“Lui” resta ma i campani emigrano

(di Giancristiano Desiderio – corrieredelmezzogiorno.corriere.it) – Entro la fine dell’anno – «sicuramente», come ha precisato Vincenzo De Luca – la Campania avrà la legge che consentirà allo stesso presidente regionale di poter ricoprire per la terza volta il medesimo ruolo istituzionale. Ciò che c’è da capire è quanti campani da qui alla fine dell’anno avranno lasciato la regione. Sì, perché la Campania è la regione con più emigrati in Italia: si parte dalla provincia di Napoli, più che dalle cosiddette «aree interne» – Benevento e Avellino – e si va in Toscana, a Milano, in Emilia Romagna e, in genere, nel Nord-est. Lo si fa per necessità dopo aver capito che non c’è altro da fare. Come a dire: De Luca resta, ma i campani partono. Michele Colucci e Stefano Gallo, ricercatori dell’Istituto di studi sul Mediterraneo del Cnr, hanno messo nero su bianco la loro ricerca nel saggio: Campania in movimento. Rapporto 2020 sulle migrazioni interne in Italia. Ciò che emerge è qualcosa di strabiliante con un parallelismo tra l’Italia del boom economico, tra il 1955 e il 1975, e il primo ventennio del terzo millennio: nel primo caso il flusso migratorio fu di 835.687 persone, nel secondo di 806 mila.

La differenza è nel boom che ieri c’era e oggi no. Così i motivi di quella che chiamiamo emigrazione interna, che addolciamo con la parola «mobilità» ma che sempre e comunque è una fuga per bisogno sono diversi rispetto al passato. I numeri dell’Istat indicano la Campania come la regione del record nazionale: nel 2018 ha perso più abitanti. La Svimez, con i dati sull’emigrazione meridionale, conferma. Se questa è la realtà, come si può credere che in cima ai pensieri del presidente De Luca vi sia l’idea del terzo mandato? Può darsi che, come ha scritto ieri su queste pagine Ernesto Galli della Loggia, De Luca sia ispirato dal principio «uno vale tutti» e ritenga che lui sia l’Uno ossia Tutti. Può darsi. Ma di questo passo ne resterà davvero uno solo: lui.

Nel frattempo, infatti, sarà necessario fare i conti con l’amarissima realtà che ci dice che Napoli è il primo comune d’Italia per emigrazione. Il limite dei due mandati, che diventerebbero tre, cozza irrimediabilmente con i numeri, i fatti, l’emigrazione. Più si allungano i mandati, fino a profilare la monarchia ereditaria, più cala la presenza dei campani che per lavoro, per studi, per cure mediche si trasferiscono a Roma, a Milano e in genere prendono la strada verso il Nord.

Vale a dire che in Campania i tre aspetti fondamentali della vita attuale – economia, formazione, medicina – non sono soddisfacenti a tal punto che lavoratori che fortunatamente non si arrendono al reddito di cittadinanza, giovani che investono in studio e conoscenza, pazienti e malati non possono fare altro per migliorare la propria condizione che andar via. Sarà tutta responsabilità di Vincenzo De Luca? E’ sciocco anche solo ipotizzarlo.

Dentro la «questione» c’è l’eterno dramma delle classi dirigenti meridionali. E, tuttavia, proprio per questo motivo, proporre il terzo mandato è insieme una illusione e una irresponsabilità.

2 replies

  1. Un altro “terrone da cortile”…fortunatamente in molti preferiscono prendere il rdc che diventare dei psudigiornalisti che si vnedono per un piatto di pasta.

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  2. Ribaltando il discorso pongo la domanda: è vero o no che in Campania abbiamo i politici che ci meritiamo? Se le persone che vi abitano avessero una maggiore cultura della democrazia ed un maggior rispetto delle regole fondamentali di convivenza avreste come presidente un De Luca?

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