Aria di restaurazione

Il cancelliere von Metternich, artefice del Congresso di Vienna, fu campione di diplomazia e di aforismi. “Gli abusi del potere – disse una volta – generano le rivoluzioni; le rivoluzioni sono peggio di qualsiasi abuso. La prima frase va detta ai sovrani, la seconda ai popoli”.

(pressreader.com) – di Lorenzo Giarelli – Il Fatto Quotidiano – Il cancelliere von Metternich, artefice del Congresso di Vienna, fu campione di diplomazia e di aforismi. “Gli abusi del potere – disse una volta – generano le rivoluzioni; le rivoluzioni sono peggio di qualsiasi abuso. La prima frase va detta ai sovrani, la seconda ai popoli”. Oggi Vienna non c’entra, eppure la restaurazione – se ci è concesso di restare nell’800 – è un venticello, un’auretta assai gentile che leggermente, dolcemente, incomincia a sussurrar.

Così ci è parso che abbia agito il governo Draghi finora, invertendo la rotta rispetto all’era Conte, spesso liquidata come populista senza dar peso al fatto che gli elettori, nel 2018, avessero chiesto un netto cambiamento rispetto alla vecchia politica. Ora l’idea è quella di una retromarcia: spazio ai camaleonti a là Talleyrand, a loro agio col Re, la Rivoluzione e l’Impero, tanti saluti a chi si era illuso di aver sradicato decennali centri di potere.

Processi Cartabia come b.

L’ultimo caso, forse il più emblematico, è quello della riforma Cartabia, una tagliola sui tempi del processo penale (2 anni per l’Appello, uno per la Cassazione, altrimenti scatta l’improcedibilità) che spazza via lo stop alla prescrizione voluto da Alfonso Bonafede. Già bocciata da illustri magistrati (ma non dai ministri 5 Stelle e dall’ex capo Luigi Di Maio, a proposito di Talleyrand) la riforma Cartabia nasconde il più impresentabile dei padrini, ovvero quel Silvio Berlusconi a cui Luigi XVI invidierebbe l’eterna capacità di resistere a ogni sommossa. Fu Silvio, nel 2009, a promuovere il cosiddetto “processo breve”, un ddl i cui contenuti erano praticamente identici a quelli adesso riciclati dalla Guardasigilli. Con una differenza: allora la sinistra, nelle sue varie forme, denunciò la vergogna berlusconiana, mentre oggi l’indignazione è un lusso per pochi.

Nomine montiani di ritorno

Le sue lacrime furono l’immagine del governo Monti, identificato – anche per colpe non sue – con la stagione dei tagli lacrime e sangue. Ora Elsa Fornero torna a Palazzo Chigi, appena chiamata come consulente del consiglio d’indirizzo per la politica economica. Un chiaro segnale di quale sia l’orientamento del governo sulle pensioni, proprio nell’anno in cui scadrà quota 100. Dopo dieci anni, la Fornero dovrà riscattare il pasticcio con gli esodati: la sua riforma lasciò 350 mila persone senza lavoro né pensione. A Palazzo Chigi la Fornero troverà pure Anna Maria Tarantola, altra protagonista delbiennio di Monti (che la nominò presidente della Rai). Di lei si ricorda soprattutto il lungo periodo ai vertici della Banca d’Italia (con Draghi governatore), durante il quale fu autorizzata la disastrosa acquisizione di Antonveneta da parte di Mps, che spese 17 miliardi per una banca che ne era costati poco più di 6 qualche mese prima. Tutto perdonato, in un governo che già non si era fatto problemi a riesumare ministri da ancien règime, vedi Maria Stella Gelmini agli Affari Regionali e Renato Brunetta, tornato alla Pubblica amministrazione.

Licenziamenti via le tutele

Certo, prima o poi il blocco dei licenziamenti doveva saltare. Ma il termine del 30 giugno, arrivato con un compromesso che ha scontentato più i giallorosa che il centrodestra, ha avuto effetti per migliaia di persone cogliendo impreparato il governo: in Toscana Gkn ha annunciato 422 licenziamenti, in Brianza Gainnetti Ruote lascerà a casa 150 dipendenti, a Brescia la Timken taglierà 106 posti. Con Giancarlo Giorgetti che al Mise cade dalle nuvole: “Uscire dal blocco è inevitabile, ma non in questo modo. Non vogliamo il Far West”. Il quadro, se non altro, dovrebbe mettere in guardia il governo su cosa accadrà al termine dei vincoli ancora in vigore, soprattutto nei settori del tessile e della moda.

