Riforma penale, Gratteri: “Avremo più appelli pretestuosi per guadagnare tempo”

Procuratore Gratteri, ha letto il nuovo testo della “riforma” Cartabia dopo le modifiche ottenute da Conte e dai 5Stelle? Quali sono i passi in avanti e i punti ancora preoccupanti?

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Procuratore Gratteri, ha letto il nuovo testo della “riforma” Cartabia dopo le modifiche ottenute da Conte e dai 5Stelle? Quali sono i passi in avanti e i punti ancora preoccupanti?
Il passo in avanti è che, soprattutto nel regime transitorio fino al 2025, i termini massimi di 2 anni per l’appello e di un anno per la Cassazione inizialmente previsti sono raddoppiati per i reati “ordinari” e triplicati per i reati con l’aggravante mafiosa. E certamente un tempo maggiore per celebrare i processi di secondo e di terzo grado darà un po’ di respiro e consentirà di definirne di più, prima che scatti l’improcedibilità.
Ma?
Ma è proprio la struttura dell’improcedibilità il peccato originale di questa cosiddetta “riforma”. E prevedere un elenco di reati, peraltro neanche particolarmente corposo, per i quali è previsto un termine maggiore non fa venir meno “patologia” della legge Cartabia: quella di fissare un “termine-tagliola” senza tener conto del momento della commissione del reato, della data della sentenza di primo grado e della complessità delle indagini.
La ministra Cartabia dice che così si velocizzano i processi.
Non è vero: l’improcedibilità non li velocizza, anzi li moltiplica incoraggiando le impugnazioni strumentali ad allungare i tempi; si limita a “tagliare” il numero dei processi che potranno concludersi con un accertamento definitivo, vanificando le risorse umane ed economiche investite fino a quel momento, oltre a negare i legittimi desideri di giustizia di tanti cittadini. Se davvero qualcuno avesse voluto processi più rapidi, avrebbe dovuto almeno fissare un “contraltare” per bilanciare i danni ed evitare, almeno a lungo termine, lo sfacelo a cui andremo incontro.
Può farci qualche esempio?
Non so quante volte l’ho detto, inutilmente. Gl’interventi devono essere a monte, non a valle. Non bisogna fare arrivare questa valanga di processi in secondo grado. Serve un’imponente depenalizzazione di una serie di reati contravvenzionali, per cui è ben più adeguata una sanzione amministrativa, piuttosto che penale. Vanno potenziati e incoraggiati i riti alternativi, che invece saranno del tutto disincentivati da queste norme. Occorre un’incisiva riforma delle ipotesi di appello e di ricorso per Cassazione per evitare impugnazioni strumentali e pretestuose; un ampliamento delle ipotesi di estinzione con l’oblazione per i reati minori (come quelli edilizi di scarso impatto). Serve poi investire nel personale, almeno colmando le attuali carenze, ma anche una coraggiosa revisione della geografia giudiziaria. Ancora: è illogico non prevedere espressamente una cosa che a me pare ovvia, e cioè che l’improcedibilità non operi quando i ricorsi in appello e in Cassazione vengono dichiarati inammissibili e che quindi la sentenza di condanna passi in giudicato. Assurdo. Tutte queste soluzioni eviterebbero “intasamenti”. Ma mi pare inutile continuare a ripetere l’ovvio.
Molti l’han criticata per aver detto, sulla Cartabia modello base, che faceva rivoltare nella tomba Falcone e Borsellino.
Non ricordo di averlo detto. Tra l’altro negli ultimi anni Falcone e Borsellino di motivi per rivoltarsi nella tomba ne hanno avuti talmente tanti che questo sarebbe solo uno in più. Comunque mai come in questo caso la quasi totalità dei magistrati è assolutamente contraria a questa riforma. Per una volta sono riusciti a metterci quasi tutti d’accordo, questo merito glielo dobbiamo riconoscere.
