Aneddoti pedagogici

(Giuseppe Di Maio) – Nei primi anni ’80 mi recai con un amico a trovare il sindaco di un paese vicino. L’amministratore faceva parte del rinnovamento in seno alla DC (una presunta rivoluzione farcita di ampollose teorizzazioni per mascherare la bruta “rottamazione”, allora non si diceva ancora così, della classe dirigente del partito). Io e i miei ciceroni stavamo facendo un giro per il centro, quando ci apparì un obbrobrio di fontana. “E pensare”— disse il sindaco — “che questa l’ho fatta io”. Sarà per questa coscienza remota dello scollamento tra obiettivo ideale e provvedimento reale che, quando è venuto il tempo di abbracciare la prassi “post-ideologica” dei 5S, sulle prime non mi sono eccessivamente turbato. Ma a sentire Di Maio che parla di assenza di preclusioni ideologiche nel contrattare la riforma sulla giustizia, qualche dubbio mi viene.

I governi attuali varano leggi ad personam mascherati da necessità impellenti e ineludibili, senza indicare mai un obiettivo finale, mai un’idea di società se non una indiretta inoculata dai servi della loro informazione. Le ideologie sono ormai defunte siccome sarebbero state pericolose sorveglianti della prassi politica. Indicatemi insomma la vostra idea di società (cioè l’ideologia), e vi dirò se una vostra legge è in sintonia con essa. Allora può capitare che in assenza di idee generali si propongano spontaneamente idee fai da te che sorgono come vie d’uscita da un singolo disagio. Devi mettere la mascherina, devi tenere la distanza, devi vaccinarti, ecco: così nasce l’idea di “dittatura sanitaria”. Ma nessuno di coloro che dice di patirla sarebbe capace di avere un modello globale di sanità, dalle misure igieniche per diminuire il colesterolo, alle pandemie batteriche e virali, cioè dai rapporti con il loro medico di famiglia, all’organizzazione mondiale della sanità. A nessuno di loro interessa il progetto generale della società.

E se una società ha solo progetti parziali e confliggenti, se ne avvantaggia chi ha un proposito disonesto. Se ne avvantaggia il padrone dei mezzi di coercizione e di consenso. La democrazia dovrebbe avere un’ideologia chiara e dominante, altrimenti non funziona se non escludendo molti dall’elettorato attivo. Ma questa confusione fa bene alle destre, l’ignoranza del cittadino fa bene al padrone. Quando frequentavo il PRC bertinottiano, si presentò in sede una signora che, dopo aver ascoltato gli interventi di tutti, disse: “Io vorrei stare con voi. Ma, quelli di destra li capisco, voi siete difficili, voi non vi capisco”. Mi venne spontaneo pensare che avesse sbagliato partito. Anche i no vax capiscono Salvini e Meloni, giacché loro non propongono un progetto sociale ma un beneficio per molti.

Lo scontro politico eterno è tra la dimensione pubblica e quella privata, tra la regola e il suo superamento, tra il bene comune e il personale vantaggio. Ad esempio, l’interesse pubblico ha guadagnato un tesoretto per la collettività, e quello privato ha deposto Conte per poterci mettere le mani. E come fanno passare per necessaria una legge ad personam, così per obbligatorio l’avvicendamento al governo, e per migliori dei modesti camerieri. Poiché alla destra non servono le idee, ad essa bastano le carte truccate.

3 replies

  1. “Io vorrei stare con voi. Ma, quelli di destra li capisco, voi siete difficili, voi non vi capisco”.
    L’essenza del populismo.

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  2. Non la commisero, la sciura… Pure io voglio capire solo quello che mi consola nella mia impotenza strutturale ateleonomica.

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