Altro che “eco”green addio

In pochi mesi il governo ha dato una sterzata alle politiche energetiche e edilizie, facendo eclissare le speranze di una svolta ambientale. Il tutto col placet di Beppe Grillo, moderno Joseph Fouché passato metaforicamente dalla Rivoluzione alla polizia politica in difesa del governo e del ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani, da lui definito “grillino”. Cingolani, dal canto suo, ha fatto di tutto per smentirlo: via libera a nuove trivelle in mare, buone parole per gli inceneritori e il “mini-nucleare”, protezione dei colossi dell’automobile contro l’elettrico. E un Pnrr che destina solo il 37,7% delle risorse alle iniziative green, percentuale tra le più basse in Ue. Dati che fanno rima con le norme sblocca cantieri che tagliano i tempi sulle grandi opere e il tentato blitz sul subappalto, il cui tetto, dopo lunghe trattative, è stato spostato al 50%.

Cashback subito sospeso

Lo hanno utilizzato 9 milioni di italiani e ha spinto la app Io, utile anche per alcune interazioni con la Pa. Il cashback, però, nel secondo semestre del 2021 non ci sarà. Il governo ha deciso di sospenderlo perché, secondo Draghi, “ha indirizzato le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori”. Una misura che favorirebbe i ricchi, insomma. Si cercherà di combattere la piccola evasione in altro modo e soprattutto si penserà ad altri sistemi per favorire la digitalizzazione nei rapporti tra Stato e cittadini.

Privilegi. Casta in festa

Qui il governo non c’entra, ma il clima generale consente di puntare in alto. Finita l’era anti-casta dei governi M5S, al Senato sono tornati i vitalizi per i condannati per reati contro la pubblica amministrazione e ora Palazzo Madama potrebbe bocciare definitivamente il ricalcolo degli assegni degli ex eletti con il sistema contributivo. Umiliando così la storica battaglia dei “giacobini” 5 Stelle: ormai pronti alla morte, distesi in una vasca da bagno, con in mano la lettera del proprio assassino.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

9 replies

  1. DI FRANCESCO VERDERAMI (Spiegaci la vita!)
    Le parole pronunciate dal presidente del Consiglio l’altro ieri dimostrano come i partiti fatichino a comprendere Draghi e il suo metodo. Il premier non è un mediatore: per gestire l’eterogenea maggioranza che lo sostiene non ricerca compromessi, ma mira a comporre le differenti posizioni in modo dinamico, per evitare che il governo resti incastrato in equilibri fragili e perciò instabili. E una volta trovata la sintesi, traduce l’accordo in decisioni e provvedimenti. Le forze politiche hanno avuto modo di verificare la novità di approccio ma non riescono ad adeguarsi. Ripropongono sempre gli schemi e i riti del passato, che Draghi non manca di additare e respingere: dal Pd alla Lega, passando per M5S, in questi mesi nessuno è stato preservato dai suoi richiami.

    Se giovedì ha impresso un’accelerazione, con toni forti e irrituali, è stato per superare manovre tattiche e dilatorie che sembravano una prova generale in vista del semestre bianco, quando il Parlamento non potrà essere sciolto in caso di crisi. È chiaro che nessuno ha la forza e nemmeno l’intenzione di far cadere il governo, semmai le fibrillazioni riflettono le contraddizioni interne ai partiti e alle coalizioni, l’avvicinarsi delle scadenze elettorali e l’imminenza della corsa per il Quirinale.

    Ma il premier — pur rispettando la natura della sua maggioranza e le esigenze di chi la compone — ha voluto porre tutti davanti alle loro responsabilità. È consapevole di come la fase politica sia problematica, tuttavia non è disposto a veder scaricato sul governo un surriscaldamento eccessivo dei rapporti tra alleati che sono al tempo stesso avversari.

    C’è un patto che i partiti hanno firmato quando gli hanno accordato la fiducia. C’è un impegno verso il Paese che vive una difficile fase sociale, economica e sanitaria. E c’è un contratto sottoscritto con l’Europa per i fondi del Recovery plan. Il governo ha questi impegni: vincere la sfida contro il Covid e aiutare il sistema nazionale a ripartire. Nel primo caso, l’annuncio dell’introduzione del green pass ha fatto immediatamente aumentare le prenotazioni per le vaccinazioni. Nel secondo, ci si muove con realismo misto a prudenza. È vero che i dati economici fanno ben sperare, eppure tanto il premier quanto il ministro dell’Economia tengono un profilo basso per non alimentare illusioni: tranne alcune grandi aziende pubbliche, l’Italia non dispone di multinazionali ma di realtà industriali medio-piccole. La ripresa dipenderà dalla capacità del tessuto produttivo di rispondere agli stimoli.