La “riforma” è anche la cartina al tornasole per giudicare l’atteggiamento dei politici. Renzi ne è fra i più strenui tifosi, dopo aver proposto lei come ministro della Giustizia e averle affidato una commissione per la riforma del processo. Pensa che oggi lo rifarebbe?
Lui, non ne ho idea. Lo deve chiedere a Renzi. Io invece la commissione, chiunque me la proponesse, la rifarei subito, perché grazie alle persone che con me la componevano ha fatto un lavoro eccellente. Che però, salvo un’unica norma, non è stato preso in considerazione. Né da Renzi né da altri.
Anche Salvini la elogiava e la incontrava spesso: ora s’è opposto a qualunque modifica della Cartabia e propugna addirittura i referendum sulla giustizia. Come se lo spiega?
Mah, bisognerebbe chiederlo a Salvini.
Che idea si è fatto della competenza della ministra Cartabia?
Nessuna idea. Io so solo che non ha mai svolto la professione di avvocato, né quella di magistrato, ed essere giudice della Corte Costituzionale non ha nulla a che vedere con la celebrazione dei processi che facciamo tutti i giorni. Ma questo non conta: molti dei Guardasigilli degli ultimi anni non erano né avvocati, né magistrati. Tuttavia non posso che basarmi su quel che leggo e, da quel che leggo, la riforma Cartabia non porterà agli obiettivi dichiarati sulla carta. Quindi: o non si ha reale contezza della situazione, o l’obiettivo che si vuole raggiungere non è quello dichiarato.
La ministra, a Repubblica, ha dichiarato che la riforma attua il principio costituzionale di ragionevole durata del processo.
Un principio sacrosanto, un diritto inviolabile. Ma come si può pensare di attuarlo “tagliando” i processi? Ma lei crede che io non sarei ben più contento, da cittadino prima che da procuratore, che i processi arrivassero ad accertamento definitivo, di assoluzione o di condanna, in tempi rapidi? Ma quale operatore del diritto o cittadino non vorrebbe questo?
La ministra dice che l’impunità la creano i processi infiniti.
Su questo sono assolutamente d’accordo. Ma non sul fatto che l’improcedibilità ci darà sentenze definitive in tempi rapidi e giusti. L’unico effetto sarà di travolgere un enorme numero di sentenze di condanna, con tutto ciò che questo comporta anche sul piano general-preventivo.
Dice anche che i processi di mafia non rischiavano nemmeno col suo progetto originario, perché quelli con gli imputati detenuti hanno la precedenza.
I magistrati devono, perché lo impone il codice, rispettare dei termini nei processi con detenuti, che ora hanno pure una corsia prioritaria. Ma nel progetto originario, salvo quelli per stragi e omicidi, avevano la “tagliola” dopo 2 anni anche quelli. E poi gran parte dei processi di mafia sono a carico di imputati a piede libero. E così quasi tutti quelli “ordinari” ai “colletti bianchi”, agli imprenditori evasori, o per le morti sul lavoro: quelli, in base alla nuova normativa, non saranno prioritari e andranno in coda, quindi rischieranno di essere dichiarati improcedibili e le vittime di non avere giustizia.
La ministra dice pure che, nell’approntare la “riforma”, ha sempre ascoltato i magistrati.
Sarà vero, figuriamoci. Sicuramente non ha sentito i tanti che non la condividono. Intendiamoci: i magistrati non hanno alcun vantaggio o privilegio da difendere nell’opporsi alla riforma. Per i giudici di appello, e ancor di più per quelli in Cassazione, sarà molto più semplice chiudere i processi con l’“improcedibilità”, piuttosto che scrivere una sentenza di svariate pagine. Se ci opponiamo è solo perché abbiamo troppo rispetto per il nostro lavoro per restare in silenzio.
La Cartabia aggiunge che occorre un “diritto penale minimo” con pene alternative al carcere.
