scherno per gli ostaggi italiani rapiti in Iraq — Simona Pari e Simona Torretta («le vispe terese»), Giuliana Sgrena («rapita dai suoi amici terroristi»), Enzo Baldoni («un pirlacchione» da «vacanze intelligenti»); poi, nel maggio del 2006, tre anni dopo il sequestro a Milano di un imam dalla vita bizzarra, Abu Omar, Farina — qualificandosi come giornalista — va al palazzo di Giustizia di Milano e incontra i magistrati Armando Spataro e Ferdinando Pomarici che, sul rapimento organizzato dalla Cia, conoscono già moltissimi dettagli.
    Fingendo di intervistarli, gli racconta un po’ di balle. E, soprattutto, prova a coinvolgere il pm Stefano Dambruoso (sperando così di spostare la competenza dell’indagine a Brescia). Poi esce e, invece di telefonare al suo direttore, chiama Pio Pompa: «È stata durissima, ma ce l’ho fatta». Invece sono loro che l’hanno fatta a lui: la sua visita era attesa, sotto le scrivanie dei giudici, due microspie.
    Farina, che lavoro fai? Ma lui, niente. Continua e scrive il falso contro Romano Prodi, assicurando che, sul caso Omar, quando era premier fosse d’accordo con gli Usa e i nostri Servizi. Al processo patteggia una condanna a sei mesi per favoreggiamento. Però al Sismi sanno essere riconoscenti: così gli rimediano due biglietti di tribuna per Italia-Ghana, ai mondiali di Germania; lui ringrazia sulla prima pagina di Libero, in codice non troppo cifrato: «Ho usato amici che la sanno lunga. Fatta! Grazie a Pio e a Dio» (intanto, tra dimissioni e reintegri, è tornato a far parte dell’Ordine dei giornalisti).
    Ora bisogna immaginarselo che cammina sotto il sole a picco. Verso il parcheggio del santuario. Al cellulare.
    «Sai che io di te mi ricordo un sacco di cose? Per esempio, nel 2014 scrivesti un articolo su Berlusconi e…».
    Sono io che faccio le domande. Lei, se vuole, risponde: come nasce la sua collaborazione al ministero della Pubblica amministrazione?
    «Mi dai del lei? Siamo colleghi, dovremmo darci del tu».
    Decido io a quali colleghi dare del tu.
    «Come vuole. Allora: io e Renato collaboriamo da quando ero vicedirettore di Libero e insieme lanciammo una collana di libri che ha venduto milioni di copie…».
    Mi sfugge il nome della collana.
    «Eh, ora sfugge pure a me. Sono un po’ teso».
    Brunetta.
    «Mi stima, lo stimo. Intesa intellettuale forte. Siamo stati insieme nel Pdl, io come deputato. Con lui, da tempo, esercito l’arte del ghostwriter, gli scrivo testi e discorsi».
    Quale sarà il suo compito al ministero?
    «Renato mi chiederà dei pareri: che espressioni usare in pubblico, su cosa insistere…».
    Quanto guadagnerà?
    «18 mila euro lordi. All’anno, non al mese».
    Lei non teme, con il suo passato, di mettere in difficoltà il presidente Mario Draghi?
    «L’ho detto a Renato: se dovessi essere un problema, mi tiro indietro. Certo non m’aspettavo subito tanta cattiveria… Chiaro che vogliono indebolirlo, minare il lavoro grandioso che ha fin qui svolto».
    Questa telefonata dura 16 minuti e 15 secondi. Alle 17,44, però, Betulla richiama. Stavolta è risoluto. «Volevo comunicarti che ho sbagliato a parlare con te: un errore che un consigliere per la comunicazione non può e non deve fare. Mi sono confrontato, poco fa, con Brunetta. Mi dimetto».
    Fino a sera, poi, un rosario di WhatsApp in cui l’ex agente segreto Betulla chiedeva di poter rileggere i suoi virgolettati (se ci pensate, una bella faccia tosta).

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  3. Questa è la lettera che Betulla ha scritto al corriere. No ditemi voi se uno così può essere pagato, non conta quanto. Solo pagato.

    «Caro Direttore,
    l’intervista come risulta sulla pagina del Corriere a firma di Fabrizio Roncone è odiosamente fasulla. Sfido l’autore a pubblicare l’integrale audio sul sito del Corriere se mai abbia registrato. Più che un’intervista è un ritratto tipo body shaming della mia persona».
    Inizia così la lettera che Renato Farina ha inviato al direttore del «Corriere della Sera», Luciano Fontana.
    «Non ho mai detto – sottolinea il giornalista – che ho scritto i discorsi di Brunetta, né che io stavo pregando. Ero banalmente a Messa e ho richiamato per gentilezza. La mia risposta su Draghi era ovviamente una battuta, e ho detto pure qualcosa come: figuriamoci se un nessuno come me è in grado di dare un problema a Draghi. Sant’Anselmo sosteneva che si può tranquillamente scrivere che la Bibbia dice: `Dio non esiste´. Basta togliere le tre parole che precedono la negazione: `Lo stolto dice: Dio non esiste´. Ho sbagliato a mettermi nelle mani di chi dal primo istante della conversazione mi ha trattato con disprezzo. Le dimissioni nascono dal fatto di cui mi sono reso immediatamente conto chiusa la telefonata: se dopo gli articoli tossici del Fatto e di Repubblica anche il Corriere si affida a chi ridicolizza programmaticamente l’interlocutore, come l’esito documenta, l’unico modo per non essere un bersaglio utile per colpire di rimbalzo il ministro, è togliermi di mezzo. Questo ho fatto con una nota inviata alle agenzie, il resto sono bubbole di fango. Con stima per il suo lavoro. E amarezza per il torto che ho subito io e che ha offeso la buona fede mia e dei suoi lettori», conclude Farina.

    Confermo tutte le parole e i sospiri ascoltati ieri durante i colloqui avuti con l’ex agente segreto Betulla (Renato Farina).
    Certo comprendo la sua amarezza per essere finito al centro di un’altra sconcertante vicenda (fa. ro.)

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    • Questa vicenda sarebbe stata perfetta per il fu settimanale di resistenza umana Cuore, nella famosa rubrica “Vergogniamoci per loro – servizio di pubblica assistenza per chi non è in grado di vergognarsi da solo”.

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