Estate parati

Italy’s new Prime Minister Mario Draghi addresses deputies before submitting his government to a vote of confidence, in the Italian Parliament in Rome on February 18, 2021. – Italian Prime Minister Mario Draghi was set on February 18, 2021 to win the final parliamentary seal of approval for his government, allowing him to focus on his country’s unprecedented health and economic crisis. (Photo by GUGLIELMO MANGIAPANE / POOL / AFP) (Photo by GUGLIELMO MANGIAPANE/POOL/AFP via Getty Images)

(Stefano Iannaccone – tag43.it) – Sarà un’estate bollente per il governo Draghi. Il combinato disposto semestre bianco e campagna elettorale per le Amministrative potrebbe giocare brutti scherzi. I partiti rialzano la testa. Il M5s, dopo il ‘patto della spigola’ tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, torna a ringhiare a partire dalla riforma della giustizia, mentre Matteo Salvini tra un referendum e un attacco al Green Pass continua a picconare la maggioranza.

L’agguato in Rai e la ratifica per un soffio di Marinella Soldi alla presidenza

L’ultimo agguato a Draghi però si è consumato a Viale Mazzini. Un piano ben orchestrato e fallito solo per un soffio. «A meno che non si sia trattato solo di un monito», osserva una fonte parlamentare. Il via libera alla presidente Rai, Marinella Soldi, in commissione Vigilanza è arrivata quasi al fotofinish. Facendo da apripista a quello che sarà il semestre bianco: una fase di grande instabilità con possibili tranelli per minare la tenuta dell’esecutivo. Dietro la soddisfazione per l’elezione di Soldi al vertice della tivù pubblica – con l’ad Carlo Fuortes – ci sono dei conti che non tornano. Il sì alla nomina è giunta con 29 voti favorevoli, appena due oltre il quorum dei due terzi previsti, cinque contrari e tre schede bianche. Nella maggioranza c’è stata qualche defezione, perché si prevedeva potesse raggiungere 35 voti o giusto qualcuno in meno.

le fibrillazioni della maggioranza in vista del semestre bianco
La nuova presidente Rai Marinella Soldi.

Le defezioni nella maggioranza e le accuse al M5s

La ricostruzione della dinamica del voto è fondamentale. Secondo quanto risulta a Tag43, su 40 commissari, solo uno era assente giustificato, un parlamentare della Lega, mentre i due di Fratelli d’Italia, la senatrice Daniela Santanchè e il deputato Federico Mollicone, hanno scelto di non partecipare al voto in segno di protesta dopo l’esclusione dal cda Rai del meloniano Giampaolo Rossi, unico rappresentante dell’opposizione. Per il resto i voti contrari prevedibili dovrebbero essere quelli di due ex deputate del Movimento 5 stelle, Rosalba De Giorgi e Maria Laura Paxia. Di sicuro c’è quello del senatore Gianluigi Paragone che definisce  la nomina di Soldi «un’operazione contrastante e priva di logica». La stima iniziale era così di 35 voti a disposizione: sono almeno sei quelli mancanti. Centrodestra e renziani puntano il dito contro il Movimento 5 stelle. Un’accusa che viene implicitamente respinta con un nota ufficiale in cui i pentastellati augurano «buon lavoro ai vertici Rai», auspicando una riforma della governance. C’è poi chi fa “nomi e cognomi”: Giuseppe Conte e il suo consigliere Rocco Casalino. «Di certo dopo quello che hanno fatto in questi ultimi mesi, con la Rai trasformata nel megafono di Palazzo Chigi sfruttando la pandemia, sono coloro che hanno più da perdere con l’apertura di una nuova stagione», dice a Tag43 il deputato di Italia Viva, Michele Anzaldi, che fa notare come almeno la metà dei voti mancanti siano «di esponenti di maggioranza e il Movimento 5 stelle, che da qualche giorno ha iniziato a fare guerriglia a Draghi sui giornali, è il partito che ha più commissari, ben nove». La tensione, evidentemente, è alta. E al di là del rimpallo di accuse un fatto è innegabile: Soldi ha rischiato la bocciatura alla prima votazione, a causa delle defezioni nella maggioranza. E sarebbe stato uno schiaffo al presidente del Consiglio che l’ha fortemente voluta.

le fibrillazioni della maggioranza agitano draghi
Mario Draghi e Giuseppe Conte (Getty Images).