Detto in maniera così generica, non so cosa risponderle. Sicuramente, soprattutto per i tossicodipendenti – quota considerevole della popolazione carceraria – bisognerebbe realizzare più strutture terapeutiche: sono persone che vanno curate e aiutate, non rinchiuse. Vanno realizzate più REMS, più comunità per chi ha problemi psichiatrici, e se si tratta di reati minori certamente vanno favorite le pene alternative. Ma al contempo è necessario costruire nuove case circondariali e assumere altro personale penitenziario. Ma attenzione: non perché la mia aspirazione sia “riempire” le carceri; ma perché da un lato i detenuti devono poter espiare la detenzione, dal primo all’ultimo giorno, in maniera dignitosa; e dall’altro il sovraffollamento carcerario non può essere ogni volta la scusa per fare venire meno la certezza della pena. Il carcere di Bollate, che conta il minor numero di recidivi, non dev’essere l’eccezione, ma la regola. A tutti i detenuti va data la possibilità di lavorare, di imparare un mestiere, se necessario. Questo significa rieducare. Ma se non ci sono le strutture e il personale adeguato, è impossibile. In questo bisognava, e spero che almeno questo si faccia, investire parte dei fondi del Recovery per la giustizia.
Preferiva il dl Bonafede senza le aggiunte della Cartabia?
Preferivo che non venisse introdotta l’improcedibilità. Quindi sì, preferivo la riforma Bonafede. Ma le dirò di più: siccome questa è la peggiore riforma che ho mai visto, era meno peggio persino la vecchia prescrizione.
Quella di Berlusconi?
La ex Cirielli.
Lei su La7 ha dichiarato che la Cartabia è la peggior riforma che le sia capitata. Quali reazioni ha avuto?
Moltissime. La cosa che più mi ha colpito è che molti, soprattutto tra la gente che non appartiene al mio settore, ha bisogno di sapere che c’è qualcuno che si occupa degli ultimi. Ma gli ultimi sono tanti. Anche quelli che non hanno la forza di denunciare, o non conoscono i propri diritti, o pensano che le loro denunce non porteranno a nulla, o si sentono abbandonati e traditi. Per questi “ultimi” si potrebbe fare qualcosa, anche investendo denaro del Recovery.
Per esempio?
Per certe cose basterebbe poco, un po’ più di attenzione per recuperare credibilità. Un esempio concreto per farmi capire da tutti. Una persona che abita in Lombardia va in vacanza in Sicilia e viene rapinata o truffata o derubata. Se sporge denuncia e aiuta gli inquirenti a individuare il malfattore, quando dovrà andare a testimoniare dovrà anticipare le spese del biglietto aereo o ferroviario, poi fare una richiesta di rimborso riempiendo un modulo che dovrà richiedere, e solo dopo verrà rimborsato. Dopo mesi, se non anni. E se, come spesso avviene, non può tornare a casa in giornata, l’albergo se lo deve pagare a sue spese perché nessun rimborso gli è dovuto, nemmeno se è indigente. Ma le sembra accettabile trattare così una persona che fa il suo dovere di cittadino, prima di denunciare e poi di testimoniare al processo? E le pare possibile che un giovane interprete, che magari perde un’intera giornata in tribunale per una direttissima, poi venga pagato 30 euro, magari dopo mesi e mesi? Non crede che su questa, come su tante altre storture, si dovrebbe intervenire? Invece no. Voliamo alto e ci dimentichiamo dei piccoli, tanti problemi che allontanano i cittadini da noi.
Perché ha rinunciato a candidarsi a procuratore di Milano?
Anzitutto perché così posso restare ancora un po’ procuratore capo a Catanzaro, visto che nominare un capo a Milano è talmente urgente che il Csm dovrà necessariamente prendere una decisione in tempi brevi. Ma soprattutto perché, non potendo continuare a fare il procuratore in Calabria, che mai lascerei se potessi, ho deciso di puntare a un altro ufficio giudiziario, che credo rappresenti meglio il coronamento della mia carriera.
La Procura nazionale Antimafia?
Chissà…

