Figliuolo s’affida alla Madonna dl Grappa

A volte la polemologia (la scienza della guerra) e la strategia non bastano, ci sono momenti in cui bisogna affidarsi alla Madonna e ai Santi. Il generale Francesco Paolo Figliuolo, da commissario straordinario per l’emergenza Covid, è al comando della più grande forza di intervento sanitario mai messa in campo, munita delle armi di prevenzione e distruzione di massa (del virus) che si chiamano tamponi e vaccini.

(pressreader.com) – di Giuseppe Pietrobelli – Il Fatto Quotidiano – A volte la polemologia (la scienza della guerra) e la strategia non bastano, ci sono momenti in cui bisogna affidarsi alla Madonna e ai Santi. Il generale Francesco Paolo Figliuolo, da commissario straordinario per l’emergenza Covid, è al comando della più grande forza di intervento sanitario mai messa in campo, munita delle armi di prevenzione e distruzione di massa (del virus) che si chiamano tamponi e vaccini.

Ma ha capito che alla programmazione ferrea della campagna medica bisogna aggiungere la persuasione. All’inizio di luglio è andato al monastero agostiniano di Cascia, ha pregato e si è affidato a Santa Rita per uscire dalla pandemia. Un mese dopo si ripete e sceglie un luogo ancor più simbolico, la cima del Monte Grappa, che è sintesi di storia bellica e religiosa.

Fu uno dei baluardi durante la Prima guerra mondiale che impedì agli austroungarici di invadere la pianura veneta. Dal 1901 è una vetta, ai confini delle province di Treviso, Vicenza e Belluno, consacrata alla Madonnina. Infatti, il Patriarca di Venezia, il cardinale Giuseppe Sarto che sarebbe diventato papa Pio X, vi salì a dorso di una mula, per collocare una statua di due metri. Durante la guerra la statua fu danneggiata e portata nel duomo di Crespano.

Era lì che tutti i soldati si recavano a pregare, per volere del generale Gaetano Giardino, comandante dell’Armata del Grappa, prima di raggiungere le trincee. “Ognuno riceveva una medaglietta con la Madonnina. Venivano da tutta l’Italia e molti se la sono portata a casa, assieme alla vita che avevano salvato. Per questo la devozione è diffusa ovunque, anche in Argentina”, spiega Annalisa Rampin, sindaco di Pieve del Grappa. Ogni prima domenica di agosto di ripete il pellegrinaggio “delle genti venete”. Il generale Figliuolo salirà a bordo di un comodo mezzo da montagna. Eppure il significato è analogo. “Stiamo combattendo un’altra guerra mondiale, contro un nemico insidioso e non meno pericoloso – aggiunge la sindachessa – per questo sarà inaugurata una targa, in ricordo dei 120 anni della Madonnina, nonché dei 100 anni del Sacrario e del Milite Ignoto”. Il generale terrà il discorso ufficiale, e si può pensare che richiamerà all’impegno di tutti.

Da lassù potrà spaziare lo sguardo sulla terra veneta dove non mancano i disfattisti, che in una guerra sono i nemici peggiori, perché minano la resistenza dall’interno. Gli basterebbe aprire i giornali locali, per leggere che a Treviso ieri si è tenuta una manifestazione no-vax. Oppure che a Vittorio Veneto è ricoverato un bimbo di 11 mesi malato di Covid, oppure che due focolai sono stati scoperti a Castelfranco Veneto e nel capoluogo a causa di scriteriate feste di gruppo. Con sguardo più politico, potrebbe leggere le dichiarazioni bifronti in una terra che ha tributato il 75 per cento dei consensi al leghista Luca Zaia. Il governatore veneto (ma anche quello friulano Massimiliano Fedriga) invita tutti a vaccinarsi, anche se non censura il dissenso: “Non abbiamo bisogno di un conflitto tra guelfi e ghibellini”.

Altri leghisti scelgono, invece, la trincea di un supposto diritto alla libertà. Basta leggere ciò che dicono i parlamentari Dimitri Coin o Alex Bazzaro, schierati con i no-pass. O quello che dichiara quasi ogni giorno Matteo Salvini. Anche per questo il generale Figliuolo ha pensato bene di affidarsi alla Madonnina del Grappa.

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2 replies

  1. Mah, sarà perchè ho avuto un nonno colonnello, capitano poco più che ventenne in trincea con i muli sul Carso, a “comandare” nelle buche e campo e nella merda soldati che potevano essere suoi padri e vederli morire per i fucili di scarsa qualità che si surriscaldavano e si inceppavano nelle loro mani. Agli ordini spesso insensati di “nominati” che una trincea non l’ avevano mai vista.
    E mia nonna ricordava di averlo visto piangere una volta sola, di rabbia e di sconforto, nel giorno della fuga del Re, al pensiero dei tanti amici morti “per la Patria e per il Re” (tra gli ufficiali che avevano combattuto in trincea 20 anni prima pochi erano fascisti, a parte quelli di “nuova nomina”, e lo stesso succedeva in Germania) e la paura, e gli infiniti sacrifici delle due guerre, e la gioventù spezzata – altro che Covid-
    Si congedò subito e rinunciò al previsto avanzamento di carriera perchè non voleva “ricavare beneficio da quella vergogna”. Una vergogna che lo accompagnò sempre. Ogni anno si recava a Redipuglia, e cercava i nomi degli amici…
    Il suo film preferito era “Orizzonti di gloria” di Kubrik, diceva che mostrava bene la realtà: le differenze tra il comando supremo (nominato dalla politica) e chi si scontrava con i drammi della guerra, costretto a sporcarsi le mani.

    Ricordare questo e vedere Figliuolo in mimetica e quintali di mostrine aggirarsi tra politicanti e siringhe…
    Speriamo non ci sia più una guerra, non so che fine faremmo in mano a questi.

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