I fronti caldi della guerriglia nella maggioranza

«Lo sgambetto non è riuscito, la nomina è stata avallata senza intoppi», assicurano altre fonti della maggioranza, cercando di abbassare la temperatura. Ma il campanello d’allarme è suonato, anche perché sulla riforma della giustizia l’intesa siglata a Palazzo Chigi tra Conte e Draghi non è così solida. Il Movimento ha presentato centinaia di emendamenti che lasciano presagire a un guerriglia sul provvedimento, scritto dalla ministra Marta Cartabia e approvato nel Cdm, con il sostegno dei ministri dei 5 stelle. E non si tratta di un caso isolato. I pentastellati hanno lanciato un segnale anche al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, più volte finito sulla graticola nelle ultime settimane. Durante i voti sul decreto Semplificazioni, nelle commissioni Ambiente e Affari Costituzionali della Camera, è stato approvato un emendamento, firmato dal grillino Alberto Zolezzi, cha rafforza il potere del Parlamento sulle opere previste nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). In sostanza  i progetti possono essere modificati «laddove lo richieda almeno una delle commissioni parlamentari competenti a maggioranza dei due terzi». Insomma, il premier Draghi è avvertito: la guerriglia parlamentare è appena cominciata.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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2 replies

  1. DI ALESSANDRO ROBECCHI
    Mannaggia, che disdetta, il boom economico non arriva. Eppure ce l’avevano promesso in tanti, e alcuni con lo sguardo ieratico del
    profeta. Tipo Carlo Bonomi, il boss di Confindustria: “Credo ci siano le condizioni per un piccolo miracolo economico, ma neanche troppo piccolo”, ha detto il 7 giugno scorso a Manduria (titolo del convegno “Forum in masseria”, ah aha h). L’equazione era semplice: licenziamo, così potremo assumere, che è un po’ come quando buttate la macchina nel burrone così poi potrete comprarne un’altra, salvo accorgervi, guardando la carcassa, che per la macchina nuova non avete i soldi. Intanto impariamo la geografia sulle pagine economiche dei giornali: la Timken è a Brescia (106 licenziati), la Giannetti Ruote in Brianza (152), la Gkn a Campi Bisenzio (422), la Whirlpool a Napoli (327), e non passerà giorno senza che si aggiunga alla lista qualche ridente località. Se va avanti di questo passo il miracolo economico dovrà essere strepitoso. Intanto ferve (?) la discussione sui “nuovi ammortizzatori sociali”, il che conferma la
    passione della classe dirigente del Paese per l’azione coordinata in due fasi. Funziona così:prima fase, stringete la cinghia, restate senza lavoro, restate senza reddito, stringete i denti perché poi arriverà la seconda fase fatta di ammortizzatori sociali e aiuti per tutti. Bello. Solo che la prima fase viene attuata senza problemi e per la seconda fase, ehm…vediamo… pensiamoci bene… aspettiamo un po’… bisogna mettere tutti d’ac c or do … Insomma, mai che venga in mente di fare quel che farebbe chiunque nella sua vita: prima predisporre dei sistemi di sicurezza e poi, nel caso, procedere. È come se si montasse la rete sotto il tendone del circo dopo che il trapezista è caduto. A proposito di caduti, i morti sul lavoro nel 2020 (anno in cui si è lavorato meno causa pandemia, peraltro) sono stati 799 contro i 705 del 2019 (più 13 per cento). L’In a i l , che vigila o dovrebbe sulla sicurezza di chi lavora, ha controllato l’anno scorso 7.486 imprese, una goccia nel mare, perché ha pochi ispettori. Di queste sono risultate irregolari (tenetevi forte) l’86,57 per cento, praticamente nove su dieci. Non male, dài! In sostanza, mettendo insieme i dati, aggiungendo le cifre sull’aumento delle situazioni di forte disagio economico, e rincarando la dose con l’ininterrotto attacco dei soliti noti al Reddito di cittadinanza, si ha come risultato che oggi in Italia c’è almeno una cosa che ha un discreto successo: la guerra ai poveri. Guerra non solo economica, ma anche fisica (le grate di protezione rimosse dai macchinari per non rallentare la produzione, i lavoratori in sciopero investiti dai camion…),
    perché c’è questa convinzione che morto un lavoratore ne arriva un altro, e pazienza. Ora che sul Paese (meglio, sulle aziende) pioveranno soldi, uno si aspetterebbe che vadano soltanto a chi è in regola con le norme sulla sicurezza, ma l’argomento non pare all’ordine del giorno, non se ne parla, nessuno lo solleva, sacrilegio. Naturalmente siamo qui ad aspettare a piè fermo il “piccolo miracolo economico, nemmeno troppo piccolo” che ci hanno promesso in cambio di qualche centinaio di migliaia di sacrifici umani:
    famiglie senza più reddito che non sanno dove sbattere la testa ma si immolano per tutti noi, che presto brinderemo a champagne per
    il nuovo boom. Tutti, anche a sinistra, fanno finta di crederci, rapiti dell’ideologia dominante che se aiuti i ricchi mangeranno qualcosa anche i poveri. Non funziona, mannaggia, che disdetta!

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