42 replies

  1. Questa legge, che Conte vuole spacciare per un ottimo risultato, è peggiore della Ex Cirielli Berlusconiana.
    Della imprevedibilità potranno beneficiare i colpevoli di reati contro la pubblica amministrazione, corruzione, concussione… insomma i reati dei colletti bianchi (politici in primis) che vogliono fottersi i soldi del Recovery.

    E a volere questa merda di riforma è pure quella sinistra che ciancia sempre di tutela delle fasce più deboli della società mentre non perde occasione di fare da “palo” a questa destra criminali.

    Travaglio ogni tanto abbandona i toni taglienti per dar posto a quelli felpati quando in ballo c’è un partito o una persona che lui giudica valida.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/08/02/giustizia-gratteri-al-sottosegretario-sisto-su-la7-perche-avete-tolto-i-reati-contro-la-pubblica-amministrazione-non-vi-scandalizzano/6281092/

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      • Vedi, in questo modo hanno fatto fuori Ingroia: delegittimandolo, diffondendone un’immagine estremamente negativa, a forza di derisione e denigrazione.
        Un domani, altri, magari, diranno lo stesso di Gratteri, come già fanno di Davigo.
        Sono i vari stadi della macchina del fango.
        Sta a noi resistere.

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      • Ingroia l’hanno ucciso un poco alla volta, un taglietto qui, un taglietto la’, un Vespa qui, un Letta la’, e poi lo sfacelo pofessionale, l’esca della politica, e Berlusconi & C. se lo levarono dai piedi.

        Io penso alla pressione morale, civile, professionale di persone comeIngroia, il rischio di morire tradito da tutti perche’ come prima di lui altri hanno guardato dall’altra parte. Decenni di questa vita distruggono, decenni passati a difendersi da programmi televisivi, giornalisti e garantisti, mi dispiace che sia finito cosi’, come una macchietta.

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  2. Ma questo è quello che scrive le prefazioni encomiastiche ai libri degli antisemiti e dei complottisti? O è una mera omonimia?

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    • Guarda la luna.. non il dito che la indica.
      Se hai osservazioni da fare circa le sue parole su questa riforma magari troverai pure chi ti risponde (se non ti ha gia’ messo in black list)…

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      • Ma per lei correre in difesa dei farabutti, quando teme che qualcosa possa nuocergli, è solo un hobby o è proprio un lavoro?

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  3. Guarda la luna.. non il dito che la indica.
    Se hai osservazioni da fare circa le sue parole su questa riforma magari troverai pure chi ti risponde (se non ti ha gia’ messo in black list)…

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  4. Fabio Marcelli
    Giurista internazionale

    POLITICA
    – 2 AGOSTO 2021

    Riforma Cartabia, ci deve essere una alternativa a Draghi&C.

    Il migliore commento alla “riforma” Cartabia che ho avuto occasione di leggere in questi giorni è quello di Massimo Villone, un acuto costituzionalista che certamente non è né grillino né manettaro. Villone ha detto che la “riforma” in questione costituisce la rivincita di Tangentopoli. Ed è a tutti evidente, in effetti, l’intento di debilitare la giustizia penale, orientandola solo verso determinati reati e non altri, come quelli contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione, ecc.), quelli ambientali ed altri ancora. Se ciò non bastasse il Parlamento darà il suo indirizzo a giudici e pubblici ministeri. E già si riparla di separazione delle carriere ed abolizione dell’abuso d’ufficio.