    Ecco su cosa Draghi chiede ai partiti di concentrarsi. E c’è un motivo se finora le forze di maggioranza non sono riuscite ad acquisire il dividendo politico del premier, che pure ha indici di gradimento elevati nell’opinione pubblica. Nel tentativo di trovare una scorciatoia, c’è chi — come ha scritto Antonio Polito sul Corriere — prova (inutilmente) a piantare le proprie bandierine. C’è chi cerca percorsi alternativi su temi che i cittadini non avvertono come prioritari. E c’è chi addirittura in queste settimane ha fatto testare l’ipotesi di un futuro «partito di Draghi senza Draghi». Nessuno al momento ha tentato di dimostrarsi «partito del governo Draghi», dando l’idea di considerare questa fase come una parentesi dettata dagli eventi.

    Il Paese percepisce questo atteggiamento e non ci si riconosce, visto che la forza del premier non si riversa sui suoi alleati. Le loro contorsioni politiche sono evidenti, tanto quanto l’incapacità di mostrare il nucleo di un valido progetto in grado di sostituire l’attuale governo quando verrà il momento. È un limbo senza luce e ad oggi senza apparenti vie d’uscita, che interroga su ciò che sarà il «dopo Draghi».

    Ma al momento Draghi c’è, e il suo richiamo è stato un modo per far capire alle forze di governo che non possono continuare a ragionare seguendo vecchie logiche e vecchi riti. Se continueranno a farlo, il presidente del Consiglio tornerà a parlare con la stessa schiettezza di due giorni fa. Perché non è stagione di sconti.

    "Mi piace"

  2. “Le parole pronunciate dal presidente del Consiglio l’altro ieri dimostrano come i partiti fatichino a comprendere Draghi e il suo metodo.”

    In sostanza la politica ha fallito e adesso avanti con Draghi e il suo metodo

    Più o meno come 100 anni fa , la stessa frase precedette la marcia su Roma «Ora, o mai più».

    "Mi piace"

  3. Non mi stupirei se draghi annunciasse che avendo il paese bisogno di stabilità, verrà reintrodotta la monarchia.

    "Mi piace"

    • Caro fabrizioc., siamo in queste condizioni perché la monarchia non c’è più, non il contrario… Ma che te lo dico a fare…

      "Mi piace"

      • azz … addirittura monarchico?
        Comunque perfettamente d’accordo, purchè però uno sia della famiglia reale, o almeno nobile, in caso contrario invece non gli convierne.

        "Mi piace"

      • Per essere monarca, appartenere alla famiglia Reale è conditio sine qua non, ma affatto insufficiente, che sia ben chiaro…

        "Mi piace"

  4. Beh, nel mio piccolo ho deciso di non guardare nemmeno una gara delle Olimpiadi giapponesi.

    Le medagliette ben pagate da noi contribuenti agli atleti mantenuto dallo stato, se le prendessero pure.

    Speriamo che non facciano record anche lì.

    Ma certo che discutere la riforma Cartabia tra Europei e Olimpiadi è un’azione pienamente consapevole e criminale, visto che i media già non parlano d’altro che di sport e cazzate.

    "Mi piace"

  5. Avviso ai naviganti: sempre contributi fondamentali.
    Ieri era il greco, oggi è conditio sine qua non. Anvedi che professorone, all’università non fa mica il bidello, eh no!
    Che non si dica più che il sociopatico demmerda non è andato oltre la scuola dell’obbligo (dell’obbligo ai suoi tempi, non secondo la legislazione vigente).
    NON VI AZZARDATE, se no scrive alla redazione e se ne va per la ventordicesima volta per sempre!

    "Mi piace"

    • “Il punto è che chiunque offenda, usa offese che rivelano molto della sua personalità, cose molto molto intime che spesso nemmeno colui che sta offendendo conosce.
      L’offesa rivela i propri punti deboli inconsci.
      Quando uno ti offende sta correndo dietro alla propria sofferenza svelandola, e per questo non ce l’ha in realtà con te (ti usa solo come sfogo), ma con se stesso.”…

      …AHAHAH…

      "Mi piace"