    La destra è scatenata contro la magistratura e non mi pare che l’azione di contenimento dei danni intrapresa da Conte possa risultare pienamente soddisfacente, anche se qualche risultato è stato ottenuto. Si tratta di tema essenziale per lo Stato di diritto ed occorrerebbe un’opposizione ben più dura e di principio. Stupisce quindi che l’Associazione dei giuristi democratici mantenga un silenzio di tomba sulla “riforma”. Ha preso posizione invece il Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (Cred) il quale, in un comunicato precedente all’accordo raggiunto in seno alla maggioranza, aveva denunciato che la “riforma” in questione “col pretesto di accorciare i tempi dei processi in conformità a una richiesta dell’Unione europea, rischia di rottamarne moltissimi, in molti casi di grande importanza per la salvaguardia della legalità e dei diritti dei cittadini italiani”. Giudizio che rimane valido, insieme alla richiesta di depenalizzare molti reati, in particolare quelli connessi al conflitto sociale.

    E’ peraltro evidente che siamo solo all’inizio di un’offensiva a largo raggio della destra politica, sociale e culturale del nostro Paese. Il prossimo obiettivo sarà il reddito di cittadinanza su cui già si appuntano gli strali di un Renzi in versione apertamente sadica, che afferma che la gente, in particolare i giovani, “deve imparare a soffrire”. Il modello è più che mai Bin Salman e il suo rinascimento saudita, del quale – come si ricorderà – Renzi invidiava soprattutto il basso costo del lavoro. A quando l’introduzione delle frustate per i dissidenti? (Di taglio della mano per i ladri non si parla per ovvi motivi).

    Non dimentichiamo peraltro che il ruolo di Renzi fu decisivo nella sostituzione di Conte con Draghi. Ed è sempre più chiaro come il modello di società verso la quale Draghi ci sta portando è quella improntata al dominio assoluto del capitale. Questo lo vediamo in ogni campo: dalla giustizia, dove per l’appunto si vogliono limitare i poteri di giudici che si mettessero in testa di essere indipendenti ed applicare la legge, venendo a costituire ostacoli intollerabili al funzionamento del capitalismo in tutte le sue forme, comprese quelle apparentemente illegali – si tratti di disastri ambientali, di omicidi sul lavoro, di corruzione, di riduzione in schiavitù o di molte altre manifestazioni degli spiriti animali della “libera impresa”.

    Il disastro ambientale più grande e irreversibile lo stiamo del resto vivendo in questi giorni torridi, col cambiamento climatico che renderà invivibili nei prossimi anni porzioni sempre più vaste del pianeta. Si è parlato di Belgio, Germania, Stati Uniti, Canada. Meno di Cina e Siberia. Quasi per niente di Burundi e di altri luoghi situati nella parte più povera e dimenticata del pianeta. Ma tutto il pianeta sta bollendo per effetto del cosiddetto cambiamento climatico. E le ricette offerte dalla classe dominante sono drammaticamente inadeguate, sia a livello internazionale, sia a livello europeo, sia, soprattutto, a livello italiano, dove le isole bruciano e le zone prealpine sono inondate, e siamo solo all’inizio. Nel frattempo apprendiamo che i soldi del Pnrr saranno spesi per progetti ad impatto ambientale negativo, mentre si torna a parlare di Ponte sullo Stretto e si riprende lo scavo del Tav.
    Sui vaccini, soluzione fondamentale del problema della pandemia, siamo sempre più in balia di Pfizer & C., che hanno fortemente rialzato i loro prezzi e presto decideranno se è necessaria o meno una terza dose. Ecco i risultati della folle politica di privatizzazione della salute e della ricerca che, nonostante la pandemia, sta conoscendo in questi giorni nuove tappe.

    Giustizia, reddito di cittadinanza, catastrofi ambientali, salute. Quattro temi, ma molti altri potrebbero essere indicati, sui quali le soluzioni offerte da Supermario, l’esperto che sostiene che non sempre è il caso di sentire gli esperti, in combutta con tutti i ruderi vecchi e nuovi del sistema politico italiano, sono del tutto inadeguate e anzi in molti casi radicalmente sbagliate. Sarebbe ora di muoversi alacremente verso la costruzione di un’alternativa a questo fallimento annunciato.

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  5. Il tuo commento deve ancora venire moderato.

    Questo vuol dire che se Mario Draghi abusa carnalmente di Piero Marrazzo sui gradini di Montecitorio il Governo non cade?!?!?!

    Se Matteo Salvini si vede arrestare Giorgetti dalle Fiamme Gialle e ritira per protesta i suoi scherani, il Governo non cade?

    Porco diodo: Matteo Renzi, si’, quello, se sul padre e’ impossibile non mettere il carico da undici e se poi la Boschi confessa agli inquirenti che in effetti certe cose proprio non riesce a ricordarle, almeno per ora, e resta a casa ai domiciliari, allora il Governo non cade?

    Elezioni? Quando arrivano le prossime?

    E dopo ‘sto semestre razzista e maschilista poi si puo’ far cadere qualcosa?

    MA LO VEDETE PORCODDUE CHE QUESTA GENTE BISOGNA AMMAZZARLA?!?!?!?

    (Puah! Aveva ragione Marx nella Guerra Civile in Francia… la Casellati non doveva passare)

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  6. Questo vuol dire che se Mario Draghi abusa carnalmente di Piero Marrazzo sui gradini di Montecitorio il Governo non cade?!?!?!

    Se Matteo Salvini si vede arrestare Giorgetti dalle Fiamme Gialle e ritira per protesta i suoi scherani, il Governo non cade?

    Porco diodo: Matteo Renzi, si’, quello, se sul padre e’ impossibile non mettere il carico da undici e se poi la Boschi confessa agli inquirenti che in effetti certe cose proprio non riesce a ricordarle, almeno per ora, e resta a casa ai domiciliari, allora il Governo non cade?

    Elezioni? Quando arrivano le prossime?

    E dopo ‘sto semestre razzista e maschilista poi si puo’ far cadere qualcosa?

    MA LO VEDETE PORCODDUE CHE QUESTA GENTE BISOGNA COPRIRLA DI BACI E CAREZZE?!?!?!?

    (Puah! Aveva ragione Marx nella Guerra Civile in Francia… la Casellati non doveva passare)

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  7. .otaredom erinev arocna eved otnemmoc out lI

    !?!?!?edac non onrevoG li oiroticetnoM id inidarg ius ozzarraM oreiP id etnemlanrac asuba ihgarD oiraM es ehc erid louv otseuQ

    ?edac non onrevoG li ,inarehcs ious i atsetorp rep aritir e ellaiG emmaiF ellad ittegroiG eratserra edev is inivlaS oettaM eS

    ?edac non onrevoG li arolla ,irailicimod ia asac a atser e ,aro rep onemla ,elradrocir a ecseir non oirporp esoc etrec itteffe ni ehc itneriuqni ilga assefnoc ihcsoB al iop es e icidnu ad ocirac li erettem non elibissopmi ’e erdap lus es ,olleuq ,’is ,izneR oettaM :odoid ocroP

    ?emissorp el onavirra odnauQ ?inoizelE

    ?asoclauq eredac raf ’oup is iop atsilihcsam e atsizzar ertsemes ots‘ opod E

    ?!?!?!?EZZERAC E ICAB ID ALRIRPOC ANGOSIB ETNEG ATSEUQ EHC EUDDOCROP ETEDEV OL AM

    )erassap avevod non itallesaC al …aicnarF ni eliviC arreuG allen xraM enoigar avevA !hauP

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  8. Ho avuto paura, e mi sono affidato ad un programma chiamato “rev”.

    Dal terminale di linux fai :
    # echo “il testo con scritte tutte le cose peggiori” | rev
    Oppure copi il testo in un file e:
    # less nome_del_file | less > nome.file.dove.verra’.copiato.l’output

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  9. La foga…

    il comando e’:
    # less nome_del_file | rev > nome.file.dove.verra’.copiato.l’output

    Oppure anche:
    # less nome_del_file | rev | nano nome.file.dove.verra’.copiato.l’output

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    • Io scrivo da smartphone… esiste?
      Ma comunque, no… Poveri occhi. 😏🤓👩‍🦯
      E voglio essere moderata da eroe… 😆

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      • Se hai Android un terminale puoi ottenerlo, ma, oddio, un computer con Linux installato l’avrai in giro per casa no?

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      • Il computer è morto. Il portatile non lo uso e sono ignorantissima in materia.
        Ho Huawey p40lite, che ho dovuto forzare per scaricare google (è quello famoso con l'”embargo” di trump. Neanche Immuni e IO mi fa scaricare)
        Mi arrendo, tanto era pura curiosità👋🏻😆

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  10. REV(1) User Commands REV(1)

    NAME
    rev – reverse lines characterwise

    SYNOPSIS
    rev [option] [file…]

    DESCRIPTION
    The rev utility copies the specified files to standard output, reversing the order of
    characters in every line. If no files are specified, standard input is read.

    This utility is a line-oriented tool and it uses in-memory allocated buffer for a whole
    wide-char line. If the input file is huge and without line breaks than allocate the mem‐
    ory for the file may be unsuccessful.

    OPTIONS
    -V, –version
    Display version information and exit.

    -h, –help
    Display help text and exit.

    SEE ALSO
    tac(1)

    AVAILABILITY
    The rev command is part of the util-linux package and is available from Linux Kernel
    Archive ⟨https://www.kernel.org/pub/linux/utils/util-linux/⟩.

    util-linux September 2011 REV(1)

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    • Grazie del link, Rob.
      Probabilmente lo piazzeró sotto qualche “commento ignorante”… nel senso proprio di IGNORARE ciò di cui taluni scrivono.

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  11. Dal blog di Roberta Labonia. — Dedicato a coloro che parlano di “disfatta di Conte e dei 5 Stelle sulla Giustizia”. Mi riferisco in primo luogo a quei soggetti che si professano grillini o ex tali, persone che gridano al tradimento e blaterano a vanvera di un argomento di cui, quando va di lusso, hanno a malapena letto i titoli. Questo pezzo fa al caso loro. Visto mai che comincino a parlare con cognizione di causa?
    =================================
    FACT CHECKING
    La legge dell’ex Guardasigilli, “salvi i 2/3”: ecco cosa cambia

    di Valeria Pacelli

    La riforma della Giustizia può riservare ancora sorprese. Quelle previste nel testo, al voto in aula, infatti sono deleghe del governo cui seguiranno decreti legislativi. Ed è su questo che importanti esponenti del M5S già parlano di nuove battaglie in merito agli aspetti della riforma che poco sono piaciuti. Lo ha detto Giuseppe Conte a La Stampa (“Non è esattamente la riforma che avremmo fatto se fossimo stati da soli”), il quale difende il lavoro svolto finora spiegando che “è improprio parlare di riforma Cartabia”, perché “per buoni due terzi resta” l’impostazione di Bonafede. Vediamo dunque cosa è realmente rimasto della precedente riforma.

    Risorse e digitalizzazione. Anche se sono stati soppressi gli articoli che le prevedevano (perché riferibili ad anni passati), risorse finanziarie e assunzioni sono due impostazioni rimaste della riforma Bonafede. Nel nuovo testo, infatti, si prevedono risorse finanziarie, il potenziamento degli uffici giudiziari e “l’aggiornamento del personale dell’amministrazione giudiziaria” e “di magistratura”. Allo stesso modo si continua con la digitalizzazione di atti e fascicoli.

    Indagini. L’articolo 3 della riforma riguarda le “indagini preliminari e udienza preliminare”. In questo caso alcune disposizioni della Bonafede sono rimaste identiche, ma sono state introdotte modifiche parecchio criticate anche da autorevoli magistrati. Una su tutte la norma che affida agli indirizzi del Parlamento la priorità dei reati da perseguire. Non solo. Nel nuovo testo è prevista anche la possibilità per l’imputato di chiedere al giudice di retrodatare l’iscrizione nel registro degli indagati “nel caso di ingiustificato… ritardo” o anche quella che chiede di prevedere “criteri più stringenti” per la riapertura delle indagini.

    Riti speciali e querele. L’articolo 4 della riforma riguarda “i procedimenti speciali”. Alcuni aspetti della Bonafede non sono stati toccati, altri sì. Nel testo ora al voto, ad esempio, si prevede che “quando la pena detentiva da applicare supera i due anni, l’accordo tra imputato e pubblico ministero” può “estendersi alle pene accessorie e alla loro durata”. Inoltre si introduce la riduzione di un ulteriore sesto della pena per l’imputato che, in abbreviato, rinuncia ad impugnare la sentenza. C’è poi l’articolo 8 della riforma Bonafede (condizioni di procedibilità), la cui impostazione resta tranne che per la querela. Oggi per alcuni reati il processo inizia soltanto se c’è una querela. Per i delitti gravi, invece, il procedimento si avvia anche senza querela. La riforma Cartabia introduce la necessità della querela anche per alcuni reati contro il patrimonio o contro la persona. E ancora. Non è stato toccato l’articolo 10 della riforma Bonafede sulla “disciplina sanzionatoria delle contravvenzioni”.

    Appello. Cambia invece l’articolo 7 della precedente riforma. Il nuovo testo prevede che le sentenze di proscioglimento per reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa non potranno essere appellate dal pubblico ministero. Bonafede aveva previsto un elenco di reati per cui l’appello si potesse invece fare, come per le lesioni colpose gravi o la responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Tutto cancellato.

    Improcedibilità. Grande protagonista della battaglia dei 5Stelle che sono riusciti a far cambiare l’impostazione iniziale della Cartabia. Lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado della riforma Bonafede resta in piedi, ma viene introdotta l’improcedibilità. Cosa è cambiato? Il primo testo della Cartabia prevedeva l’improcedibilità dell’azione penale per i processi che duravano oltre due anni in appello e uno in Cassazione. Con la possibilità di proroghe: un anno in Appello e sei mesi in Cassazione. Inizialmente queste disposizioni non dovevano applicarsi “per i delitti puniti con l’ergastolo”. Dopo le trattative del M5S, il nuovo testo prevede che sono esclusi dal regime di improcedibilità i processi di terrorismo, associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, violenza sessuale e traffico di droga. Inoltre per i reati commessi con lo scopo di favorire un’organizzazione mafiosa, i processi potranno durare fino a sei anni in Appello e tre in Cassazione. Ma fino al 2024: poi si passerà al regime di 5 anni in Appello e massimo due in Cassazione.

    Pene pecuniarie e detentive. Altro campo sul quale in futuro i 5stelle vogliono intervenire. L’articolo 9 della riforma Bonafede è stato modificato. A cominciare dai reati tenui. Con la nuova riforma, rispetto al passato, si allargano i confini: sarà “tenue” il reato con pena minima fino a 2 anni. Dopo gli allarmi dei giorni scorsi (perché sarebbero stati considerati tenui anche reati come come il revenge porn) si è raggiunto un compromesso: sono esclusi i reati “riconducibili alla Convenzione di Istanbul” che riguarda la lotta contro la violenza nei confronti delle donne. Altra modifica alla Bonafede riguarda la “messa alla prova”: oggi il giudice può decidere di sospendere il processo con la “messa alla prova” dell’imputato, che al termine della prova vedrà il suo reato estinto. Oggi lo si può fare per reati con pena massima di 4 anni. La nuova riforma alza questa soglia a 6 anni.

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